Urbanistica di Augusta Taurinorum: come la Torino romana sopravvive nella città di oggi

Da Alessandro Maldera
Agosto 21, 2026

L’urbanistica di Augusta Taurinorum può essere ancora riconosciuta percorrendo il centro storico di Torino. Via Garibaldi riprende il principale asse est-ovest della colonia, mentre Porta Palatina conserva uno degli antichi accessi monumentali.
La città romana occupava circa 50 ettari ed era organizzata attraverso strade ortogonali, isolati, porte, mura e infrastrutture sotterranee. Non si trattava però di una scacchiera perfetta e immutabile: il progetto dovette adattarsi al territorio e si sviluppò progressivamente nel tempo.
Augusta Taurinorum: la città romana in sintesi
Dimensioni indicative: circa 700 × 750 metri
Asse est-ovest: decumano massimo, oggi via Garibaldi
Asse nord-sud: cardo massimo, tra via Porta Palatina e via San Tommaso
Porta nord: Porta Palatina
Porta sud: tradizionalmente detta Porta Marmorea, scomparsa
Porta ovest: tradizionalmente detta Porta Segusina, scomparsa
Porta est: successivamente inglobata nell’area di Palazzo Madama
Quanto era grande Augusta Taurinorum
Le ricostruzioni archeologiche non restituiscono misure perfettamente identiche.
In base ai resti della cinta sono state proposte dimensioni di circa 670 per 760 metri; altre ricostruzioni utilizzano valori vicini a 700 per 750 metri.
È quindi più corretto considerare Augusta Taurinorum una colonia di circa 50 ettari, senza attribuire al perimetro una precisione che le evidenze disponibili non permettono.
La forma era prevalentemente rettangolare, ma presentava una particolarità: l’angolo nord-orientale, nell’area degli attuali Giardini Reali, risultava tagliato diagonalmente.
L’anomalia potrebbe essere collegata alla morfologia del terrazzo fluviale sul quale venne costruita la città.
Dove si trovava la città romana nella Torino di oggi
Il perimetro di Augusta Taurinorum può essere sovrapposto in modo sorprendente alla Torino contemporanea.
Il limite occidentale correva approssimativamente lungo l’attuale via della Consolata.
Quello meridionale seguiva grossomodo l’asse formato oggi da via Santa Teresa e via Maria Vittoria.
A nord il riferimento più evidente resta Porta Palatina, mentre il settore orientale raggiungeva l’area oggi occupata da Palazzo Madama e dai Giardini Reali.
In altre parole, buona parte della colonia romana coincide con il cuore del centro storico.
Il decumano massimo e l’attuale via Garibaldi
Uno dei collegamenti più evidenti tra città antica e moderna è via Garibaldi.
La strada ricalca il percorso del decumanus maximus, l’arteria principale che attraversava Augusta Taurinorum da est a ovest.
Sul lato occidentale conduceva alla porta successivamente conosciuta come Porta Segusina, collocata verso l’attuale incontro tra via Garibaldi e via della Consolata.
Verso est raggiungeva invece la porta romana successivamente inglobata nelle trasformazioni medievali che avrebbero portato all’attuale Palazzo Madama.
Percorrere via Garibaldi significa quindi attraversare Torino seguendo un asse urbano utilizzato da quasi duemila anni.
Quanto era larga la strada romana
Il decumano massimo non era una piccola strada.
La carreggiata raggiungeva circa 10,5 metri di larghezza, poco più di 35 piedi romani.
Ai due lati si trovavano marciapiedi larghi indicativamente 1,20 metri, delimitati da file regolari di blocchi di pietra.
La dimensione della strada mostra l’importanza attribuita alla mobilità e alla monumentalità dell’asse principale.
Il cardo massimo tra Porta Palatina e via San Tommaso
Il principale asse nord-sud era invece il cardo maximus.
Il suo percorso corrisponde approssimativamente alla sequenza formata oggi da via Porta Palatina e via San Tommaso.
A nord terminava nella Porta Palatina.
Verso sud raggiungeva un altro ingresso cittadino, successivamente conosciuto come Porta Marmorea, oggi scomparso.
Resti del cardo e del relativo marciapiede sono stati documentati anche nell’area di via Cappel Verde.
Tra le testimonianze più importanti di Augusta Taurinorum, le Porte Palatine permettono ancora oggi di leggere l’antico accesso settentrionale alla città romana. Approfondisci la storia delle Porte Palatine di Torino
Come erano costruite le strade di Augusta Taurinorum
Le vie principali erano vere infrastrutture urbane.
La carreggiata poteva essere realizzata con grandi basoli poligonali di pietra, mentre ai lati correvano spazi destinati ai pedoni.
Sotto il piano stradale passavano inoltre condotti della rete fognaria.
Questo dettaglio è importante perché l’urbanistica romana non consisteva semplicemente nel tracciare linee ortogonali.
Strade, drenaggio, fognature e distribuzione dell’acqua facevano parte di un unico sistema.
L’impianto regolare del centro storico viene spesso collegato direttamente ad Augusta Taurinorum, ma la questione è più complessa. Approfondisci perché la pianta a scacchiera di Torino non può essere spiegata soltanto con l’eredità romana
Augusta Taurinorum non era una scacchiera perfetta
Cardo e decumano vengono spesso rappresentati come due assi che dividono una città quadrata in quattro parti identiche.
La realtà era più complessa.
Ad Augusta Taurinorum il perimetro e la posizione delle strade mostrano un progetto geometrico adattato alle condizioni concrete del terreno.
L’angolo irregolare verso gli attuali Giardini Reali è uno degli esempi più evidenti.
La città romana era dunque regolare, ma non rigidamente astratta.
Le insulae: gli isolati della città romana
Le strade secondarie, parallele ai cardini e ai decumani principali, dividevano lo spazio urbano in insulae.
In questo caso il termine indica soprattutto gli isolati della città, e non necessariamente gli edifici multipiano chiamati anch’essi insulae nel mondo romano.
Le ricostruzioni tradizionali parlano di circa settanta isolati, talvolta quantificati in 72. È però prudente considerare questa cifra una ricostruzione e non un dato archeologico assoluto.
Cosa c’era dentro gli isolati
Le insulae potevano ospitare abitazioni, botteghe, attività produttive e costruzioni con funzioni differenti.
Non bisogna inoltre immaginare la colonia completamente edificata in un unico momento.
Il reticolo viario definiva l’organizzazione generale del territorio, mentre edifici e servizi potevano comparire progressivamente.
In questo senso il piano urbano precedeva almeno in parte la città costruita.
Le quattro porte di Augusta Taurinorum
I due assi principali conducevano verso quattro grandi ingressi.
A nord si trovava la Porta Palatina, ancora oggi conservata.
A sud esisteva la porta successivamente chiamata Porta Marmorea.
A occidente si apriva la Porta Segusina, lungo la direttrice verso la Val di Susa e quindi verso i collegamenti transalpini.
A oriente sorgeva invece la porta poi inglobata nelle strutture che sarebbero confluite in Palazzo Madama.
Per evitare false certezze è preferibile utilizzare questi nomi tradizionali senza attribuire automaticamente agli ingressi denominazioni romane non documentate con sicurezza.
Le porte potevano essere più antiche delle mura
La costruzione della città avvenne probabilmente per fasi.
Alcuni ingressi monumentali potrebbero essere stati realizzati prima del completamento della cinta muraria.
La porta orientale, ad esempio, poteva già indicare monumentalmente l’ingresso alla colonia quando il confine urbano era definito in modo più semplice.
Non bisogna quindi pensare a una città inaugurata in un solo momento con strade, mura, porte, case e servizi già contemporaneamente conclusi.
A cosa servivano le porte romane
Una porta urbana non aveva soltanto una funzione difensiva.
Il modello monumentale poteva comprendere due fronti, un cavedio interno, torri laterali e sistemi di chiusura.
L’ingresso serviva anche al controllo delle persone e delle merci e poteva avere un ruolo nella riscossione dei dazi.
Era dunque contemporaneamente infrastruttura, monumento e simbolo del potere urbano.
Mura e organizzazione dello spazio
La cinta definiva materialmente il limite della colonia.
All’interno, strade e insulae organizzavano invece la distribuzione degli edifici e delle attività.
Urbanistica e paesaggio rimanevano strettamente collegati: persino una colonia progettata secondo principi geometrici doveva adattarsi alla morfologia naturale del sito.
Il settore nord-orientale ne offre ancora una testimonianza particolarmente interessante.
Fognature sotto le strade romane
Gli scavi hanno documentato condotti fognari sotto il cardo massimo.
La gestione dell’acqua faceva quindi parte integrante del progetto urbano.
Le infrastrutture sotterranee servivano a drenare e allontanare le acque, mentre altri sistemi garantivano l’approvvigionamento.
La città visibile in superficie dipendeva da una rete tecnica nascosta sotto le strade.
L’acquedotto e le tubature di Augusta Taurinorum
Sono stati ritrovati diversi elementi riconducibili al sistema idrico.
Una fistula, cioè una tubatura in piombo, passava sotto il fornice pedonale settentrionale della porta orientale poi inglobata in Palazzo Madama.
Un altro frammento è stato individuato nell’area dei Giardini Reali.
Elementi di condotte in pietra sono emersi anche nell’isolato oggi compreso tra via Garibaldi, via Botero, via Barbaroux e via Milano.
Dove si trovava il foro romano di Torino
Il foro era il centro della vita pubblica delle città romane.
Nel caso di Augusta Taurinorum la sua localizzazione precisa non è stata identificata archeologicamente con certezza.
Una delle ipotesi più diffuse lo colloca nell’area dell’attuale piazza Palazzo di Città.
È però più corretto presentarla come una ricostruzione probabile, non come un punto definitivamente accertato.
Augusta Taurinorum era davvero un accampamento militare?
Per molto tempo la regolarità della pianta torinese è stata spiegata immaginando un precedente castrum, cioè un accampamento militare romano.
Questa interpretazione non è necessaria.
Un impianto quadrangolare e ortogonale poteva derivare direttamente dalla progettazione urbanistica di una colonia romana.
Non esistono quindi motivi per considerare automaticamente la Torino romana come l’evoluzione di un precedente campo militare soltanto perché presentava strade regolari.
Cosa resta dell’urbanistica romana nella Torino moderna
Augusta Taurinorum non è scomparsa completamente sotto la Torino successiva.
Alcuni rapporti sono ancora chiaramente leggibili:
- via Garibaldi segue il decumano massimo
- via Porta Palatina e via San Tommaso riprendono il cardo principale
- Porta Palatina conserva l’ingresso settentrionale
- Palazzo Madama ingloba le trasformazioni dell’antica porta orientale
- via della Consolata indica grossomodo il limite occidentale
- via Santa Teresa e via Maria Vittoria seguono il settore meridionale della colonia
Questo non significa che Torino abbia conservato intatta la propria pianta romana.
Medioevo ed età moderna hanno trasformato profondamente strade, edifici e funzioni. Tuttavia, l’impianto di Augusta Taurinorum ha continuato a condizionare lo sviluppo urbano della città nei secoli.
Ed è forse questo l’aspetto più affascinante: la Torino romana non è soltanto sotto terra. In parte continua a guidare ancora oggi il percorso di chi cammina nel centro storico.
FAQ – Augusta Taurinorum: dimensioni, mura e viabilità
Occupava circa 50 ettari, con dimensioni ricostruibili indicativamente intorno ai 700 per 750 metri.
L’attuale via Garibaldi ricalca il percorso del decumano massimo, principale asse est-ovest della colonia.
Il percorso corrisponde approssimativamente alle odierne via Porta Palatina e via San Tommaso.
Viene spesso ipotizzato nell’area dell’attuale piazza Palazzo di Città, ma la localizzazione precisa non è certa.
Non è necessario ipotizzare un precedente castrum: la regolarità della pianta può essere spiegata con la normale progettazione coloniale romana.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



