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Barone Canavese cabina telefonica per parlare coi morti: il Telefono del vento nel bosco

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 29, 2026

Barone Canavese cabina telefonica per parlare coi morti sembra quasi il titolo di una storia surreale. Eppure, tra i boschi del piccolo comune canavesano, esiste davvero una vecchia cabina telefonica con una cornetta che non è collegata ad alcuna linea.

Si chiama Telefono del vento. Non serve a comunicare realmente con i defunti, ma offre uno spazio simbolico dove fermarsi, parlare ad alta voce, lasciare un pensiero o ricordare una persona che non c’è più.

Il Telefono del vento di Barone Canavese

Dove si trova: nell’area di via Riassolo, lungo il Sentiero delle Pietre Bianche
Inaugurazione: 5 novembre 2022
Ideatore: Matteo Gamerro
Progetto: associazione Si può fare con Matteo Gamerro
Come funziona: il telefono è scollegato e viene utilizzato simbolicamente per parlare con chi non c’è più
All’interno: una seduta e un quaderno per lasciare pensieri e messaggi

Una cabina telefonica nel verde di Barone Canavese

Il Telefono del vento si trova lungo il Sentiero delle Pietre Bianche, nell’area di via Riassolo.

Il contesto è completamente diverso da quello nel quale un tempo si trovavano le cabine telefoniche.

Niente traffico, marciapiedi o piazze affollate. Intorno ci sono boschi, campi, silenzio e paesaggio.

La struttura conserva l’aspetto delle vecchie cabine, con i vetri e un apparecchio telefonico di quelli che oggi appartengono quasi completamente al passato.

Un telefono che non chiama nessun numero

Non servono monete, gettoni o schede telefoniche.

La cornetta non è collegata alla rete e chi entra può semplicemente sedersi, sollevarla e iniziare a parlare.

Il destinatario può essere una persona scomparsa, qualcuno che manca oppure qualcuno al quale si vorrebbe ancora dire qualcosa. Insomma, è un gesto simbolico.

La funzione della cabina non è promettere un contatto impossibile, ma creare uno spazio dedicato alla memoria e alle parole rimaste sospese.

Dentro c’è anche un quaderno

Non tutti sentono il bisogno di parlare ad alta voce.

Per questo all’interno è presente anche un quaderno. Dove chi passa può scrivere un pensiero, un ricordo oppure una frase che non ha mai avuto occasione di pronunciare.

La cabina diventa così una sorta di contenitore di memorie e alcune vengono affidate alla voce, mentre altre alla carta.

Parlare con chi non c’è più

Il concetto alla base del Telefono del vento è molto semplice.

Quando una persona muore, non sempre il dialogo interiore si interrompe.

Rimangono domande, ricordi e cose che avremmo voluto raccontare.

La cabina offre un luogo fisico nel quale dare forma a quel bisogno.

Sollevare la cornetta rende concreto un gesto che normalmente avviene soltanto nella mente.

La regola è non avere fretta

Il Telefono del vento non è pensato per una visita veloce.

Il senso dell’installazione è proprio quello di fermarsi.

  • Sedersi.
  • Guardare fuori.
  • Prendersi qualche minuto.
  • L’unica vera indicazione è non avere fretta.

Un principio semplice, ma coerente con un luogo nato per lasciare spazio ai ricordi.

La storia di Liliana e Aldo

Dietro il progetto esiste anche una vicenda familiare.

Nel 1969 Liliana e Aldo, parenti di Matteo Gamerro, morirono in un incidente automobilistico poco prima del loro matrimonio.

Matteo non era ancora nato, ma quella storia rimase nella memoria della famiglia.

Molti anni dopo contribuì alla nascita dell’idea di creare un posto dove il dolore della perdita potesse trovare una forma diversa.

Non una soluzione.

Non un modo per cancellare il lutto.

Piuttosto uno spazio nel quale trasformare l’assenza in ricordo.

Il Telefono del vento nasce in Giappone

L’idea originale non nasce però in Piemonte.

Il primo Kaze no Denwa, espressione traducibile come Telefono del vento, venne creato in Giappone nel 2010.

Un uomo che aveva perso un familiare installò nel proprio giardino una cabina con un telefono scollegato per continuare simbolicamente a rivolgersi alla persona scomparsa.

Dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, il luogo venne aperto anche ad altre persone colpite dal lutto.

L’idea si diffuse progressivamente in diversi Paesi.

Dal Giappone a Barone Canavese

Matteo Gamerro venne a conoscenza del progetto e decise di riproporne il significato nel Canavese.

Nacque così il Telefono del vento di Barone.

L’iniziativa venne realizzata attraverso l’associazione Si può fare con Matteo Gamerro, con la collaborazione della comunità locale.

La cabina venne inaugurata il 5 novembre 2022.

Un luogo costruito per guardare lontano

Anche la posizione ha un ruolo importante.

La cabina non si trova nel centro del paese, ma è immersa nella natura.

Attraverso i vetri lo sguardo può andare verso il cielo e il paesaggio circostante.

Il silenzio contribuisce a rendere l’esperienza più intima.

La vecchia cabina, nata originariamente per mettere in comunicazione persone lontane, viene così trasformata in un luogo destinato proprio a chi non può più essere raggiunto.

Il Sentiero delle Pietre Bianche

Il Telefono del vento si inserisce lungo il Sentiero delle Pietre Bianche, un percorso che attraversa il territorio collinare del Canavese.

L’itinerario passa tra zone boscate, campi, vigneti e piccoli centri.

La cabina è diventata una delle tappe più insolite del percorso.

Chi la incontra durante una passeggiata può scegliere semplicemente di osservarla oppure entrare e fermarsi.

Chi è Matteo Gamerro

La storia dell’installazione è legata profondamente a quella del suo ideatore.

Matteo Gamerro è un ingegnere di Barone Canavese.

Da giovane ha ricevuto una diagnosi di sclerosi multipla.

La malattia progressiva ha cambiato radicalmente la sua quotidianità e da molti anni utilizza una carrozzina.

Per comunicare si serve anche di strumenti tecnologici che gli permettono di scrivere al computer e sui social.

La difficoltà fisica non gli ha però impedito di continuare a viaggiare e partecipare a numerosi progetti.

I cammini con la joëlette

Negli anni Gamerro ha affrontato lunghi percorsi utilizzando una joëlette, una particolare carrozzina da trekking che consente di affrontare sentieri con l’aiuto di accompagnatori.

Ha percorso più volte itinerari legati al Cammino di Santiago e partecipato ad altre esperienze di viaggio.

Da queste avventure sono nati libri, incontri e progetti.

Tra i suoi lavori figura anche Si può fare – in cadrega verso Santiago.

Trasformare una difficoltà in qualcosa da condividere

Molte delle iniziative costruite intorno a Gamerro hanno un elemento comune.

Una difficoltà personale viene trasformata in un’esperienza capace di coinvolgere altre persone.

Il Telefono del vento segue la stessa logica ed il punto di partenza è il dolore.

Ma il luogo non rimane legato soltanto a una singola storia familiare.

Diventa accessibile a chiunque abbia perso qualcuno.

Un posto per ricordi diversi

Non esiste un modo corretto di utilizzare la cabina.

Qualcuno può parlare, altri scrivere o semplicemente rimanere in silenzio.

Ogni visitatore attribuisce al Telefono del vento un significato differente.

Ed è proprio questa libertà a renderlo particolare: non esistono formule da seguire.

Anche la comunità utilizza questo spazio

Con il passare degli anni l’area è diventata anche un luogo di incontro.

Sono stati organizzati momenti musicali e iniziative dedicate al ricordo di persone scomparse.

La funzione inizialmente molto intima della cabina si è quindi allargata. E accanto al singolo visitatore è comparsa anche una dimensione collettiva.

Il ricordo può essere privato, ma può diventare anche qualcosa da condividere con una comunità.

Una vecchia tecnologia per un bisogno ancora attuale

Il contrasto è forse l’aspetto più affascinante.

Viviamo circondati da smartphone capaci di raggiungere quasi chiunque in pochi secondi.

Eppure, nel bosco di Barone Canavese, proprio un telefono completamente scollegato è diventato uno strumento per affrontare il bisogno di comunicare con l’unica persona che nessuna tecnologia può raggiungere.

  • La cabina non offre risposte.
  • Non promette miracoli.
  • Non pretende di stabilire un contatto con un altro mondo.

Offre qualcosa di molto più semplice: tempo, silenzio e uno spazio nel quale trasformare il ricordo in parole.

FAQ – Barone Canavese e il Telefono del vento: curiosità e informazioni

Dove si trova la cabina telefonica per parlare coi morti?

Il Telefono del vento si trova a Barone Canavese, nell’area di via Riassolo e lungo il Sentiero delle Pietre Bianche.

Il telefono funziona davvero?

No. L’apparecchio non è collegato ad alcuna linea telefonica.

A cosa serve?

Serve come luogo simbolico dove fermarsi e rivolgersi a una persona scomparsa, oppure lasciare un pensiero scritto.

Chi ha realizzato il Telefono del vento?

Il progetto è legato a Matteo Gamerro e all’associazione Si può fare con Matteo Gamerro.

Quando è stato inaugurato?

Il Telefono del vento di Barone Canavese è stato inaugurato il 5 novembre 2022.

L’idea è nata a Barone Canavese?

No. Il progetto si ispira al Telefono del vento nato in Giappone nel 2010 e successivamente diventato un simbolo per molte persone colpite dal lutto.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende