Strade romane da Torino verso le Alpi: le vie di Augusta Taurinorum

Da Alessandro Maldera
Settembre 04, 2026

Le Strade romane da Torino verso le Alpi spiegano bene perché Augusta Taurinorum divenne uno snodo importante dell’Italia nord-occidentale.
Da Torino si poteva raggiungere Segusio, l’attuale Susa, superare il Monginevro e proseguire verso la Gallia. Un secondo sistema di collegamenti conduceva invece verso Eporedia, Augusta Praetoria e i valichi valdostani.
La città si trovava quindi nel punto in cui le vie della Pianura Padana iniziavano a trasformarsi nelle grandi direttrici alpine.
Perché le strade alpine erano fondamentali per Torino romana
Augusta Taurinorum occupava una posizione favorevole perché si trovava nel punto in cui le grandi vie della pianura si indirizzavano verso i valichi delle Alpi occidentali.
La direttrice più importante verso ovest collegava Torino con Segusio e il Monginevro, permettendo poi di entrare nella rete stradale della Gallia.
A questa si aggiungeva il percorso verso Eporedia e Augusta Praetoria, da cui si raggiungevano il Piccolo e il Gran San Bernardo.
Questa posizione dava alla colonia una doppia funzione: politico-militare ed economico-commerciale.
Tra Pianura Padana e valichi alpini, la posizione geografica di Torino ha condizionato per secoli sviluppo urbano, commerci e ruolo militare della città. Approfondisci perché la posizione strategica di Torino è stata così importante nella storia
La grande strada da Augusta Taurinorum a Segusio
Il principale itinerario occidentale partiva da Augusta Taurinorum e procedeva verso la Val di Susa lungo il corridoio naturale della Dora Riparia, la Duria Minor.
La prima grande destinazione era Segusio, l’attuale Susa.
Da qui la via risaliva l’alta valle e raggiungeva il Monginevro, per poi scendere sul versante occidentale delle Alpi.
La sequenza fondamentale era:
Augusta Taurinorum → Val di Susa → Segusio → Monginevro → Brigantio → Ebrodunum → Gallia
Torino era quindi inserita in una direttrice molto più ampia rispetto a un semplice collegamento locale.
Una strada utilizzata prima della fondazione di Augusta Taurinorum
La via della Val di Susa precedeva la nascita della colonia augustea.
Nel 74 a.C. il corridoio del Monginevro fu utilizzato da Pompeo durante lo spostamento dell’esercito verso la Spagna.
In seguito fu percorso anche da Giulio Cesare durante le campagne galliche.
Questo mostra che Roma conosceva già da tempo il valore strategico della direttrice alpina.
L’importanza del corridoio contribuì quindi a rendere particolarmente favorevole il territorio sul quale sarebbe sorta Augusta Taurinorum.
Cesare e il controllo delle Alpi Cozie
Durante le campagne galliche, il Monginevro rappresentava uno dei passaggi utili per attraversare le Alpi.
I rapporti di Cesare con Donno, signore dell’area segusina, contribuirono a facilitare il transito romano nelle Alpi Cozie.
Questi rapporti prepararono anche il terreno per la successiva integrazione politica del territorio legato alla dinastia di Cozio.
È però importante distinguere questo tema dalla fondazione di Torino: il fatto che Cesare utilizzasse la strada non dimostra che Augusta Taurinorum fosse una sua fondazione.
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Ad Fines: frontiera e dogana romana presso Avigliana
Prima di raggiungere Susa, lungo la direttrice si trovava Ad Fines, nell’area di Malano di Avigliana.
Il nome significa letteralmente “ai confini”.
La stazione segnava il passaggio tra la Regio XI Transpadana, alla quale apparteneva Augusta Taurinorum, e il territorio delle Alpi Cozie.
Ad Fines aveva anche una funzione fiscale.
Qui è documentata una stazione collegata alla Quadragesima Galliarum, il sistema doganale che prevedeva un prelievo pari a un quarantesimo del valore della merce, cioè il 2,5%.
Un mercante partito da Torino e diretto verso la Gallia poteva quindi incontrare lungo la Val di Susa un vero punto di controllo dell’Impero.
Non sarebbe invece corretto dire che fosse Torino ad applicare direttamente quel prelievo.
La villa romana di Almese e il sistema della strada
Poco distante dalla stessa direttrice sorgeva la villa romana di Almese, datata tra il I e il IV secolo d.C.
La qualità dell’edificio e la vicinanza alla stazione di Ad Fines hanno portato a ipotizzare che la villa potesse appartenere a un personaggio coinvolto nell’amministrazione della Quadragesima Galliarum.
Si tratta di un’ipotesi, non di una certezza.
Il dato è comunque utile perché mostra che lungo la strada non esistevano soltanto carreggiate, ma anche residenze, stazioni fiscali, strutture amministrative e insediamenti.
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Segusio e il Monginevro: la porta delle Alpi Cozie
Segusio era molto più di una semplice tappa.
La posizione di Susa, nel punto in cui la valle si restringe e si prepara alla salita verso l’alta valle, ne faceva una vera cerniera tra pianura e montagna.
In età augustea divenne il centro politico del territorio legato a Marco Giulio Cozio, progressivamente integrato nel sistema romano.
L’Arco di Augusto di Susa, costruito tra il 9 e l’8 a.C., testimonia proprio questo rapporto politico.
Da Segusio la strada risaliva l’alta Val di Susa, attraversando il corridoio di Oulx e Cesana, fino al Mons Matrona, identificato con l’attuale Monginevro.
Il valico, a circa 1.850 metri di quota, era uno dei principali attraversamenti delle Alpi Cozie.
Il nome antico è stato collegato alle Matronae, divinità femminili diffuse nelle regioni alpine e celtiche, ma l’interpretazione etimologica resta prudenziale.
Dal Monginevro a Briançon e alla Gallia
Superato il passo, la strada scendeva lungo la Druentia, l’attuale Durance.
Il primo grande centro era Brigantio, oggi Briançon.
Da qui la via proseguiva verso Ebrodunum, l’attuale Embrun, e poi verso il bacino del Rodano e la rete stradale della Gallia.
Augusta Taurinorum non era quindi il terminale della strada, ma uno snodo intermedio di una direttrice internazionale.
Dal Decumano Maximus alla Porta Segusina
La grande strada occidentale si collegava direttamente all’organizzazione urbana della colonia.
Il Decumano Maximus attraversava Augusta Taurinorum in direzione est-ovest e il suo tracciato è ancora riconoscibile nell’attuale via Garibaldi.
Sul lato occidentale raggiungeva la Porta Segusina, collocata grosso modo nell’area dell’incrocio con l’attuale via della Consolata.
Da quel settore usciva la direttrice verso Susa.
La continuità può essere letta così:
Decumano Maximus → Porta Segusina → Val di Susa → Segusio → Monginevro → Gallia
Non bisogna però immaginare una linea perfettamente retta e identicamente lastricata fino al valico.
Fuori dalle mura la viabilità doveva adattarsi a fiumi, rilievi e caratteristiche naturali del territorio.
L’asse principale est-ovest di Augusta Taurinorum attraversava la città romana e si collegava alla Porta Segusina, punto di uscita verso la Val di Susa. Approfondisci storia e tracciato del Decumano Maximo di Torino
Le strade verso Eporedia e la Valle d’Aosta
La rete alpina di Torino non si limitava alla Val di Susa.
Un altro sistema importante conduceva verso nord:
Augusta Taurinorum → Eporedia → Augusta Praetoria → valichi valdostani
Eporedia corrisponde all’attuale Ivrea, Augusta Praetoria all’odierna Aosta.
Da qui si potevano raggiungere il Piccolo San Bernardo, in direzione della Gallia, e il Gran San Bernardo, verso l’area del lago Lemano e le regioni più settentrionali dell’Impero.
Torino era quindi posta tra due grandi sistemi alpini: Susa e le Alpi Cozie a ovest, Ivrea e Aosta a nord.
Soldati, mercanti e funzionari sulle strade alpine
Queste arterie non servivano soltanto agli eserciti.
Vi transitavano:
- soldati
- funzionari
- corrieri imperiali
- mercanti
- materie prime
- merci
- viaggiatori diretti nelle province occidentali
La strada verso Segusio contribuì quindi anche alla funzione economica di Augusta Taurinorum.
La colonia era un punto di passaggio tra l’Italia settentrionale e le province transalpine.
Le strade romane non erano sempre lastricate nello stesso modo
L’immagine di una strada romana interamente coperta da grandi basoli è troppo semplice.
Le tecniche variavano secondo terreno, importanza dell’arteria e condizioni locali.
Dentro Augusta Taurinorum il Decumano Maximus era lastricato con grandi blocchi di pietra.
Nei tratti alpini, invece, la strada poteva richiedere fondi differenti, drenaggi, muri di sostegno, ponti e opere adattate alla montagna.
Non bisogna quindi immaginare decine di chilometri costruiti esattamente come una strada urbana.
Il sistema rimase importante anche nella tarda antichità
La direttrice occidentale continuò a essere strategica anche nei secoli successivi.
Nella tarda antichità restava importante la strada che dalla pianura e da Ticinum, l’attuale Pavia, raggiungeva Augusta Taurinorum e continuava verso il Monginevro e la Gallia Transalpina.
La posizione che aveva favorito lo sviluppo di Torino diventava così anche un elemento da difendere nei periodi di maggiore instabilità.
Quanto resta oggi delle strade romane verso le Alpi
Non esiste oggi una carreggiata romana continua percorribile da Torino al Monginevro.
Il tracciato viene ricostruito attraverso fonti storiche, archeologia e topografia.
A Torino rimane leggibile l’orientamento del Decumano Maximus attraverso via Garibaldi.
Nella Val di Susa uno dei siti più importanti è Ad Fines a Malano di Avigliana, mentre Susa conserva monumenti fondamentali come l’Arco di Augusto.
Sono questi elementi, più che una singola strada intatta, a permettere di ricostruire il grande corridoio alpino utilizzato per secoli.
FAQ – Come funzionavano le strade romane da Torino verso le Alpi
La direttrice occidentale collegava Augusta Taurinorum a Segusio, proseguendo attraverso il Monginevro verso Briançon, Embrun e la Gallia.
La grande strada romana documentata verso la Gallia passava principalmente dal Monginevro, il Mons Matrona.
Dal settore della Porta Segusina, sul lato occidentale della colonia.
Una stazione romana presso Malano di Avigliana, collocata sul confine con il territorio delle Alpi Cozie.
Sì. Era collegata alla Quadragesima Galliarum, con un prelievo pari a un quarantesimo del valore delle merci.
Sì. Da Augusta Taurinorum si potevano raggiungere Eporedia e Augusta Praetoria, proseguendo verso il Piccolo e il Gran San Bernardo.
Perché permettevano il movimento di eserciti, funzionari, mercanti e merci tra Pianura Padana e province occidentali.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


