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Chiusura Bar a Torino dal 2015 al 2025: in dieci anni perso oltre un locale su cinque

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Da Alessandro Maldera

Settembre 20, 2026

La chiusura dei bar a Torino dal 2015 al 2025 racconta una trasformazione profonda delle abitudini della città. Nell’arco di dieci anni il numero dei bar torinesi è diminuito del 22,1%, uno dei cali più consistenti registrati tra i grandi capoluoghi italiani.

Il fenomeno non riguarda soltanto Torino. Secondo l’analisi di Fipe-Confcommercio sulla demografia dei pubblici esercizi, in Italia sono venuti meno oltre 22 mila bar. Parallelamente stanno aumentando altre formule, soprattutto ristorazione e attività dedicate al cibo da asporto.

A Torino i bar sono diminuiti del 22,1%

Tra il 2015 e il 2025 Torino ha registrato una diminuzione del 22,1% dei bar.

Il dato colloca il capoluogo piemontese tra le città italiane maggiormente interessate dalla trasformazione del settore.

Peggio fa soltanto Trieste, almeno tra i grandi centri citati nell’indagine, con una riduzione del 23,4%.

Anche altre città mostrano numeri importanti:

  • Roma: oltre 1.000 bar in meno, con una diminuzione superiore al 20%
  • Torino: -22,1%
  • Trieste: -23,4%
  • Cagliari: -20,8%
  • Palermo: -19,6%

Il quadro cambia invece in alcune città del Mezzogiorno. A Napoli il numero dei bar cresce del 2,2%, mentre Potenza registra un aumento del 2,3%.

Chiusura dei bar a Torino: il dato principale

Periodo analizzato: 2015-2025
Variazione dei bar a Torino: -22,1%
Variazione a Trieste: -23,4%
Bar venuti meno in Italia: 22.300

In Italia sono venuti meno 22.300 bar

Su scala nazionale il cambiamento è ancora più evidente.

Tra il 2015 e il 2025 sono 22.300 i bar usciti dalle statistiche del settore.

Il numero, tuttavia, non deve essere interpretato semplicemente come 22.300 saracinesche abbassate definitivamente. Una parte importante di queste attività è stata sostituita o trasformata in altri format.

Al posto del bar tradizionale sono infatti aumentati ristoranti, locali con somministrazione differente e attività di take away.

Considerando l’intero comparto dei pubblici esercizi, comprese le gelaterie, il saldo negativo nazionale scende infatti sotto le 10 mila attività.

Il bar tradizionale sta cambiando funzione

Per decenni il bar italiano è stato molto più di un luogo dove bere un caffè.

Era uno spazio di socialità quotidiana: si leggevano i giornali, si giocava a carte o a biliardo, si ascoltava musica e si guardava la televisione insieme.

Una parte di queste funzioni è progressivamente scomparsa.

Televisione e serie sono entrate nelle case, mentre una quota crescente delle relazioni sociali si è trasferita sulle piattaforme digitali e sui social network.

Nel frattempo sono cresciuti i costi sostenuti dagli esercenti.

Gli incassi generati da caffè, colazioni e aperitivi non sempre riescono più a garantire la sostenibilità economica di un’attività tradizionale.

Perché i bar diminuiscono soprattutto al Nord

Secondo l’interpretazione fornita dal Centro Studi nell’indagine Fipe, esiste anche una differenza strutturale tra Nord e Sud.

Nelle regioni settentrionali il mercato dei pubblici esercizi è considerato più maturo e consolidato.

Nel Mezzogiorno, invece, aprire un’attività nella ristorazione continua a rappresentare una possibile forma di autoimpiego, soprattutto nei territori caratterizzati da livelli di disoccupazione più elevati.

La differenza emerge ancora meglio considerando tutte le imprese della ristorazione e dei pubblici esercizi.

Negli ultimi dieci anni Napoli ha registrato 704 attività in più, con una crescita del 19,7%.

Seguono:

  • Palermo: +163 imprese, pari al +8,7%
  • Bari: +76, pari al +5,8%
  • Taranto: +71, pari al +10,6%

In queste città la ristorazione continua quindi a rappresentare anche uno strumento di ingresso nel mercato del lavoro.

Ristoranti e take away prendono il posto dei bar

La diminuzione dei caffè non significa necessariamente che i centri cittadini si stiano svuotando di pubblici esercizi.

Secondo Fipe, una parte degli spazi lasciati liberi dai bar viene occupata da ristoranti e nuove formule di somministrazione.

Questo fenomeno contrasta anche l’idea secondo cui i centri storici italiani starebbero diventando esclusivamente grandi distretti della ristorazione.

In molti casi i nuovi locali non fanno altro che compensare la progressiva riduzione del numero dei bar.

La trasformazione più delicata riguarda però il take away.

Perché il take away continua a crescere

Il modello del cibo da asporto presenta alcuni vantaggi economici evidenti per chi avvia un’attività.

Può richiedere:

meno personale, locali più piccoli e una struttura di servizio molto più semplice rispetto a quella di un ristorante tradizionale.

Una parte delle conseguenze dell’attività viene però trasferita nello spazio pubblico.

Il consumo avviene spesso all’esterno del locale e anche rifiuti, rumore e concentrazione di persone possono spostarsi nelle strade e nelle piazze.

È uno dei temi collegati al dibattito sulla movida nei centri storici.

I rischi per i centri storici delle città

L’indagine Fipe dedica particolare attenzione proprio ai centri storici delle città italiane di medie e grandi dimensioni.

In alcune aree si sta formando una concentrazione molto elevata di attività simili.

Parallelamente crescono format caratterizzati da spazi ridotti, servizio minimo e forte ricorso alla vendita da asporto.

Secondo Fipe, il problema non consiste quindi nella presenza della ristorazione in sé, ma nella crescita poco controllata di alcuni modelli commerciali.

Uno dei fenomeni segnalati riguarda le attività che puntano soprattutto sulla vendita di bevande alcoliche a basso prezzo, con possibili conseguenze sul consumo eccessivo di alcol, sul rumore e sulla qualità dello spazio urbano.

Fipe chiede nuove regole per le zone più delicate

Per la Federazione italiana dei pubblici esercizi diventa quindi importante tornare a pianificare maggiormente lo sviluppo commerciale delle zone urbane più fragili.

L’obiettivo sarebbe evitare una proliferazione senza controllo di format molto simili, soprattutto nelle aree storiche maggiormente frequentate.

Fipe sottolinea inoltre una contraddizione frequente nelle politiche locali: consentire inizialmente l’apertura indiscriminata delle attività e intervenire successivamente attraverso ordinanze che ne limitano orari o modalità di esercizio.

Secondo la Federazione sarebbe preferibile governare preventivamente la composizione commerciale dei quartieri.

I pubblici esercizi restano presenti quasi ovunque

Nonostante la diminuzione dei bar, la rete italiana dei pubblici esercizi rimane estremamente capillare.

Su circa 7.900 Comuni italiani, soltanto 162 risultano privi di qualsiasi attività del settore.

Bar, ristoranti, gelaterie e locali continuano quindi a rappresentare uno dei principali servizi di prossimità presenti sul territorio.

A cambiare è soprattutto la loro composizione.

Il vecchio bar di quartiere perde terreno mentre avanzano ristorazione, take away e formule più snelle.

Torino, con il 22,1% di bar in meno in appena dieci anni, è una delle città nelle quali questa trasformazione appare più evidente.

FAQ – Quanti bar hanno chiuso a Torino tra il 2015 e il 2025?

Quanti bar hanno chiuso a Torino dal 2015 al 2025?

Il rapporto non indica un numero assoluto di chiusure per Torino, ma segnala una diminuzione del 22,1% del numero dei bar nell’arco di dieci anni.

Quanti bar sono scomparsi in Italia in dieci anni?

Tra il 2015 e il 2025 il numero dei bar italiani è diminuito di circa 22.300 unità.

Perché stanno diminuendo i bar a Torino?

Tra le cause indicate figurano il cambiamento delle abitudini sociali, l’aumento dei costi di gestione e la trasformazione del mercato verso ristoranti e attività da asporto.

Quali attività stanno sostituendo i bar?

Una parte degli spazi e del mercato lasciati dai bar viene assorbita soprattutto da ristoranti e take away, che possono funzionare con strutture più snelle e costi operativi differenti.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende