Vita quotidiana nella Torino romana: come si viveva ad Augusta Taurinorum

Da Alessandro Maldera
Agosto 27, 2026

La vita quotidiana nella Torino romana non si svolgeva soltanto tra mura, porte e grandi edifici pubblici. Augusta Taurinorum era fatta soprattutto di persone: aristocratici, commercianti, artigiani, liberti, lavoratori e famiglie che abitavano, producevano, compravano e pregavano negli isolati della colonia.
Scavi archeologici, iscrizioni funerarie, botteghe, resti alimentari e perfino antiche discariche permettono oggi di avvicinarsi alla vita reale dei torinesi di circa duemila anni fa.
Il periodo meglio documentato è soprattutto quello compreso tra I e II secolo d.C., quando la città raggiunse una fase di particolare sviluppo.
Focus sulla vita quotidiana ad Augusta Taurinorum
Lavoro: botteghe, lavorazione del marmo, bronzo, osso e probabilmente ceramica
Alimentazione: bovini, ovini, suini e altri animali documentati dagli scarti
Commerci: collegamenti con il resto dell’Italia e con regioni lontane dell’Impero
Tempo libero: spettacoli nel Teatro Romano e probabilmente giochi in un anfiteatro
Religione: culti romani, tradizioni locali e pratiche rituali
Morte: necropoli collocate fuori dalle mura lungo le strade
Chi erano gli abitanti della Torino romana
Non esisteva un solo tipo di abitante di Augusta Taurinorum.
La società era fortemente stratificata.
Vi erano famiglie appartenenti all’élite municipale, cittadini comuni, lavoratori, artigiani, commercianti e liberti.
A questi si aggiungevano persone provenienti da altri territori dell’Impero.
La fondazione della colonia non comportò inoltre la scomparsa della popolazione precedente. È probabile che una parte significativa degli abitanti fosse costituita da comunità locali progressivamente romanizzate, alle quali si affiancarono immigrati italici e individui provenienti da regioni differenti.
La società torinese romana nacque quindi anche dall’incontro tra popolazione locale e nuovi modelli culturali romani.
Acquedotti, fognature, strade, domus, porte e monumenti facevano parte di una città romana molto più articolata di quanto possa sembrare oggi. Approfondisci la storia della Torino romana e di Augusta Taurinorum
Ricchi, cittadini comuni e ceti popolari
Augusta Taurinorum possedeva una vera aristocrazia urbana.
Le famiglie più importanti controllavano una parte rilevante delle magistrature locali e spesso basavano la propria ricchezza sulle proprietà fondiarie.
All’estremo superiore della società troviamo personaggi che raggiunsero carriere eccezionali.
Uno dei casi più importanti è Quinto Glizio Atilio Agricola, probabilmente nato ad Augusta Taurinorum intorno al 50 d.C.
La sua carriera lo portò a ricoprire incarichi militari e provinciali di altissimo livello e a ottenere il consolato per due volte.
La sua importanza in città è testimoniata da almeno quattordici iscrizioni, alcune probabilmente collegate a statue.
Era però un personaggio fuori dal comune.
La maggioranza degli abitanti viveva in condizioni assai più modeste.
Le iscrizioni mostrano una società molto diversa al suo interno
Le testimonianze funerarie permettono di osservare proprio questa distanza.
Monumenti, iscrizioni e immagini distinguono chiaramente le rappresentazioni dell’aristocrazia urbana da quelle dei ceti inferiori.
Non tutti possedevano quindi le stesse risorse, gli stessi diritti o le stesse possibilità di lasciare una memoria monumentale.
Quando si parla della Torino romana bisogna evitare di immaginare che la vita delle grandi famiglie corrispondesse a quella della popolazione nel suo complesso.
Le strade erano il cuore della vita quotidiana
Le strade di Augusta Taurinorum non servivano soltanto a dividere geometricamente la città.
Erano veri spazi di vita urbana.
Gli assi principali erano lastricati e dotati di marciapiedi.
Sugli isolati si aprivano:
- abitazioni;
- botteghe;
- laboratori;
- attività commerciali.
- Pedoni, carri, merci e animali attraversavano ogni giorno questi spazi.
Sulle vie d’acqua, lungo Dora e Po, esistevano inoltre depositi e magazzini collegati al trasporto delle merci.
La città era quindi continuamente attraversata da persone e prodotti provenienti sia dal territorio circostante sia da regioni molto più lontane.
Casa e lavoro potevano trovarsi nello stesso isolato
Augusta Taurinorum non possedeva la rigida divisione moderna tra quartieri residenziali, commerciali e produttivi.
Negli stessi isolati potevano convivere abitazioni, botteghe e laboratori artigiani.
La distanza tra luogo di lavoro e vita domestica era quindi spesso molto ridotta.
Questo intreccio emerge bene dagli scavi archeologici, che restituiscono nello stesso tessuto urbano resti di case e testimonianze delle attività produttive.
Gli artigiani della Torino romana
Sappiamo che ad Augusta Taurinorum operavano diversi tipi di artigiani.
Una parte delle informazioni più interessanti non proviene da monumenti o iscrizioni, ma dai rifiuti.
Le discariche romane individuate nell’area di Piazza Castello e dei Giardini Reali hanno restituito scarti riconducibili a:
- marmisti
- bronzisti
- artigiani che lavoravano l’osso
- e probabilmente ceramisti.
Sono tracce piccole, ma estremamente concrete.
Permettono di ricostruire la presenza di officine e laboratori che facevano parte della vita economica della città.
Le discariche raccontano la Torino romana
Le antiche discariche sono tra le fonti più preziose per studiare la quotidianità.
Quelle individuate a Torino vennero utilizzate indicativamente dalla metà del I fino al III secolo d.C.
La loro organizzazione potrebbe essere stata collegata all’amministrazione cittadina.
Al loro interno sono stati recuperati:
- cocci di ceramica;
- recipienti rotti;
- resti alimentari;
- scarti di produzione;
- ossa animali;
- materiali provenienti dalle attività artigianali.
Mentre un monumento racconta soprattutto la città ufficiale, la spazzatura mostra ciò che le persone utilizzavano, rompevano, mangiavano e gettavano.
Anche i Romani di Torino riciclavano
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio il recupero dei materiali.
Vetri e metalli compaiono relativamente poco nelle discariche.
La ragione è semplice: erano materiali preziosi che potevano essere rifusi e riutilizzati.
Anche molti elementi edilizi venivano recuperati.
La ceramica, invece, poteva essere riparata e continuare a essere impiegata finché rimaneva utilizzabile.
Solo quando il recipiente diventava definitivamente inutilizzabile finiva tra i rifiuti.
Nelle discariche di Augusta Taurinorum sono relativamente poco frequenti vetro e metalli, perché potevano essere recuperati e rifusi. Anche materiali edilizi e recipienti venivano spesso riutilizzati o riparati prima di essere eliminati. I rifiuti mostrano quindi una forte pratica del recupero dei materiali
Cosa mangiavano gli abitanti di Augusta Taurinorum
Le evidenze locali permettono di dire qualcosa sull’alimentazione, ma richiedono prudenza.
Nelle discariche sono stati individuati scarti di macellazione appartenenti a:
- bovini
- ovini
- suini
- e altri animali di piccole dimensioni.
Queste specie facevano quindi parte dell’economia alimentare cittadina.
Non possiamo però ricostruire un unico “menu del torinese romano”.
Alimentazione e disponibilità degli alimenti variavano naturalmente in base alla condizione economica, al periodo e alla famiglia.
Le anfore raccontano commerci molto lontani
Tra i materiali archeologici torinesi compaiono anche anfore originariamente prodotte per trasportare merci provenienti da regioni lontane.
Sono documentati, per esempio, contenitori provenienti dalla Spagna meridionale, destinati originariamente alle conserve di pesce.
Alcune delle anfore rinvenute a Torino furono successivamente riutilizzate in un contesto rituale.
Il ritrovamento non dimostra quindi che tutti gli abitanti consumassero abitualmente pesce proveniente dalla Spagna.
Dimostra però che Augusta Taurinorum era collegata alle grandi reti commerciali mediterranee.
La campagna era indispensabile alla vita della città
La vita dentro le mura dipendeva in larga misura dall’agro circostante.
La città aveva bisogno di prodotti agricoli, bestiame, legname, materie prime e manodopera provenienti dal territorio.
Anche la ricchezza delle famiglie più importanti era spesso legata alle proprietà fondiarie.
Augusta Taurinorum non può quindi essere considerata come una realtà separata dalla campagna.
Ogni giorno persone e merci si muovevano tra città e territorio.
Torino era già una città di commerci e passaggi
La posizione geografica favoriva i collegamenti verso altre zone della Pianura Padana, le Alpi e le grandi vie dell’Impero.
Una testimonianza straordinaria è quella di Lucio Tettieno Vitale.
La sua iscrizione funeraria, risalente al II secolo, racconta una vita trascorsa lontano da un unico luogo.
Era nato ad Aquileia, era cresciuto a Iulia Emona, l’attuale Lubiana, e aveva svolto attività commerciali lungo grandi rotte fluviali.
I collegamenti utilizzati comprendevano la Sava e il Po, inserendo i suoi commerci in circuiti capaci di unire territori molto distanti.
Dopo una vita di viaggi scelse Augusta Taurinorum come luogo della propria sepoltura.
Lucio Tettieno Vitale: un abitante reale della Torino romana
Il suo caso rende molto concreta la mobilità dell’epoca.
Non stiamo parlando genericamente di “mercanti romani”.
Conosciamo il nome di un uomo che attraversò regioni differenti, fece affari e infine legò la propria memoria alla città.
La presenza di persone come Tettieno Vitale mostra quanto Augusta Taurinorum fosse inserita in un mondo romano profondamente connesso.
Come erano le case dei torinesi romani
Le condizioni abitative erano molto differenti.
Accanto a case semplici esistevano domus signorili, alcune delle quali conosciute grazie agli scavi nel centro storico.
Tra la fine del I e l’inizio del II secolo diverse residenze vennero ampliate e arricchite con:
- mosaici
- intonaci dipinti
- cortili
- e, in alcuni casi, sistemi di riscaldamento a pavimento.
Non tutte le famiglie vivevano naturalmente in questo modo.
Le abitazioni più lussuose appartenevano ai gruppi sociali più ricchi.
Alcune case avevano il riscaldamento sotto il pavimento
Gli scavi hanno documentato anche ipocausti.
Il sistema prevedeva un pavimento rialzato sopra piccoli sostegni.
L’aria calda prodotta da un forno circolava nello spazio sottostante, riscaldando la stanza.
Era una tecnologia sofisticata.
Non bisogna però immaginare che fosse presente in tutte le abitazioni: caratterizzava soprattutto residenze e ambienti di livello elevato.
Come arrivava l’acqua
Anche l’accesso all’acqua era differenziato.
Augusta Taurinorum sviluppò progressivamente un sistema comprendente:
- acquedotto
- condotte
- fontane
- pozzi
- cisterne
- e una grande rete fognaria.
La costruzione di queste infrastrutture non coincise automaticamente con la fondazione della città, ma avvenne nel corso del suo sviluppo.
Per la vita quotidiana significava che l’acqua poteva essere ottenuta attraverso sistemi diversi in base all’edificio e alla posizione sociale.
Il Teatro Romano e gli spettacoli
La vita urbana non era fatta soltanto di lavoro.
Uno dei grandi luoghi pubblici era il Teatro Romano.
Venne realizzato già nelle prime fasi della colonia e successivamente ampliato fino a occupare un intero isolato.
Qui si svolgevano spettacoli e rappresentazioni che facevano parte della vita pubblica della città.
Il teatro era quindi non soltanto un edificio monumentale, ma anche uno dei principali luoghi di incontro e socialità.
Accanto alle infrastrutture sotterranee, Augusta Taurinorum possedeva anche importanti edifici pubblici. Approfondisci la storia del Teatro Romano di Torino e il suo ruolo nella città antica
Augusta Taurinorum aveva anche un anfiteatro?
La questione è più incerta.
Fonti di età moderna ricordano resti attribuiti a un anfiteatro romano situato fuori dalla porta meridionale.
La costruzione potrebbe risalire alla seconda metà del I o agli inizi del II secolo d.C.
In un edificio di questo tipo potevano svolgersi giochi gladiatori e cacce con animali.
Tuttavia, al momento manca una identificazione archeologica diretta e certa della struttura.
La formulazione più corretta è quindi: è plausibile che Augusta Taurinorum disponesse di un anfiteatro, ma la sua esistenza e posizione non sono documentate archeologicamente con la stessa sicurezza del Teatro Romano.
La religione nella Torino romana
La religione accompagnava molti aspetti della vita individuale e collettiva.
Nella prima società coloniale convivevano:
- culti propriamente romani
- culto imperiale
- tradizioni religiose locali
La romanizzazione non significò quindi la cancellazione immediata di tutte le credenze precedenti.
Alcune divinità e pratiche religiose appartenenti al mondo celtico e alpino continuarono a lasciare tracce.
Le Matrone e le tradizioni precedenti alla romanizzazione
Tra le testimonianze è documentata una dedica alle Matrone.
Queste divinità femminili erano particolarmente diffuse nelle regioni celtiche e alpine.
La loro presenza dimostra come la religione della colonia potesse integrare elementi diversi.
Diventare cittadini del mondo romano non significava necessariamente abbandonare immediatamente ogni forma di devozione precedente.
Un sacrificio vicino alle mura di Augusta Taurinorum
Un ritrovamento archeologico offre una testimonianza particolarmente concreta.
Vicino alle mura orientali sono state scoperte quattro anfore, sistemate ai vertici di uno spazio quadrangolare e contenenti resti bovini.
La deposizione è stata interpretata come possibile traccia di un rito sacrificale.
La cerimonia potrebbe essere collegata al completamento o all’inaugurazione di un tratto delle mura nella seconda metà del I secolo d.C.
Non conosciamo ogni dettaglio del rituale.
Sappiamo però che un gesto religioso venne compiuto materialmente in quel punto della Torino romana.
La vita quotidiana di Augusta Taurinorum si svolgeva all’interno di una città delimitata da una cinta muraria, con porte e assi stradali che regolavano l’ingresso di persone e merci. Approfondisci la storia delle mura romane di Torino e dei resti ancora conservati
La morte era visibile entrando e uscendo dalla città
Le necropoli romane si trovavano fuori dalle mura, generalmente lungo le strade che conducevano verso la città.
Questo cambiava profondamente il paesaggio rispetto a quello contemporaneo.
Chi entrava o usciva da Augusta Taurinorum poteva passare accanto a:
- tombe;
- stele;
- monumenti funerari;
- iscrizioni dedicate ai defunti.
La memoria dei morti era quindi una presenza normale nello spazio percorso quotidianamente.
Le iscrizioni raccontavano chi erano le persone
Una tomba romana non riportava soltanto il nome.
Le iscrizioni potevano comunicare informazioni su:
- origine;
- famiglia;
- matrimonio;
- carriera;
- status sociale;
- rapporti tra le persone.
La necropoli diventava così anche uno spazio nel quale una famiglia mostrava pubblicamente chi era stata e quale posto aveva occupato nella società.
Coesia Aphrodisia: una donna della Torino romana
Tra le testimonianze più interessanti vi è quella di Coesia Aphrodisia.
La sua stele proviene dalla necropoli situata oltre la Dora.
Era una donna di origine libertina.
Fece realizzare il monumento funerario per il marito Quinto Coesio Secondo, cittadino romano nato libero.
Non conosciamo abbastanza elementi per ricostruire la sua vita nel dettaglio.
Il documento mostra però concretamente come una donna proveniente da una condizione libertina potesse entrare attraverso il matrimonio in una famiglia con un uomo libero e avere le risorse necessarie per commissionare un monumento funerario.
Libertà, matrimonio e mobilità sociale
Il caso di Coesia Aphrodisia consente di vedere quanto la società romana fosse più complessa di una divisione semplice tra “ricchi e poveri”.
Esistevano:
- schiavi;
- liberti;
- cittadini nati liberi;
- aristocratici;
- famiglie di provenienza diversa.
- Matrimoni, affrancamenti e percorsi individuali potevano modificare la posizione sociale.
Le iscrizioni funerarie sono una delle fonti migliori per riconoscere queste storie.
Una città fatta di persone provenienti da luoghi diversi
Coesia Aphrodisia e Lucio Tettieno Vitale mostrano due aspetti differenti della stessa società.
La prima racconta la complessità di status, famiglia e mobilità sociale.
Il secondo mostra la mobilità geografica all’interno dell’Impero.
Augusta Taurinorum non era quindi una città popolata esclusivamente dai discendenti dei primi coloni.
Era inserita in una rete molto più ampia di spostamenti, commerci e relazioni.
Cosa sappiamo davvero della vita quotidiana
L’archeologia offre molte informazioni, ma non permette di ricostruire ogni gesto di una giornata.
Possiamo documentare:
- abitazioni
- botteghe
- mestieri
- rifiuti
- scarti alimentari
- commerci
- strade
- teatro
- religione
- necropoli
- nomi e storie di alcuni abitanti
Non possiamo invece stabilire con precisione, per esempio, a che ora si svegliasse normalmente un abitante di Augusta Taurinorum, quale fosse la sua colazione abituale o come trascorresse ogni momento della giornata.
Cosa sappiamo e cosa non possiamo ricostruire
Non permettono invece: di ricostruire una precisa “giornata tipo” del torinese romano
Per Augusta Taurinorum è quindi importante distinguere sempre tra ciò che è documentato dagli scavi di Torino e ciò che conosciamo più in generale sulla vita nel mondo romano
Perché non esiste una sola “giornata tipo”
Anche se possedessimo più testimonianze, una giornata unica sarebbe comunque fuorviante.
La vita di:
- un aristocratico;
- un artigiano;
- un mercante;
- un liberto;
- una donna di una famiglia benestante;
- un lavoratore;
- non poteva essere la stessa.
La domanda più utile non è quindi “come trascorreva la giornata un Romano?”, ma:
come cambiava la vita a seconda del posto occupato nella società di Augusta Taurinorum?
La spazzatura restituisce le persone dietro i monumenti
Porte, mura e teatro raccontano la grande storia della città:
- Le discariche raccontano invece una storia diversa.
- Un recipiente riparato più volte.
- Un osso proveniente dalla macellazione.
- Uno scarto lasciato da un bronzista.
- Un frammento lavorato da un artigiano.
- Un oggetto recuperato anziché buttato.
Sono materiali apparentemente insignificanti, ma proprio per questo avvicinano alla quotidianità reale degli abitanti.
Augusta Taurinorum non era soltanto una città monumentale
Nel momento di massimo sviluppo, tra I e II secolo d.C., Augusta Taurinorum possedeva strade organizzate, infrastrutture, case signorili, attività produttive, commercio e luoghi pubblici.
Ma una città è fatta soprattutto di chi la abita.
Le testimonianze di artigiani, mercanti, liberti, famiglie, aristocratici e persone arrivate da altre regioni dell’Impero restituiscono un’immagine molto più viva della Torino romana.
È questa forse la chiave migliore per comprendere la sua vita quotidiana: non immaginare una piccola Roma trasportata sotto le Alpi, ma ricostruire Augusta Taurinorum attraverso ciò che realmente è emerso dal terreno di Torino.
FAQ – Abitanti di Augusta Taurinorum: vita, lavoro e società
La città ospitava aristocratici, cittadini comuni, artigiani, commercianti, liberti, popolazione locale romanizzata e persone provenienti da altre regioni dell’Impero.
Gli scavi documentano attività legate, tra le altre, alla lavorazione di marmo, bronzo e osso, oltre a commerci e probabilmente produzione ceramica.
Gli scarti archeologici documentano bovini, ovini, suini e altri animali. Le prove non permettono però di ricostruire un unico menu quotidiano.
Sì, molti materiali venivano recuperati. Vetro e metalli potevano essere rifusi, mentre recipienti e materiali edilizi venivano spesso riutilizzati.
Il Teatro Romano ospitava spettacoli. È inoltre plausibile l’esistenza di un anfiteatro, ma la sua identificazione archeologica non è certa.
Convivevano culti romani, culto imperiale e tradizioni precedenti, come mostra anche la documentazione relativa alle Matrone.
Le necropoli erano collocate fuori dalla cinta urbana lungo le strade, come previsto dalle consuetudini romane.
Non con precisione. Gli scavi permettono di ricostruire molti aspetti della società, ma non una routine quotidiana identica per tutti gli abitanti.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



