palazzo del Seminario Metropolitano di Torino: storia, cappella e arte

Da Alessandro Maldera
Settembre 07, 2026

Il palazzo del Seminario Metropolitano di Torino – Via XX settembre 83 – è uno degli edifici barocchi legati più profondamente alla storia religiosa e culturale della città.
Nato nel Settecento per ospitare il seminario dell’arcidiocesi, attraversò occupazioni militari, trasformazioni, bombardamenti e cambi di funzione. Fu anche sede della Pontificia Facoltà Teologica e oggi ospita la sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.
Tra gli ambienti più importanti spiccano la cappella barocca, ricca di sculture, affreschi e stucchi, e la Sala Artistica.
Focus sul Palazzo del Seminario Metropolitano di Torino
Indirizzo: Via XX Settembre 83
Funzione originaria: formazione del clero dell’arcidiocesi di Torino
Progetto: attribuito nel materiale a Pietro Paolo Cerruti/Cerutti
Stile: Barocco settecentesco di impostazione juvarriana
Ala meridionale: completata nel 1778-1780
Bombardamenti: gravi danni nella notte tra 12 e 13 luglio 1943
Uso attuale: sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e Istituto Superiore di Scienze Religiose
Le origini del Seminario Metropolitano di Torino
La nascita dell’istituzione è precedente all’attuale palazzo.
Dopo il Concilio di Trento, celebrato tra il 1545 e il 1563, anche Torino recepì le nuove disposizioni dedicate alla preparazione del clero.
Il Seminario metropolitano venne istituito nel 1565. Nei decenni successivi cambiò più volte sede, fino a stabilirsi nel 1601 in un edificio situato nei pressi dell’attuale complesso.
All’inizio del Settecento quegli spazi erano ormai troppo piccoli.
Nel 1711 si decise quindi di realizzare un nuovo seminario nello stesso luogo, dando origine al palazzo che ancora oggi caratterizza l’isolato.
La costruzione iniziò nel 1711
La prima fase del nuovo edificio prese forma tra 1711 e 1713.
Il progetto, in passato attribuito anche a Filippo Juvarra, viene ricondotto nel materiale di partenza a Pietro Paolo Cerruti, indicato altrove con la grafia Cerutti.
A seguire direttamente l’impresa fu il rettore Pietro Cossa, alla guida del seminario dal 1704 fino alla morte nel 1760.
Cossa, nato a Usseglio il 13 febbraio 1672, ricoprì numerosi incarichi. Fu canonico teologo del Capitolo metropolitano, direttore di una Conferenza di Teologia morale per il clero, abate di San Costanzo a Villar San Costanzo e confessore della regina Anna Maria di Borbone-Orléans e di Carlo Emanuele III.
All’interno del seminario la sua memoria è conservata attraverso un busto e una lapide collocati sopra la porta centrale del salone.
Nel materiale compare anche una variante del suo cognome, “Costa”, riferita alla fase di ampliamento dell’edificio.
Il Seminario Metropolitano nasce nella stessa grande stagione di trasformazione urbanistica che cambiò il volto della capitale sabauda. Approfondisci la storia di Filippo Juvarra e del Barocco torinese
Un cantiere durato gran parte del Settecento
La costruzione non avvenne in un’unica fase.
Fu necessario acquisire proprietà, modificare strutture già esistenti e demolire alcune delle vecchie case presenti nell’isolato.
Nel 1711-1712 lavorarono all’ala orientale i capomastri Domenico e Carlo Francesco Pizone.
Il portale principale fu invece affidato agli scalpellini Bartolomeo Quadrone e Francesco Busso, assunti con un contratto datato 10 marzo 1711. Per la sua realizzazione venne utilizzata pietra di Gassino.
Anche i materiali più pregiati arrivavano da lontano.
Nell’agosto 1712 furono trasportate per via fluviale da Bereguardo, utilizzando 150 barche, quattordici delle ventiquattro grandi colonne di marmo rosso previste, accompagnate da capitelli, zoccoli e altri elementi. La lavorazione era stata affidata agli scalpellini milanesi Antonio Magistretto e Carlo Salvadore.
Tra il 1722 e il 1723 vennero completate le ali orientale e settentrionale, anche se rimaneva ancora da costruire oltre un terzo dell’intero complesso.
Nel 1723-1724 gli scalpellini di Barge lavorarono invece ai pavimenti realizzati con pietra locale.

Pietro Cossa finanziò anche l’ampliamento
La disponibilità economica rappresentò uno dei problemi centrali del lungo cantiere.
Il rettore contribuì a reperire risorse attraverso diversi finanziamenti e mutui contratti tra il 1713 e il 1749.
Nel 1734 mise inoltre a disposizione una propria somma per proseguire l’ampliamento, costruire una cappella e creare posti gratuiti destinati ai sacerdoti poveri.
Il 20 gennaio 1728 l’arcivescovo Francesco Giuseppe Arborio di Gattinara constatava che il nuovo seminario era arrivato a circa metà della sua costruzione.
In quel momento la comunità era composta da 42 chierici.
Una parte studiava grammatica e retorica nel collegio dei Gesuiti, mentre altri frequentavano filosofia e teologia all’Università.
L’ala meridionale completò il grande quadrilatero
Tra il 1728 e il 1733 furono realizzate la cappella e l’ala occidentale, anche se proprio la cronologia di questa parte dell’edificio è tra quelle meno chiaramente documentate nel materiale disponibile.
L’ala meridionale arrivò molto più tardi.
Tra il 1778 e il 1780, dopo la demolizione delle vecchie abitazioni, la sua costruzione venne affidata all’architetto Carlo Ceroni, originario della Valsolda.
In quel periodo il rettore era Giovanni Tommaso Adami e l’arcivescovo Vittorio Costa d’Arignano.
L’intervento contribuì a dare al complesso l’aspetto definitivo, profondamente legato al linguaggio architettonico del Barocco torinese e descritto come di gusto juvarriano.
Nell’aprile 1782 nel cortile venne inoltre collocato un grande orologio. Il materiale indica il suo autore come Pietro Martina e, in un altro passaggio, Pietro Martino.
La cappella barocca del Seminario
Uno degli ambienti artisticamente più importanti si trova al centro dell’ala occidentale.
La cappella è composta da due spazi ellittici.
Il primo, risalente alla fase compresa tra 1728 e 1733, forma la navata. Paraste e pennacchi accompagnano lo sguardo verso la cupola, terminante in un ciborio circolare illuminato dalle finestre.
Di particolare valore è l’apparato in stucco, ricco di:
- conchiglie
- cartigli
- putti
- volute
La decorazione viene considerata tra gli esempi più interessanti della produzione torinese della seconda metà del Settecento.
Nel 1793 venne aggiunto un secondo ambiente ellittico, leggermente rialzato rispetto alla navata e destinato a presbiterio, altare e coro.
Le paraste scanalate in marmo sorreggono una trabeazione continua, sopra la quale si sviluppa la cupola conclusa da un grande ovale dipinto.
Il Seminario Metropolitano appartiene alla grande stagione barocca che trasformò Torino tra Seicento e Settecento. Approfondisci i capolavori e gli artisti del Barocco torinese
L’Immacolata e le opere conservate nella cappella
Al centro dell’abside si trova una statua marmorea dell’Immacolata Concezione con angioletti, opera dello scultore toscano Gian Domenico Olivieri e risalente alla prima metà del XVIII secolo.
L’apparato pittorico è particolarmente ricco.
Il materiale attribuisce presumibilmente a Michele Antonio Milocco gli Evangelisti nei pennacchi e diverse scene sulle pareti:
- San Francesco di Sales che predica ai Calvinisti
- San Carlo Borromeo che conforta gli appestati
- Cristo che consegna le chiavi a Pietro
- La conversione di Saulo
In un’altra parte del testo alcuni dipinti laterali degli ultimi anni Trenta del Settecento vengono invece associati a un pittore piemontese indicato come Tana. Il materiale non chiarisce completamente il rapporto tra le due attribuzioni.
Ai lati dell’ingresso si trovano inoltre due tele attribuite a Felice Cervetti: L’Arcangelo Michele in atto di sconfiggere il demonio, dove compare anche San Giovanni Battista, e Il sogno di Giuseppe.

Affreschi, altare e organo della cappella
La volta venne decorata a metà Settecento da Giovanni Battista Alberoni, con finte prospettive e architetture. Nel materiale l’intervento è datato alternativamente 1756-1757 e 1757-1758.
Nel 1793 il rettore Giovanni Tommaso Adami promosse inoltre un ampliamento della cappella.
Il nuovo altare marmoreo fu affidato allo scalpellino genovese Francesco Parodi, mentre il coro ligneo venne realizzato da Vincenzo Rasario di Romagnano Sesia.
I gradini lignei dell’altare maggiore risalgono invece al 1766 e sono associati allo scultore piemontese Stefano Maria Clemente.
L’organo, costruito tra il 1778 e il 1779, è opera di Francesco Concone.
Le porte della sacrestia furono decorate dal paesaggista Vittorio Amedeo Cignaroli.
Nel 1841 Carlo Bissantini intervenne sulla volta del presbiterio realizzando la Gloria di Cristo, accompagnata dalle figure dei profeti nelle lunette delle sei finestre.
Qui fu ordinato Giuseppe Benedetto Cottolengo
La cappella conserva anche una memoria particolarmente importante per la storia religiosa torinese.
Sul lato sinistro dell’altare maggiore, sotto il pulpito, una lapide ricorda l’ordinazione sacerdotale di Giuseppe Benedetto Cottolengo, avvenuta qui l’8 giugno 1811.
Il legame con Cottolengo aggiunge quindi un ulteriore elemento storico a un ambiente già importante per il patrimonio artistico del palazzo.
Dall’occupazione francese ai bombardamenti del 1943
Il Seminario attraversò anche fasi molto difficili.
Nel 1799 il complesso venne occupato dalle truppe francesi. Seminario, università e facoltà teologica furono sospesi durante il periodo rivoluzionario.
L’arcivescovo Giacinto Della Torre riuscì successivamente a ottenere la riapertura dell’istituzione attraverso un decreto imperiale del 16 febbraio 1807.
Prima di tornare utilizzabile furono però necessarie riparazioni importanti e costose. Parte degli arredi era stata saccheggiata durante l’occupazione francese e trasferita al demanio pubblico.
Dopo il 1848 il palazzo fu utilizzato per diversi anni anche come ospedale militare temporaneo.
Nel 1867 venne incamerato dal demanio dello Stato italiano.
La notte tra il 12 e il 13 luglio 1943, durante i bombardamenti su Torino, l’ala sud-occidentale subì gravi danni.
Il Seminario Metropolitano fu tra gli edifici danneggiati dai bombardamenti del 1943. Per approfondire quel periodo, leggi la storia dei bombardamenti su Torino durante la Seconda guerra mondiale
Dalla Pontificia Facoltà Teologica alla sede attuale
Il palazzo non fu soltanto un seminario.
Dal 1874 al 1926 ospitò la Pontificia Facoltà Teologica e Giuridica di Torino, una presenza ricordata ancora oggi dagli stemmi conservati nella Sala Artistica.
Dopo la Seconda guerra mondiale il Seminario venne trasferito a Rivoli, mentre nell’edificio torinese rimase la Biblioteca.
Dal 1972 il complesso ospita la sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale.
In seguito vi si è insediato anche l’Istituto Superiore di Scienze Religiose.
La Sala Artistica
Un altro ambiente significativo è la Sala Artistica, situata al piano terra dell’ala meridionale.
La decorazione della volta risale ai primi anni del Novecento e utilizza finte architetture, festoni floreali e medaglioni dedicati a diverse discipline umanistiche e scientifiche.
Due stemmi sul lato lungo ricordano il periodo della Pontificia Facoltà Teologica e Giuridica.
Sugli altri lati compaiono quelli del cardinale Agostino Richelmy, arcivescovo di Torino dal 1897 al 1923 e promotore dello spostamento e dell’ampliamento della biblioteca, e di papa Pio X, durante il cui pontificato il salone venne decorato e inaugurato.
Al centro della parete priva di finestre si trova un dipinto settecentesco dell’Immacolata Concezione, genericamente attribuito alla famiglia francese dei Van Loo.
Accanto sono conservate quattro tele di autore ignoto, un tempo collocate nella cappella:
- San Francesco di Sales che predica ai Calvinisti
- San Carlo Borromeo che conforta gli appestati
- San Pietro che riceve le chiavi
- San Paolo all’Areopago
Le altre opere d’arte conservate nel palazzo
Il patrimonio artistico non si esaurisce nella cappella e nella Sala Artistica.
Gli altri ambienti conservano due crocifissi di Felice Cervetti, oltre a un ritratto seicentesco del beato Ascanio da Ceva realizzato dal monaco camaldolese Gregorio Cartaro.
Sono inoltre presenti sovrapporte attribuite a Scipione Cignaroli, Francesco Antoniani e Vittorio Amedeo Rapous.
Architettura, scultura, pittura e storia dell’insegnamento religioso si sovrappongono quindi in un edificio che racconta oltre tre secoli di vita torinese.
Perché il palazzo del Seminario Metropolitano è importante per Torino
Il palazzo del Seminario Metropolitano di Torino nacque mentre la città stava attraversando uno dei periodi urbanistici più importanti della propria storia.
La sua costruzione si inserì infatti nell’espansione degli anni Venti e Trenta del Settecento, il cosiddetto terzo ampliamento di Torino, nel contesto delle trasformazioni promosse da Vittorio Amedeo II e legate anche all’attività di Filippo Juvarra.
Torino era ormai diventata capitale del Regno di Sardegna e stava assumendo la forma monumentale che ancora oggi caratterizza gran parte del centro storico.
Il Seminario rappresenta una testimonianza particolare di quella stagione: non una residenza reale o aristocratica, ma un grande edificio nato per la formazione religiosa e divenuto nel tempo anche luogo di insegnamento universitario, biblioteca e centro di studi teologici.
Dove si trova Via XX Settembre 83 a Torino?
Via XX Settembre 83 si trova nel centro storico di Torino, a pochi passi da Piazza Castello, dal Duomo e da Porta Palatina.
FAQ – Seminario Metropolitano di Torino: date, arte e curiosità
La costruzione dell’attuale complesso iniziò nel 1711, proseguendo attraverso diverse fasi per gran parte del Settecento.
Il progetto era stato in passato attribuito a Filippo Juvarra, mentre il materiale di partenza lo riconduce a Pietro Paolo Cerruti, indicato anche come Cerutti.
La cappella conserva stucchi barocchi, affreschi, un organo settecentesco e la statua dell’Immacolata Concezione di Gian Domenico Olivieri.
Giuseppe Benedetto Cottolengo venne ordinato sacerdote nella cappella l’8 giugno 1811.
Sì. L’ala sud-occidentale venne gravemente danneggiata durante il bombardamento della notte tra 12 e 13 luglio 1943.
Dopo la Seconda guerra mondiale il Seminario venne trasferito a Rivoli, mentre a Torino rimase la Biblioteca.
Dal 1972 vi ha sede la sezione torinese della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, alla quale si è aggiunto l’Istituto Superiore di Scienze Religiose.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



