Incendio di Torino del 69 d.C: cosa accadde ad Augusta Taurinorum

Da Alessandro Maldera
Settembre 06, 2026

L’Incendio di Torino del 69 d.C è uno dei rarissimi episodi della vita di Augusta Taurinorum raccontati direttamente da una grande fonte dell’antichità.
Tacito riferisce che una parte della colonia bruciò dopo la partenza notturna della XIV legione, quando numerosi fuochi dell’accampamento rimasero accesi.
Non si trattò quindi, per quanto possiamo ricostruire, di un incendio ordinato contro Torino né della distruzione dell’intera città. Tutto avvenne nel pieno della guerra civile che sconvolse l’Impero durante l’Anno dei quattro imperatori.
Incendio di Torino del 69 d.C: cosa sappiamo
Contesto: guerra civile dell’Anno dei quattro imperatori
Reparti coinvolti: XIV legione e coorti batave
Causa dell’incendio: probabilmente accidentale, per fuochi lasciati accesi durante la partenza notturna
Estensione: Tacito parla di una parte della colonia
Vittime: non conosciute
Data esatta: non conosciuta
Torino nel caos dell’Anno dei quattro imperatori
Per capire perché migliaia di soldati romani si trovassero ad Augusta Taurinorum bisogna tornare alla crisi politica iniziata dopo la morte di Nerone nel 68 d.C.
Nel corso del 69 il potere passò rapidamente tra Galba, Otone, Vitellio e infine Vespasiano.
All’inizio dell’anno le legioni del Reno proclamarono imperatore Vitellio, mentre a Roma aveva preso il potere Otone.
Lo scontro decisivo avvenne il 14 aprile 69 d.C. a Bedriacum, vicino a Cremona. Le forze vitelliane sconfissero quelle del rivale e Otone si suicidò due giorni dopo.
L’incendio di Torino avvenne successivamente, mentre Vitellio stava riorganizzando le numerose unità militari presenti nell’Italia settentrionale.
Tra queste c’era la Legio XIV Gemina, che aveva appoggiato Otone e che Vitellio decise di rimandare in Britannia.
Torino si trovava lungo una direttrice strategica verso le Alpi occidentali, la Gallia e le province transalpine. Per questo divenne uno dei luoghi di passaggio e acquartieramento delle truppe.
Non conosciamo però il giorno preciso dell’incendio e non è prudente attribuirgli un mese esatto.
Per approfondire il contesto dell’incendio del 69 d.C., dalle origini della colonia alla sua posizione strategica lungo le vie alpine, leggi la storia della Torino romana e di Augusta Taurinorum
La lite con un artigiano torinese rischiò di provocare una battaglia
Il problema nacque quando la XIV legione venne accampata ad Augusta Taurinorum insieme alle coorti batave, reparti ausiliari originari dell’area corrispondente grossomodo agli attuali Paesi Bassi.
Tra i due gruppi esisteva già una forte rivalità.
Tacito racconta che la tensione esplose attorno a un episodio apparentemente banale.
Un soldato batavo accusò un artigiano torinese di essere un ladro. Un uomo della XIV legione intervenne invece in sua difesa perché l’artigiano era legato a lui da un rapporto personale di ospitalità.
La discussione degenerò rapidamente.
Prima intervennero altri soldati, poi si arrivò allo scontro fisico e infine le due unità rischiarono di affrontarsi apertamente.
La situazione divenne abbastanza grave da far temere un vero combattimento tra uomini che, formalmente, appartenevano allo stesso esercito romano.
A modificare gli equilibri furono due coorti pretoriane, che si schierarono dalla parte della XIV legione. Il loro intervento rafforzò i legionari e convinse i Batavi a fermarsi.
Torino evitò così una vera battaglia tra reparti romani.
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La XIV legione partì nella notte e una parte di Torino bruciò
Dopo l’incidente diventò evidente che Batavi e legionari non potevano più rimanere nello stesso accampamento.
Vitellio separò quindi le due formazioni.
Le coorti batave seguirono una destinazione diversa, mentre la XIV legione ricevette l’ordine di tornare in Britannia.
Il percorso avrebbe portato i soldati attraverso le Alpi Graie e il Piccolo San Bernardo, per poi proseguire lungo la valle dell’Isère.
La partenza da Augusta Taurinorum avvenne durante la notte.
Ed è proprio in quel momento che si verificò l’incendio.
Secondo Tacito, i soldati lasciarono dietro di sé numerosi fuochi ancora accesi. Le fiamme si propagarono e raggiunsero la città.
La fonte antica afferma semplicemente che una parte della colonia venne bruciata.
Il quadro disponibile porta quindi a interpretare l’episodio come un incendio accidentale, provocato dai fuochi dell’accampamento durante una partenza militare particolarmente concitata.
Non abbiamo elementi per sostenere che Vitellio avesse ordinato di incendiare Torino o che la XIV legione avesse deliberatamente dato fuoco alla città.
Quanto venne distrutto dall’incendio
Qui le informazioni diventano molto più limitate.
Tacito non dice quanto fosse grande l’area interessata e non indica quali edifici vennero colpiti.
Non conosciamo:
- il numero delle abitazioni distrutte
- eventuali monumenti danneggiati
- i quartieri coinvolti
- l’entità economica delle perdite
- il numero delle eventuali vittime
Non è quindi corretto parlare di una Torino completamente distrutta.
La formulazione più precisa resta quella della fonte: bruciò una parte di Augusta Taurinorum.
Non conosciamo neppure la posizione esatta dell’accampamento militare.
Non possiamo quindi collocare l’origine delle fiamme vicino alle Porte Palatine, al foro o in qualsiasi altra zona precisa della Torino moderna senza ulteriori prove.
Gli archeologi hanno trovato le tracce dell’incendio?
Anche su questo punto è necessaria cautela.
Gli scavi della Torino romana hanno individuato nel tempo diversi livelli di incendio e distruzione riferibili a periodi differenti.
Non risulta però, nel materiale disponibile, uno strato archeologico urbano identificato con sicurezza come la conseguenza dell’incendio raccontato da Tacito.
La conoscenza dell’episodio deriva quindi soprattutto dalla fonte letteraria.
Questo non significa che le tracce materiali non possano esistere, ma soltanto che non possiamo associare automaticamente ogni livello di combustione databile al I secolo all’evento del 69 d.C.
Perché Tacito racconta proprio questo episodio di Torino
Augusta Taurinorum compare raramente nelle grandi narrazioni storiche dell’Impero.
Dopo la fondazione della colonia, Torino rimane spesso sullo sfondo delle fonti letterarie.
La città torna improvvisamente nella grande storia quando la sua posizione geografica la mette sulla strada degli eserciti impegnati nella guerra civile romana.
Per alcuni giorni Torino diventa quindi il teatro di un episodio che coinvolge legionari, truppe ausiliarie, pretoriani e perfino un anonimo artigiano locale.
È proprio questa caratteristica a rendere il racconto particolarmente prezioso.
Non possediamo soltanto un riferimento generico alla città, ma una vera sequenza di avvenimenti che permette di intravedere un momento concreto della vita di Augusta Taurinorum quasi duemila anni fa.
Per Tacito l’incendio di Torino fu quasi un episodio minore
La prospettiva contemporanea sull’incendio era però molto diversa dalla nostra.
Tacito osserva che il danno subito da Torino venne oscurato dalle tragedie molto più gravi provocate dalla guerra civile in altre città italiane.
Il 69 d.C. fu infatti uno degli anni più violenti della prima età imperiale.
Pochi mesi dopo, Cremona venne devastata e saccheggiata durante la nuova fase della guerra tra le forze di Vitellio e quelle favorevoli a Vespasiano.
Agli occhi di chi visse quella stagione, l’incendio parziale di Augusta Taurinorum poteva quindi apparire quasi come un danno collaterale minore all’interno di un conflitto enorme.
Per Torino, invece, rimane uno dei pochissimi episodi del I secolo raccontati con questo livello di dettaglio.
Cosa accadde dopo l’incendio
La vittoria di Vitellio durò pochissimo.
Quando avvennero i fatti di Torino, il nuovo imperatore non era ancora stabilmente insediato a Roma: il suo ingresso nella capitale avvenne soltanto il 17 luglio 69 d.C.
Nel frattempo la crisi imperiale era tutt’altro che conclusa.
Le legioni orientali proclamarono Vespasiano, aprendo una nuova fase della guerra civile.
Gli eserciti favorevoli al futuro fondatore della dinastia flavia sconfissero le forze di Vitellio e, entro dicembre, Vespasiano rimase padrone dell’Impero.
L’episodio torinese appartiene quindi a un momento estremamente breve e caotico della storia romana.
Perché l’incendio del 69 d.C. è importante per la storia di Torino
Il valore storico dell’episodio non dipende dalla quantità di edifici distrutti, che non possiamo quantificare.
L’incendio mostra soprattutto la doppia natura della posizione strategica di Augusta Taurinorum.
Le strade verso le Alpi favorivano commercio, collegamenti con la Gallia e importanza militare.
Durante una guerra civile, però, gli stessi collegamenti trasformavano Torino in un naturale luogo di transito e acquartieramento degli eserciti.
Nel 69 d.C. questa posizione portò in città reparti rivali, provocò una crisi militare e finì per avere una conseguenza del tutto inattesa: i fuochi lasciati accesi durante una partenza notturna incendiarono una parte della colonia.
È uno dei casi più chiari in cui la grande storia dell’Impero romano entra direttamente nelle strade dell’antica Torino.
FAQ – Incendio di Torino romana: cause e conseguenze
Le fonti non indicano una distruzione deliberata. L’incendio viene collegato ai fuochi lasciati accesi dalla XIV legione durante la partenza notturna.
No. Tacito afferma soltanto che bruciò una parte della colonia.
Dopo la vittoria di Vitellio su Otone doveva essere rimandata in Britannia e Torino si trovava lungo le vie verso le Alpi occidentali.
Una lite nata quando un soldato batavo accusò di furto un artigiano locale, difeso da un legionario della XIV.
No. La battaglia decisiva era già avvenuta a Bedriacum, vicino a Cremona. A Torino ci fu invece il rischio di uno scontro tra reparti dello stesso esercito.
No. Non conosciamo la posizione precisa dell’accampamento né il punto esatto da cui partirono le fiamme.
No. Le fonti disponibili non forniscono dati su eventuali morti provocati dall’incendio.
Non risulta identificato con sicurezza uno strato urbano attribuibile specificamente a questo episodio.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


