Dopo oltre ottant’anni torna a Torino il fascicolo Eccidio di Santhià 1945

Da Alessandro Maldera
Settembre 19, 2026

Il fascicolo Eccidio di Santhià 1945, composto da circa 70 pagine dattiloscritte, è tornato all’Archivio di Stato di Torino l’11 settembre 2026. Le carte raccolgono le testimonianze dei sopravvissuti alla strage compiuta dalle truppe tedesche tra il 29 e il 30 aprile 1945. Il documento era comparso sul sito di un commerciante di militaria della provincia di Parma. Il suo recupero ha evitato che una fonte storica di grande valore venisse dispersa tra collezionisti privati.
Il fascicolo recuperato in breve
Fatti ricostruiti: eccidio di Santhià del 29 e 30 aprile 1945
Ritrovamento: annuncio online di un commerciante di militaria
Indagine: Carabinieri TPC di Torino e Procura di Parma
Restituzione: 11 settembre 2026
Destinazione: fondo dedicato dell’Archivio di Stato di Torino
Come è riemerso il fascicolo Eccidio di Santhià 1945
Il recupero è iniziato grazie alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta. I suoi funzionari hanno individuato il documento tra gli oggetti pubblicizzati online da un’attività commerciale parmense specializzata in cimeli militari.
Le fotografie dell’annuncio mostravano alcune parti delle carte. Quei dettagli sono bastati agli esperti per riconoscere l’importanza storica del materiale e avvisare il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Parma, ha portato quindi al sequestro del fascicolo. Il provvedimento ha sottratto le pagine al mercato privato, impedendo che venissero separate o vendute a collezionisti diversi.
Dallo sgombero di una casa ai mercatini dell’antiquariato
Gli accertamenti non hanno consentito di ricostruire tutti i passaggi di proprietà. È stato però stabilito che il fascicolo proveniva dallo sgombero di un’abitazione privata, effettuato nei primi anni Duemila.
In seguito, le carte erano passate attraverso diversi mercatini dell’antiquariato. Soltanto più tardi erano approdate al commerciante della provincia di Parma che le aveva messe in vendita sul proprio sito.
I Carabinieri hanno cercato anche altri documenti provenienti dallo stesso nucleo. Tuttavia, non sono emersi elementi sufficienti per ricostruire l’intera provenienza del materiale o individuare ulteriori fascicoli collegati.
Le 70 pagine con le testimonianze dei sopravvissuti
Il documento conserva i racconti raccolti poco dopo la strage da una Commissione per i Crimini di Guerra. Il gruppo era formato da tre ufficiali americani e due cittadini italiani, impegnati come interprete e giornalista.
Le testimonianze descrivono ciò che accadde a Santhià negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale. Nelle carte compaiono partigiani nascosti nei casolari di campagna e civili raggiunti nelle proprie abitazioni, in alcuni casi mentre dormivano.
I racconti riferiscono inoltre saccheggi, incendi e uccisioni. Secondo alcuni testimoni, la violenza coinvolse persino il bestiame custodito nelle stalle.
Il numero delle vittime cambia in base alla fonte consultata. Il comunicato diffuso in occasione della restituzione parla di almeno 50 morti e non esclude un bilancio superiore. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia censisce invece 48 vittime, delle quali 44 uomini e quattro donne.
Un procedimento rimasto senza colpevoli identificati
Le indagini avviate nel dopoguerra non riuscirono ad attribuire le singole responsabilità. Il procedimento riguardava militari tedeschi rimasti ignoti e l’impossibilità di identificarli impedì di arrivare a un processo.
Secondo la documentazione dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste, il 14 gennaio 1967 la Procura generale militare di Roma dispose l’archiviazione provvisoria degli atti.
Il fascicolo giudiziario riemerse nel 1995 e venne trasmesso alla Procura militare di Torino. Ulteriori accertamenti proseguirono negli anni successivi, ma non permisero di portare davanti alla giustizia i responsabili dell’eccidio.
Cosa cambia ora con il ritorno delle carte a Torino
Il documento sarà custodito all’interno di un fondo dedicato dell’Archivio di Stato di Torino. In questo modo le pagine tornano sotto tutela pubblica e potranno essere conservate, studiate e valorizzate senza il rischio di una nuova dispersione.
Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il direttore dell’Archivio di Stato, il soprintendente archivistico e bibliografico per il Piemonte e la Valle d’Aosta e il sindaco di Santhià, insieme ai rappresentanti del Nucleo TPC.
Il recupero non restituisce soltanto un oggetto allo Stato. Riporta in un archivio pubblico le parole di chi vide la strage e riuscì a raccontarla poco dopo la fine della guerra.
FAQ – Delucidazioni sul fascicolo dell’eccidio di Santhià
Dall’11 settembre 2026 il documento è custodito all’Archivio di Stato di Torino. Le circa 70 pagine saranno collocate all’interno di un fondo dedicato.
La Soprintendenza lo ha riconosciuto nelle fotografie pubblicate sul sito di un commerciante di militaria della provincia di Parma. La segnalazione ha fatto partire l’indagine dei Carabinieri TPC.
Contiene testimonianze e verbali raccolti da una Commissione per i Crimini di Guerra. Le pagine ricostruiscono le violenze commesse a Santhià tra il 29 e il 30 aprile 1945.
Il comunicato sulla restituzione parla di almeno 50 persone, ipotizzando un numero più alto. L’Atlante delle stragi naziste e fasciste censisce invece 48 vittime.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


