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La statua davanti alla Gran Madre che Torino attese per decenni

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Da Alessandro Maldera

Settembre 17, 2026

La Statua di Vittorio Emanuele I alla Gran Madre occupa uno dei punti più scenografici di Torino, al termine del ponte Vittorio Emanuele I. Eppure il monumento non era stato progettato per questa piazza e rimase per anni dimenticato nei depositi.
La sua storia attraversa la Restaurazione, i moti del 1821 e la nascita dell’Italia unita. Inoltre, racconta il lungo legame tra il sovrano sabaudo e l’Arma dei Carabinieri.

La statua in breve

Personaggio: Vittorio Emanuele I di Savoia
Autore: Giuseppe Gaggini
Destinazione originaria: Genova, davanti a Palazzo Ducale
Donazione a Torino: 1869
Collocazione alla Gran Madre: 1885
Celebrazione simbolica: 22 ottobre 1933

Statua di Vittorio Emanuele I alla Gran Madre: cosa rappresenta

Il monumento raffigura Vittorio Emanuele I con il grande mantello regale foderato di ermellino. Nella mano destra tiene l’asta che simboleggia l’autorità del sovrano, mentre con la sinistra solleva leggermente il drappo.

L’opera fu realizzata da Giuseppe Gaggini, uno degli ultimi importanti interpreti del neoclassicismo italiano. Lo scultore si era formato a Roma, tra l’influenza di Antonio Canova e quella di Bertel Thorvaldsen. Successivamente aveva lavorato nell’ambiente piemontese legato a Carlo Alberto e Pelagio Palagi.

La composizione conserva l’equilibrio tipico del neoclassicismo. Tuttavia, il movimento del mantello e l’espressione mite del volto introducono una sensibilità più vicina al gusto romantico. Il re appare quindi solenne, ma non distante.

Anche Massimo d’Azeglio ricordò l’aspetto antiquato del sovrano e del suo seguito, caratterizzato da cipria, codini e abiti settecenteschi. Erano elementi che rendevano evidente la volontà di ristabilire la continuità con il mondo precedente alla Rivoluzione francese.

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Il ritorno del sovrano a Torino nel 1814

Vittorio Emanuele I era figlio di Vittorio Amedeo III. Durante l’occupazione francese visse in Sardegna, dove la corte sabauda aveva trovato rifugio.

Il sovrano rientrò a Torino il 20 maggio 1814, dopo circa quindici anni di dominio napoleonico. L’iscrizione posta sul basamento della statua ricorda proprio il re restituito al suo popolo. Il messaggio riflette il clima politico della Restaurazione e la volontà di recuperare istituzioni, simboli e ordinamenti dell’Antico Regime.

Appena 53 giorni dopo il ritorno, il 13 luglio 1814, Vittorio Emanuele I istituì il Corpo dei Carabinieri Reali. Questa decisione rappresenta una delle eredità più durature del suo regno.

Il tentativo di riportare il Piemonte al precedente assetto politico incontrò però crescenti difficoltà. Nel 1821, davanti all’insurrezione costituzionale, il sovrano abdicò in favore del fratello Carlo Felice.

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Un monumento progettato per Genova e dimenticato nei depositi

Circa vent’anni dopo, Carlo Alberto affidò a Gaggini la realizzazione di una statua dedicata al ritorno di Vittorio Emanuele I. L’opera doveva essere collocata davanti a Palazzo Ducale, a Genova.

Gli avvenimenti politici del 1849 cambiarono però il progetto. Dopo i mesi difficili attraversati dalla città ligure, il monumento venne accantonato. Rimase prima nei magazzini comunali e poi nei depositi di Palazzo Reale, senza trovare una collocazione definitiva.

La situazione cambiò nel 1869, quando il nipote dello scultore scrisse al sindaco di Torino per evitare che l’opera fosse dimenticata. Vittorio Emanuele II accolse la richiesta e donò la statua alla città.

Il trasferimento non risolse immediatamente il problema. Furono necessari altri 16 anni per progettare il basamento e scegliere lo spazio più adatto.

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L’arrivo davanti alla Gran Madre nel 1885

La sistemazione definitiva avvenne nel 1885, nella piazza davanti alla chiesa della Gran Madre di Dio. Il basamento venne progettato dall’ingegnere Bollati per adattare la statua alla monumentalità dello spazio.

La posizione inserì l’opera in uno dei più coerenti scenari neoclassici di Torino. Il ponte sul Po conduce alla piazza, mentre la scalinata e la facciata della Gran Madre dominano la prospettiva. Statua, chiesa e attraversamento del fiume divennero così parti di un unico disegno urbano.

Sul retro del basamento un’iscrizione ricorda la donazione compiuta da Vittorio Emanuele II nel 1869. Nello stesso monumento si incontrano quindi due epoche: quella del sovrano della Restaurazione e quella del primo re dell’Italia unita.

La posa della statua non fu accompagnata da una vera inaugurazione. Le risorse comunali erano state assorbite dall’Esposizione Generale e il monumento entrò silenziosamente nel paesaggio torinese.

La storia della Gran Madre
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La cerimonia dei Carabinieri del 22 ottobre 1933

La celebrazione mancata arrivò idealmente quasi mezzo secolo dopo. Il 22 ottobre 1933 migliaia di Carabinieri in congedo si riunirono a Torino.

Al mattino parteciparono nei Giardini Reali all’inaugurazione del monumento dedicato all’Arma. Nel pomeriggio partirono da piazza Carlo Emanuele II, conosciuta come piazza Carlina. Percorsero via Accademia Albertina e via Po, attraversarono il fiume e raggiunsero la Gran Madre.

Qui deposero una corona ai piedi della statua. Il gesto collegava l’Arma al sovrano che l’aveva fondata nel 1814 e, allo stesso tempo, offriva al monumento la cerimonia che non aveva ricevuto nel 1885.

Perché questo monumento racconta la storia di Torino

La statua non ricorda soltanto un sovrano sabaudo. Nel suo percorso si possono leggere quasi settant’anni di trasformazioni: dalla Restaurazione ai moti costituzionali, fino all’unificazione italiana.

Inoltre, la sua posizione rafforza il valore storico della piazza della Gran Madre. Il monumento è diventato parte di un paesaggio riconoscibile, nel quale architettura, statuaria e memoria politica dialogano con il Po e con il centro di Torino.

La lunga permanenza nei depositi e l’arrivo senza cerimonia rendono la sua vicenda particolarmente insolita. Solo nel 1933, infatti, la città le riservò una celebrazione pubblica capace di completarne simbolicamente il viaggio.

FAQ – La statua della Gran Madre: risposte alle domande più comuni

Dove si trova la Statua di Vittorio Emanuele I?

Il monumento si trova davanti alla chiesa della Gran Madre di Dio, sulla sponda destra del Po. È collocato lungo l’asse prospettico che parte da piazza Vittorio Veneto e attraversa il ponte Vittorio Emanuele I.

Chi realizzò la statua?

L’opera fu realizzata dallo scultore neoclassico Giuseppe Gaggini. La statua mostra anche alcuni elementi più vicini alla sensibilità romantica, soprattutto nel volto e nel movimento del mantello.

Perché la statua era destinata a Genova?

Il progetto originario prevedeva la collocazione davanti a Palazzo Ducale. Gli avvenimenti politici del 1849 portarono però ad accantonare l’opera, che rimase a lungo nei depositi.

Quando venne sistemata davanti alla Gran Madre?

La collocazione definitiva risale al 1885, sedici anni dopo la donazione alla città compiuta da Vittorio Emanuele II. Non venne organizzata una cerimonia inaugurale.

Qual è il legame con i Carabinieri?

Vittorio Emanuele I fondò il Corpo dei Carabinieri Reali il 13 luglio 1814. Il 22 ottobre 1933 migliaia di Carabinieri in congedo raggiunsero la statua e deposero una corona ai suoi piedi.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende