Decumano Maximo di Torino: la grande strada romana di Augusta Taurinorum

Da Alessandro Maldera
Settembre 01, 2026

Il Decumano Maximo di Torino era uno degli assi fondamentali di Augusta Taurinorum. Attraversava la città romana da est a ovest e collegava due delle principali porte della colonia, passando attraverso il cuore dell’impianto urbano.
Non era una semplice strada. Aveva una carreggiata larga oltre dieci metri, marciapiedi laterali, una pavimentazione in grandi blocchi di pietra e, sotto il piano stradale, parte della rete fognaria cittadina.
Focus sul Decumano Maximo di Torino
Orientamento: est-ovest
Larghezza della carreggiata: circa 10,5 metri
Misura romana: poco più di 35 piedi
Marciapiedi: circa 1,20 metri per lato
Pavimentazione: grandi basoli poligonali in pietra
Sottosuolo: condotti della rete fognaria romana
Che cos’era il Decumano Maximo nelle città romane
Le città romane costruite secondo un impianto regolare erano organizzate attorno a una rete di strade ortogonali.
- I decumani correvano generalmente da est a ovest.
- I cardini li intersecavano invece secondo l’asse nord-sud.
Tra queste strade, il decumanus maximus rappresentava uno degli assi principali della città.
Normalmente attraversava una parte centrale dell’abitato, passava nei pressi dell’area pubblica principale e metteva in comunicazione due porte urbane.
Per capire il ruolo del Decumano Maximo è utile inserirlo nella struttura complessiva della città antica, fatta di strade ortogonali, mura, porte e isolati regolari. Approfondisci la storia della Torino romana e l’organizzazione urbana di Augusta Taurinorum
Il Decumano Maximo di Augusta Taurinorum
Anche Augusta Taurinorum seguiva questo modello.
Il Decumano Maximo percorreva l’antica Torino lungo l’asse est-ovest.
Da una parte raggiungeva la porta occidentale, successivamente conosciuta come Porta Segusina.
Dall’altra terminava presso la porta orientale, inglobata nei secoli prima nelle strutture fortificate degli Acaia e successivamente nel complesso di Palazzo Madama.
Per evitare sovrapposizioni con la storia della Porta Decumana, è sufficiente considerarla qui come punto terminale orientale della grande strada romana.
Il Decumano Maximo terminava sul lato orientale della città romana in corrispondenza della Porta Decumana, poi inglobata nelle trasformazioni che portarono a Palazzo Madama. Approfondisci la storia della Porta Decumana di Torino, dalla città romana alle trasformazioni medievali
Una strada larga oltre dieci metri
Le dimensioni del Decumano Maximo mostrano l’importanza dell’asse.
La carreggiata raggiungeva circa 10,5 metri di larghezza.
Nelle unità utilizzate dai Romani corrispondeva a poco più di 35 piedi romani.
Per una città antica era quindi una strada particolarmente ampia.
Permetteva il movimento di persone, carri e merci lungo uno degli assi principali della colonia.
Ai lati c’erano anche i marciapiedi
La carreggiata non occupava tutto lo spazio disponibile.
Ai due lati erano presenti marciapiedi larghi circa 1,20 metri, equivalenti a quattro piedi romani.
Erano separati dalla strada attraverso una disposizione regolare di blocchi squadrati in pietra.
La distinzione tra area destinata al traffico e spazio pedonale dimostra il livello di organizzazione raggiunto dalla viabilità urbana romana.
Come era pavimentato il Decumano Maximo
Il piano stradale era realizzato utilizzando grandi basoli di pietra dalla forma poligonale.
I blocchi venivano disposti in modo regolare per ottenere una superficie resistente al passaggio continuo di carri e persone.
Questa tecnica permetteva alle principali strade romane di sopportare un utilizzo intenso e di durare molto a lungo.
Il Decumano Maximo era quindi anche una vera infrastruttura monumentale.
Sotto la strada correvano le fognature
La parte visibile del Decumano rappresentava soltanto uno degli elementi del sistema.
Sotto la pavimentazione correvano infatti i condotti della rete fognaria di Augusta Taurinorum.
Strada e infrastrutture sotterranee erano quindi progettate come parti dello stesso sistema urbano.
È un aspetto particolarmente importante per comprendere quanto la città romana fosse organizzata anche nel sottosuolo.
Strade e fognature erano progettate insieme
La collocazione dei condotti sotto gli assi stradali non era casuale.
Le grandi vie consentivano di realizzare e mantenere più facilmente le infrastrutture necessarie allo smaltimento delle acque.
Il Decumano Maximo svolgeva quindi una doppia funzione.
- In superficie garantiva la mobilità.
- Nel sottosuolo contribuiva al funzionamento della rete urbana.
Sotto le principali strade della Torino romana correva una rete di infrastrutture indispensabile per il funzionamento della città. Approfondisci come funzionavano l’acquedotto e le fognature di Augusta Taurinorum e quali tracce sono state ritrovate a Torino
Il ruolo del Decumano nella pianta romana di Torino
Il Decumano Maximo aiutava a organizzare l’intero impianto della colonia.
La struttura di Augusta Taurinorum era infatti fondata su una griglia regolare di isolati e strade.
L’asse principale est-ovest costituiva uno dei riferimenti fondamentali di questa maglia.
Incrociandosi con il sistema dei cardini, contribuiva a suddividere lo spazio cittadino in isolati regolari.
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Il centro di Torino conserva l’impronta romana
Uno degli aspetti più affascinanti di Augusta Taurinorum è la persistenza della sua struttura urbana.
La Torino moderna si è trasformata profondamente nei duemila anni successivi.
Eppure una parte della trama delle strade del centro continua a riflettere l’organizzazione della città romana.
Il Decumano Maximo rappresenta uno degli esempi più importanti di questa continuità.
Il tracciato del Decumano Maximo aiuta a leggere ancora oggi l’organizzazione più antica del cuore cittadino. Approfondisci la storia del centro storico di Torino, dalle origini di Augusta Taurinorum alle trasformazioni dei secoli successivi
Dove passava il Decumano Maximo di Torino
Il percorso attraversava il nucleo della colonia collegando il settore occidentale con quello orientale.
La strada arrivava a ovest verso la Porta Segusina e proseguiva in direzione opposta fino alla porta orientale.
Quest’ultima si trovava nell’area successivamente occupata dalle strutture che portarono alla formazione di Palazzo Madama.
Il tracciato permetteva quindi di attraversare Augusta Taurinorum praticamente da una parte all’altra.
Il rapporto con il foro romano
Come avveniva frequentemente nelle città romane, il principale asse est-ovest era strettamente collegato all’area centrale della città.
Il Decumano Maximo contribuiva quindi a mettere in comunicazione le porte con gli spazi pubblici e amministrativi della colonia.
Il suo ruolo non era soltanto viario.
Era parte della struttura politica, commerciale e quotidiana di Augusta Taurinorum.
Una strada attraversata ogni giorno dagli abitanti romani
Sul Decumano passavano carri, merci, soldati, commercianti e abitanti.
Era uno degli spazi nei quali si svolgeva quotidianamente la vita cittadina.
La larghezza della carreggiata e la presenza dei marciapiedi suggeriscono un asse destinato a sostenere un traffico importante.
Oggi ne osserviamo soprattutto la struttura archeologica.
In epoca romana era invece una delle arterie più vive della città.
I ritrovamenti archeologici del Decumano Maximo
Il tracciato non è conosciuto soltanto attraverso la ricostruzione teorica dell’impianto romano.
Parti della strada sono state portate alla luce in diverse occasioni.
Gli scavi hanno permesso di osservare direttamente pavimentazione, dimensioni e organizzazione del percorso.
Grazie ai ritrovamenti è stato possibile ricostruire con maggiore precisione l’aspetto dell’antica arteria.
Alfredo d’Andrade documentò il Decumano
Tra gli studiosi che documentarono i resti compare Alfredo d’Andrade.
Nato a Lisbona il 26 agosto 1839 e morto a Genova il 30 novembre 1915, fu architetto e figura centrale nella tutela dei monumenti tra Piemonte e Liguria.
Ricoprì anche importanti incarichi negli organismi dedicati alla conservazione del patrimonio storico.
Durante le ricerche archeologiche torinesi realizzò rilievi e disegni delle strutture romane emerse.
Tra gli studiosi che documentarono i resti della città romana c’è anche Alfredo d’Andrade, figura centrale nella conservazione dei monumenti tra Piemonte e Liguria. Approfondisci la storia di Alfredo d’Andrade, il suo lavoro a Torino e il contributo alla tutela del patrimonio storico
Il lavoro di Carlo Promis sulla Torino romana
Ancora più importante per lo studio archeologico e topografico della città fu Carlo Promis, nato a Torino nel 1808 e morto nel 1873.
Architetto e studioso, dedicò una parte fondamentale della propria attività alla ricostruzione dell’antica Augusta Taurinorum.
I suoi lavori contribuirono a identificare e documentare il sistema delle strade, delle mura e delle porte romane.
Anche il Decumano Maximo entrò quindi nelle ricostruzioni della Torino antica elaborate nell’Ottocento.
Chi studiò il Decumano Maximo di Torino?
Perché il Decumano Maximo non è la Porta Decumana
I due termini possono facilmente creare confusione.
Il Decumano Maximo è la grande strada che attraversava la città lungo l’asse est-ovest.
La Porta Decumana era invece una delle porte urbane collocate all’estremità del sistema viario.
Sono quindi strutture strettamente collegate, ma non coincidenti.
Per questo è utile trattarle separatamente: una racconta soprattutto la viabilità interna di Augusta Taurinorum, l’altra il sistema delle mura e degli accessi alla città.
Una delle infrastrutture principali di Augusta Taurinorum
Il Decumano Maximo di Torino permette di comprendere quanto fosse organizzata la colonia romana.
Una carreggiata di circa 10,5 metri, marciapiedi laterali, basoli di pietra e condotti fognari mostrano una progettazione urbana molto più complessa di una semplice successione di strade.
L’asse collegava due porte opposte e attraversava il cuore della città.
A distanza di quasi duemila anni, il suo tracciato continua inoltre a essere leggibile nella struttura del centro storico.
FAQ – Decumano Maximo: percorso, struttura e funzione
Era la principale strada romana orientata da est a ovest all’interno di Augusta Taurinorum.
La carreggiata misurava circa 10,5 metri, poco più di 35 piedi romani.
La superficie era composta da grandi basoli poligonali in pietra disposti regolarmente.
Sotto il piano viario correvano condotti appartenenti alla rete fognaria romana.
L’asse correva tra la porta occidentale, poi conosciuta come Porta Segusina, e quella orientale successivamente inglobata nelle trasformazioni dell’area di Palazzo Madama.
Tra gli studiosi più importanti figurano Carlo Promis e Alfredo d’Andrade, che documentarono numerosi resti della Torino romana.
No. Il primo è una strada, la seconda una porta urbana collegata al sistema viario della città romana.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



