Palazzo Siccardi, duemila anni di Torino nascosti dietro una facciata barocca

Da Alessandro Maldera
Settembre 16, 2026

Il Palazzo Siccardi di Torino è uno di quegli edifici del centro storico nei quali epoche lontanissime convivono nello stesso luogo.
Sotto il palazzo affacciato su via Barbaroux sono state individuate le tracce di una domus romana di età imperiale, mentre gli ambienti superiori conservano elementi seicenteschi e settecenteschi, affreschi, soffitti lignei e uno scalone di gusto juvarriano.
Dopo bombardamenti, trasformazioni e decenni di progetti di recupero, dal 2016 l’edificio ospita la Biblioteca civica Bianca Guidetti Serra.
Palazzo Siccardi di Torino: in sintesi
Origini dell’area: domus romana di epoca imperiale
Palazzo attuale: sviluppato tra Seicento e Settecento
Acquisto di Michele Antonio Siccardi: 1719
Ricostruzione: 1721-1722
Architetto: Gian Giacomo Plantery
Dal 1947: sede di uffici e magazzini della casa editrice Viglongo
Restauro: completato nel 2016
Oggi: sede della Biblioteca civica Bianca Guidetti Serra
Prima del palazzo c’era una domus romana
La storia del sito comincia molto prima della costruzione di Palazzo Siccardi.
Gli scavi archeologici hanno documentato la presenza di una residenza romana di epoca imperiale, articolata su più livelli e appartenente con ogni probabilità a una famiglia benestante.
Tra gli elementi più significativi figurano locali dotati di riscaldamento a pavimento.
Il sistema utilizzava il passaggio dell’aria calda sotto le stanze, secondo una tecnica diffusa nelle abitazioni romane di maggiore prestigio. Gli scavi hanno individuato anche elementi riferibili a un ambiente riscaldato e strutture murarie appartenenti alle diverse fasi della casa.
Nel cortile sono inoltre emerse tracce utili a ricostruire l’evoluzione dell’insediamento.
Palazzo Siccardi sorge su un’area già occupata in epoca imperiale da una domus romana. Per approfondire il contesto archeologico e urbano, scopri la storia della Torino romana
L’abbandono tra V e VI secolo e il ritorno nel Medioevo
Tra il V e il VI secolo d.C. l’area attraversò una fase di parziale abbandono.
La presenza umana riprese durante l’Alto Medioevo.
Le testimonianze più antiche di questa nuova fase sono modeste: focolari, frammenti laterizi e altri indizi di frequentazione.
Con il passare dei secoli comparvero strutture più consistenti, successivamente inglobate nelle abitazioni costruite sopra e attorno ai resti precedenti.
In epoca rinascimentale gli edifici medievali vennero modificati più volte, senza però formare ancora un unico grande palazzo.
Nel 2021, durante alcuni lavori in corso Siccardi, è stato ritrovato un tratto di muro di epoca romana. Approfondisci il ritrovamento del muro romano in corso Siccardi
Il Seicento unisce edifici fino ad allora separati
La trasformazione decisiva avvenne nel XVII secolo.
Diversi fabbricati preesistenti furono collegati tra loro, dando origine a un complesso situato all’angolo tra vicolo Santa Maria e via Barbaroux.
Questa evoluzione aiuta a spiegare una delle caratteristiche più particolari dell’edificio: la sua planimetria irregolare, poco comune rispetto alla geometria del centro storico torinese.
Anche l’andamento di vicolo Santa Maria rompe la regolarità del reticolo circostante e conserva tracce di una struttura urbana molto più antica.
Verso la fine del Seicento il complesso passò ai Padri Carmelitani di Santa Maria di Piazza.
Palazzo Siccardi si affaccia su via Barbaroux, una strada che conserva tracce dell’antico impianto urbano e secoli di trasformazioni. Approfondisci la storia di via Barbaroux a Torino
Michele Antonio Siccardi acquista il palazzo nel 1719
Nel 1719 l’edificio venne venduto a Michele Antonio Siccardi per 20 mila lire piemontesi, somma collegata alla dote della moglie Maria Cristina Valzania.
Siccardi era avvocato generale di Piemonte, consigliere imperiale a Vienna e secondo presidente del Senato di Piemonte.
Pochi anni dopo decise di trasformare profondamente la proprietà.
Tra il 1721 e il 1722 il palazzo venne ricostruito su progetto dell’architetto Gian Giacomo Plantery, conosciuto anche nella forma francese Jean-Jacques Plantery.
Il lavoro modificò il precedente edificio senza cancellarne completamente le strutture.
Affreschi, scalone e soffitti: cosa resta del palazzo storico
Il progetto settecentesco coinvolse diverse maestranze attive anche nei grandi cantieri sabaudi.
Alla decorazione parteciparono i pittori Domenico Guidobono, Alberti ed Emanueli, insieme ai piccapietre Fontana e Aprile, già impegnati in edifici come Palazzo Reale e Palazzo Madama.
Tra gli elementi più interessanti rimasti nell’edificio figura lo scalone di gusto juvarriano, caratterizzato da strutture voltate sostenute da colonne in pietra.
Si conservano inoltre il cortile, diversi affreschi e antichi soffitti lignei a cassettoni.
La facciata curva segue l’antico tracciato di via Barbaroux
Anche l’esterno racconta la complessa storia dell’edificio.
La facciata verso via Barbaroux presenta un profilo ondulato, collegato all’andamento storico della strada e delle strutture precedenti sulle quali il palazzo venne costruito.
Uno degli elementi più insoliti è il balconcino in ferro battuto.
Invece di essere collocato direttamente sopra l’ingresso, si trova lateralmente, vicino all’angolo con vicolo Santa Maria.
Il portale presenta decorazioni con motivi geometrici e rosette e due telamoni laterali. La sua realizzazione viene ricondotta a maestranze luganesi attive nei palazzi torinesi nel Seicento.
Via Barbaroux era la Contrada dei Guardinfanti
Anche la strada sulla quale si affaccia Palazzo Siccardi ha origini molto antiche.
Il suo percorso conserva un andamento irregolare legato alle strutture romane e medievali precedenti alla trasformazione barocca della città.
In passato alcuni tratti della strada erano conosciuti con nomi differenti.
Tra questi compaiono la Contrada della Madonnetta e la Contrada dei Guardinfanti, denominazione collegata ai capi di abbigliamento che diedero il nome alla zona.
L’area rappresentava inoltre un importante spazio commerciale del centro cittadino.
Nel 1735 il palazzo passa alla famiglia Geuna di Cocconato
Michele Antonio Siccardi destinò successivamente l’edificio alla propria famiglia.
Nel 1735 Palazzo Siccardi passò in eredità alla figlia Barbara Maria, sposata con il conte Geuna di Cocconato.
Con il passare del tempo l’edificio perse progressivamente il carattere unitario della grande residenza aristocratica.
All’inizio del Novecento passò anche ai Rasini di Mortigliengo e venne suddiviso tra diverse proprietà.
La parcellizzazione provocò numerose modifiche agli ambienti interni.
I bombardamenti della Seconda guerra mondiale
La fase più difficile arrivò durante la Seconda guerra mondiale.
I bombardamenti colpirono duramente Palazzo Siccardi, provocando danni importanti.
Nel dopoguerra l’edificio assunse una funzione completamente diversa da quella originaria.
Nel 1947 Andrea Viglongo occupò la parte meridionale affacciata sulla piazzetta e vi trasferì uffici e magazzini della propria casa editrice.
Per diversi anni il palazzo divenne così anche un luogo legato alla storia dell’editoria torinese.
L’esproprio e i lunghi anni prima del recupero
Negli anni Settanta Palazzo Siccardi venne espropriato dal Comune di Torino.
Uno degli obiettivi iniziali era realizzare edilizia popolare.
Negli anni successivi l’edificio attraversò una fase difficile, con occupazioni abusive e numerosi progetti di recupero che non arrivarono immediatamente alla realizzazione.
Durante gli anni Ottanta furono elaborate ulteriori ipotesi di riqualificazione.
Solo all’inizio degli anni Duemila prese forma una destinazione stabile capace di combinare funzioni residenziali e culturali.
Tredici alloggi e una nuova biblioteca civica
Il progetto definitivo prevedeva la realizzazione di 13 alloggi di edilizia residenziale sovvenzionata e la creazione della nuova Biblioteca civica Torino Centro.
Il complesso comprendeva anche una sala polivalente, un archivio storico e un archivio editoriale.
La biblioteca venne realizzata tra Palazzo Siccardi e l’adiacente Palazzo Perucca della Rocchetta.
Dopo un lungo intervento di restauro, la nuova struttura aprì nel maggio 2016.
Successivamente venne intitolata a Bianca Guidetti Serra.
Il restauro del 2016 ha recuperato gli elementi storici
I lavori non si limitarono ad adattare gli ambienti alla funzione bibliotecaria.
Il restauro recuperò anche numerosi elementi architettonici e decorativi sopravvissuti alle trasformazioni precedenti.
Vennero valorizzati lo scalone settecentesco, gli affreschi, il cortile, i soffitti lignei e le altre testimonianze delle diverse epoche.
Il risultato è un edificio nel quale la funzione contemporanea convive con una stratificazione che va dall’età romana al Barocco.
Palazzo Siccardi tra cinema e fiction
Il palazzo e le strade che lo circondano sono stati utilizzati anche come ambientazione cinematografica e televisiva.
La zona compare tra le location associate a produzioni come Sangue pazzo di Marco Tullio Giordana, Le cinque giornate di Milano di Carlo Lizzani e La contessa di Castiglione di Josée Dayan.
Tra gli altri titoli figurano L’uomo privato di Emidio Greco, Maria José – L’ultima regina e I vestiti nuovi dell’Imperatore.
La conformazione delle vie e degli edifici storici circostanti rende infatti questo angolo del centro di Torino particolarmente adatto alle ricostruzioni d’epoca.
Palazzo Siccardi e il centro storico sono comparsi in diverse produzioni cinematografiche e televisive. Scopri anche i film girati a Torino e provincia
Perché Palazzo Siccardi è particolare
L’interesse di Palazzo Siccardi non dipende da un singolo episodio della sua storia.
Nello stesso luogo si sovrappongono infatti Torino romana, medievale, rinascimentale, barocca, industriale e contemporanea.
Una domus con ambienti riscaldati è diventata nel tempo un insieme di abitazioni medievali, poi una dimora aristocratica, successivamente sede editoriale e infine biblioteca pubblica.
È proprio questa continuità, più che la monumentalità dell’edificio, a rendere Palazzo Siccardi uno dei luoghi più interessanti per leggere l’evoluzione del centro storico torinese.
FAQ – Palazzo Siccardi: duemila anni di storia in breve
Si trova nel centro storico di Torino, tra via Barbaroux e vicolo Santa Maria.
Gli scavi hanno individuato i resti di una domus romana di epoca imperiale, dotata anche di ambienti con riscaldamento a pavimento.
La grande trasformazione voluta da Michele Antonio Siccardi avvenne tra il 1721 e il 1722 su progetto di Gian Giacomo Plantery.
Dal 2016 Palazzo Siccardi ospita, insieme all’adiacente Palazzo Perucca della Rocchetta, la Biblioteca civica Bianca Guidetti Serra.
Tra gli elementi più importanti figurano lo scalone settecentesco, gli affreschi, i soffitti lignei, il cortile, il portale decorato e la particolare facciata affacciata su via Barbaroux.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


