Giuliano da Sangallo: il misterioso disegno della Torino romana

Da Alessandro Maldera
Agosto 30, 2026

Giuliano da Sangallo fu uno dei grandi architetti del Rinascimento italiano, collaboratore dei Medici, progettista di ville, chiese e fortificazioni e instancabile studioso dell’architettura antica. A Torino il suo nome è legato soprattutto a un documento eccezionale: il disegno di una monumentale porta romana di Augusta Taurinorum.
Per molto tempo quella raffigurazione è stata considerata l’immagine della scomparsa Porta Marmorea. Le interpretazioni più recenti hanno però ribaltato la questione: potrebbe rappresentare, con alcune libertà grafiche, la Porta Palatina.
Il legame tra Sangallo e Torino non nasce quindi da un edificio progettato in città, ma dal suo interesse per l’antichità e da un foglio che continua ancora oggi a essere utilizzato per interrogarsi sull’aspetto della Torino romana.
Giuliano da Sangallo: scheda rapida
Nascita: Firenze, 1445
Morte: Firenze, 16 ottobre 1516
Attività: architetto, ingegnere militare e scultore
Committente principale: Lorenzo il Magnifico
Interessi: architettura rinascimentale, fortificazioni e studio dei monumenti antichi
Legame con Torino: un celebre disegno rinascimentale di una porta romana di Augusta Taurinorum
Giuliano da Sangallo e Torino: qual è il legame?
A Torino non è conosciuta una grande architettura progettata da Giuliano da Sangallo.
Il suo rapporto con la città è molto diverso e, per certi versi, ancora più affascinante.
Sangallo dedicò gran parte della propria vita allo studio diretto delle architetture dell’antichità. Durante i suoi viaggi osservava edifici romani, ne misurava le forme e li riproduceva nei propri taccuini.
Tra questi disegni compare anche una monumentale porta romana di Torino.
Ed è proprio attorno all’identificazione di quell’edificio che si è sviluppata una lunga discussione archeologica.
Il celebre disegno della porta romana di Torino
Il foglio attribuito a Sangallo mostra una grande porta dotata di torri poligonali, quattro passaggi e un corpo centrale monumentale.
Per molto tempo gli studiosi torinesi vi riconobbero la Porta Marmorea, l’ingresso meridionale di Augusta Taurinorum.
La porta si trovava all’estremità del cardo maximus, nell’area oggi corrispondente all’incrocio tra via San Tommaso e via Santa Teresa.
Il monumento è completamente scomparso.
Per questo il disegno di Sangallo acquistò un valore enorme: sembrava offrire l’immagine di un edificio romano di Torino perduto da secoli.
Porta Marmorea o Porta Palatina?
Oggi l’identificazione tradizionale viene considerata molto meno sicura.
Il problema riguarda soprattutto lo stato di conservazione della Porta Marmorea.
Già nel 1317 l’antica porta meridionale era documentata in condizioni molto precarie. Era parzialmente rovinata, invasa dal fango e dai rifiuti e veniva utilizzata come fonte di materiali da costruzione.
Nel Trecento furono recuperate persino pietre delle sue strutture, tanto da rendere necessari interventi di sostegno durante le operazioni.
Quando Sangallo realizzò il suo disegno, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, della Porta Marmorea originaria doveva quindi restare relativamente poco.
Da qui nasce un’ipotesi oggi ritenuta più plausibile: la porta osservata da Sangallo potrebbe essere stata la Porta Palatina.
Per secoli potremmo aver guardato la porta sbagliata
È proprio questo a rendere il documento particolarmente interessante.
Per generazioni il disegno fu utilizzato come una sorta di ritratto della Porta Marmorea.
Oggi potrebbe invece essere considerato una reinterpretazione rinascimentale della Porta Palatina, monumento che all’epoca conservava molto meglio la propria struttura romana.
Sangallo, inoltre, non lavorava come un moderno fotografo o un archeologo contemporaneo.
Nei suoi rilievi poteva osservare il monumento reale ma anche ricostruirlo, completarlo o reinterpretarlo attraverso la propria conoscenza dell’architettura classica.
Il foglio va quindi letto contemporaneamente come testimonianza di Torino e come prodotto della cultura antiquaria rinascimentale.
Per molto tempo il celebre disegno di una porta romana realizzato da Sangallo è stato identificato con la Porta Marmorea. La forte rovina dell’edificio già nel Trecento rende però oggi più plausibile un’altra lettura: il modello potrebbe essere stato la Porta Palatina, forse reinterpretata liberamente dall’architetto
Perché Sangallo disegnava i monumenti romani
Per comprendere il foglio torinese bisogna conoscere il metodo di lavoro dell’architetto.
Giuliano da Sangallo apparteneva a una generazione per la quale l’antichità non rappresentava soltanto qualcosa da ammirare.
Era un laboratorio di architettura.
Colonne, archi, templi, basiliche, teatri e fortificazioni venivano studiati per comprenderne:
- proporzioni;
- tecniche costruttive;
- decorazioni;
- soluzioni strutturali.
Gli edifici antichi potevano poi diventare il punto di partenza per una nuova architettura rinascimentale.
Il possibile rilievo della Porta Palatina si inserisce esattamente in questo modo di lavorare.
Chi era Giuliano da Sangallo
Giuliano Giamberti nacque a Firenze nel 1445.
Era il primogenito di Francesco Giamberti di Bartolo, intagliatore di mobili che lavorò anche per i Medici e probabilmente impegnato pure come capomastro.
La sua famiglia sarebbe diventata una delle principali dinastie artistiche del Rinascimento.
Giuliano era infatti fratello di Antonio da Sangallo il Vecchio, zio di Antonio da Sangallo il Giovane e di Bastiano da Sangallo e padre dello scultore Francesco da Sangallo.
Architettura, scultura, falegnameria e ingegneria facevano quindi parte dell’ambiente familiare nel quale crebbe.
La formazione tra arte e ingegneria
Giuliano e il fratello Antonio si formarono nella Firenze della seconda metà del Quattrocento.
Un ruolo importante ebbe il Francione, artista capace di muoversi tra discipline differenti.
Era intagliatore, ebanista e scultore del legno, ma possedeva anche competenze da mastro d’ascia e da progettista di fortificazioni.
Questa formazione spiega una caratteristica fondamentale di Sangallo.
Non fu soltanto un architetto di palazzi e chiese.
Fu anche ingegnere militare, studioso di strutture e conoscitore delle tecniche costruttive.
Il primo soggiorno a Roma e la scoperta dell’antichità
Tra il 1465 e il 1469, ancora giovane, soggiornò a Roma.
Fu un’esperienza decisiva.
Sangallo iniziò a studiare e disegnare sistematicamente i monumenti antichi.
Quell’attività non sarebbe più terminata.
Per tutta la vita continuò a raccogliere rilievi e osservazioni, creando un grande patrimonio di disegni.
È possibile che questo materiale dovesse costituire anche la base per un trattato di architettura mai portato a compimento nella forma progettata.
È proprio questa abitudine a documentare l’antico che, molti anni più tardi, rende comprensibile anche il suo interesse per i resti romani di Torino.
Il ritorno a Firenze
Terminata la prima esperienza romana, Giuliano tornò a Firenze.
Inizialmente lavorò con il fratello Antonio nella scultura lignea, proseguendo la tradizione familiare.
A questo periodo appartiene il crocifisso ligneo conservato nella basilica della Santissima Annunziata, realizzato insieme al fratello.
Parallelamente continuava però a occuparsi di ingegneria.
Collaborò inizialmente con Francione nella progettazione e nel rafforzamento delle fortificazioni.
Le fortificazioni lo avvicinarono ai Medici
Nel clima politico sempre più instabile della seconda metà del Quattrocento, Firenze aveva bisogno di modernizzare il proprio sistema difensivo.
Sangallo partecipò ai lavori per le mura di Colle di Val d’Elsa nel 1479 e operò anche a San Gimignano.
L’esperienza militare gli permise di entrare in contatto con la famiglia Medici.
Negli anni successivi il rapporto sarebbe diventato decisivo per la sua carriera.
L’architetto prediletto di Lorenzo il Magnifico
Dagli anni Settanta del Quattrocento Sangallo lavorò come architetto a Firenze, spesso insieme al fratello Antonio.
Realizzò soprattutto palazzi destinati alle famiglie più importanti.
La svolta arrivò con Lorenzo il Magnifico.
Giuliano divenne uno degli architetti di riferimento della corte medicea.
Nel 1480 Lorenzo gli affidò la progettazione della Villa di Poggio a Caiano.
Sarebbe diventata una delle opere fondamentali dell’architettura rinascimentale.
Da dove nasce il nome “da Sangallo”
A Lorenzo sono legati anche altri progetti.
Giuliano lavorò allo scomparso convento presso Porta San Gallo a Firenze.
Proprio questo cantiere potrebbe essere all’origine del soprannome “da Sangallo”, destinato successivamente a diventare il nome con cui sarebbe stata identificata l’intera famiglia.
Per Lorenzo progettò inoltre la Sagrestia di Santo Spirito e forse la chiesa di San Salvatore al Monte.
L’eredità di Brunelleschi
Sangallo fu uno dei principali interpreti della tradizione avviata da Filippo Brunelleschi e sviluppata da Leon Battista Alberti.
Non si limitò però a ripetere quei modelli.
Lo studio diretto dell’architettura antica gli permise di cercare nuove soluzioni.
Particolarmente importante fu la sua ricerca sugli edifici a pianta centrale.
Il risultato più celebre è la chiesa di Santa Maria delle Carceri a Prato.
Santa Maria delle Carceri a Prato
La chiesa venne progettata a partire dal 1485 su richiesta di Lorenzo il Magnifico.
È considerata uno dei capolavori di Sangallo.
La pianta è a croce greca.
All’incrocio dei bracci si trova un corpo quadrato sul quale si impostano tamburo, cupola e lanterna.
L’esterno presenta un rivestimento marmoreo e numerosi riferimenti all’architettura romana.
Porte e finestre con timpani, paraste e proporzioni contribuiscono a trasformare l’edificio in uno dei modelli fondamentali della ricerca rinascimentale sulla pianta centrale.
Giuliano da Sangallo a Napoli
Nel 1488 Lorenzo il Magnifico inviò Giuliano a Napoli.
Non si trattava soltanto di una missione professionale.
Lorenzo utilizzava artisti e opere anche come strumenti della propria politica culturale e diplomatica.
Sangallo portò al re Ferrante il modello di un palazzo che non venne poi realizzato.
Il sovrano ricambiò inviando a Lorenzo, attraverso l’architetto, alcune statue antiche.
Ancora una volta arte contemporanea e passione per l’antichità si incontravano.
Gli altri progetti del periodo mediceo
Alla fase legata a Lorenzo appartengono anche il progetto per la Basilica della Madonna dell’Umiltà a Pistoia, sebbene l’attribuzione non sia unanimemente condivisa, e quello mai realizzato per un palazzo in via Laura.
Lorenzo affidò inoltre a Sangallo numerose opere militari.
La più importante fu la Fortezza di Poggio Imperiale a Poggibonsi, progettata a partire dal 1488.
I suoi bastioni poligonali rappresentavano una soluzione innovativa rispetto alle fortificazioni tradizionali.
La Villa Medicea di Poggio a Caiano
L’opera più celebre rimane probabilmente la Villa Medicea di Poggio a Caiano.
L’edificio fu progettato dal 1480 come manifestazione del prestigio economico, culturale e politico di Lorenzo il Magnifico.
Né Lorenzo né Sangallo videro però l’opera completamente terminata.
La villa presenta un volume geometrico molto chiaro, sviluppato su due piani e organizzato secondo una pianta a H inserita idealmente in un quadrato.
Un ampio porticato circonda l’edificio.
Una villa che sembra un tempio
La grande innovazione si trova soprattutto nella facciata.
Al centro Sangallo inserì un fronte di tempio ionico, richiamando direttamente l’architettura dell’antichità.
Nell’architrave si trova inoltre un fregio in terracotta invetriata con simboli e allegorie della mitologia classica.
Il programma decorativo richiama il trascorrere del tempo e il ritorno dell’età dell’oro, con un riferimento alla pace e alla prosperità attribuite al governo di Lorenzo.
La soluzione avrebbe avuto una lunghissima fortuna.
La villa di Poggio a Caiano rappresenta infatti uno dei precedenti della futura villa-tempio palladiana.
Le Cascine di Poggio a Caiano
Nella stessa grande proprietà medicea si trova un altro edificio attribuito a Giuliano.
Sono le cosiddette Cascine di Poggio a Caiano, situate sull’altra sponda dell’Ombrone.
Il complesso è organizzato intorno a una corte quadrangolare ed era circondato da un fossato.
Costituiva il centro delle attività agricole della vasta tenuta creata da Lorenzo il Magnifico e successivamente ampliata dai granduchi medicei.
Dopo la morte di Lorenzo
La morte di Lorenzo nel 1492 modificò radicalmente la situazione politica.
Nel 1494 i Medici vennero allontanati da Firenze.
Molti cantieri legati alla famiglia si fermarono e Sangallo iniziò una fase caratterizzata da continui spostamenti.
Questo periodo è particolarmente interessante anche per Torino, perché coincide con gli anni nei quali l’architetto percorse diverse regioni europee e continuò a documentare sistematicamente monumenti antichi.
Milano, Leonardo e Bramante
Nel 1492, su incarico di Piero de’ Medici, Giuliano raggiunse Milano.
Qui incontrò Leonardo da Vinci e Donato Bramante.
Presentò a Ludovico il Moro un modello della Villa di Poggio a Caiano e forse anche quello di un nuovo palazzo.
Era un ambiente nel quale le maggiori personalità dell’arte rinascimentale si confrontavano direttamente su architettura, tecnologia e rappresentazione del potere.
Sangallo in Francia e in Liguria
Nel 1494 si recò in Francia su invito di Carlo VIII.
Tra il 1495 e il 1497 soggiornò invece a Savona, dove lavorò al palazzo del cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II.
Nel 1496 tornò nuovamente in Francia al seguito del cardinale.
Presentò un progetto di palazzo al sovrano che si trovava a Lione e attraversò anche la Provenza.
Durante il viaggio continuò a fare ciò che aveva iniziato da giovane a Roma: disegnare monumenti antichi.
Tra quelli studiati figurano l’arco di trionfo e il teatro romano di Orange.
Il disegno torinese appartiene alla stessa cultura del viaggio
È in questo contesto che va letto anche il foglio relativo alla porta romana di Torino.
Sangallo viaggiava osservando le vestigia dell’Impero e trasformandole in un vero archivio grafico.
Torino offriva qualcosa di particolarmente interessante.
Le porte dell’antica Augusta Taurinorum rappresentavano esempi monumentali dell’architettura urbana romana, e la Porta Palatina conservava ancora gran parte della propria imponenza.
Non sorprende quindi che un architetto così interessato all’antichità potesse fermarsi a studiarla.
Il valore del disegno sta proprio qui: Torino entra nel grande atlante rinascimentale dell’architettura romana costruito attraverso gli occhi di Sangallo.
Siena e Loreto
Negli stessi anni Sangallo lavorò anche a Siena.
Tra il 1499 e il 1500 si trasferì a Loreto per occuparsi della cupola del Santuario della Santa Casa.
La struttura venne realizzata in appena nove mesi.
All’epoca, per dimensioni, era seconda soltanto alla grande cupola fiorentina.
L’intervento dimostrò la notevole preparazione tecnica dell’architetto.
Giuliano da Sangallo a Roma
La seconda grande fase della sua carriera si sviluppò a Roma.
Dopo l’elezione di Giulio II, Sangallo lavorò per la corte pontificia.
Intorno al 1505 preparò diversi progetti per la nuova Basilica di San Pietro.
Le sue proposte contribuirono al dibattito architettonico che accompagnò la ricostruzione della basilica e influenzarono anche le elaborazioni di Bramante.
Fu però proprio Bramante a ottenere il ruolo predominante nel grande cantiere.
Il ritorno con Leone X
Sangallo rientrò temporaneamente a Firenze e venne nominato capomastro dell’Opera del Duomo.
Con l’elezione di Leone X de’ Medici nel 1513 tornò a Roma.
Fino al 1515 partecipò alla direzione del cantiere di San Pietro insieme a Raffaello.
I suoi progetti non riuscirono tuttavia a imporsi.
Il linguaggio architettonico di Sangallo rimaneva profondamente legato al primo Rinascimento mentre Roma stava entrando nella stagione di Bramante e Raffaello.
Gli ultimi anni
Nel 1515 Giuliano tornò definitivamente a Firenze.
Morì il 16 ottobre 1516.
Tra gli ultimi progetti figura quello per la facciata della Basilica di San Lorenzo, realizzato in occasione del concorso indetto da Leone X nel 1516 e al quale parteciparono alcuni dei maggiori artisti dell’epoca.
I palazzi progettati da Giuliano da Sangallo
A Firenze Sangallo contribuì in modo importante allo sviluppo del palazzo rinascimentale.
Gli vengono attribuiti:
- Palazzo della Gherardesca
- Palazzo Cocchi Serristori, in Piazza Santa Croce, in passato attribuito a Baccio d’Agnolo
- Palazzo Gondi, realizzato tra il 1490 e il 1501 e ispirato al modello di Palazzo Medici
Sangallo preparò inoltre un modello per Palazzo Strozzi, anche se non è possibile stabilire quanto corrispondesse all’edificio effettivamente realizzato, poiché non partecipò direttamente al cantiere.
Le altre opere fiorentine
Tra gli altri lavori legati a Firenze figurano la Sagrestia di Santo Spirito, nella quale reinterpretò modelli brunelleschiani attraverso una struttura ottagonale ispirata anche al Battistero.
Realizzò inoltre il chiostro di Santa Maria Maddalena dei Pazzi.
A lui appartenevano la chiesa e il monastero di San Gallo, distrutti nel 1529.
La chiesa presentava una particolare navata unica accompagnata da cappelle rettangolari.
Nel 1503 lavorò anche alla Cappella Gondi in Santa Maria Novella.
Le opere fuori dalla Toscana
Alla produzione di Sangallo sono collegate numerose architetture in altre regioni.
Tra queste:
- il Palazzo Della Rovere a Savona, progettato tra 1495 e 1497;
- la cupola della Basilica della Santa Casa di Loreto;
- la Cappella del cardinale Tamás Bakócz a Esztergom, attribuita a Sangallo oppure a un suo possibile allievo.
L’attribuzione del chiostro di San Pietro in Vincoli proposta da Vasari è stata invece contestata sulla base della documentazione che colloca Giuliano a Firenze durante quella fase.
Giuliano da Sangallo ingegnere militare
L’architettura civile e religiosa rappresenta soltanto una parte della sua attività.
Sangallo fu uno dei più importanti ingegneri militari del Rinascimento.
Insieme al fratello Antonio contribuì allo sviluppo della fortificazione moderna, proprio negli anni in cui la diffusione delle armi da fuoco rendeva progressivamente inadeguate le difese medievali.
Torri e cortine dovevano essere ripensate.
Dal torrione al bastione moderno
Nelle opere dei Sangallo si può seguire l’evoluzione:
torrione circolare → puntone poligonale → bastione con fianchi rientranti
Era una trasformazione fondamentale dell’architettura militare europea.
Tra le opere e i progetti ai quali Giuliano è collegato figurano:
- la Fortezza di Poggio Imperiale a Poggibonsi;
- la Fortezza di Sansepolcro;
- le fortificazioni di Grottaferrata;
- la cittadella di Sarzana;
- le difese di Colle di Val d’Elsa;
- la Fortezza Medicea di Arezzo, progettata con Antonio;
- la Fortezza di Nettuno, dove è stato ipotizzato un suo contributo al progetto poi realizzato da Antonio;
- la Cittadella Nuova di Pisa, la cui costruzione venne seguita anche sotto la supervisione di Niccolò Machiavelli;
- le mura difensive di Empoli.
L’attribuzione a Giuliano della Rocca di Ostia, tramandata da Vasari, viene invece generalmente considerata superata.
Un architetto che disegnava continuamente
Una delle ragioni per cui oggi conosciamo così bene la ricerca di Sangallo è la sopravvivenza di un eccezionale corpus di disegni.
È uno dei primi architetti rinascimentali per i quali possediamo una raccolta grafica così ampia.
I suoi eredi conservarono e organizzarono una parte importante dei materiali.
Questi fogli consentono di entrare direttamente nel suo modo di osservare l’architettura.
I disegni conservati agli Uffizi
Presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi sono conservati 21 fogli collegati all’architetto.
Vi compaiono anche progetti per la Basilica di San Pietro e per la facciata di San Lorenzo.
Non si tratta soltanto di disegni preparatori.
- Il corpus permette di osservare il rapporto continuo tra:
- rilievo;
- studio dell’antico;
- progettazione;
- sperimentazione.
Il Codice Barberiniano
Un’altra raccolta fondamentale è il Codice Barberiniano Latino 4424, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Contiene numerosi studi di:
- capitelli;
- basi;
- particolari architettonici;
- monumenti dell’antichità.
Sul frontespizio compare la data 1465, legata all’inizio delle esperienze romane del giovane Sangallo.
È all’interno di questa straordinaria cultura grafica che si inserisce anche il celebre documento collegato alla porta romana torinese.
Il Taccuino senese
Un altro nucleo di disegni è conservato a Siena.
È il cosiddetto Taccuino senese, oggi custodito presso la Biblioteca degli Intronati.
L’insieme di questi materiali dimostra quanto il disegno fosse centrale nel lavoro di Sangallo.
Non serviva soltanto a progettare.
Era uno strumento per conoscere, confrontare e conservare l’architettura.
Perché il foglio torinese è così importante
Per Torino il valore è particolare.
La città romana è sopravvissuta soprattutto attraverso:
- la Porta Palatina;
- il Teatro Romano;
- tratti delle mura;
- resti conservati sotto gli edifici;
- scoperte archeologiche nel sottosuolo.
Molte altre strutture sono scomparse.
Un disegno rinascimentale eseguito quando parte della città antica era ancora visibile può quindi fornire informazioni preziose.
Ma deve essere utilizzato con cautela.
Un disegno non è una fotografia archeologica
La vicenda Porta Marmorea-Porta Palatina rappresenta un esempio perfetto.
Sangallo osservava l’antico con gli occhi di un architetto rinascimentale.
Poteva registrare strutture realmente esistenti, ma anche completare parti mancanti, proporre ricostruzioni o accentuare elementi coerenti con la propria idea dell’architettura romana.
Per questo il suo foglio è preziosissimo senza essere necessariamente una rappresentazione letterale di ciò che si trovava davanti ai suoi occhi.
È una fonte storica che deve essere confrontata con archeologia, documenti medievali e altre rappresentazioni della città.
Giuliano da Sangallo non costruì la Torino rinascimentale
È importante evitare un equivoco.
Il legame di Sangallo con Torino non significa che l’architetto abbia progettato Porta Palatina, Porta Marmorea o altri monumenti romani cittadini.
Quelle strutture esistevano da circa quindici secoli.
Non risulta inoltre dal materiale qui considerato una sua grande opera architettonica realizzata a Torino o nella provincia torinese.
La sua importanza locale è soprattutto documentaria e culturale.
Sangallo appartiene alla storia di Torino perché fu uno degli uomini del Rinascimento che guardarono le sue antichità quando erano ancora molto più leggibili di oggi.
Il suo nome è legato soprattutto al disegno di una porta romana di Augusta Taurinorum. Non bisogna invece attribuirgli la costruzione di monumenti torinesi: il suo valore per la storia locale è quello di osservatore e studioso delle antichità, non di progettista della Torino romana
Torino vista dagli uomini del Rinascimento
La vicenda permette anche di guardare Torino da una prospettiva insolita.
Tra Quattrocento e Cinquecento le vestigia romane non erano ancora considerate monumenti archeologici nel senso contemporaneo.
Potevano essere:
- utilizzate;
- trasformate;
- inglobate in nuovi edifici;
- spogliate dei materiali;
- oppure studiate dagli artisti interessati all’antico.
- Sangallo apparteneva a quest’ultimo gruppo.
Il suo interesse contribuisce indirettamente a conservare la memoria di una fase della città che le trasformazioni successive avrebbero profondamente modificato.
Porta Palatina e Porta Marmorea attraverso Sangallo
Il mistero rimane significativo qualunque sia la soluzione definitiva.
Se il disegno raffigurasse davvero Porta Marmorea, avremmo una testimonianza eccezionale di un monumento torinese completamente perduto.
Se invece, come oggi appare più probabile, rappresentasse Porta Palatina, possederemmo comunque uno dei più importanti sguardi rinascimentali sull’architettura romana di Torino.
In entrambi i casi Sangallo entra pienamente nella storia della riscoperta di Augusta Taurinorum.
Giuliano da Sangallo tra Torino e il Rinascimento italiano
La figura di Giuliano da Sangallo va naturalmente molto oltre Torino.
- Fu architetto di Lorenzo il Magnifico.
- Progettò uno dei prototipi della villa rinascimentale.
- Partecipò alla trasformazione delle fortificazioni europee.
- Studiò San Pietro.
- Lavorò tra Firenze, Roma, Napoli, Milano, Liguria, Francia e altre città italiane ed europee.
- Ma proprio la vastità dei suoi viaggi permette di capire il valore del documento torinese.
Per Sangallo un monumento romano conservato a Torino apparteneva allo stesso grande patrimonio antico che studiava a Roma, Orange o altrove.
La città piemontese entrava così in una geografia europea dell’antichità riscoperta dal Rinascimento.
L’eredità di Giuliano da Sangallo
Sangallo morì nel 1516, ma la sua influenza continuò attraverso gli edifici, i familiari architetti e soprattutto i suoi disegni.
Il patrimonio grafico permette ancora oggi agli studiosi di capire:
- cosa osservavano gli architetti rinascimentali;
- come interpretavano le rovine;
- quali monumenti consideravano importanti;
- come trasformavano lo studio del passato in nuova architettura.
Per Torino rimane soprattutto una domanda affascinante.
Quale porta romana vide realmente Giuliano da Sangallo?
Per secoli sembrava esserci una risposta certa.
Oggi il dubbio tra Porta Marmorea e Porta Palatina rende quel vecchio foglio ancora più interessante.
FAQ – Il legame tra Giuliano da Sangallo e Torino
Fu un architetto, ingegnere militare e scultore fiorentino vissuto tra il 1445 e il 1516, tra i protagonisti dell’architettura rinascimentale.
Il suo nome è legato a un celebre disegno di una porta romana di Augusta Taurinorum, per lungo tempo identificata con Porta Marmorea.
È l’interpretazione tradizionale. Oggi viene però considerato più probabile che il foglio rappresenti Porta Palatina, con alcune libertà ricostruttive.
La porta meridionale risultava già gravemente degradata nel Trecento, mentre il disegno rinascimentale mostra un edificio molto più leggibile e monumentale.
Il materiale disponibile non documenta una sua grande architettura torinese. Il legame con la città riguarda soprattutto lo studio delle antichità romane.
Tra le principali figura la Villa Medicea di Poggio a Caiano, fondamentale nello sviluppo della villa rinascimentale.
Costituiscono uno dei più importanti corpus grafici di un architetto rinascimentale e documentano il suo continuo studio dei monumenti antichi.
Importanti nuclei sono custoditi agli Uffizi, nella Biblioteca Apostolica Vaticana attraverso il Codice Barberiniano e nella Biblioteca degli Intronati di Siena.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



