Frasi comuni in piemontese: il primo frasario per iniziare a parlare

Da Alessandro Maldera
Agosto 30, 2026

Le frasi comuni in piemontese permettono di entrare subito nell’uso concreto della lingua. Con pochi saluti, alcune domande e le principali formule di cortesia è già possibile riconoscere molte costruzioni tipiche del piemontese.
Il riferimento di questa guida è soprattutto il piemontese comune a base torinese. Nelle parlate locali possono cambiare pronuncia, vocaboli, pronomi e costruzioni grammaticali.
La regola più importante è un’altra: meglio imparare frasi piemontesi complete che provare a tradurre parola per parola dall’italiano.
Frasi comuni in piemontese da conoscere subito
Bon-a sèira → buonasera
Bon-a neuit → buonanotte
Cerea → saluto tradizionale piemontese
Arvëdse → arrivederci
Coma a l’é? → come va?
Për piasì → per favore
Grassie / mersì → grazie
I sai nen → non so
Andoma! → andiamo!
Come si saluta in piemontese
I saluti sono il punto più semplice dal quale cominciare.
Nel piemontese comune sono documentate diverse formule:
| Italiano | Piemontese |
|---|---|
| Ciao | ciàu |
| Buongiorno | bondì |
| Buonasera | bon-a sèira |
| Buonanotte | bon-a neuit |
| Arrivederci | arvëdse |
| Ci rivediamo / arrivederci | a l’arvista |
| Saluto tradizionale | cerea / cerèa |
Sono espressioni brevi, ma già sufficienti per iniziare a riconoscere suoni e grafie tipiche della lingua.
Cerea non è semplicemente la traduzione di ciao
Tra i saluti piemontesi, cerea è quello con la storia più particolare.
Nasce come formula di carattere reverenziale e soltanto successivamente entra anche in contesti più familiari. Viene collegata alla forma serèa, legata al significato di “signoria”.
Nella tradizione, cerea poteva quindi essere utilizzato nei confronti di persone alle quali si manifestava rispetto, mentre ciao apparteneva maggiormente alla familiarità.
Sono documentate anche varianti come cereja, serèa, dserèa e bondiserèa.
In un frasario di base basta però ricordare questo: cerea è un saluto piemontese tradizionale e non un semplice sinonimo perfetto di ciao.
Bondì, bon-a sèira e bon-a neuit
Per scandire i diversi momenti della giornata si possono utilizzare formule facilmente memorizzabili.
- Bondì corrisponde a buongiorno.
- Bon-a sèira viene utilizzato per buonasera.
- Bon-a neuit significa buonanotte.
Sono tra le prime espressioni che conviene imparare perché possono essere utilizzate immediatamente e mostrano alcune caratteristiche della grafia piemontese.
Come si dice arrivederci in piemontese
Una delle forme più comuni è:
- arvëdse
con il significato di “arrivederci”.
È documentata anche:
- a l’arvista
che può essere avvicinata a “ci rivediamo” oppure ancora ad “arrivederci”.
Come accade in italiano, quindi, anche il piemontese può disporre di più formule per la stessa situazione comunicativa.
Come chiedere “Come va?”
Una costruzione molto caratteristica è:
- Coma a l’é?
Il senso letterale è vicino a “Com’è?”, ma l’espressione viene utilizzata come:
- Come va? / Come stai?
È un ottimo esempio di una regola fondamentale per imparare la lingua: una frase piemontese naturale non deve necessariamente riprodurre la struttura italiana.
La stessa costruzione ha lasciato tracce anche nell’italiano regionale del Piemonte.
Come presentarsi in piemontese
La presentazione è una delle prime situazioni utili per chi vuole iniziare una conversazione.
Per chiedere il nome di una persona sono documentate più costruzioni.
Una è:
- Coma ch’at diso?
che può essere interpretata letteralmente come qualcosa di simile a “Come ti dicono?”.
Un’altra è:
- Coma ch’it ës-ciame?
Entrambe possono avere il valore di:
- Come ti chiami?
La presenza di più forme è importante: non esiste sempre una sola frase piemontese corrispondente a una frase italiana.
Come si dice “Dove sei?”
Una domanda molto semplice è:
- Andoa ’t ses?
cioè:
- Dove sei?
La parola andoa significa “dove”.
Per chi sta imparando è più efficace memorizzarla all’interno della frase completa anziché come voce isolata di un dizionario.
Come si dice “Che cosa fai?”
Una delle costruzioni documentate è:
- Còsa ch’it fas?
con il significato di:
- Che cosa fai?
Si incontrano inoltre:
- Còs it fas-to?
e
- Còs it fas?
Le diverse possibilità mostrano che le interrogative piemontesi possono essere costruite secondo schemi differenti.
Per iniziare basta impararne una e saper riconoscere le altre.
Come si dice “Che cosa dici?”
Anche in questo caso esistono più possibilità.
Tra le forme documentate:
- Lòn ch’it die?
- Còs ch’it dise?
- Còs ch’it dis-to?
Il valore comunicativo è quello di:
- Che cosa dici?
Le varianti non devono quindi essere considerate automaticamente errori: possono dipendere dalla costruzione grammaticale adottata.
Le domande piemontesi più utili
| Italiano | Piemontese |
|---|---|
| Dove sei? | Andoa ’t ses? |
| Come ti chiami? | Coma ch’it ës-ciame? |
| Che cosa fai? | Còsa ch’it fas? |
| Che cosa dici? | Còs ch’it dise? |
| Vuoi un caffè? | It l’has veuja d’un cafè? |
| Chi parla? | Chi ch’a parla? |
Le costruzioni con chi che, còsa che e coma che sono tipiche del sistema interrogativo piemontese.
Non serve però studiarne subito l’intera grammatica: per un principiante è sufficiente riconoscerle dentro frasi reali.
Come chiedere se qualcuno vuole qualcosa
Una frase particolarmente utile è:
- It l’has veuja d’un cafè?
cioè:
- Vuoi un caffè?
La costruzione permette anche di incontrare:
- avèj veuja ëd
con il significato di “avere voglia di”.
Una sola frase permette quindi di imparare contemporaneamente un’espressione quotidiana e una struttura grammaticale riutilizzabile.
Come dire per favore in piemontese
La formula fondamentale è:
- për piasì
e corrisponde a:
- per favore / per piacere
Può essere utilizzata nelle richieste cortesi e compare anche insieme a costruzioni verbali più articolate, per esempio con il condizionale.
È una delle espressioni essenziali di qualsiasi piccolo frasario.
Come dire grazie
Per ringraziare sono documentate le forme:
- grassie
e
- mersì
Entrambe possono corrispondere a “grazie”.
Mersì ricorda immediatamente il francese merci, mentre grassie risulta più trasparente per chi parla italiano.
Le due forme sono documentate, ma uso e frequenza possono cambiare in base al parlante, alla zona e al contesto.
Altre formule di cortesia
Tra le espressioni utili da conoscere troviamo inoltre:
- bon viagi → buon viaggio
- bon travaj → buon lavoro
- bin ëvnù → benvenuto
A queste si aggiungono naturalmente i saluti già visti, come cerea e arvëdse.
Sono formule brevi e facilmente riutilizzabili nella conversazione.
Come si dice sì e no in piemontese
Per una risposta negativa è normalmente documentata la forma:
- nò
Per l’affermazione la situazione è meno adatta a una semplice equivalenza rigida.
Sono documentati anche usi tradizionali di é, ma non è corretto trasformare questa forma nell’unica traduzione universale dell’italiano “sì”.
Nel parlato contemporaneo esistono infatti diverse strategie affermative e possono comparire anche forme condivise con l’italiano.
Meglio quindi evitare una falsa regola soltanto per ottenere una coppia perfetta “sì/no”.
Come si dice “Non so”
Una delle frasi più utili in assoluto è:
- I sai nen
cioè:
- Non so
La frase mostra anche una caratteristica grammaticale fondamentale.
Nell’italiano la negazione precede normalmente il verbo:
- non so
Nel piemontese comune nen segue invece il verbo coniugato:
- i sai nen
Una semplice espressione quotidiana diventa quindi anche una piccola lezione di grammatica.
Andoma: come si dice “Andiamo”
Una delle forme più conosciute è:
- Andoma!
con il significato di:
- Andiamo!
È una parola utile da imparare subito come espressione completa.
Le descrizioni grammaticali distinguono inoltre questo uso imperativo dalle costruzioni dell’indicativo nelle quali compare il clitico soggetto.
Per un frasario di primo livello, però, l’aspetto più importante resta l’uso concreto: Andoma! significa “Andiamo!”.
Ch’a disa!: un modo piemontese per invitare qualcuno a parlare
Un’espressione particolarmente interessante è:
Ch’a disa!
Una traduzione letterale potrebbe suonare come “che dica”, ma nella conversazione può funzionare come invito rivolto all’interlocutore.
A seconda della situazione può essere reso con:
- Dica
- Mi dica
- Prego, dica
È un perfetto esempio del motivo per cui una lingua non dovrebbe essere studiata soltanto attraverso equivalenze parola per parola.
Perché le frasi piemontesi non si traducono sempre letteralmente
Bastano tre esempi.
- Coma ch’at diso?
non riproduce alla lettera “Come ti chiami?”.
- I sai nen
colloca la negazione dopo il verbo.
- Còsa ch’it fas?
presenta una costruzione interrogativa propria.
Il modo migliore di imparare è quindi memorizzare espressioni documentate nella loro forma completa, e soltanto in seguito analizzarne la grammatica.
Tradurre automaticamente una frase italiana sostituendo ogni vocabolo con quello piemontese può produrre risultati poco naturali.
Frasi comuni e modi di dire devono restare separati
Un frasario deve raccogliere soprattutto espressioni utilizzabili nella comunicazione ordinaria:
salutare, presentarsi, fare domande, ringraziare, chiedere qualcosa e dare risposte semplici.
Espressioni come Bogia nen, Boja fàuss o Fé San Martin appartengono invece a un altro livello.
Sono modi di dire, esclamazioni o locuzioni idiomatiche che richiedono spiegazioni specifiche.
Lo stesso vale per proverbi e insulti.
Mantenere separati i due gruppi rende più semplice sia l’apprendimento sia l’organizzazione dei contenuti.
Come cambiano le frasi nelle diverse zone del Piemonte
Le forme riportate fin qui appartengono soprattutto al piemontese comune a base torinese.
Non bisogna però aspettarsi di sentire ovunque esattamente le stesse parole e la stessa pronuncia.
Torinese, Biellese, Valsesia, Monferrato, Langhe e altre aree possono presentare differenze nel lessico, nei pronomi, nella morfologia e nella fonetica.
Persino un saluto può avere varianti locali.
Per questo la koinè rappresenta un riferimento utile per iniziare, non l’unica forma possibile del piemontese.
FAQ –
È documentata la forma ciàu. Esiste inoltre cerea, saluto tradizionale con un’origine e una storia d’uso differenti.
Una delle forme comuni è bondì.
Una costruzione caratteristica è Coma a l’é?
Sono documentate sia grassie sia mersì, con possibili differenze d’uso tra parlanti e contesti.
Nel piemontese comune si usa I sai nen, con la negazione nen dopo il verbo.
No. Questa guida utilizza soprattutto il piemontese comune a base torinese, mentre le varietà locali possono avere forme, pronunce e costruzioni differenti.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



