Torino vuole riportare alla luce il Museo di Antropologia chiuso dal 1984

Da Alessandro Maldera
Settembre 24, 2026

È uno dei patrimoni museali meno visibili dell’Università di Torino e non è accessibile normalmente al pubblico dal 1984. Ora l’Ateneo vuole riportare alla città il Museo di Antropologia ed Etnografia e le sue collezioni, rimaste per oltre quarant’anni in gran parte lontane dai visitatori.
Il progetto fa parte di una riorganizzazione molto più ampia dei musei universitari, destinata ad accelerare con l’apertura del Campus di Grugliasco nel marzo 2027. Nei piani figurano anche il trasferimento del Museo della Frutta all’Orto Botanico e la nascita di uno spazio dedicato ai Premi Nobel torinesi in ambito medico.
Progetto riapertura Museo di Antropologia Torino dopo oltre quarant’anni
Il Museo di Antropologia ed Etnografia ha una storia lunga un secolo.
Nato nel 1926, venne inizialmente allestito a Palazzo Carignano e successivamente trasferito in via Accademia Albertina.
Nel 1984 arrivò la chiusura al pubblico. Da allora le collezioni hanno continuato a essere studiate e valorizzate attraverso attività scientifiche e iniziative specifiche, ma il museo non è più tornato alla normale fruizione dei cittadini. La chiusura dal 1984 è confermata anche dalla ricostruzione storica ufficiale del MAET.
Adesso l’Università punta a cambiare questa situazione e a individuare una soluzione capace di restituire stabilmente il patrimonio museale a torinesi e turisti.
Museo della Frutta: previsto il trasferimento all’Orto Botanico
Museo Lombroso: più spazio per le collezioni
Museo di Anatomia: resta nel polo museale universitario
Nuovo museo: spazio dedicato ai Nobel Rita Levi-Montalcini, Salvador Luria e Renato Dulbecco
UniTo ridisegna i suoi musei con il nuovo Campus di Grugliasco
La riorganizzazione è collegata anche all’apertura del Campus universitario di Grugliasco, prevista per marzo 2027.
Il trasferimento di studenti, ricercatori e attività accademiche libererà spazi nelle attuali sedi torinesi.
L’idea della rettrice Cristina Prandi e del prorettore Gianluca Cuniberti è sfruttare questa trasformazione non soltanto per migliorare la didattica, ma anche per costruire nuovi poli museali aperti alla città.
Il Museo della Frutta verso l’Orto Botanico
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti.
La collezione comprende più di mille frutti artificiali realizzati da Francesco Garnier Valletti nella seconda metà dell’Ottocento.
Secondo il progetto illustrato dall’Università, il museo dovrebbe lasciare l’attuale sede e trovare una nuova collocazione presso l’Orto Botanico, nel Parco del Valentino.
Gli spazi saranno disponibili con il trasferimento a Grugliasco degli studenti e dei ricercatori di Scienze della vita e Biologia dei sistemi.
Più spazio per il Museo Lombroso
La riorganizzazione consentirà anche di ridistribuire le collezioni presenti nell’attuale polo museale.
Il Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso potrà disporre di maggiori spazi per i suoi preparati anatomici, disegni, fotografie, corpi di reato e produzioni artistiche realizzate nei manicomi e nelle carceri.
Resterà inoltre la collezione di Anatomia, composta da preparati conservati a secco e in liquido, modelli in cera, cartapesta e legno e raccolte di interesse antropologico, frenologico e primatologico.
Nascerà anche un museo dedicato ai Nobel di Torino
La trasformazione del patrimonio universitario prevede inoltre una novità completamente nuova: un museo dedicato ai Premi Nobel dell’Università di Torino nell’ambito medico.
I protagonisti saranno Rita Levi-Montalcini, Salvador Luria e Renato Dulbecco.
Il percorso dovrebbe raccontarne le vite e le ricerche attraverso strumenti scientifici, materiali e reperti provenienti dai laboratori dell’epoca.
L’intenzione è anche quella di creare un collegamento tra le scoperte dei tre Nobel e gli studi scientifici contemporanei.
