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Un coleottero scomparso dall’Italia da quasi 90 anni riappare nei boschi della Val di Susa

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 29, 2026

Lo Stephanopachys linearis ritrovato in Valsusa rappresenta una delle scoperte naturalistiche più interessanti degli ultimi anni sulle Alpi piemontesi.

Il minuscolo coleottero, lungo appena mezzo centimetro, è stato individuato nella primavera 2026 nel sito della Rete Natura 2000 Rocciamelone, nelle Aree Protette delle Alpi Cozie.

In Italia non esistevano osservazioni recenti della specie: le ultime testimonianze certe erano tre esemplari raccolti nel 1937 in Friuli-Venezia Giulia. Il ritrovamento arriva quindi dopo quasi 90 anni.

La scoperta è stata pubblicata il 31 luglio 2026 sulla rivista scientifica Biogeographia – The Journal of Integrative Biogeography.

Stephanopachys linearis: la scoperta in breve

Specie: Stephanopachys linearis
Ordine: Coleotteri
Famiglia: Bostrichidae
Dimensioni: circa mezzo centimetro
Luogo del ritrovamento: sito Natura 2000 Rocciamelone, Val di Susa
Periodo: primavera 2026
Ultimo dato certo in Italia: 1937
Habitat: alberi vivi parzialmente danneggiati dal fuoco
Alberi utilizzati: larici e pini silvestri
Area interessata dal fuoco: incendi della Val di Susa del 2017

Stephanopachys linearis ritrovato in Valsusa nella primavera 2026

La nuova presenza è stata documentata all’interno del Sito della Rete Natura 2000 Rocciamelone, nelle Alpi occidentali.

Non si tratta soltanto della segnalazione di un singolo coleottero.

Lo studio scientifico descrive recenti osservazioni sul campo effettuate nella primavera del 2026, sufficienti a confermare nuovamente la presenza della specie in Italia.

Gli esemplari sono stati trovati su alberi ancora vivi, ma segnati dal passaggio del fuoco.

È proprio questa caratteristica a rendere la scoperta ancora più particolare.

Un insetto lungo appena mezzo centimetro

A prima vista potrebbe sembrare un animale insignificante.

Lo Stephanopachys linearis misura infatti appena circa cinque millimetri.

Appartiene ai coleotteri della famiglia dei Bostrichidae ed è una specie saproxilica, cioè legata per il proprio ciclo biologico agli ambienti forestali e al legno.

Dietro dimensioni così ridotte si nasconde però una specie estremamente specializzata e rara nel contesto alpino.

Perché questo coleottero ama gli alberi bruciati

La caratteristica più affascinante dello Stephanopachys linearis è la sua forte pirofilia.

Significa che il coleottero è associato ad ambienti modificati dal fuoco.

Non cerca necessariamente alberi completamente morti.

Può colonizzare invece conifere che sono state parzialmente danneggiate da un incendio ma sono ancora vive, trovando un microhabitat adatto tra la corteccia e il tronco.

È esattamente ciò che è accaduto in Val di Susa.

Gli incendi del 2017 hanno creato il suo habitat

Gli esemplari piemontesi sono stati individuati nelle aree poste ai margini delle superfici attraversate dai grandi incendi del 2017.

Le fiamme avevano danneggiato una parte degli alberi senza ucciderli completamente.

Nove anni più tardi, alcuni di quei tronchi continuano a conservare le condizioni adatte allo Stephanopachys linearis.

Gli insetti sono stati osservati principalmente su due specie:

  • pino silvestre
  • larice europeo

Gli alberi presentavano ancora le tracce del fuoco e risultavano vivi.

Il coleottero vive tra corteccia e tronco

Il microhabitat utilizzato è estremamente specifico.

La parte di albero interessata dal calore può produrre modificazioni nella corteccia.

Tra il rivestimento esterno e il legno si formano così condizioni favorevoli alla presenza del coleottero.

La disponibilità limitata di alberi con queste caratteristiche aiuta a spiegare perché la specie sia tanto difficile da individuare sulle Alpi.

Non basta quindi avere semplicemente un bosco.

Serve un insieme di condizioni molto particolari.

Una specie pirofila
Lo Stephanopachys linearis è legato agli ambienti interessati dal fuoco. In Val di Susa è stato trovato tra la corteccia e il tronco di larici e pini silvestri ancora vivi ma parzialmente bruciati durante gli incendi del 2017.

In Italia non veniva trovato dal 1937

La vera eccezionalità della scoperta emerge guardando indietro nel tempo.

Prima del ritrovamento piemontese, le uniche testimonianze italiane certe erano rappresentate da tre esemplari raccolti nel 1937 nell’area di Tolmezzo, in provincia di Udine.

Quegli insetti erano conservati in collezioni museali.

Per quasi nove decenni non erano quindi disponibili osservazioni moderne sul campo capaci di dimostrare che lo Stephanopachys linearis fosse ancora presente nel territorio italiano.

La primavera del 2026 ha cambiato completamente il quadro.

Tre vecchi esemplari erano l’unica prova italiana

La situazione della specie in Italia era particolarmente insolita.

Una ricerca pubblicata nel 2016 aveva riesaminato il materiale storico e identificato i tre esemplari provenienti da Tolmezzo nel novembre 1937 come le prime testimonianze italiane certe.

Le vecchie segnalazioni attribuite all’Alto Adige erano invece risultate non attendibili perché riferite a una specie differente.

Fino al 2026, quindi, la presenza italiana dello Stephanopachys linearis poggiava praticamente su tre insetti conservati da decenni nelle collezioni scientifiche.

Il ritrovamento conferma che la specie vive ancora in Italia

La differenza rispetto al passato è sostanziale.

Gli esemplari della Val di Susa non sono reperti storici.

Sono animali individuati direttamente nel loro habitat naturale nella primavera del 2026.

La ricerca permette quindi di confermare la presenza attuale della specie nel territorio nazionale.

È proprio questo aspetto a dare al ritrovamento un’importanza particolare anche dal punto di vista della conservazione.

Una specie tipica del Nord Europa sopravvissuta sulle Alpi

La distribuzione dello Stephanopachys linearis è definita boreoalpina.

Il coleottero è maggiormente diffuso nelle regioni settentrionali d’Europa, soprattutto nei Paesi scandinavi.

Sulle Alpi compare invece in popolazioni molto più isolate.

Questa particolare distribuzione racconta una storia iniziata migliaia di anni fa.

Un relitto glaciale rimasto sulle montagne

Nel contesto alpino la specie viene considerata un relitto glaciale.

Durante le glaciazioni, organismi oggi tipici delle regioni settentrionali potevano estendere il loro territorio molto più a sud.

Quando il clima tornò progressivamente a riscaldarsi, alcune popolazioni rimasero isolate nelle zone montane più elevate.

Qui continuarono a trovare temperature e condizioni ambientali simili a quelle delle regioni boreali.

Lo Stephanopachys linearis rappresenta quindi una piccola testimonianza vivente della storia climatica delle Alpi.

La popolazione francese è a circa 50 chilometri

La nuova località italiana non è completamente isolata dal resto delle popolazioni alpine conosciute.

Il paper scientifico indica che il sito della Val di Susa si trova a circa 50 chilometri dal più vicino ritrovamento francese confermato, nel massiccio del Queyras nelle Hautes-Alpes.

La vicinanza geografica può diventare importante per comprendere la distribuzione della specie nelle Alpi occidentali.

Serviranno però ulteriori ricerche per stabilire quanto siano estese le popolazioni e quali collegamenti esistano tra i diversi nuclei.

In Austria viene considerato estinto

Il quadro europeo dimostra quanto la specie sia rara.

Le Aree Protette delle Alpi Cozie ricordano segnalazioni storiche anche in Austria, dove lo Stephanopachys linearis viene considerato estinto.

Le osservazioni moderne nelle Alpi occidentali acquistano quindi ulteriore valore.

Non significano che la specie sia improvvisamente diventata comune.

Al contrario, confermano quanto siano preziosi i pochi habitat nei quali riesce ancora a sopravvivere.

Nella stessa zona vive anche un suo raro parente

La ricerca ha prodotto un altro risultato interessante.

Su alcuni degli alberi analizzati lo Stephanopachys linearis è stato trovato insieme allo Stephanopachys substriatus, un’altra specie protetta dello stesso genere.

Anche quest’ultimo coleottero ha una storia particolare in Italia.

La sua presenza era stata nuovamente documentata nel 2021, dopo circa 25 anni senza osservazioni italiane, inizialmente nell’alta Val di Susa e successivamente in altre zone di Piemonte e Valle d’Aosta.

Stephanopachys substriatus è meno legato agli incendi

Le due specie hanno esigenze simili, ma non identiche.

Lo Stephanopachys substriatus può sfruttare anche alberi danneggiati da eventi differenti dal fuoco.

Tra questi possono esserci:

  • fulmini
  • frane
  • altri danneggiamenti del tronco
  • incendi

Lo Stephanopachys linearis mostra invece una specializzazione molto più marcata verso gli habitat legati al fuoco.

Proprio questa maggiore selettività contribuisce alla sua rarità.

La ricerca era iniziata nel 2021

Il ritrovamento del 2026 non è avvenuto casualmente durante un’escursione.

La ricerca sulle specie del genere Stephanopachys era iniziata diversi anni prima.

Dal 2021 erano già in corso studi sullo Stephanopachys substriatus nelle Alpi occidentali.

Una volta confermata nuovamente quella specie, l’attenzione si è spostata verso il molto più raro linearis.

La ricerca sul campo è continuata fino alla primavera del 2026.

La scoperta è arrivata quando le ricerche stavano per fermarsi

Trovare un animale di mezzo centimetro in un ambiente alpino e in un habitat tanto specifico non è semplice.

Bisogna prima individuare i boschi adatti.

Poi identificare alberi con determinate caratteristiche.

Infine controllare accuratamente lo spazio tra corteccia e tronco.

Dopo una lunga ricerca, nella primavera 2026 sono arrivati i primi riscontri e successivamente ulteriori osservazioni che hanno consentito la pubblicazione scientifica.

Lo studio è stato pubblicato il 31 luglio 2026

I risultati sono confluiti nello studio scientifico dedicato alla riscoperta in Italia dello Stephanopachys linearis e alle conseguenze per la sua conservazione.

La ricerca è stata pubblicata il 31 luglio 2026 su Biogeographia – The Journal of Integrative Biogeography.

Lo studio documenta le osservazioni effettuate nelle Alpi occidentali e analizza il loro significato biogeografico.

Ma soprattutto pone una nuova domanda: come proteggere una specie della quale conosciamo ancora pochissimo?

Lo Stephanopachys linearis è protetto dall’Unione Europea

Il coleottero è inserito nell’Allegato II della Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

Si tratta di un elenco che comprende specie di interesse comunitario la cui conservazione richiede specifiche misure di tutela e la designazione di Zone Speciali di Conservazione.

La riscoperta italiana assume quindi una rilevanza che va oltre la curiosità scientifica.

Confermare una popolazione attuale significa poter iniziare a studiarne realmente distribuzione, consistenza e necessità di conservazione.

Il ritrovamento cambia anche la tutela italiana della specie

Fino alla scoperta del 2026 l’Italia disponeva sostanzialmente soltanto di materiale storico.

Secondo il nuovo studio, questo quadro non era sufficiente a trattare concretamente lo Stephanopachys linearis come una specie italiana attuale sulla quale applicare monitoraggio e misure di conservazione.

La riscoperta colma questo vuoto e rende ora necessario considerare la specie nelle strategie nazionali legate alla Direttiva Habitat.

La documentazione sul ritrovamento è stata trasmessa agli enti competenti affinché possano essere sviluppati nuovi studi e programmi di monitoraggio.

Perché la scoperta è importante

Lo Stephanopachys linearis è una specie protetta dalla Direttiva Habitat. Il ritrovamento in Val di Susa conferma per la prima volta dopo quasi 90 anni una popolazione italiana attuale e apre la strada a nuovi monitoraggi e misure di conservazione.

Ora bisogna capire quanti esemplari esistono

Il ritrovamento rappresenta l’inizio di un nuovo lavoro.

La presenza nel sito del Rocciamelone è confermata, ma molti aspetti rimangono da studiare.

Tra le priorità scientifiche ci sono:

  • distribuzione reale nelle Alpi occidentali
  • numero e consistenza delle popolazioni
  • tipologia precisa degli alberi utilizzati
  • durata degli habitat post-incendio
  • collegamenti con le popolazioni francesi
  • misure necessarie alla conservazione

Il paper indica proprio il monitoraggio e l’approfondimento ecologico tra le priorità successive alla scoperta.

Un paradosso: il fuoco distrugge ma crea anche un habitat raro

Il ritrovamento mette in evidenza un aspetto molto particolare dell’ecologia alpina.

Gli incendi sono generalmente una grave perturbazione per gli ecosistemi e possono provocare enormi perdite di biodiversità.

Alcune specie altamente specializzate hanno però sviluppato la capacità di sfruttare proprio gli habitat prodotti dal passaggio del fuoco.

Lo Stephanopachys linearis è uno degli esempi più estremi.

Questo non significa naturalmente che gli incendi siano positivi per i boschi.

Significa invece che un ecosistema naturale può contenere specie con esigenze completamente differenti tra loro.

I boschi bruciati non sono biologicamente vuoti

Un’area percorsa dal fuoco può apparire inizialmente come un ambiente completamente distrutto.

Dal punto di vista ecologico la realtà è più complessa.

Tronchi danneggiati, alberi morti, cortecce sollevate e differenti fasi della rigenerazione forestale producono nuovi microhabitat.

Alcuni organismi estremamente specializzati riescono proprio a sfruttare queste condizioni.

La presenza dello Stephanopachys linearis nove anni dopo gli incendi del 2017 dimostra quanto possa essere lunga e complessa l’evoluzione ecologica di un bosco dopo il passaggio delle fiamme.

La scoperta aumenta il valore naturalistico del Rocciamelone

Il sito Natura 2000 del Rocciamelone ospita quindi una specie la cui presenza italiana era rimasta per decenni avvolta nell’incertezza.

Il dato rafforza il valore conservazionistico dell’area.

Non per le dimensioni del coleottero, ma per la sua rarità, il grado di specializzazione e la posizione geografica della nuova popolazione.

Il sito si inserisce infatti in un sistema alpino nel quale sopravvivono specie boreali isolate dopo i grandi cambiamenti climatici avvenuti dalla fine delle glaciazioni.

Le Alpi Cozie conservano biodiversità ancora poco conosciuta

Il caso dello Stephanopachys linearis dimostra anche quanto rimanga ancora da scoprire negli ecosistemi alpini.

Una specie può sopravvivere per decenni senza essere osservata.

In questo caso sono trascorsi quasi 90 anni tra gli ultimi esemplari italiani conosciuti e le nuove osservazioni sul campo.

Non perché necessariamente il coleottero fosse scomparso e poi ricomparso.

Molto più probabilmente la sua rarità, le dimensioni ridotte e l’habitat particolarmente specifico lo hanno reso estremamente difficile da individuare.

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Non era quindi necessariamente estinto in Italia

Questo è un punto importante.

Dire che lo Stephanopachys linearis era “estinto in Italia da 90 anni” sarebbe eccessivo.

Le fonti scientifiche indicavano l’assenza di osservazioni recenti, non una prova certa della sua estinzione nazionale.

La formulazione più corretta è quindi che la specie non veniva documentata in Italia dal 1937.

Il ritrovamento del 2026 dimostra ora che almeno una popolazione è ancora presente nelle Alpi occidentali.

FAQ – Il coleottero ritrovato dopo quasi 90 anni: cosa sapere

Che cos’è lo Stephanopachys linearis?

È un piccolo coleottero saproxilico appartenente alla famiglia dei Bostrichidae e protetto dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

Quanto è grande?

Misura circa mezzo centimetro.

Dove è stato ritrovato?

Nel Sito della Rete Natura 2000 Rocciamelone, nelle Aree Protette delle Alpi Cozie in Val di Susa.

Quando è stato trovato?

Le osservazioni sul campo risalgono alla primavera del 2026.

Da quanto tempo mancavano osservazioni in Italia?

Le ultime testimonianze certe erano tre esemplari raccolti nel 1937 a Tolmezzo, in Friuli-Venezia Giulia.

Perché vive nei boschi incendiati?

È una specie fortemente pirofila e utilizza alberi parzialmente danneggiati dal fuoco, dove trova condizioni favorevoli tra corteccia e tronco.

Su quali alberi è stato trovato?

Su pini silvestri e larici europei ancora vivi ma danneggiati dagli incendi del 2017.

Gli incendi hanno quindi favorito la specie?

Hanno creato localmente il particolare microhabitat utilizzato dal coleottero. Questo non significa che gli incendi siano positivi per la biodiversità nel suo complesso.

Esiste anche fuori dall’Italia?

Sì. La specie ha una distribuzione boreoalpina, con presenza soprattutto nell’Europa settentrionale e popolazioni isolate sulle Alpi. La località francese confermata più vicina si trova nel Queyras, circa 50 chilometri dal nuovo sito italiano.

Era davvero estinto in Italia?

Non era possibile affermarlo con certezza. Semplicemente non esistevano osservazioni italiane recenti dal 1937. La scoperta del 2026 ne conferma nuovamente la presenza.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende