Terme di Augusta Taurinorum: il misterioso complesso scoperto vicino alla Dora

Da Alessandro Maldera
Settembre 07, 2026

Le Terme di Augusta Taurinorum sono uno dei grandi interrogativi archeologici della Torino romana.
È estremamente plausibile che una colonia importante disponesse di bagni pubblici, ma a Torino non è stato ancora identificato con certezza un complesso termale completo. Il candidato più interessante è un grande edificio pubblico situato a nord delle mura, nell’area tra piazza Emanuele Filiberto, piazza della Repubblica e corso Regina Margherita.
Marmi, strutture monumentali, un possibile ipocausto e la vicinanza alla Dora hanno portato a ipotizzare la presenza di grandi terme pubbliche, ma la funzione dell’edificio resta ancora da dimostrare definitivamente.
Terme di Augusta Taurinorum: cosa sappiamo davvero
Sempre Certo: a nord delle mura è stato scoperto un grande edificio pubblico monumentale
Certo: sono emersi marmi, strutture monumentali e resti interpretati come possibile ipocausto
Probabile: Augusta Taurinorum disponeva di bagni pubblici, come le altre città romane di una certa importanza
Ipotesi: il complesso tra piazza Emanuele Filiberto e piazza della Repubblica potrebbe essere stato una grande terma pubblica
Non dimostrato: non conosciamo con certezza posizione e planimetria delle terme pubbliche di Torino
Augusta Taurinorum aveva delle terme pubbliche?
La risposta più corretta è: molto probabilmente sì, ma non sappiamo ancora con certezza dove fossero.
Le terme erano una componente comune della vita urbana romana e Augusta Taurinorum possedeva le infrastrutture necessarie per alimentarle, comprese reti idriche e sistemi di riscaldamento.
L’archeologia torinese documenta inoltre diversi ambienti dotati di ipocausto.
Manca però ciò che permetterebbe di chiudere definitivamente la questione: un edificio riconosciuto senza dubbi come grande stabilimento termale pubblico, con una planimetria sufficientemente chiara da identificarne gli ambienti.
Il principale candidato si trova nel settore settentrionale della città romana.
Il grande edificio romano scoperto fuori dalle mura
Il complesso più interessante sorgeva immediatamente a nord della cinta di Augusta Taurinorum, nell’area dell’attuale piazza Emanuele Filiberto.
Non si trattava di una piccola struttura.
Le testimonianze ottocentesche e gli scavi moderni indicano l’esistenza di un edificio pubblico monumentale, allungato parallelamente alle mura e dotato di finiture di pregio.
La sua posizione è particolarmente significativa: il complesso si trovava nel suburbio settentrionale, in direzione della Dora Riparia.
Se l’interpretazione termale fosse confermata, Torino avrebbe quindi avuto un grande impianto di bagni pubblici immediatamente fuori dal perimetro murato.
Le possibili terme pubbliche sarebbero sorte appena fuori dalla cinta settentrionale della città romana. Approfondisci la storia delle mura romane di Torino e del perimetro di Augusta Taurinorum
Le prime scoperte risalgono al 1830
Le prime testimonianze archeologiche dell’edificio risalgono agli anni 1830-1831.
Giulio Cordero di San Quintino descrisse il ritrovamento di un grande pavimento romano costruito utilizzando marmi e pietre pregiate, insieme a frammenti di statue ed elementi architettonici.
Poco dopo Carlo Promis fornì ulteriori dettagli.
Descrisse pareti rivestite di marmo giallastro, un emiciclo pavimentato e rivestito in marmo bianco e una struttura definita Hipocaustum.
È proprio quest’ultimo elemento ad aver alimentato l’ipotesi termale.
Un ipocausto era infatti un sistema utilizzato dai Romani per riscaldare gli ambienti attraverso la circolazione di aria calda sotto il pavimento.
Da solo, però, non basta a dimostrare la presenza di terme pubbliche.
Gli scavi degli anni Novanta riportano alla luce il complesso
La zona tornò al centro delle ricerche archeologiche negli anni Novanta, durante la realizzazione del parcheggio sotterraneo.
Gli scavi interessarono una superficie di circa 5.000 metri quadrati.
Questo numero va interpretato correttamente: rappresenta l’area coinvolta dalle indagini archeologiche e non la superficie accertata delle possibili terme.
Gli archeologi riconobbero parti del grande edificio pubblico già intercettato nel XIX secolo.
La struttura risultava rettangolare e molto allungata, sviluppata parallelamente alle mura. In uno dei settori ricostruibili raggiungeva una larghezza di almeno una dozzina di metri.
Su una lunga parete sono rimaste anche tracce dell’antico intonaco dipinto.
Il complesso poteva scendere a terrazze verso la Dora
Una delle ricostruzioni più affascinanti riguarda il rapporto tra l’edificio e il territorio circostante.
È stato ipotizzato che il complesso continuasse verso nord attraverso una successione di terrazze dirette verso la Dora Riparia.
La collocazione sarebbe compatibile con un edificio che necessitava di una notevole disponibilità d’acqua.
Bisogna però evitare una deduzione automatica.
Vicinanza alla Dora, marmi e strutture riscaldate sono indizi convergenti, non una prova conclusiva che l’edificio fosse termale.
La vicinanza alla Dora è uno degli elementi che rende interessante l’ipotesi di un grande complesso termale a nord di Augusta Taurinorum. Approfondisci la storia del rapporto tra Torino e la Dora Riparia
Un ambiente di 45 metri potrebbe appartenere allo stesso complesso
Altri resti romani sono stati individuati nell’area di piazza della Repubblica e del sottopasso di corso Regina Margherita.
Tra questi compare un ambiente di dimensioni considerevoli: circa 45 metri per 12, pavimentato in opus signinum.
Inizialmente era stato interpretato come possibile mercato coperto o magazzino.
Studi successivi hanno avanzato un’altra possibilità: le strutture potrebbero essere collegate all’edificio di piazza Emanuele Filiberto e appartenere a un unico grande complesso pubblico di carattere termale.
Se questa lettura fosse corretta, le possibili terme della Torino romana avrebbero avuto dimensioni molto maggiori rispetto alla sola porzione emersa negli scavi.
Resta, anche in questo caso, un’ipotesi archeologica.
Dove potevano trovarsi le terme della Torino romana
La zona candidata può essere collocata a grandi linee a nord delle mura di Augusta Taurinorum, tra l’attuale piazza Emanuele Filiberto, piazza della Repubblica, corso Regina Margherita e la fascia diretta verso la Dora.
Sarebbe quindi stato un complesso suburbano, appena all’esterno della città murata.
La posizione non sarebbe anomala.
Le grandi funzioni pubbliche romane non dovevano necessariamente essere concentrate tutte entro la griglia regolare degli isolati cittadini.
Il settore settentrionale aveva inoltre un’importanza particolare per la gestione dell’acqua e per diverse attività produttive e commerciali.
Acquedotto e Dora rendevano possibile un grande impianto
Augusta Taurinorum disponeva di un sistema idrico capace di portare acqua corrente all’interno della colonia.
La ricostruzione archeologica indica una probabile captazione dalla Dora Riparia a monte della città, dalla quale l’acqua veniva indirizzata verso la rete urbana.
Le forniture erano particolarmente importanti per edifici pubblici, fontane e abitazioni delle fasce più agiate.
Nel corso del I secolo d.C. la colonia sviluppò progressivamente acquedotto, fognature, strade e altre infrastrutture.
Se il grande edificio settentrionale era effettivamente termale, avrebbe quindi trovato proprio in questa rete il sistema necessario a garantire acqua in entrata e smaltimento delle acque utilizzate.
Un grande impianto termale romano avrebbe richiesto una rete efficiente per portare e smaltire l’acqua. Approfondisci come funzionavano acquedotto e fognature nella Torino romana
Le possibili terme appartengono alla crescita della città romana
Augusta Taurinorum non nacque con tutte le sue infrastrutture già completamente sviluppate.
La colonia venne fondata negli ultimi decenni del I secolo a.C., mentre la monumentalizzazione e l’organizzazione dei servizi avanzarono progressivamente durante l’età imperiale.
Il grande complesso settentrionale viene collocato nella prima età imperiale, con trasformazioni successive.
La sequenza storica più plausibile è quindi quella di una città che cresce, aumenta le proprie infrastrutture e sviluppa progressivamente servizi pubblici più complessi.
Le eventuali terme si inserirebbero perfettamente in questa fase di maturazione urbana.
Come funzionavano le terme romane
Conosciamo molto bene il funzionamento generale degli stabilimenti termali romani grazie agli edifici conservati in altre città dell’Impero.
Una grande struttura poteva comprendere:
- apodyterium, lo spogliatoio
- frigidarium, dedicato agli ambienti freddi
- tepidarium, con temperatura intermedia
- caldarium, riscaldato
- vasche e piscine
- locali tecnici
- cortili e, negli impianti più articolati, spazi per attività fisiche
Il percorso attraverso ambienti con temperature differenti costituiva una delle caratteristiche principali dell’esperienza termale.
Non possiamo però attribuire automaticamente questa struttura alle Terme di Augusta Taurinorum.
Non sono stati infatti identificati a Torino tutti questi ambienti.
La formulazione corretta è che, se il grande complesso torinese era davvero termale, doveva utilizzare principi analoghi a quelli documentati nelle altre città romane.
L’ipocausto riscaldava gli ambienti dal basso
Una tecnologia certamente presente a Torino romana era invece l’ipocausto.
Il pavimento veniva rialzato mediante piccoli pilastri in laterizio, chiamati suspensurae.
Un forno, il praefurnium, produceva aria calda che veniva fatta circolare nello spazio creato sotto il pavimento.
In edifici più sofisticati il calore poteva raggiungere anche le pareti attraverso elementi laterizi cavi.
Era una tecnologia utilizzata tanto negli stabilimenti termali quanto negli ambienti riscaldati delle abitazioni private.
Proprio per questo la presenza di un ipocausto rappresenta un indizio importante, ma non permette da sola di identificare una terma pubblica.
I bagni privati nelle domus di Augusta Taurinorum
Le testimonianze archeologiche consentono invece di affermare con maggiore sicurezza che alcune famiglie benestanti della Torino romana disponevano di ambienti privati riscaldati e probabilmente legati anche alla cura del corpo.
Resti di sistemi a ipocausto sono comparsi in diverse zone dell’antica colonia, tra cui:
- piazza Castello
- via Barbaroux
- via Garibaldi
- area del Duomo
- via Botero
Non erano necessariamente terme pubbliche.
Molti di questi resti appartenevano a domus signorili.
È quindi necessario distinguere sempre tra l’esistenza certa della tecnologia termale domestica e l’identificazione ancora incerta di un grande stabilimento pubblico.
La domus di via Barbaroux aveva forno, ipocausto e caldaia
Uno dei ritrovamenti più interessanti proviene dall’attuale via Barbaroux 32.
All’interno di una ricca abitazione del I secolo d.C. è stato scoperto un ambiente dotato di pavimento rialzato, suspensurae e praefurnium.
Era presente anche un locale con una caldaia, elemento particolarmente significativo quando si studia l’utilizzo dell’acqua calda nelle abitazioni romane.
Nelle vicinanze esisteva inoltre un focolare interpretato come parte di una cucina.
L’edificio viene però identificato come una domus signorile.
È quindi una testimonianza molto importante dei bagni e degli ambienti riscaldati privati, non la prova dell’esistenza di terme pubbliche in quella zona.
Ambienti riscaldati anche sotto Palazzo Siccardi
Un caso analogo è documentato sotto Palazzo Siccardi, oggi sede della Biblioteca civica Bianca Guidetti Serra.
Gli scavi hanno individuato due ambienti appartenenti a una ricca abitazione romana dotati di riscaldamento a pavimento.
Anche in questo caso emerge il livello tecnologico raggiunto dalle abitazioni delle famiglie più agiate.
La conclusione è però la stessa: dimostra la diffusione del riscaldamento romano e probabilmente di spazi destinati al comfort domestico, ma non permette di individuare un edificio termale pubblico.
Terme pubbliche e bagni privati: la differenza decisiva
Le conoscenze disponibili permettono quindi di separare due livelli.
Per i bagni privati e gli ambienti riscaldati nelle domus esistono testimonianze archeologiche concrete in diversi punti della città.
Per una grande terma pubblica, invece, disponiamo di un candidato molto interessante nel settore settentrionale, ma l’identificazione definitiva non è stata raggiunta.
È la distinzione fondamentale per ricostruire correttamente la vita quotidiana di Augusta Taurinorum senza attribuire ai reperti più di quanto possano dimostrare.
Le terme erano anche luoghi di vita sociale
Nelle città romane gli stabilimenti termali svolgevano una funzione molto più ampia rispetto alla semplice igiene personale.
Erano luoghi dedicati alla cura del corpo, allo svago e alle relazioni sociali.
Grandi complessi potevano diventare alcuni dei principali punti di incontro della popolazione urbana.
Se il complesso settentrionale di Augusta Taurinorum fosse realmente una terma pubblica, avrebbe probabilmente svolto anche questa funzione nella vita quotidiana della colonia.
Non conosciamo però orari, modalità di accesso o abitudini specifiche degli abitanti della Torino romana e sarebbe scorretto ricostruirli senza fonti locali.
Alcuni marmi romani potrebbero essere finiti nel Museo Egizio
Le scoperte ottocentesche hanno lasciato anche una curiosità particolare.
Cordero di San Quintino riferì di aver recuperato parte dei marmi scoperti nel 1830-1831 e di averli riutilizzati nella pavimentazione del Museo Egizio.
Quegli elementi avrebbero quindi avuto una seconda vita all’interno di uno dei più importanti musei torinesi.
Non significa però che sia possibile affermare che il “pavimento delle terme” si trovi oggi nel Museo Egizio.
Sappiamo che vennero recuperati marmi provenienti dal grande edificio romano, la cui funzione termale rimane ipotetica.
Cosa rimane oggi delle possibili terme di Augusta Taurinorum
Una traccia del grande edificio è ancora visibile.
Parte della parete meridionale del complesso pubblico è conservata nel parcheggio sotterraneo di piazza Emanuele Filiberto.
Sulla struttura rimangono anche tracce dell’antico intonaco romano.
È forse il modo migliore per chiudere il mistero delle Terme di Augusta Taurinorum.
Non possiamo ancora indicare sulla mappa un edificio dicendo con certezza “qui c’erano le terme”, come è possibile fare con il Teatro Romano.
Possiamo però osservare i resti di un grande complesso pubblico monumentale, ricordare i marmi e le statue emersi nell’Ottocento, considerare il possibile ipocausto e collegare le strutture scoperte verso piazza della Repubblica.
Sono abbastanza indizi da rendere l’ipotesi di una grande terma pubblica a nord delle mura archeologicamente interessante, ma non ancora abbastanza per considerare il caso definitivamente risolto.
FAQ – Terme di Augusta Taurinorum: cosa sappiamo e cosa resta da scoprire
È estremamente plausibile che possedesse bagni pubblici, ma nessun grande stabilimento termale è stato identificato definitivamente.
Il principale candidato è nell’area a nord delle mura, tra piazza Emanuele Filiberto, piazza della Repubblica e corso Regina Margherita, verso la Dora.
Per la monumentalità, i rivestimenti marmorei, la presenza di una struttura interpretata come ipocausto, la posizione vicino all’acqua e il possibile collegamento con altri grandi ambienti romani.
Gli scavi moderni interessarono circa 5.000 metri quadrati, ma questa è la superficie indagata e non la dimensione certa delle possibili terme.
Sì. Diversi edifici romani presentavano sistemi di riscaldamento a pavimento, anche se molti appartenevano a domus private.
La domus di via Barbaroux 32 conservava suspensurae, un praefurnium e un ambiente con caldaia.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