Prima esposizione prevista per il 10 dicembre
Il museo dei Nobel è ancora da allestire, ma l’Università punta a rendere disponibile una prima esposizione già il 10 dicembre 2026.
La data non è casuale.
Nel 2026 ricorrono infatti 40 anni dal Premio Nobel per la Medicina assegnato a Rita Levi-Montalcini nel 1986.
L’anniversario diventa così l’occasione per iniziare a presentare al pubblico il nuovo progetto museale.
Il patrimonio nascosto dell’Università di Torino
Quello visibile nei musei aperti rappresenta soltanto una parte del patrimonio conservato dall’Ateneo.
Diverse collezioni sono custodite direttamente nei dipartimenti. È il caso, ad esempio, del Dipartimento di Fisica, che conserva strumenti scientifici storici.
Esistono poi raccolte conservate nei depositi e da molto tempo non accessibili al pubblico.
Tra queste spicca proprio la collezione antropologica ed etnologica, una delle più consistenti.
Il Museo di Antropologia aspetta una nuova vita
L’obiettivo dell’Università è riportare al pubblico il Museo di Antropologia ed Etnografia nel più breve tempo possibile.
Secondo quanto spiegato dal prorettore Gianluca Cuniberti, la consistenza delle raccolte richiede spazi adeguati e l’Ateneo sta lavorando insieme ad altri enti cittadini per individuare una soluzione.
Al momento, quindi, non viene indicata nel materiale fornito una data definitiva per la riapertura.
Il sito ufficiale del MAET conferma comunque che il museo è attualmente chiuso al pubblico e che è in corso un progetto di allestimento delle collezioni.
Tra i pezzi più importanti c’è lo Zemi di cotone
Tra le opere destinate ad avere un ruolo centrale nel futuro museo figura lo Zemi di cotone.
Si tratta di una rara figura antropomorfa realizzata in cotone intrecciato, risalente al XV secolo, alta circa 55 centimetri e contenente un frammento di cranio umano.
Il reperto è stato anche protagonista di una lunga controversia tra l’Università di Torino e la Repubblica Dominicana sulla sua appartenenza.
Durante il mandato del precedente rettore Stefano Geuna è stato raggiunto un accordo che, secondo quanto riportato nel progetto, permetterà allo Zemi di diventare uno dei primi reperti esposti nel futuro museo.
L’Università ha già realizzato anche un gemello digitale del cemí, consultabile online nell’ambito del progetto Digital Cemí.
Una trasformazione che apre i musei universitari alla città
Il progetto non riguarda dunque soltanto la riapertura di una singola raccolta.
Con il trasferimento di alcune attività a Grugliasco, l’Università punta a ridisegnare l’intero sistema dei suoi musei torinesi, rendendo maggiormente accessibile un patrimonio scientifico e culturale in parte poco conosciuto.
Il ritorno del Museo di Antropologia ed Etnografia sarebbe probabilmente il passaggio più simbolico: significherebbe restituire al pubblico una collezione che Torino non può visitare normalmente dal 1984.
FAQ – Riapertura del Museo di Antropologia di Torino: tempi e novità
Il museo è chiuso al pubblico dal 1984. Le collezioni continuano però a essere utilizzate per ricerca, attività scientifiche e iniziative specifiche.
Nel materiale disponibile non è ancora indicata una data precisa di riapertura. L’Università sta lavorando al progetto per rendere nuovamente accessibili le collezioni.
Il patrimonio comprende raccolte antropologiche ed etnografiche formatesi durante il Novecento, oltre a reperti provenienti da differenti aree del mondo.
È una rara figura antropomorfa in cotone intrecciato risalente al XV secolo, alta circa 55 centimetri e contenente un frammento di cranio umano. È uno dei reperti più importanti destinati al futuro percorso.
Il progetto prevede anche il trasferimento del Museo della Frutta all’Orto Botanico, una riorganizzazione degli spazi museali esistenti e la nascita di un museo dedicato ai Nobel dell’Università di Torino in ambito medico.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


