Statua di Guglielmo Pepe a Torino: il generale che indica una direzione

Da Alessandro Maldera
Settembre 22, 2026

La Statua di Guglielmo Pepe a Torino raffigura un uomo con il braccio destro proteso in avanti e la feluca stretta nella mano sinistra. Il monumento si trova nell’elegante piazza Maria Teresa e ricorda uno dei protagonisti più irrequieti del Risorgimento.
Generale, rivoluzionario, prigioniero ed esule, Pepe attraversò guerre e restaurazioni senza rinunciare alle proprie idee. Anche la sua statua ha conosciuto cadute, danneggiamenti e ricostruzioni.
Statua di Guglielmo Pepe: scheda rapida
Personaggio: generale Guglielmo Pepe
Autore: Stefano Butti
Realizzazione: 1858
Prima collocazione: Giardino dei Ripari
Collocazione definitiva: piazza Maria Teresa
Restauro principale: dopo l’incidente del 1989
Statua di Guglielmo Pepe a Torino: cosa rappresenta
Il generale è raffigurato in piedi, con il corpo leggermente inclinato e il braccio destro disteso. Il gesto suggerisce un ordine, una partenza o una direzione, anche se oggi non è più possibile attribuirgli un significato preciso.
Nella mano sinistra Pepe tiene la feluca. Ai suoi piedi compaiono invece un cannone, due fucili, una bandiera e un proclama. Sono elementi che condensano in una sola composizione i principali momenti della sua vita militare e politica.
Tra i dettagli compare anche un’onda del Po. Il riferimento rimanda alla decisione presa nel 1848, quando il generale attraversò il fiume con parte delle truppe per raggiungere Venezia e partecipare alla sua difesa.
L’opera venne realizzata nel 1858 da Stefano Butti, scultore lombardo attivo soprattutto nella statuaria civile, religiosa e funeraria. Il monumento rispetta alcuni elementi tipici della celebrazione risorgimentale, ma restituisce anche la complessità di una vita segnata da partenze e sconfitte.
La statua di Guglielmo Pepe fa parte del vasto patrimonio monumentale presente nelle piazze e nelle strade cittadine. Scopri la guida ai monumenti di Torino che raccontano le diverse epoche della città
Chi era Guglielmo Pepe
Guglielmo Pepe nacque a Squillace, in Calabria, il 13 febbraio 1783. Nel corso della sua vita fu soldato, rivoluzionario, generale, prigioniero ed esule.
Partecipò molto giovane alle guerre dell’età napoleonica. Nel 1800 combatté nella battaglia di Marengo al fianco delle truppe francesi. Successivamente prese parte alle cospirazioni contro i Borboni, venne incarcerato, liberato e poi promosso nell’esercito.
La sua biografia fu caratterizzata da continui cambiamenti politici e geografici. Pepe attraversò diverse fasi della storia europea, dalle campagne napoleoniche alla Restaurazione, fino ai moti costituzionali e alle rivoluzioni del 1848.
Non riuscì mai a identificarsi completamente con il potere del momento. Proprio questa indipendenza lo costrinse più volte a lasciare la propria terra e a vivere lontano dal Regno delle Due Sicilie.
La scelta di raggiungere Venezia nel 1848
Uno degli episodi più importanti della sua vita avvenne durante la Prima guerra d’indipendenza. Nel 1848 Ferdinando II di Borbone ordinò alle truppe napoletane di interrompere la campagna militare e rientrare nel Regno.
Pepe decise di non obbedire. Attraversò il Po con i soldati rimasti al suo fianco e proseguì verso Venezia, dove arrivò il 13 giugno 1848.
Nella città lagunare venne nominato comandante in capo delle forze impegnate nella difesa della Repubblica di San Marco. La resistenza continuò per mesi, in condizioni sempre più difficili, fino alla resa davanti all’esercito austriaco.
Dopo la caduta di Venezia, il generale affrontò un nuovo esilio. Rimase così fedele all’idea dell’indipendenza italiana, anche quando questa scelta lo poneva in contrasto con il governo e con la monarchia borbonica.
Gli ultimi anni e la morte a Torino
Dopo anni trascorsi tra diverse città europee, Pepe tornò nel Regno di Sardegna. Visse prima a Nizza, poi a Genova e infine raggiunse Torino negli ultimi mesi della sua vita.
Morì nel capoluogo piemontese l’8 agosto 1855, all’età di 72 anni. Torino, che in quel periodo accoglieva patrioti ed esuli provenienti da numerose regioni italiane, divenne così l’ultima tappa della sua lunga esistenza.
In città si erano stabiliti napoletani, lombardi, veneti e romagnoli costretti a lasciare i propri territori. Torino non era soltanto la capitale del Regno di Sardegna, ma anche uno dei principali laboratori politici del Risorgimento.
Il ruolo della moglie nella nascita del monumento
La realizzazione della statua fu sostenuta soprattutto da Marianna Coventry Pepe, moglie scozzese del generale. La donna aveva condiviso con lui gli anni dell’esilio, gli spostamenti e le difficoltà di una vita raramente stabile.
Dopo la morte del marito contribuì alla nascita di un comitato cittadino incaricato di raccogliere i fondi. Alla sottoscrizione parteciparono ex combattenti, patrioti ed esuli che riconoscevano in Pepe una figura simbolica della lotta per l’indipendenza.
L’inaugurazione si svolse nel maggio 1858, alla presenza delle autorità e di numerosi rappresentanti del mondo risorgimentale. Le cronache ricordano anche una pioggia improvvisa durante la cerimonia.
Il monumento consentì quindi di trasformare una vita trascorsa in continuo movimento in un punto stabile della memoria cittadina.
Dal Giardino dei Ripari a piazza Maria Teresa
La statua venne inizialmente sistemata nel Giardino dei Ripari, realizzato tra il 1834 e il 1837 sui resti delle antiche fortificazioni torinesi. In seguito fu trasferita in piazza Maria Teresa.
La scheda ufficiale di MuseoTorino colloca entrambi i passaggi nel 1858, indicando piazza Maria Teresa come sistemazione definitiva del monumento. La piazza era nata dalla trasformazione urbanistica di Borgo Nuovo e conserva ancora oggi il suo carattere neoclassico e raccolto. MuseoTorino
Le facciate ottocentesche, il giardino e le alberature creano un ambiente diverso dalle grandi piazze celebrative della città. In questo spazio più intimo, il gesto del generale appare meno solenne e più umano.
Sul basamento si leggono tre riferimenti che riassumono la sua esistenza: nei campi, nell’aula, nell’esilio. Sono le tre dimensioni nelle quali si svilupparono la sua attività militare, l’impegno politico e la lunga esperienza lontano dalla patria.
L’incidente del 1989 e il nuovo danneggiamento
Nel 1989 un’automobile fuori controllo investì il monumento. La statua cadde e si frantumò, rendendo necessario un importante intervento di restauro.
Dopo il recupero venne ricomposta e sistemata nuovamente nella piazza. Poco tempo dopo, tuttavia, un atto vandalico danneggiò il braccio destro, proprio l’elemento più riconoscibile dell’opera.
Anche in questo caso la parte colpita venne restaurata e ricollocata. La statua tornò così a indicare quella direzione indefinita che continua ad attirare lo sguardo di chi attraversa piazza Maria Teresa.
Perché il monumento è importante per Torino
La statua ricorda il ruolo assunto da Torino come rifugio per gli esuli politici e centro del processo risorgimentale. Pepe non era piemontese, ma la città lo accolse negli ultimi mesi della sua vita e decise di conservarne la memoria.
Il monumento racconta inoltre un’idea di unità nazionale costruita attraverso esperienze molto diverse. La vicenda del generale unisce infatti Napoli, il Piemonte e Venezia, oltre alle numerose città europee attraversate durante gli anni dell’esilio.
Il braccio teso resta il dettaglio più potente. Non celebra soltanto un comando militare, ma sembra rappresentare una vita trascorsa a cercare una direzione politica e personale, senza fermarsi davanti alle sconfitte.
FAQ – Domande sulla statua di Guglielmo Pepe a Torino
Il monumento si trova in piazza Maria Teresa, nel quartiere torinese di Borgo Nuovo. È inserito in uno spazio alberato circondato da edifici ottocenteschi.
La statua fu realizzata nel 1858 dallo scultore lombardo Stefano Butti. L’opera raffigura il generale in uniforme, con il braccio destro proteso in avanti.
Il generale trascorse a Torino gli ultimi mesi della propria vita e vi morì l’8 agosto 1855. La città era allora uno dei principali luoghi di accoglienza per patrioti ed esuli italiani.
Non esiste oggi una destinazione chiaramente identificabile. Il gesto può essere interpretato come un ordine militare oppure come un richiamo alle scelte compiute dal generale durante la sua vita.
Un’automobile fuori controllo travolse la statua, facendola cadere e provocandone la frantumazione. Il monumento venne successivamente restaurato e ricollocato nella piazza.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


