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Tredici autobus d’epoca sfuggono alla demolizione e ripartono da Torino

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Da Alessandro Maldera

Settembre 25, 2026

Tredici veicoli recuperati, 35 appassionati e restauri che possono costare fino a 50 mila euro. Sono i numeri dell’Associazione Omnibus Torino, nata da meno di un anno per salvare gli autobus storici destinati alla demolizione.

L’ultimo arrivato è un Fiat 421 arancione del 1983 con un milione di chilometri sul tachimetro. Dopo avere percorso per 21 anni le strade torinesi, il mezzo è stato ritrovato in Liguria e riportato in città su una bisarca.

L’Associazione Omnibus Torino in breve

Nascita: fondata a Torino da meno di un anno
Soci: 35 appassionati tra i 18 e i 60 anni
Veicoli recuperati: 13
Deposito: due capannoni ad Airasca, per 600 metri quadrati complessivi
Costo dei restauri: da 10 mila a 50 mila euro
Obiettivo: salvare e riportare in strada gli autobus storici italiani

Il Fiat 421 da un milione di chilometri torna a Torino

La vernice è scolorita e il contachilometri ha raggiunto quota un milione. Eppure il motore permette ancora al Fiat 421 di viaggiare in autostrada a circa 70 chilometri orari.

Il veicolo pesa dieci tonnellate ed è stato immatricolato nel 1983. Ha svolto servizio pubblico a Torino per 21 anni, diventando uno dei mezzi riconoscibili del trasporto cittadino tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila.

Il Fiat 421 fu infatti uno degli autobus più presenti nel parco dell’allora Atm torinese, che arrivò a contarne circa 800 esemplari.

Dopo il ritiro dal servizio, questo autobus era finito in Liguria nelle mani di un collezionista. L’associazione lo ha individuato attraverso il passaparola, lo ha acquistato e lo ha trasportato nuovamente a Torino. È diventato così il tredicesimo mezzo della raccolta.

Una rete di 35 appassionati cerca autobus in tutta Italia

L’Associazione Omnibus Torino è stata fondata da Alessandro Caiaffa, titolare di un’azienda specializzata in autobus turistici.

In pochi mesi il gruppo ha riunito 35 persone con età comprese tra 18 e 60 anni. Il primo ad aderire è stato Daniele Lucci, studente diciottenne interessato alla storia di autobus, tram, treni e degli ambienti attraversati durante il loro servizio.

La ricerca dei mezzi avviene in diversi modi. I soci controllano gli annunci pubblicati online, si affidano al passaparola e seguono i programmi di dismissione delle aziende di trasporto.

Quando emerge un autobus considerato significativo, il gruppo prova ad acquistarlo prima che raggiunga la demolizione. Le ricerche hanno portato i volontari in Piemonte, Lombardia e Liguria, ma anche in Campania e Sicilia.

Restaurare un autobus può costare 50 mila euro

Salvare un mezzo dalla rottamazione è soltanto il primo passaggio. Bisogna poi ricostruire il suo aspetto originario e intervenire sulle parti compromesse dal tempo.

Il costo di un restauro può variare da 10 mila a 50 mila euro, in base all’età e alle condizioni del veicolo. I soci analizzano fotografie storiche e studiano i materiali utilizzati all’epoca.

Sedili, tubi, volanti, rivestimenti e componenti interni devono rispettare il più possibile la configurazione originale. In questo modo il risultato non si limita a rimettere in moto un vecchio autobus, ma restituisce l’atmosfera di un preciso periodo storico.

L’obiettivo principale non è ottenere prestazioni elevate. Il valore del recupero sta nell’esperienza offerta a chi sale a bordo e riconosce dettagli scomparsi dai mezzi contemporanei.

Il deposito di Airasca custodisce la collezione

Gli autobus dell’associazione sono conservati ad Airasca, a circa mezz’ora di automobile da Torino.

La sede dispone di due capannoni con una superficie complessiva di circa 600 metri quadrati. Qui si trovano mezzi provenienti da territori e periodi differenti, ognuno con una propria storia di servizio.

Tra i primi veicoli acquistati c’è un Iveco 370S del 1989, conservato nella sua livrea azzurra. Prima del recupero aveva collegato alcuni dei centri più piccoli e isolati della Puglia e della Basilicata.

Entrando nell’abitacolo si ritrovano lampadine a incandescenza, pinze metalliche per obliterare i biglietti e finestrini progettati per essere aperti quando l’aria condizionata non era ancora diffusa.

Tra i soci che lavorano sui mezzi figura anche Nicholas Pittelli, ventiseienne e autista professionista. Le competenze tecniche si affiancano così alla ricerca storica e alla ricostruzione degli allestimenti.

Alla scoperta di Airasca
Il deposito degli autobus storici dell’associazione si trova ad Airasca, comune della pianura torinese a sud-ovest del capoluogo. Una guida per conoscerne storia, territorio e luoghi principali.

Scopri il Comune di Airasca

Il Fiat 308 Padane è il nonno della flotta

Uno degli autobus più ammirati della collezione è il Fiat 308 Padane del 1974, con carrozzeria bianca e rossa. Essendo tra i più anziani del gruppo, è stato soprannominato il nonno.

Immatricolato in Campania, nel corso della sua attività ha trasportato migliaia di persone. Inoltre, apparteneva alla prima generazione di autobus dotati di aria condizionata.

I sedili in tessuto rosso ricordano un modo di viaggiare ormai scomparso. A bordo si cantava, si conversava e venivano venduti panini e bibite durante il percorso.

Il recupero permette quindi di conservare non soltanto la meccanica, ma anche le abitudini e la socialità legate ai lunghi spostamenti in pullman.

Dal deposito San Paolo nasce una storia familiare

Il ritorno del Fiat 421 a Torino possiede anche un significato personale per il fondatore dell’associazione.

Suo nonno Sergio lavorava come autista per l’Atm, l’azienda municipale dei trasporti poi sostituita da Gtt. Proprio il Fiat 421 arancione fu uno degli ultimi modelli che guidò durante la sua attività.

Da bambino, Alessandro Caiaffa lo raggiungeva dopo la scuola al deposito San Paolo e saliva sull’autobus durante i suoi spostamenti in città. Quei mezzi diesel, costruiti da Fiat e Iveco, procedevano lentamente ed erano caratterizzati dal rumore del motore e dall’odore della combustione.

Il nonno è morto nel 2015. La conservazione degli autobus diventa così anche un modo per custodire quella memoria familiare e il suo legame con la storia dei trasporti torinesi.

I tour riportano i passeggeri negli anni Settanta e Ottanta

L’Associazione Omnibus Torino non conserva i veicoli soltanto all’interno dei capannoni. Il gruppo organizza anche giri turistici con gli autobus restaurati.

Le iniziative registrano spesso il tutto esaurito e richiamano persone provenienti da diverse zone d’Italia. Il richiamo non dipende dalla velocità dei mezzi, ma dalla possibilità di ritrovare sedili, obliteratrici, rumori e dettagli legati all’infanzia.

La ricerca di nuovi autobus continua seguendo annunci, segnalazioni e dismissioni. Ogni recupero evita una demolizione e conserva un frammento della storia industriale e sociale italiana.

FAQ –

Che cos’è l’Associazione Omnibus Torino?

È un gruppo nato per recuperare, restaurare e conservare autobus storici provenienti da diverse regioni italiane.

Quanti autobus possiede l’associazione?

Nel settembre 2026 la collezione comprende 13 veicoli. L’ultimo arrivato è un Fiat 421 del 1983 utilizzato per 21 anni nel trasporto pubblico torinese.

Dove vengono conservati gli autobus?

I mezzi si trovano in due capannoni ad Airasca, nella Città metropolitana di Torino. Gli spazi occupano complessivamente circa 600 metri quadrati.

Quanto costa restaurare un autobus storico?

La spesa può variare da 10 mila a 50 mila euro. Il costo dipende dall’età del veicolo, dalle condizioni meccaniche e dalla disponibilità dei materiali originali.

È possibile viaggiare sugli autobus dell’associazione?

L’associazione organizza giri turistici a bordo dei veicoli restaurati. Le date e le modalità di partecipazione dipendono dal calendario delle singole iniziative.

(Articolo generato con IA a scopo illustrativo)

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende