Vigna terapeutica Ospedale San Luigi Orbassano 2026: è la prima in un ospedale pubblico italiano

Da Alessandro Maldera
Settembre 12, 2026

La Vigna terapeutica Ospedale San Luigi Orbassano 2026 porta un nuovo spazio dedicato alla riabilitazione direttamente nel parco della struttura sanitaria.
Il progetto si chiama Rivìtere e viene presentato come la prima vigna terapeutica integrata all’interno di un ospedale pubblico italiano.
Su circa 900 metri quadrati sono state messe a dimora 390 barbatelle. Lo spazio sarà utilizzato per attività rivolte in particolare a pazienti con disabilità neurologiche e persone affette da patologie oncologiche o croniche.
Rivìtere, la vigna terapeutica del San Luigi: in sintesi
Superficie: circa 900 m²
Barbatelle: 390
Varietà: Sauvignon Rytos e Cabernet Volos
Aree: 6 zone di vigna hi-tech più un’area sensoriale
Tecnologia: sensori IoT e raccolta digitale dei dati
Destinatari: pazienti con disabilità neurologiche e patologie oncologiche o croniche
Obiettivo: integrare riabilitazione, natura, autonomia, movimento e socialità
Una vigna entra nel parco dell’Ospedale San Luigi
Rivìtere nasce con l’obiettivo di portare una parte delle attività riabilitative fuori dagli spazi sanitari tradizionali.
La vigna è stata progettata da Citiculture come ambiente protetto e accessibile nel quale le attività legate alla cura delle piante possano diventare parte del percorso terapeutico.
I pazienti potranno entrare nel vigneto e svolgere attività compatibili con le proprie condizioni e con gli obiettivi stabiliti dagli specialisti.
La cura della vite diventa così uno strumento attraverso il quale esercitare azioni normalmente presenti nella vita quotidiana.
Movimento, manualità, capacità di orientarsi e relazione con gli altri vengono trasferiti in uno spazio naturale, anziché essere affrontati esclusivamente in una palestra o in un ambulatorio.
Movimento, equilibrio e autonomia tra i filari
Il principio del progetto è utilizzare attività concrete per lavorare su diverse capacità.
All’interno della vigna sarà possibile intervenire su aspetti come:
- movimento
- equilibrio
- coordinazione
- manualità
- orientamento
- autonomia personale
- capacità relazionali
La partecipazione sarà naturalmente adattata alle condizioni di ogni paziente.
Il contatto con la natura viene inoltre considerato una possibile risorsa per il benessere psicologico e la qualità della vita, oltre che per favorire un coinvolgimento più attivo nel percorso di cura.
Il progetto si basa anche sulle indicazioni provenienti dalla letteratura scientifica internazionale sulle attività riabilitative svolte in ambienti aperti e naturali.
Sei aree hi-tech e uno spazio sensoriale
Rivìtere non è stata realizzata come una vigna tradizionale.
Lo spazio comprende sei aree vitate ad alta componente tecnologica e una zona sensoriale caratterizzata da varietà aromatiche e vegetazione scelta anche in funzione delle attività terapeutiche.
L’area è stata pensata per essere utilizzata non soltanto dai pazienti.
Potrà diventare anche un luogo di incontro per caregiver, familiari e personale sanitario, contribuendo a creare momenti di socialità e a ridurre l’isolamento delle persone più fragili.
La vigna assume quindi una doppia funzione: ambiente riabilitativo e spazio di relazione all’interno del parco ospedaliero.
390 viti su una superficie di 900 metri quadrati
L’intervento occupa complessivamente circa 900 metri quadrati.
Sono state piantate 390 barbatelle PIWI, appartenenti alle varietà Sauvignon Rytos e Cabernet Volos.
Le piante sono state fornite dai Vivai Rauscedo.
Le varietà PIWI sono quindi il cuore della nuova area vitata, inserita all’interno di un progetto nel quale la coltivazione viene affiancata da tecnologie per il monitoraggio.
Il vigneto comprende infatti anche sistemi digitali destinati a raccogliere informazioni sull’ambiente e sulle attività realizzate.
Sensori IoT per studiare gli effetti della riabilitazione nella natura
Uno degli elementi più innovativi riguarda proprio la componente tecnologica.
Nel vigneto saranno utilizzati sistemi di monitoraggio IoT, sviluppati in collaborazione con la startup PlantZCare.
A questi si aggiunge una dashboard digitale destinata alla raccolta e alla misurazione dei dati.
L’obiettivo non è quindi soltanto utilizzare la natura durante il percorso riabilitativo, ma anche produrre evidenze scientifiche che possano aiutare a valutare gli effetti delle attività svolte all’aperto.
Rivìtere assume così anche la funzione di spazio nel quale sperimentare e misurare nuove modalità di integrazione tra ambiente naturale e assistenza sanitaria.
Il progetto continua il percorso iniziato con il Giardino Riabilitativo
La nuova vigna non rappresenta il primo intervento del San Luigi dedicato all’utilizzo terapeutico degli spazi esterni.
Nel maggio 2026 era già stato inaugurato il nuovo Giardino Riabilitativo.
Lo spazio rappresenta l’evoluzione della precedente “palestra a cielo aperto” ed è stato progettato come un vero setting clinico dedicato a recupero motorio, coordinazione, equilibrio, autonomia e benessere psicologico.
Con Rivìtere il modello viene ulteriormente ampliato.
L’idea è considerare il parco dell’ospedale non soltanto come spazio verde, ma come parte delle infrastrutture utilizzabili durante il percorso di cura.
Il progetto della vigna, secondo quanto comunicato dall’azienda ospedaliero-universitaria, è stato inoltre realizzato senza costi per l’ospedale grazie al sostegno degli sponsor.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra più realtà
Rivìtere è stato progettato da Citiculture e realizzato insieme all’Associazione San Luigi Gonzaga Onlus.
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno di:
- Reale Foundation
- Fondazione CRT
- Consulta di Torino
- Clems Sinistri
All’inaugurazione ha partecipato anche il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone.
Il progetto coinvolge dunque soggetti sanitari, realtà del territorio, fondazioni e imprese attorno a un modello che prova a unire assistenza, riabilitazione e ambiente naturale.
Dalle vigne urbane del Politecnico all’ospedale di Orbassano
Rivìtere rappresenta anche una nuova fase dell’attività sviluppata da Citiculture.
La startup utilizza la viticoltura urbana come strumento di rigenerazione ambientale, sociale e culturale.
Il modello è già stato sperimentato in contesti urbani, universitari e aziendali.
Tra i progetti precedenti figura Campus Grapes al Politecnico di Torino.
Con la vigna del San Luigi il sistema viene applicato per la prima volta a un contesto sanitario.
La coltivazione della vite non viene quindi considerata soltanto sotto il profilo agricolo, ma diventa il punto di partenza per attività legate a sostenibilità, inclusione, partecipazione e benessere.
Per chi è pensata la vigna terapeutica
I principali destinatari sono pazienti con disabilità neurologiche e persone con malattie oncologiche o croniche.
Il vigneto non sostituisce naturalmente le attività sanitarie tradizionali.
Si aggiunge invece ai percorsi già disponibili, permettendo di trasferire alcune attività in un contesto maggiormente vicino alle esperienze quotidiane.
L’obiettivo è aiutare la persona a recuperare progressivamente capacità motorie, autonomia e relazioni attraverso azioni reali svolte in un ambiente sicuro.
Anche caregiver e familiari potranno beneficiare di uno spazio progettato per favorire incontro e socializzazione.
FAQ –
Nel parco dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano.
Occupa una superficie di circa 900 metri quadrati.
Sono presenti 390 barbatelle PIWI, delle varietà Sauvignon Rytos e Cabernet Volos.
In particolare a persone con disabilità neurologiche e patologie oncologiche o croniche, nell’ambito dei rispettivi percorsi terapeutici.
Attività legate alla cura della vite utilizzate per lavorare su movimento, coordinazione, equilibrio, manualità, orientamento, autonomia e relazione.
Sì. Sono previsti sensori IoT, sistemi di raccolta dati e una dashboard digitale per misurare gli impatti.
Il progetto viene presentato dai promotori come la prima vigna terapeutica integrata all’interno di un ospedale pubblico italiano.
Sì. Nel maggio 2026 è stato inaugurato anche il Giardino Riabilitativo, progettato come setting clinico all’aperto.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


