Richiesta stop caccia Piemonte 2026: associazioni chiedono la sospensione

Da Alessandro Maldera
Settembre 01, 2026

La Richiesta stop caccia Piemonte 2026 arriva dopo un’estate segnata da caldo intenso, siccità e incendi. Secondo le associazioni ambientaliste, le conseguenze non hanno riguardato soltanto boschi e corsi d’acqua, ma anche la fauna selvatica.
Il Tavolo animali e ambiente chiede quindi alla Regione Piemonte di sospendere la prossima stagione venatoria o introdurre forti limitazioni, mentre in Consiglio regionale si riaccende il confronto sulle specie considerate più fragili.
Richiesta stop caccia Piemonte 2026: i punti principali
Richiesta: sospensione della caccia o limitazioni sostanziali
Avvio della stagione venatoria: 20 settembre 2026
Specie al centro del dibattito: pernice bianca, volpe, allodola
Altro tema: uso di arco, visori notturni, radio e cellulari durante l’attività venatoria
Dopo caldo e siccità cresce l’allarme per la fauna
L’estate 2026 ha messo sotto pressione anche gli animali selvatici.
Le temperature elevate, la scarsità di piogge e gli incendi hanno reso più difficile trovare acqua e cibo.
Secondo le associazioni che fanno parte del Tavolo animali e ambiente, molti esemplari sarebbero morti o si sarebbero dispersi.
In altri casi, le condizioni ambientali avrebbero compromesso i processi riproduttivi.
La crisi climatica dell’estate 2026 ha colpito anche le campagne, con perdite e criticità legate alla scarsità d’acqua. Approfondisci i danni economici provocati dalla siccità all’agricoltura del Piemonte nel 2026
Il Piemonte ha chiesto lo stato di emergenza
La situazione climatica è stata così critica da spingere la Regione a chiedere lo stato di emergenza.
Il problema, però, non riguarda soltanto agricoltura, incendi o gestione delle risorse idriche.
Le associazioni sottolineano come l’impatto abbia coinvolto anche gli ecosistemi e la fauna.
Da qui la richiesta di intervenire anche sul calendario venatorio.
L’estate 2026 è stata segnata da caldo, siccità e incendi, con conseguenze anche sugli ecosistemi e sulla fauna selvatica. Approfondisci perché il Piemonte ha dichiarato lo stato di crisi regionale nell’agosto 2026 e quali emergenze hanno portato alla decisione
La stagione della caccia parte il 20 settembre
Il calendario prevede l’avvio della stagione venatoria il 20 settembre 2026.
È proprio su questa data che si concentra la richiesta.
Le associazioni chiedono alla Regione di valutare una sospensione della caccia per la stagione oppure, in alternativa, limitazioni significative.
La motivazione è legata alla condizione eccezionale vissuta dagli animali durante l’estate.
Chi chiede lo stop alla caccia
L’appello arriva dal Tavolo animali e ambiente, che riunisce diverse realtà associative.
Tra queste figurano anche Legambiente e Pro Natura.
La posizione è che, dopo mesi di caldo anomalo e scarsità d’acqua, molte specie possano trovarsi in condizioni di maggiore vulnerabilità.
La caccia, secondo questa impostazione, aggiungerebbe un ulteriore fattore di pressione.
Già cancellata una pre-apertura al colombaccio
Sul calendario venatorio piemontese pesa anche un ricorso al Tar.
Una prima conseguenza si è già verificata.
È stata infatti cancellata la pre-apertura della caccia al colombaccio, che sarebbe dovuta iniziare otto giorni prima rispetto alla data ordinaria.
Il contenzioso resta comunque aperto.
Pernice bianca tra le specie più discusse
Uno dei casi più delicati riguarda la pernice bianca.
La specie è classificata come vulnerabile nella Lista Rossa italiana.
È inoltre particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici, soprattutto negli ambienti alpini.
Proprio per questo il suo inserimento tra le specie cacciabili è diventato uno dei temi centrali del confronto politico e ambientalista.
Il parere dell’Ispra sulla pernice bianca
Secondo quanto riportato, l’Ispra avrebbe evidenziato l’assenza delle condizioni minime per consentire la caccia alla pernice bianca.
Nonostante questo, la Regione avrebbe mantenuto la propria impostazione.
Il tema resta quindi aperto e continua ad alimentare il confronto sul livello di tutela da garantire alle specie più fragili.
Nel dibattito anche volpe e allodola
La discussione non riguarda soltanto la pernice bianca.
Tra le specie citate compaiono anche volpe e allodola.
Per la volpe viene contestata in particolare la possibilità di caccia anche con l’ausilio dei cani.
Per l’allodola, invece, viene evidenziato il calo progressivo degli esemplari registrato negli anni in diverse aree europee.
Presentati 11 emendamenti alla legge
Sul fronte politico sono stati presentati 11 emendamenti alla legge di riordino.
L’obiettivo è modificare alcuni aspetti della normativa regionale sulla caccia del 2018, che nel tempo è stata interessata da diverse deroghe.
Le proposte riguardano sia le specie cacciabili sia gli strumenti utilizzati durante l’attività venatoria.
Nel mirino anche arco e strumenti tecnologici
Una parte del confronto riguarda infatti i mezzi consentiti ai cacciatori.
Tra le proposte compare il divieto dell’arco, considerato uno strumento che potrebbe causare sofferenze prolungate all’animale.
Vengono contestati anche:
- visori notturni
- strumenti a bassa luminosità
- radio ricetrasmittenti
- telefoni cellulari usati per coordinare l’attività
Il tema è quello dell’equilibrio tra tradizione venatoria e crescente utilizzo della tecnologia.
Più tecnologia significa meno possibilità per l’animale?
Secondo chi propone le modifiche, l’uso di strumenti sempre più avanzati rischia di rendere la caccia una pratica fortemente sbilanciata.
L’animale avrebbe meno possibilità di sfuggire.
Da qui la richiesta di limitare alcune tecnologie e riportare l’attività dentro confini considerati più coerenti con la tradizione.
Chiesta una distanza minima dalle persone
Tra le proposte compare anche una misura di sicurezza per chi frequenta boschi e montagne senza partecipare alla caccia.
Viene richiesta l’introduzione di una distanza minima tra 100 e 150 metri dalle persone estranee all’attività venatoria.
L’obiettivo è ridurre possibili situazioni di rischio e conflitto durante le giornate di caccia.
Stop alla caccia nelle domeniche di settembre
Un altro punto riguarda le domeniche di settembre.
La richiesta è di ripristinare il divieto di caccia domenicale nel primo mese della stagione venatoria.
L’idea è lasciare maggiore spazio a famiglie, escursionisti e frequentatori della montagna.
Anche questo tema riporta al confronto sull’uso condiviso degli spazi naturali.
Le specie al centro del confronto
Allodola: segnalato un calo progressivo degli esemplari in Europa
Volpe: contestata anche la possibilità di caccia con l’ausilio dei cani
Colombaccio: cancellata la pre-apertura prevista otto giorni prima
Il nodo delle deroghe alla legge regionale
Il confronto si inserisce in un quadro normativo già complesso.
La legge piemontese sulla caccia risale al 2018 ed è stata successivamente interessata da deroghe e modifiche.
Gli emendamenti puntano ora a introdurre limiti più restrittivi.
Il principio sostenuto dai proponenti è quello di aumentare la tutela della fauna e ridurre eccezioni considerate troppo favorevoli all’attività venatoria.
Fauna e cambiamento climatico sempre più collegati
Il tema del 2026 mostra anche quanto la questione venatoria sia ormai intrecciata con quella climatica.
Siccità, incendi e temperature elevate possono ridurre la disponibilità di acqua e cibo.
Possono inoltre compromettere habitat e cicli riproduttivi.
Per questo le associazioni chiedono che le decisioni sulla caccia tengano conto anche delle condizioni ambientali dell’anno in corso.
La crisi climatica dell’estate 2026 ha colpito anche le campagne, con perdite e criticità legate alla scarsità d’acqua. Approfondisci i danni economici provocati dalla siccità all’agricoltura del Piemonte nel 2026
La richiesta è sospendere o limitare, non uno stop già deciso
È importante distinguere il fatto politico dalla decisione effettiva.
Al momento non risulta una sospensione generale della caccia in Piemonte.
Esiste invece una richiesta formale di stop o forti limitazioni, avanzata da associazioni ambientaliste e sostenuta da alcune forze politiche.
La decisione finale spetta alla Regione e può essere influenzata anche dagli sviluppi del ricorso al Tar.
Richiesta stop caccia Piemonte 2026: il confronto resta aperto
La Richiesta stop caccia Piemonte 2026 riporta quindi al centro del dibattito la tutela della fauna dopo un’estate eccezionalmente difficile.
Le associazioni chiedono di fermare o ridurre la stagione venatoria.
Parallelamente vengono proposte modifiche su specie cacciabili, strumenti consentiti, distanze di sicurezza e giornate di apertura.
Il nodo principale resta capire quanto le condizioni climatiche eccezionali debbano incidere sul calendario della caccia e sulle regole applicate in Piemonte.
FAQ – Caccia in Piemonte 2026: le domande più comuni
No. Al momento si parla di una richiesta di sospensione o di forti limitazioni, non di uno stop generale già deciso.
Il calendario prevede l’avvio il 20 settembre 2026.
Per le conseguenze di caldo, siccità e incendi sulla fauna selvatica e sui suoi habitat.
Tra quelle citate figurano pernice bianca, volpe e allodola.
È classificata come vulnerabile nella Lista Rossa italiana ed è considerata particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici.
La pre-apertura prevista otto giorni prima è stata cancellata nell’ambito del contenzioso sul calendario venatorio.
Tra le proposte compaiono limitazioni ad arco, visori notturni, radio ricetrasmittenti e cellulari utilizzati per coordinare la caccia.
Tra le richieste c’è l’introduzione di una distanza minima indicativa di 100-150 metri da chi non partecipa all’attività venatoria.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



