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Le porte di Torino: dagli ingressi romani alla trasformazione della città

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Da Alessandro Maldera

Agosto 22, 2026

Le Porte Urbane di Torino hanno accompagnato quasi duemila anni di trasformazioni della città. I primi quattro grandi accessi nacquero alla fine del I secolo a.C., insieme all’impianto regolare di Augusta Taurinorum.

Durante il Medioevo continuarono a esistere, ma cambiarono progressivamente funzione, diventando anche sedi del potere e strutture fortificate. Tra Seicento e Settecento, invece, l’espansione urbana rese necessario costruire nuove mura e nuovi ingressi, facendo perdere importanza alle porte più antiche.

Le antiche porte di Torino in breve

Epoca: dalla fine del I secolo a.C.
Porte romane: Principale Destra, Principale Sinistra, Decumana e Pretoria
Resti principali: Porta Palatina e torri della Porta Decumana inglobate in Palazzo Madama
Medioevo: trasformazione degli accessi in sedi fortificate e spazi del potere pubblico
Età moderna: progressivo abbandono con l’espansione di Torino e la costruzione di nuove mura

Le Porte Urbane di Torino in epoca romana

La Torino romana disponeva di quattro grandi porte monumentali, costruite in corrispondenza dei principali assi viari della città.

La Porta Principale Destra e la Porta Principale Sinistra si trovavano rispettivamente a sud e a nord del cardo massimo.

La Porta Decumana e la Porta Pretoria occupavano invece le estremità orientale e occidentale del decumano massimo.

In questo modo gli ingressi erano direttamente integrati nella struttura geometrica di Augusta Taurinorum.

Come erano costruite le porte romane

Le quattro porte seguivano uno schema architettonico abbastanza uniforme.

Ai lati si innalzavano torri poligonali a sedici lati, mentre tra queste si sviluppava l’interturrio, cioè la parte centrale della facciata.

Il prospetto era organizzato su più ordini sovrapposti e non aveva soltanto una funzione militare.

La monumentalità delle strutture comunicava anche la forza e l’organizzazione della città romana, secondo un principio frequente nell’architettura dell’età augustea.

Porte, corpo di guardia e strutture difensive

Gli accessi comprendevano anche edifici destinati al controllo della città.

Sul lato interno erano presenti spazi utilizzati dal corpo di guardia, indicati con il termine romano statio.

All’esterno esistevano inoltre opere difensive avanzate conosciute come antemurali.

È possibile che fossero presenti già dall’origine dell’impianto, anche se la loro esistenza è documentata con certezza soltanto a partire dal 1065.

Cosa rimane delle quattro porte romane

Le testimonianze meglio conservate appartengono ancora oggi alla fase romana.

La Porta Principale Sinistra, conosciuta oggi come Porta Palatina, è arrivata fino al presente in condizioni eccezionali.

Della Porta Decumana rimangono invece le due torri successivamente inglobate nelle strutture di Palazzo Madama.

Molto meno è rimasto degli altri due grandi accessi.

La porta occidentale e quella meridionale sono infatti scomparse quasi completamente durante le successive trasformazioni urbane.

Le porte di Torino cambiano nel Medioevo

Con la fine dell’età romana le porte non persero immediatamente la propria importanza.

Durante il Medioevo Torino sviluppò una caratteristica particolare: numerosi ingressi antichi furono trasformati in edifici destinati al potere pubblico, politico o religioso.

Le strutture romane vennero quindi modificate, occupate e adattate a nuove esigenze.

Questa trasformazione finì progressivamente per alterarne anche la funzione originaria di semplice accesso alla città.

La porta occidentale diventa Porta Segusina

A partire dal X secolo, la porta occidentale cambiò funzione e nome.

Conosciuta nel Medioevo come Porta Segusina, venne utilizzata come sede dei marchesi che controllavano Torino.

Proprio per il suo carattere fortificato e residenziale fu talvolta indicata anche come un vero e proprio castello.

La struttura mantenne per secoli un forte valore politico e simbolico, oltre alla tradizionale funzione di accesso occidentale.

Da Porta Doranea a Porta Palatina

Anche la porta settentrionale attraversò importanti trasformazioni.

Nel 1047 risultava appartenere ai canonici della cattedrale e veniva indicata con il nome di Porta Doranea.

Questa denominazione rimase in uso per oltre due secoli.

Il nome di Porta Palazzo o Porta Palatina si affermò soltanto successivamente, anche in relazione alla presenza e poi alla rovina del vicino palazzo imperiale.

La porta orientale e il nome Fibellona

Più complessa è la storia della porta orientale.

Dal 1208 compare nelle fonti il nome Fibellona, la cui origine rimane incerta.

La denominazione sembra riferirsi a un nuovo passaggio aperto accanto alla precedente Porta Decumana, che nel frattempo era stata in parte occupata da nuove costruzioni.

Dal 1317 l’area venne coinvolta nella costruzione del grande castello cittadino.

La struttura fortificata finì così per assorbire progressivamente l’antico sistema della porta orientale.

La Porta Marmorea a sud di Torino

La porta meridionale viene invece documentata dal 1075 con il nome di Porta Marmorea.

La struttura continuò a essere rappresentata anche nelle immagini di Torino realizzate nel XVI secolo.

Tuttavia, già all’inizio del Trecento era stata in parte smantellata.

Pietre e altri materiali vennero infatti recuperati e riutilizzati per la costruzione del castello sabaudo cittadino.

Nel Medioevo aumentano gli accessi alla città

La trasformazione delle porte romane in edifici utilizzati per altre funzioni creò un problema pratico.

Gli spazi originariamente destinati al passaggio finirono infatti per essere occupati da costruzioni e attività.

Tra il XII e il XIII secolo sono documentate almeno sei nuove porte.

La città iniziò quindi a dotarsi di ulteriori varchi, mentre gli antichi ingressi romani assumevano ruoli differenti.

Porta Palatina perde il ruolo di accesso principale

Tra le prime porte a perdere una parte della propria importanza come ingresso urbano ci fu proprio quella che oggi conosciamo come Porta Palatina.

Una parte dei flussi venne progressivamente trasferita verso la più occidentale Porta Pusterla.

La funzione delle porte iniziò quindi a dipendere sempre meno dalla struttura originaria della Torino romana e sempre più dall’evoluzione della città medievale.

La Porta Marmorea e la nascita della nuova via verso sud

Anche la Porta Marmorea perse progressivamente importanza.

Dopo il 1587, l’apertura del primo tratto della nuova contrada destinata a diventare l’attuale via Roma modificò profondamente gli accessi meridionali alla città.

Il vecchio ingresso romano diventò così sempre meno funzionale alle nuove esigenze urbanistiche.

La trasformazione anticipava ciò che sarebbe accaduto su scala molto più ampia nei secoli successivi.

Le vecchie porte diventano interne alla nuova Torino

Tra Seicento e Settecento, Torino conobbe grandi programmi di ampliamento.

Nuovi quartieri superarono progressivamente il perimetro della città romana e medievale.

Di conseguenza, le vecchie mura e le loro porte finirono per trovarsi all’interno di un sistema difensivo molto più esteso.

Gli antichi accessi persero quindi definitivamente la loro funzione originaria.

Le nuove porte riprendono il ruolo di quelle antiche

L’espansione non cancellò però il principio urbanistico delle grandi porte cittadine.

I nuovi accessi furono spostati verso l’esterno, seguendo in diversi casi le stesse grandi direttrici delle porte precedenti.

Cambiarono quindi posizione e architettura, ma conservarono una forte funzione monumentale e simbolica.

Entrare a Torino continuava a significare attraversare strutture capaci di rappresentare il prestigio e il potere della città.

Porta di Po, il grande ingresso della Torino moderna

Uno degli esempi più significativi fu la Porta di Po.

Il nuovo accesso monumentale venne progettato intorno al 1679 e compare anche nelle grandi rappresentazioni della Torino sabauda.

La porta segnava una delle principali direttrici orientali della città moderna.

Anche questa struttura, però, ebbe una vita limitata rispetto alle porte romane: venne demolita nel 1816, durante una delle successive trasformazioni della città.

Porta Po, il vecchio ingresso orientale di Torino
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Dalle porte romane agli accessi della capitale sabauda

La storia delle porte torinesi permette di seguire l’intera evoluzione urbanistica della città.

In epoca romana coincidevano con i quattro estremi dei principali assi viari.

Nel Medioevo alcune divennero castelli, residenze o strutture utilizzate dal potere pubblico, mentre nuovi varchi cominciarono ad affiancarle.

Con gli ampliamenti dell’età moderna, infine, gli ingressi furono progressivamente trasferiti verso l’esterno.

La città cresceva, ma continuava a riproporre la stessa idea: la porta come punto di passaggio tra Torino e il territorio circostante.

Perché Porta Palatina è così importante

Tra tutte le antiche porte urbane, la Porta Palatina rappresenta un’eccezione straordinaria.

Mentre gli altri accessi furono demoliti, inglobati o quasi completamente cancellati, la struttura settentrionale conserva ancora gran parte dell’impianto romano.

Le torri della Porta Decumana sopravvivono invece all’interno di Palazzo Madama.

Questi elementi consentono ancora oggi di leggere concretamente una parte del sistema monumentale che delimitava Augusta Taurinorum.

Le Porte Urbane di Torino raccontano la crescita della città

Le porte non furono quindi semplicemente strutture difensive.

Per secoli rappresentarono confini, luoghi di controllo, simboli politici e punti di collegamento con le grandi strade esterne.

La loro trasformazione racconta anche quella di Torino: dalla colonia romana alla città medievale, fino alla capitale sabauda in espansione.

Delle quattro grandi porte originarie soltanto una conserva ancora in modo evidente la propria monumentalità, ma il loro tracciato continua a essere leggibile nella struttura del centro storico.

FAQ – Porte Urbane di Torino: origini e trasformazioni

Quante erano le porte principali della Torino romana?

Erano quattro, collocate alle estremità del cardo e del decumano massimo di Augusta Taurinorum.

Quale porta romana di Torino esiste ancora?

La meglio conservata è la Porta Palatina, corrispondente all’antica Porta Principale Sinistra.

Dove si trovava la Porta Segusina?

Era l’antico ingresso occidentale della città e si trovava lungo l’asse dell’attuale via Garibaldi.

Cosa rimane della Porta Decumana?

Le sue due torri sono inglobate in Palazzo Madama, testimonianza dell’antico accesso orientale.

Perché le antiche porte caddero in disuso?

Tra Seicento e Settecento Torino si ampliò oltre le vecchie mura, costruendo nuovi sistemi difensivi e nuovi ingressi più esterni.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende