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Porta Marmorea di Torino: la porta romana scomparsa di Augusta Taurinorum

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Da Alessandro Maldera

Agosto 28, 2026

La Porta Marmorea di Torino era l’ingresso meridionale di Augusta Taurinorum e si trovava all’estremità del cardo maximus, l’asse che attraversava la colonia da nord a sud. Oggi non ne resta alcuna struttura monumentale visibile, ma il suo punto è individuabile con buona precisione nel centro storico.

La porta sopravvisse per oltre un millennio alla città romana, diventò un riferimento della Torino medievale, venne utilizzata come cava di materiali e scomparve definitivamente con le grandi trasformazioni urbanistiche dell’età moderna.

La sua storia conserva anche un piccolo mistero: il celebre disegno che per secoli si pensava raffigurasse Porta Marmorea potrebbe in realtà mostrare la Porta Palatina.

Porta Marmorea di Torino: scheda rapida

Funzione: porta meridionale di Augusta Taurinorum
Posizione: circa all’incrocio tra via San Tommaso e via Santa Teresa
Asse romano: estremità meridionale del cardo maximus
Epoca: tra la fine del I secolo a.C. e la prima età imperiale
Nome romano: sconosciuto
Prima attestazione di “Porta Marmorea”: 1075
Stato attuale: completamente scomparsa

Dove si trovava la Porta Marmorea di Torino

La localizzazione dell’antica porta meridionale è uno degli aspetti meglio ricostruibili.

La Porta Marmorea sorgeva nel punto nel quale il cardo maximus raggiungeva la cinta muraria meridionale di Augusta Taurinorum.

Nella città contemporanea questo punto corrisponde approssimativamente all’incrocio tra via San Tommaso e via Santa Teresa.

La sovrapposizione è particolarmente interessante perché l’attuale via San Tommaso conserva sostanzialmente il percorso dell’antico cardo.

Chi oggi percorre questa strada verso sud segue quindi un asse urbano già presente quasi duemila anni fa.

Porta Marmorea e Porta Palatina erano sullo stesso asse

Il cardo maximus attraversava Augusta Taurinorum da nord a sud.

Alle sue due estremità si trovavano due grandi accessi.

  • A nord: Porta Palatina
  • A sud: Porta Marmorea

Erano quindi le due porte opposte dello stesso grande asse urbano.

Il contrasto tra le loro storie è però radicale.

La Porta Palatina è ancora uno dei monumenti romani meglio conservati di Torino.

La Porta Marmorea, invece, è completamente scomparsa.

Porta Palatina: l’altra grande porta romana di Torino
Se Porta Marmorea è completamente scomparsa, la Porta Palatina conserva ancora oggi gran parte della monumentalità dell’antica Augusta Taurinorum. Approfondisci la storia della Porta Palatina, uno dei principali monumenti romani di Torino

Quando venne costruita Porta Marmorea

La porta apparteneva al grande sistema monumentale della colonia romana.

La cronologia viene generalmente collocata tra la fine del I secolo a.C. e la prima età imperiale, nel quadro della costruzione e del progressivo consolidamento di Augusta Taurinorum.

Alcune ricostruzioni indicano un intervallo compreso tra il 25 e l’1 a.C., ma non esiste una data precisa che consenta di stabilire l’anno della costruzione.

È quindi più corretto considerarla parte della monumentalizzazione iniziale della colonia piuttosto che attribuirle una data esatta.

I Romani la chiamavano davvero Porta Marmorea?

Non lo sappiamo.

Il nome utilizzato durante l’età romana non è conosciuto.

“Porta Marmorea” compare invece nella documentazione medievale.

La prima attestazione sicura risale al 3 settembre 1075, quando un documento cita una casa situata:

infra civitate Taurino prope porta Marmoria

cioè all’interno della città di Torino, nei pressi della Porta Marmorea.

La denominazione era dunque già consolidata nell’XI secolo.

Non bisogna però retrocederla automaticamente all’epoca romana.

Perché si chiamava Porta Marmorea

La spiegazione tradizionale collega il nome alla possibile presenza di marmo nella decorazione o nel rivestimento della porta.

Per molto tempo questa interpretazione è sembrata plausibile anche grazie a un famoso disegno rinascimentale attribuito a Giuliano da Sangallo.

La porta raffigurata appare infatti particolarmente monumentale.

Il problema è che oggi l’identificazione di quel disegno con Porta Marmorea è fortemente discussa.

Di conseguenza anche l’idea di una porta completamente o largamente rivestita in marmo deve essere trattata con prudenza.

Perché “Marmorea”?
Il nome è documentato dal Medioevo e potrebbe riferirsi alla presenza di elementi o decorazioni marmoree. Non possediamo però prove sufficienti per stabilire come fosse rivestita la porta in età romana e il suo nome antico rimane sconosciuto

Come poteva essere fatta la porta meridionale

La perdita quasi totale del monumento non consente una ricostruzione precisa.

Porta Marmorea era comunque uno dei grandi accessi monumentali di Augusta Taurinorum.

Per analogia con le altre porte della colonia è plausibile immaginare:

  • torri laterali
  • un corpo centrale
  • passaggi per carri
  • accessi pedonali

Non possiamo però affermare con certezza che ogni dettaglio coincidesse con quello della Porta Palatina.

L’assenza di resti conservati impone maggiore cautela.

Il misterioso disegno di Giuliano da Sangallo

Per molto tempo una delle principali immagini associate a Porta Marmorea è stata un disegno attribuito a Giuliano da Sangallo, realizzato tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.

L’immagine mostra una monumentale porta romana con:

  • due torri poligonali;
  • quattro aperture;
  • un grande corpo architettonico centrale.

Per generazioni il disegno è stato considerato quasi una fotografia ante litteram dell’antica Porta Marmorea.

Oggi questa identificazione appare molto meno sicura.

Perché il disegno potrebbe raffigurare Porta Palatina

Il problema principale riguarda lo stato nel quale Porta Marmorea si trovava già molti anni prima del viaggio di Sangallo.

Nel 1317, quasi due secoli prima, la struttura risultava già fortemente degradata.

Le fonti descrivono una porta:

  • parzialmente rovinata
  • invasa dal fango
  • utilizzata come deposito di rifiuti

Inoltre era già oggetto di spoliazione per il recupero dei materiali.

Diventa quindi difficile immaginare che intorno al 1500 Sangallo potesse osservarla ancora nella forma monumentale e relativamente integra rappresentata nel disegno.

Diversi studiosi ritengono perciò oggi più probabile che l’immagine raffiguri Porta Palatina, forse reinterpretata liberamente dall’autore.

Porta Marmorea nel Medioevo

Nonostante il declino dell’Impero romano, la porta continuò a essere parte della città.

Il documento del 1075 dimostra che dopo circa un millennio dalla costruzione era ancora un riferimento topografico riconoscibile.

Nei secoli successivi vengono citate abitazioni e proprietà situate presso Porta Marmorea.

Il nome finì inoltre per identificare un vero quartiere di Porta Marmorea nella Torino medievale.

La vecchia struttura romana continuava quindi a condizionare la geografia cittadina molto tempo dopo la fine di Augusta Taurinorum.

Nel 1317 la porta era ormai in rovina

Il momento meglio documentato del suo declino arriva nel Trecento.

Nel 1317 Filippo d’Acaja era impegnato nella trasformazione del complesso orientale della città nel castello destinato, attraverso successive evoluzioni, a diventare Palazzo Madama.

I cantieri avevano bisogno di grandi quantità di materiali.

Le vecchie fortificazioni romane diventarono una risorsa.

Dopo essere intervenuti sulla Porta Segusina, gli operai iniziarono a recuperare pietre anche dalla Porta Marmorea e da altre parti della cinta antica.

Porta Marmorea diventò una cava di materiali

La descrizione dello stato della porta nel Trecento è particolarmente eloquente.

La struttura era già gravemente deteriorata.

Fango e rifiuti si erano accumulati negli spazi del monumento.

Per recuperare le pietre appartenenti alla volta fu necessario addirittura puntellare alcune parti con travi.

Quella che per Augusta Taurinorum era stata una monumentale porta urbana era ormai diventata allo stesso tempo:

  • una rovina
  • un luogo degradato
  • una cava di materiali da costruzione

È uno dei passaggi che meglio raccontano il cambiamento del rapporto tra la Torino medievale e le vestigia romane.

Le pietre finirono nel castello degli Acaia

Parte dei materiali recuperati dalle strutture romane venne impiegata nel nuovo castello di Filippo d’Acaja.

Si creò così una curiosa continuità materiale.

La Porta Marmorea veniva progressivamente smontata.

Le sue pietre contribuivano alla costruzione di un castello che, sul lato opposto della città, stava inglobando un’altra antica porta romana, quella orientale.

Una parte della Torino romana continuava quindi a sopravvivere trasformandosi fisicamente nella Torino medievale.

La spoliazione non distrusse subito la porta

Il recupero dei materiali tra 1317 e 1320 non significò una demolizione totale.

La documentazione indica piuttosto uno smantellamento parziale.

La porta continuò infatti a comparire nelle fonti successive.

Sono ricordati anche interventi di ripristino effettuati dopo alcune delle spoliazioni medievali.

La storia del monumento fu quindi più lenta:

degrado → recupero dei materiali → riparazioni → progressivo abbandono → scomparsa

Non esiste un singolo momento nel quale Porta Marmorea venne cancellata completamente dalla città.

L’apertura di via Roma cambiò l’accesso meridionale di Torino

La vera svolta urbanistica arrivò alla fine del Cinquecento.

Dopo il 1587 iniziò l’apertura della nuova contrada progettata da Ascanio Vitozzi, destinata a evolvere nell’attuale via Roma.

La nuova strada offriva una direttrice meridionale diversa rispetto al vecchio asse romano.

Per secoli il cardo, oggi via San Tommaso, aveva determinato il collegamento principale verso sud.

Con la trasformazione della Torino moderna il baricentro urbano iniziò a spostarsi.

Porta Marmorea perse definitivamente la funzione strategica che aveva mantenuto, con forme diverse, per oltre un millennio.

Quando scomparve definitivamente Porta Marmorea

Non è prudente indicare un unico anno.

La storiografia ha proposto varie date, tra cui il 1675, ma le ricostruzioni moderne suggeriscono una trasformazione più graduale.

Il disuso diventa sostanziale dopo la fine del Cinquecento.

I resti ancora presenti furono poi coinvolti nei grandi lavori che accompagnarono l’espansione meridionale di Torino nel XVII secolo.

La formulazione più corretta è quindi che Porta Marmorea scomparve progressivamente tra la fine del Cinquecento e il Seicento, durante la nascita della nuova Torino moderna.

I marmi della porta finirono nella chiesa di Santa Teresa?

Una tradizione molto conosciuta lega Porta Marmorea alla vicina chiesa di Santa Teresa.

Secondo questa ricostruzione, parte dei marmi provenienti dalla porta sarebbe stata recuperata e utilizzata nella costruzione della chiesa.

È una possibilità affascinante, ricordata anche dalla storiografia del passato.

Non esistono però prove archeologiche conclusive che permettano di considerarla un fatto accertato.

Gli stessi studiosi storici hanno espresso opinioni differenti sulla provenienza di quei materiali.

La storia va quindi riportata come tradizione, non come certezza.

Fuori da Porta Marmorea poteva sorgere l’anfiteatro romano

L’area immediatamente esterna alla porta conserva un altro grande mistero della Torino romana.

Testimonianze del Cinquecento ricordano infatti la presenza di un anfiteatro romano fuori dalla porta meridionale.

Nel 1505 Domenico della Bella, detto Maccaneo, descrisse resti attribuiti all’edificio.

Pochi decenni dopo anche Emanuele Filiberto Pingone ne parlò.

Se queste testimonianze sono corrette, chi usciva da Augusta Taurinorum attraverso Porta Marmorea raggiungeva un settore suburbano nel quale doveva sorgere uno dei principali edifici destinati agli spettacoli.

Dove si trovava l’anfiteatro?

La posizione precisa rimane sconosciuta.

Per lungo tempo è stata avanzata l’ipotesi che l’anfiteatro si trovasse nell’area dell’attuale Piazza San Carlo.

Le indagini più recenti hanno però escluso questa collocazione.

Resta quindi plausibile la presenza dell’edificio fuori dal settore meridionale di Augusta Taurinorum, ma non sappiamo ancora indicarne con certezza il punto esatto.

Anche questo contribuisce al fascino archeologico della zona della Porta Marmorea.

Cosa rimane oggi della Porta Marmorea

A differenza della Porta Palatina, non esiste un monumento da osservare.

A differenza della porta orientale, non rimangono grandi strutture leggibili inglobate in un edificio come Palazzo Madama.

La Porta Marmorea è oggi una vera architettura scomparsa di Torino.

Il suo luogo può però essere individuato con buona precisione nell’area tra via San Tommaso e via Santa Teresa

Migliaia di persone attraversano quotidianamente questo incrocio senza percepire che proprio lì terminava uno dei due principali assi della città romana.

Da Augusta Taurinorum alla Torino moderna

La storia di Porta Marmorea segue quasi perfettamente quella della città.

  • In età romana segnava il passaggio tra Augusta Taurinorum e il territorio meridionale.
  • Nel Medioevo rimase un riferimento urbano, dando perfino il nome a una zona della città.
  • Nel Trecento iniziò a essere spogliata dei materiali.
  • Tra Cinquecento e Seicento la nascita di nuovi assi stradali e l’espansione verso sud ne eliminarono definitivamente la funzione e i resti.

La Porta Marmorea di Torino racconta quindi un cambiamento fondamentale: la città moderna cominciò a liberarsi progressivamente della griglia ereditata dall’antica colonia e a costruire nuovi assi, nuove porte e nuovi quartieri.

Il mistero di una porta che non possiamo più vedere

Porta Marmorea è probabilmente la più enigmatica tra le grandi porte di Augusta Taurinorum.

Sappiamo dove sorgeva.

Sappiamo che esisteva ancora nel Medioevo.

Conosciamo il suo progressivo degrado.

Sappiamo che nel Trecento venne utilizzata come cava di pietra.

Eppure non possediamo più il monumento e neppure un’immagine certamente identificabile.

Il disegno che per secoli sembrava restituirne l’aspetto potrebbe infatti raffigurare un’altra porta della Torino romana.

È proprio questa combinazione di certezze archeologiche e domande ancora aperte a rendere Porta Marmorea uno dei monumenti perduti più affascinanti della storia di Torino.

FAQ – Porta Marmorea di Torino: le domande più comuni

Dove si trovava Porta Marmorea?

Sorgeva all’estremità meridionale del cardo maximus, approssimativamente presso l’attuale incrocio tra via San Tommaso e via Santa Teresa.

Porta Marmorea era il suo nome romano?

Non lo sappiamo. Il nome è documentato almeno dal 1075 ed è quindi sicuramente utilizzato in epoca medievale.

Perché veniva chiamata Marmorea?

Probabilmente per la presenza di elementi marmorei, ma non possediamo prove sufficienti per ricostruire con certezza il suo rivestimento.

Era simile alla Porta Palatina?

Probabilmente apparteneva allo stesso sistema monumentale di porte urbane, ma non abbiamo abbastanza resti per ricostruirne con sicurezza tutti i dettagli.

Il disegno di Giuliano da Sangallo raffigura Porta Marmorea?

Per molto tempo si è pensato di sì, ma oggi è considerato più probabile che rappresenti Porta Palatina, forse reinterpretata liberamente.

Quando iniziò a essere demolita?

Nel Trecento era già in cattivo stato e fu parzialmente smantellata per recuperare materiali destinati anche al castello degli Acaia.

Quando scomparve definitivamente?

La perdita fu progressiva. I resti scomparvero durante le trasformazioni urbanistiche comprese tra la fine del Cinquecento e il Seicento.

I suoi marmi sono nella chiesa di Santa Teresa?

Esiste questa tradizione, ma non è dimostrata archeologicamente.

Fuori dalla Porta Marmorea c’era l’anfiteatro romano?

Fonti del Cinquecento collocano l’anfiteatro fuori dalla porta meridionale, ma la sua posizione esatta non è stata identificata con certezza.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende