Torino laboratorio della guida autonoma: le auto imparano a muoversi nella città reale

Da Alessandro Maldera
Settembre 22, 2026

Le auto capaci di guidare da sole sono già arrivate sulle strade di Torino, ma non siamo ancora nell’era dei robotaxi senza conducente. I test avvengono in condizioni controllate e con la presenza di un supervisore umano.
Torino è stata tra le prime città italiane coinvolte nella sperimentazione e continua a essere uno dei laboratori urbani più avanzati del Paese, tra navette autonome, progetti come IN2CCAM e ToMove e sistemi che mettono in comunicazione veicoli e infrastrutture.
Sperimentazione guida autonoma Torino 2026: una storia iniziata nel 2018
Il passaggio decisivo risale al 2018, quando il decreto Smart Road ha creato il quadro normativo necessario per consentire in Italia la sperimentazione su strada dei veicoli a guida automatica.
Nello stesso anno Torino avviò con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un percorso per trasformare la città in un laboratorio nel quale costruttori e centri di ricerca potessero sperimentare nuove tecnologie su strade e infrastrutture urbane.
Il sistema italiano, però, non consente una libera circolazione delle automobili senza conducente.
Per effettuare prove su strada pubblica è necessaria un’autorizzazione specifica e il veicolo deve rispettare requisiti tecnici e di sicurezza. Inoltre, nelle sperimentazioni continua a essere prevista la supervisione umana.
Guida autonoma a Torino: cosa significa oggi
Supervisione umana: ancora prevista
Robotaxi senza conducente: non disponibili liberamente al pubblico
Progetti citati: IN2CCAM, ToMove e MaaS4Italy
Obiettivo: testare veicoli autonomi e infrastrutture capaci di comunicare con essi
Torino tra le prime città italiane a portare la guida autonoma in strada
Le prime esperienze italiane hanno avuto come protagoniste Torino e Parma.
Nel 2019 VisLab, realtà nata come laboratorio dell’Università di Parma nei primi anni Novanta e successivamente entrata nel gruppo americano Ambarella, ottenne l’autorizzazione ministeriale per effettuare test nel traffico ordinario.
Era uno dei primi passaggi dalla sperimentazione in ambiente controllato alla città reale.
Un terreno particolarmente complesso per un sistema automatico: incroci, pedoni, biciclette, automobili, differenti tipi di pavimentazione e una rete stradale costruita attraverso secoli di trasformazioni.
Dalle navette autonome alla Città della Salute
Negli anni Torino ha ospitato diverse sperimentazioni legate alla mobilità autonoma.
Tra queste ci sono state navette autonome nella zona della Città della Salute, utilizzate per studiare il comportamento dei veicoli all’interno di un contesto urbano reale.
La città è stata coinvolta anche nel progetto IN2CCAM, dedicato allo sviluppo della mobilità connessa, cooperativa e automatizzata.
Queste esperienze hanno permesso di affrontare una questione fondamentale: un veicolo autonomo non deve semplicemente essere capace di muoversi da solo, ma deve riuscire a interpretare un ambiente urbano complesso e in continua evoluzione.
ToMove e la nuova mobilità autonoma di Torino
Un altro passaggio è rappresentato da ToMove, progetto collegato al programma MaaS4Italy.
Il principio è quello di testare forme di mobilità nelle quali veicoli, servizi digitali e infrastrutture possano essere sempre più integrati.
Torino diventa quindi non soltanto una città dove vengono provati veicoli automatici, ma un ambiente nel quale si sperimenta il modo in cui la mobilità del futuro potrebbe dialogare con trasporto pubblico, infrastrutture e piattaforme digitali.
È questo uno degli elementi che distingue la sperimentazione urbana da una semplice prova tecnologica effettuata su un circuito chiuso.
Perché guidare da soli a Torino è difficile per un computer
La vera sfida per la guida autonoma non è far muovere un’automobile.
È farla muovere in una città reale.
Un veicolo deve essere capace di leggere segnaletica e semafori, riconoscere gli altri mezzi, prevedere il comportamento dei pedoni e affrontare situazioni impreviste.
Le città italiane aggiungono ulteriori difficoltà.
Le strade possono alternare asfalto e pietra, avere geometrie non sempre regolari e attraversare quartieri costruiti in periodi storici molto differenti.
Per questo le sperimentazioni urbane hanno un valore particolare: permettono di sottoporre i sistemi automatici a situazioni molto più complesse rispetto a quelle di un ambiente controllato.
Le autorizzazioni sono aumentate dal 2018
Dal varo del decreto Smart Road le richieste di sperimentazione si sono progressivamente moltiplicate.
Secondo quanto riferito dal Ministero dei Trasporti nel materiale di partenza, le autorizzazioni rilasciate in Italia sono ormai migliaia, tra costruttori, università, enti pubblici e centri di ricerca.
Non esiste però un elenco pubblico completo che permetta di verificare facilmente tutte le strade e i Comuni interessati dalle diverse autorizzazioni.
Per ottenere il via libera non è sufficiente dimostrare che il mezzo sappia muoversi autonomamente.
Devono essere verificati il soggetto che conduce la sperimentazione, l’omologazione del veicolo, la sicurezza del sistema e la presenza delle condizioni richieste per la supervisione.
Da Torino i test si sono allargati al resto d’Italia
Se Torino e Parma hanno rappresentato una delle prime fasi, negli anni la sperimentazione si è estesa.
Milano è diventata uno dei principali centri italiani grazie alle attività del Politecnico di Milano.
Tra i progetti più significativi c’è la 1000 Miglia Autonomous Drive, che ha portato veicoli autonomi sul percorso della storica competizione.
Nel 2024 una Maserati GranCabrio Folgore ha inoltre ricevuto il via libera per sperimentare su oltre mille chilometri di strade aperte al traffico attraverso Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Veneto.
Il test ha mostrato come una sperimentazione possa essere autorizzata su una rete stradale molto diversificata.
Anche l’A26 tra Piemonte e Liguria è diventata un laboratorio
La sperimentazione non riguarda soltanto le città.
Dal 2023 l’A26 tra Piemonte e Liguria è stata utilizzata da Autostrade per l’Italia, Movyon e Politecnico di Milano per testare un veicolo collegato a specifiche Roadside Unit.
Si tratta di antenne installate lungo l’infrastruttura e capaci di trasmettere informazioni di posizionamento.
L’obiettivo è affrontare uno dei problemi più delicati della guida automatica: mantenere determinate funzioni anche quando il segnale satellitare diventa debole o non disponibile.
La strada, quindi, non è più soltanto una superficie sulla quale viaggia l’auto, ma può diventare una componente attiva del sistema.
Le Smart Road parlano con le automobili
È proprio questo uno dei concetti alla base delle Smart Road.
Veicoli e infrastrutture possono scambiarsi informazioni e permettere al sistema di conoscere meglio ciò che accade lungo il percorso.
Il principio è stato sperimentato anche sulla Tangenziale di Napoli.
Nel maggio 2025 è partito il progetto Dynamic Speed Limit, basato su sensori, telecamere e portali digitali capaci di raccogliere informazioni sul traffico e suggerire una velocità utile a limitare code, frenate e continue ripartenze.
Durante la sperimentazione, una Maserati del Politecnico di Milano ha ricevuto le indicazioni direttamente dall’infrastruttura e adeguato la propria marcia.
Nel giugno 2026 la Tangenziale di Napoli ha ottenuto dal Ministero la certificazione di prima Smart Road italiana.
Torino e Brescia tra le città più avanzate nei test urbani
Sul fronte strettamente cittadino, il quadro riportato nel materiale individua Torino e Brescia tra le realtà italiane più avanzate.
A Brescia, da gennaio 2025, una Fiat 500 elettrica dotata di tecnologia sviluppata dal Politecnico di Milano è stata utilizzata per sperimentare un servizio di car sharing autonomo.
Il veicolo ha circolato sulle strade urbane fino a 30 chilometri orari, con un operatore a bordo, una sala di controllo e una safety car.
Anche questo elemento mostra quanto sia ancora importante distinguere tra guida autonoma sperimentale e circolazione completamente priva di supervisione.
Perché a Torino non vediamo ancora robotaxi senza conducente
Negli Stati Uniti e in Cina i servizi di robotaxi hanno già raggiunto livelli di diffusione molto più avanzati in alcune città.
In Italia il quadro è diverso.
La tecnologia è uscita dai laboratori e viene sperimentata su strade reali, ma la guida autonoma italiana resta ancora una guida sorvegliata.
Questo significa che vedere un veicolo autonomo sulle strade di Torino non equivale a vedere un’auto libera di muoversi senza alcun controllo umano.
I test servono proprio a capire come arrivare, eventualmente, a una fase successiva mantenendo adeguati livelli di sicurezza.
Dalle auto alle infrastrutture: la sfida dei prossimi anni
Il futuro della guida autonoma non dipenderà soltanto dalle automobili.
Serviranno anche strade capaci di comunicare con i mezzi, reti digitali affidabili e un quadro normativo in grado di accompagnare l’evoluzione tecnologica.
Le sperimentazioni mostrano che automobili, computer di bordo e infrastrutture stanno già iniziando a dialogare.
Ma perché l’automobile possa realmente fare a meno dell’uomo serviranno ulteriori passaggi.
Norme più definite, procedure autorizzative trasparenti e infrastrutture adeguate saranno elementi decisivi.
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Torino resta un laboratorio della mobilità del futuro
A otto anni dall’avvio del quadro normativo italiano, Torino continua quindi a rappresentare uno dei luoghi nei quali la guida autonoma viene messa alla prova nella vita reale.
Dalle prime sperimentazioni ai progetti più recenti, il capoluogo ha offerto strade e infrastrutture per capire come un mezzo automatico possa convivere con pedoni, traffico, trasporto pubblico e complessità urbana.
La distanza dai robotaxi completamente senza conducente resta significativa.
Ma una parte della mobilità che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza è già uscita dai laboratori e ha iniziato a percorrere le strade di Torino.
FAQ – Sperimentazione della guida autonoma: a che punto è Torino
A Torino vengono effettuate sperimentazioni di mobilità autonoma, ma i test prevedono ancora forme di supervisione umana. Non si tratta quindi di robotaxi liberamente disponibili senza conducente.
Torino è coinvolta nei progetti di sperimentazione almeno dal 2018, quando venne avviato il percorso legato al nuovo quadro nazionale delle Smart Road.
Nel materiale sono citate le navette autonome nella zona della Città della Salute, il progetto IN2CCAM e ToMove collegato a MaaS4Italy.
I test sulle strade pubbliche devono rispettare le regole previste per la sperimentazione dei veicoli a guida automatica, con verifiche sul mezzo, sul sistema e sulle condizioni di sicurezza.
Il materiale disponibile non indica una data. La diffusione su larga scala dipenderà dall’evoluzione delle tecnologie, delle norme e delle infrastrutture stradali.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


