In Piemonte oltre 7 mila imprese giovanili in meno in dieci anni

Da Alessandro Maldera
Settembre 23, 2026

Il Calo imprese giovanili Piemonte 2026 fotografa una trasformazione profonda del tessuto economico regionale.
Le aziende guidate da under 35 sono passate da 43.487 a 36.228, con una perdita superiore alle 7 mila unità e una contrazione complessiva del 17% nell’arco di dieci anni.
I dati di Unioncamere mostrano però anche un cambiamento nella composizione dell’imprenditoria giovane: diminuiscono commercio, edilizia, industria e turismo, mentre avanzano Ict, servizi finanziari, immobiliari e attività rivolte alle imprese.
Imprese giovanili in Piemonte: i numeri principali
Imprese under 35 oggi: 36.228
Variazione: oltre 7.000 imprese in meno
Calo complessivo: circa 17%
Quota sul totale regionale: 8,7%
Media italiana: 8,1%
Settori in crescita: Ict, finanza, immobiliare e servizi alle imprese
Le imprese under 35 scendono del 17%
Il primo dato riguarda la consistenza complessiva dell’imprenditoria giovanile.
In dieci anni il Piemonte è passato da 43.487 a 36.228 aziende guidate da under 35.
La riduzione supera quindi le 7 mila unità.
Alla base del fenomeno ci sono due dinamiche principali: da una parte molti titolari superano naturalmente la soglia dei 35 anni, dall’altra le nuove aperture non sono sufficienti a compensare le imprese che escono da questa fascia o cessano l’attività.
Il risultato è una progressiva riduzione del peso delle nuove generazioni nel sistema produttivo regionale.
Il Piemonte resta sopra la media italiana
Nonostante la contrazione, il Piemonte conserva una quota di imprese giovanili leggermente superiore alla media nazionale.
Le aziende under 35 rappresentano infatti l’8,7% del totale regionale, contro una media italiana dell’8,1%.
Il confronto con alcune regioni meridionali mostra però una presenza più forte dell’imprenditoria giovane in altre aree del Paese.
La Campania raggiunge il 9,8%, mentre la Calabria si attesta al 9,4%.
Il dato piemontese rimane quindi sopra la media italiana, ma si inserisce in un trend decennale chiaramente negativo.
Commercio ed edilizia perdono oltre 3 mila imprese
La riduzione non interessa tutti i settori nello stesso modo.
Le perdite più consistenti si registrano nei comparti tradizionali.
Edilizia e commercio hanno perso ciascuno più di 3 mila imprese giovanili nell’arco del periodo considerato.
Anche turismo e industria registrano una flessione importante, vicina alle 2 mila unità.
La diminuzione mostra come una parte rilevante dell’imprenditoria under 35 si stia allontanando dai settori che tradizionalmente rappresentavano uno degli ingressi più frequenti nel lavoro autonomo.
Crescono Ict, finanza e servizi alle imprese
Mentre i comparti tradizionali arretrano, alcuni settori mostrano la tendenza opposta.
Le attività legate a Ict, servizi finanziari e immobiliari aumentano complessivamente del 16,5%.
I servizi alle imprese crescono invece del 15,4%.
Il quadro evidenzia quindi uno spostamento verso attività più legate alla conoscenza, alla digitalizzazione e ai servizi.
La trasformazione può dipendere anche dalle diverse barriere all’ingresso: alcuni di questi settori possono richiedere investimenti iniziali inferiori rispetto ad attività industriali, commerciali o edilizie tradizionali.
Cambia anche la forma delle imprese giovani
La trasformazione riguarda anche la struttura societaria.
Le imprese individuali restano la formula più diffusa, ma in dieci anni hanno perso circa 5 mila unità.
Le società di persone hanno registrato una contrazione ancora più marcata e risultano quasi dimezzate.
In controtendenza le società di capitale, che sono le uniche a crescere.
Il loro peso passa dall’8,5% all’11,9% del totale delle imprese giovanili.
L’aumento suggerisce una maggiore presenza di strutture societarie più organizzate proprio mentre diminuiscono le forme imprenditoriali più semplici.
Vercelli, Alessandria, Novara e VCO perdono oltre un quarto delle imprese
Il calo è molto diverso anche a seconda del territorio.
Le province più colpite sono Vercelli, Alessandria, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.
In queste aree la diminuzione delle imprese guidate da under 35 supera il 25%.
Torino e Cuneo mostrano invece una maggiore tenuta rispetto al resto della regione.
Non riescono però a invertire il dato complessivo piemontese, che rimane negativo.
Il nodo del ricambio generazionale
La riduzione delle imprese under 35 apre soprattutto una questione di ricambio generazionale.
Meno giovani imprenditori significa una base più ristretta dalla quale far emergere nuove aziende, innovazione e passaggi generazionali.
Il fenomeno si intreccia inoltre con l’inverno demografico e con difficoltà che possono riguardare accesso al credito, investimenti iniziali, burocrazia e condizioni di ingresso in alcuni mercati.
La crescita dei settori innovativi mostra comunque che l’imprenditoria giovanile non sta semplicemente scomparendo: sta anche cambiando forma e concentrandosi in attività differenti rispetto al passato.
Il problema è che, almeno finora, questa crescita non compensa la perdita registrata nei comparti tradizionali.
FAQ – Giovani imprenditori in Piemonte: dove crescono e dove calano
In dieci anni il numero è passato da 43.487 a 36.228, con oltre 7 mila attività in meno.
La contrazione complessiva è di circa 17%.
Le diminuzioni più forti riguardano edilizia e commercio, con oltre 3 mila imprese in meno ciascuno, seguiti da turismo e industria.
Aumentano Ict, servizi finanziari e immobiliari del 16,5% e i servizi alle imprese del 15,4%.
Vercelli, Alessandria, Novara e Verbano-Cusio-Ossola presentano diminuzioni superiori al 25%, mentre Torino e Cuneo mostrano una maggiore tenuta.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



