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Porta Decumana di Torino: la porta romana nascosta dentro Palazzo Madama

Alessandro Maldera Avatar

Da Alessandro Maldera

Agosto 26, 2026

La Porta Decumana di Torino era l’ingresso orientale di Augusta Taurinorum, collocato alla fine del decumanus maximus, l’asse oggi ricalcato in gran parte da via Garibaldi. I suoi resti non sono scomparsi: sono inglobati nelle strutture di Palazzo Madama, in Piazza Castello.

Costruita in età romana e trasformata nei secoli in residenza fortificata e castello, la porta è uno degli esempi più straordinari di sovrapposizione della storia torinese. Dentro l’attuale palazzo barocco sopravvivono infatti strutture che risalgono a quasi duemila anni fa.

Porta Decumana di Torino: scheda rapida

Epoca: età romana, probabilmente I secolo d.C.
Funzione: ingresso orientale di Augusta Taurinorum
Posizione: estremità del decumanus maximus, oggi via Garibaldi
Struttura: quattro fornici e due torri poligonali
Nome romano: non conosciuto
Nome attuale: Porta Decumana, denominazione convenzionale affermatasi nell’Ottocento
Dove si trova oggi: inglobata nelle strutture di Palazzo Madama, in Piazza Castello

Dove si trovava la Porta Decumana di Torino

La porta chiudeva il lato orientale della colonia romana.

Da qui iniziava il collegamento tra Augusta Taurinorum e il territorio esterno alla città, mentre verso ovest partiva il decumanus maximus, la grande strada che attraversava il centro urbano.

L’antico asse è ancora riconoscibile nella Torino contemporanea perché corrisponde sostanzialmente all’attuale via Garibaldi.

Arrivando oggi da via Garibaldi verso Piazza Castello si raggiunge quindi quasi lo stesso punto nel quale, in età romana, cittadini, mercanti, carri e viaggiatori attraversavano uno degli ingressi monumentali della colonia.

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Si chiamava davvero Porta Decumana?

Non sappiamo quale fosse il nome utilizzato dai Romani.

La denominazione Porta Decumana è moderna e deriva soprattutto dalla letteratura archeologica dell’Ottocento.

È stata chiamata così perché si trovava all’estremità orientale del decumanus maximus.

Parlare di Porta Decumana è quindi corretto come denominazione convenzionale, ma non significa che gli abitanti di Augusta Taurinorum la chiamassero in questo modo.

Le porte romane potevano precedere le mura

Un aspetto interessante riguarda la cronologia.

Le porte urbane romane non erano necessariamente costruite contemporaneamente alle mura.

In alcune città il monumentale ingresso allo spazio urbano poteva essere realizzato prima della vera cinta muraria.

Anche nel caso di Augusta Taurinorum è possibile che le porte abbiano preceduto almeno in parte la costruzione definitiva delle mura.

La città poteva essere inizialmente separata dalla campagna attraverso un confine amministrativo e religioso, eventualmente segnato da strutture più semplici come una palizzata.

La porta aveva quindi già un valore monumentale e simbolico: indicava il punto nel quale si passava dall’esterno allo spazio formalmente urbano.

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Com’era fatta la Porta Decumana

La struttura doveva essere molto simile alla Porta Palatina, ancora visibile sul lato settentrionale del centro storico.

Era composta da quattro fornici.

I due passaggi centrali erano destinati ai carri.

I due laterali servivano invece ai pedoni.

L’intero complesso era racchiuso tra due torri a pianta esadecagonale, cioè formate da sedici lati, impostate su una base quadrata.

La porta non era quindi una semplice apertura nelle mura, ma un vero edificio monumentale.

Le torri a sedici lati

Le torri laterali costituivano uno degli elementi più riconoscibili dell’architettura.

La forma poligonale permetteva di rafforzare la struttura e controllare meglio gli spazi immediatamente davanti all’ingresso.

Queste torri non sono oggi visibili nella loro configurazione romana.

Sono state progressivamente incorporate nelle trasformazioni medievali di Palazzo Madama.

Le due grandi torri del castello rivolte verso via Garibaldi ricoprono infatti le precedenti strutture romane.

La forma medievale conserva così, sotto nuovi muri, una parte dell’impianto antico.

Come erano costruiti i muri

La muratura della porta utilizzava tecniche tipiche dell’edilizia romana.

I paramenti esterni erano realizzati con mattoni sesquipedali, mentre la parte interna era formata da un conglomerato di ciottoli e malta.

A intervalli regolari la struttura veniva rinforzata da corsi di mattoni.

Questa tecnica permetteva di ottenere una costruzione robusta, capace di sostenere torri e strutture superiori.

I paracarri degli antichi passaggi

Negli spigoli interni dei fornici pedonali erano inseriti anche grandi blocchi di pietra.

La loro funzione era pratica.

Servivano come protezione contro urti e passaggi ravvicinati, comportandosi in sostanza come antichi paracarri.

Sono piccoli dettagli che restituiscono una dimensione molto concreta dell’utilizzo quotidiano della porta.

Le grate che chiudevano gli ingressi

Sulle pareti interne dei quattro passaggi sono ancora riconoscibili le tracce delle guide utilizzate dalle cataractae.

Erano grandi griglie o saracinesche che potevano essere abbassate per chiudere la porta.

Il sistema veniva manovrato dal piano superiore.

L’accesso alla città poteva quindi essere rapidamente bloccato.

La porta svolgeva contemporaneamente funzioni di controllo, rappresentanza e difesa.

La Porta Decumana aveva un cortile interno

Dietro la facciata esterna esisteva un elemento particolarmente interessante: il cavaedium, o cavedio.

Si trattava di uno spazio a corte aperta collegato alla porta.

Questa configurazione appartiene a un modello di porta urbana sviluppatosi nella tarda età repubblicana e poi largamente diffuso.

Il complesso era sostanzialmente formato da due linee di chiusura separate da un cortile interno.

La Porta Decumana non era quindi soltanto una facciata attraversata da quattro aperture.

Era un edificio dotato di profondità.

Come funzionava una porta romana a cavedio

Prima apertura: consentiva l’ingresso dall’esterno
Cortile centrale: costituiva il vestibolo monumentale della città
Controllo: lo spazio poteva essere utilizzato per sorvegliare persone e merci
Dazi: poteva probabilmente ospitare anche attività legate alla riscossione
Difesa: chi avesse superato la prima chiusura poteva rimanere intrappolato nel cortile

A cosa serviva il cavedio

Il cortile interno aveva più funzioni.

Era innanzitutto un vestibolo monumentale: chi arrivava nella colonia attraversava uno spazio progettato per rendere evidente l’ingresso nella città.

Poteva inoltre essere utilizzato come punto di controllo di persone e merci.

È possibile che proprio in questi spazi avvenissero anche attività collegate alla riscossione dei dazi.

In caso di attacco, infine, il cortile poteva trasformarsi in un sistema difensivo.

Gli assedianti che avessero superato la prima chiusura potevano trovarsi bloccati all’interno di uno spazio racchiuso da alte mura.

Cosa resta del cavedio

Sulla facciata occidentale della porta, cioè sul lato rivolto verso l’interno dell’antica città, sono conservati alcuni brevi tratti dell’innesto perpendicolare delle pareti del cavaedium.

Sono tracce limitate, ma importanti perché permettono di comprendere che l’edificio originario si estendeva oltre i soli fornici.

La porta era quindi un complesso architettonico molto più articolato rispetto a ciò che oggi può essere percepito osservando Palazzo Madama dall’esterno.

Il basolato romano sotto Palazzo Madama

Sotto i passaggi della porta sono stati individuati anche tratti dell’antica pavimentazione stradale in basoli.

I basoli erano grandi lastre di pietra utilizzate per costruire le strade romane.

Il tratto conservato sotto il fornice settentrionale appartiene probabilmente a una pavimentazione realizzata in una fase successiva rispetto alla costruzione originaria della porta.

Anche la strada, dunque, venne modificata durante la lunga vita di Augusta Taurinorum.

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Sotto la strada passava anche una tubatura d’acqua

Sotto il basolato del fornice settentrionale è stata scoperta una fistula, cioè una tubatura romana in piombo.

Serviva per l’adduzione dell’acqua.

Il ritrovamento è particolarmente interessante perché mostra la sovrapposizione delle infrastrutture.

Sopra passavano persone e carri.

Sotto la strada correva una conduttura idrica.

La Porta Decumana era quindi inserita pienamente nel sistema urbano di Augusta Taurinorum, non soltanto nella sua struttura difensiva.

La strada continuava fuori dalla città

Una volta oltrepassata la porta, la strada continuava naturalmente verso la campagna.

Le indagini archeologiche hanno individuato diverse tracce viarie successive, non sempre perfettamente coincidenti.

Questo significa che il collegamento orientale continuò a essere utilizzato per secoli, anche quando la manutenzione divenne meno regolare.

Progressivamente il livello stradale si innalzò e alcune sedi viarie finirono interrate.

La storia della porta è quindi strettamente collegata anche all’evoluzione della strada che la attraversava.

La Porta Decumana sopravvisse alla fine dell’Impero

La struttura non scomparve con la fine della Torino romana.

L’apertura continuò a essere utilizzata anche nei secoli successivi, benché il sistema urbano circostante fosse ormai profondamente cambiato.

La manutenzione delle strade divenne più irregolare.

Alcune aree esterne furono probabilmente destinate per un periodo ad attività agricole.

Nella prima metà del XII secolo venne poi realizzata una nuova grande strada pavimentata in ciottoli.

La porta continuava quindi a essere un punto fondamentale per l’accesso alla città medievale.

Dalla porta romana a una residenza fortificata

Il cambiamento più profondo avvenne quando alle antiche strutture vennero progressivamente aggiunti nuovi edifici.

Alfredo d’Andrade, durante gli studi e i restauri ottocenteschi di Palazzo Madama, ipotizzò la presenza di un primo luogo fortificato tra X e XI secolo.

Le ricerche successive hanno modificato in parte questa interpretazione.

Oggi sembra più probabile che una residenza signorile sia stata costruita accanto alla porta ancora funzionante in un periodo leggermente successivo.

Una residenza forse legata al vescovo

La prima dimora medievale aggregata alla porta poteva avere una pertinenza vescovile.

La residenza riutilizzava anche materiali antichi.

Finestre e marmi recuperati dalla demolizione della prima cattedrale vennero impiegati per impreziosire l’edificio.

Ancora una volta, il sito mostra quindi una caratteristica tipica della Torino medievale: le strutture romane non venivano semplicemente abbandonate, ma erano riutilizzate, adattate e incorporate.

Nel Duecento nasce un vero castello

Durante il XIII secolo la residenza si ingrandì.

Nuovi corpi di fabbrica vennero costruiti anche sul lato esterno dell’antica porta.

Il complesso assunse progressivamente le caratteristiche di un vero castrum, cioè una struttura fortificata.

La Porta Decumana smise così di essere soltanto un ingresso cittadino.

Divenne parte integrante di un edificio militare e residenziale.

Porta Fibellona e la trasformazione medievale

Qui è importante distinguere le due strutture.

La porta romana continuò a essere inglobata nel castello.

La formazione della nuova fortificazione rese però necessario aprire un nuovo accesso nelle mura.

Questa nuova apertura è documentata dal 1208 con il nome di Porta Fibellona.

Il nome passò progressivamente anche al castello.

Non bisogna quindi immaginare semplicemente che la Porta Decumana romana abbia cambiato nome diventando Porta Fibellona: la trasformazione urbanistica medievale fu più complessa.

Quando venne chiusa definitivamente la porta romana

L’antico passaggio rimase utilizzabile ancora per diversi secoli.

All’inizio del XIV secolo, però, la trasformazione della struttura in castello ne determinò la chiusura.

Dopo oltre un millennio di utilizzo e adattamenti, l’ingresso romano cessò definitivamente di svolgere la funzione per la quale era stato costruito.

La porta diventò ormai parte delle strutture murarie del nuovo edificio.

L’arrivo dei Savoia

Alla fine del XIII secolo il complesso passò nell’orbita sabauda dopo il periodo legato alla signoria del marchese del Monferrato.

Vi si insediarono i primi Savoia-Acaia.

Nel XIV secolo Filippo d’Acaia trasformò ulteriormente la struttura in una vera casaforte.

L’antico ingresso di Augusta Taurinorum era ormai diventato il nucleo di un palazzo fortificato medievale.

Le nuove torri costruite nel Quattrocento

Nel secolo successivo il complesso venne ancora ampliato da Ludovico d’Acaia.

Vennero aggiunte anche le due torri rivolte verso il Po.

Sono strutture medievali in stile gotico, ma presentano un particolare significativo: anche queste adottano una pianta a sedici lati.

La scelta richiamava intenzionalmente le antiche torri romane.

La forma dell’edificio romano continuava dunque a influenzare Palazzo Madama molti secoli dopo la sua costruzione.

Dal castello medievale al Palazzo Madama

Le trasformazioni continuarono nei secoli successivi.

Il castello divenne progressivamente un palazzo.

Le strutture romane e medievali vennero inglobate all’interno di nuove costruzioni fino all’intervento settecentesco che diede al monumento una delle sue immagini più celebri.

La facciata barocca e lo scalone monumentale progettato da Filippo Juvarra finirono per nascondere quasi completamente il nucleo antico.

Osservando oggi Palazzo Madama da Piazza Castello è quindi praticamente impossibile intuire quanto dell’antica porta sopravviva al suo interno.

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Alfredo d’Andrade riscopre la porta romana

Una parte fondamentale della conoscenza moderna della Porta Decumana si deve agli studi condotti nell’Ottocento.

Tra il 1884 e il 1887, Alfredo d’Andrade esaminò e restaurò Palazzo Madama.

Architetto e direttore dell’ufficio regionale dedicato alla conservazione dei monumenti del Piemonte e della Liguria, studiò attentamente le diverse fasi costruttive dell’edificio.

Le sue indagini permisero di riconoscere e documentare importanti strutture dell’antico complesso.

Gli scavi del Novecento

Le ricerche non terminarono con d’Andrade.

Tra il 1971 e il 1974 vennero riaperti gli scavi in corrispondenza della scala elicoidale quattrocentesca situata nella corte del castello.

Nel 1987 furono eseguiti ulteriori sondaggi nell’area del fossato, anche per verificare la possibilità di realizzare nuovi impianti tecnologici.

Ogni intervento sul palazzo diventava così un’occasione per comprendere meglio le strutture antiche nascoste al suo interno.

I restauri iniziati nel 1997

Una nuova fase di studio iniziò con il grande progetto di restauro e riallestimento avviato nel 1997.

I lavori permisero di rileggere le numerose strutture sovrapposte nella corte.

La precedente sistemazione archeologica venne ripensata.

L’obiettivo non era più soltanto conservare ciò che era stato scoperto, ma permettere al pubblico di comprendere e attraversare materialmente la stratificazione dell’edificio.

Per questo alcuni resti sono stati riportati integralmente alla luce e inseriti nei percorsi di visita attraverso passerelle.

Cosa si vede oggi della Porta Decumana

L’antico ingresso romano non è visibile dall’esterno come la Porta Palatina.

I resti si trovano all’interno di Palazzo Madama.

Nelle aree archeologiche e nei livelli inferiori del museo è possibile riconoscere diversi elementi appartenenti alla porta e alle successive trasformazioni.

Tra questi:

  • fondazioni romane
  • parti dei fornici
  • strutture in mattoni
  • tratti del basolato
  • guide delle antiche grate
  • innesti del cavedio
  • strutture medievali costruite sopra quelle romane

È proprio questa sovrapposizione a rendere il sito particolarmente importante.

Porta Decumana e Porta Palatina erano simili

Le due grandi porte romane conosciute di Augusta Taurinorum appartenevano sostanzialmente allo stesso modello.

  • Entrambe possedevano:
  • quattro fornici;
  • passaggi centrali carrabili;
  • passaggi laterali pedonali;
  • torri poligonali;
  • sistemi di chiusura;
  • una struttura monumentale collegata alle mura cittadine.

La differenza principale per il visitatore moderno è evidente.

La Porta Palatina è ancora leggibile in elevato.

La Porta Decumana è invece rimasta nascosta perché su di essa si sono accumulate quasi senza interruzione le trasformazioni della città.

Una porta romana nascosta dietro una facciata barocca

Questo è forse l’aspetto più sorprendente.

Guardando la facciata juvarriana di Palazzo Madama si osserva uno dei simboli della Torino barocca.

Dietro quella facciata, però, esistono ancora le strutture dell’ingresso orientale della Torino romana.

  • Le torri medievali ricoprono quelle romane.
  • Il castello ingloba la porta.
  • Il palazzo ingloba il castello.
  • La città moderna circonda tutto il complesso.

Palazzo Madama è quindi meno un singolo edificio che un vero archivio costruito della storia di Torino.

La Porta Decumana racconta duemila anni di Torino

Pochi luoghi mostrano con la stessa chiarezza la continuità della città.

  • I secolo d.C. era l’ingresso monumentale di Augusta Taurinorum.
  • Medioevo continuò a essere utilizzata mentre intorno si sviluppava una residenza.
  • Duecento venne inglobata in un castello.
  • Trecento l’antico passaggio venne chiuso.
  • Quattrocento nuove torri ripresero persino la forma poligonale di quelle romane.

Nei secoli successivi il castello divenne Palazzo Madama.

Infine il Barocco nascose quasi completamente le strutture precedenti dietro una nuova architettura.

La Porta Decumana di Torino non è quindi soltanto un resto archeologico.

È il punto di partenza di una trasformazione architettonica durata quasi duemila anni.

FAQ – Porta Decumana: storia, struttura e curiosità

Dove si trova la Porta Decumana di Torino?

I suoi resti sono inglobati nelle strutture di Palazzo Madama, in Piazza Castello, all’estremità orientale dell’antico decumano massimo.

La Porta Decumana è ancora visibile?

Non è visibile come edificio autonomo dall’esterno. Parti delle strutture romane sono conservate negli ambienti archeologici di Palazzo Madama.

Via Garibaldi era collegata alla Porta Decumana?

Sì. L’attuale via Garibaldi ricalca in gran parte il decumanus maximus, che raggiungeva proprio la porta orientale.

Com’era fatta la Porta Decumana?

Aveva quattro fornici, due carrabili e due pedonali, affiancati da due torri poligonali a sedici lati.

La Porta Decumana si chiamava così in epoca romana?

Non lo sappiamo. Il nome romano non è conosciuto; “Porta Decumana” è una denominazione convenzionale affermatasi soprattutto nell’Ottocento.

Porta Decumana e Porta Fibellona erano la stessa porta?

Non esattamente. L’antica porta romana venne incorporata nel castello, mentre Porta Fibellona indicava una nuova apertura medievale nelle mura, documentata dal 1208.

Che cosa è stato trovato sotto i fornici?

Sono conservati tratti del basolato romano e sotto il fornice settentrionale è stata scoperta anche una fistula, una tubatura in piombo per l’acqua.

Perché la Porta Decumana è dentro Palazzo Madama?

Perché la struttura romana venne continuamente riutilizzata: prima come parte di una residenza medievale, poi di un castello e infine dell’attuale palazzo.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende