Borgo Medievale di Torino verso la riapertura nel 2027: lavori quasi finiti, ma il futuro è ancora da decidere

Da Alessandro Maldera
Agosto 20, 2026

Le tempistiche riapertura Borgo Medievale di Torino indicano la primavera del 2027 come primo obiettivo per restituire al pubblico una parte dello storico complesso del Valentino. Il cantiere avviato nel marzo 2024 ha superato il 90% dell’avanzamento e gli ultimi interventi dovrebbero concludersi entro l’estate 2026.
La fine dei lavori, però, non coinciderà automaticamente con la riapertura. Restano da completare i collaudi entro la fine del 2026 e, soprattutto, da definire il nuovo modello di gestione. Sul tavolo c’è una proposta di partenariato pubblico-privato che potrebbe mobilitare fino a 20 milioni di euro e cambiare profondamente funzioni e utilizzi del Borgo.
Borgo Medievale di Torino: le prossime tappe
Avvio del cantiere: marzo 2024
Avanzamento lavori: oltre il 90%
Fine degli ultimi interventi: prevista entro l’estate 2026
Collaudo: da completare entro fine 2026
Prima riapertura ipotizzata: primavera 2027
Prima fase: via Maestra, anfiteatro, laboratori e punto ristoro
Investimento attuale: 6 milioni di euro + 2,8 milioni di interventi precedenti
Proposta futura: partenariato fino a 20 milioni di euro
Gestione: trattativa ancora in corso
Tempistiche riapertura Borgo Medievale di Torino: primavera 2027 è l’obiettivo
Per tornare a percorrere la via Maestra e gli spazi del Borgo bisognerà attendere almeno la primavera del 2027.
Questa è la previsione indicata per una prima riapertura parziale.
Il calendario ipotizzato prevede inizialmente l’accesso alla via Maestra, all’anfiteatro, ai primi laboratori e a un punto di ristoro.
Non si tratta però ancora di una data definitiva.
I lavori hanno superato il 90%
Dal punto di vista edilizio, il recupero è ormai arrivato alla fase finale.
Il cantiere è partito nel marzo 2024 e ha superato il 90% dello stato di avanzamento.
Gli ultimi lavori dovrebbero concludersi entro la fine di luglio 2026, mentre la consegna vera e propria potrà avvenire dopo le operazioni di collaudo.
Il complesso appare quindi vicino alla conclusione fisica del restauro, ma non ancora pronto a ricevere nuovamente i visitatori.
Il collaudo dovrà essere completato entro fine 2026
Una delle tappe decisive sarà il collaudo delle opere.
La procedura dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre 2026.
Soltanto dopo sarà possibile passare dalla fase dei lavori a quella della piena organizzazione degli spazi.
È uno dei motivi per cui la primavera 2027 deve essere considerata ancora una previsione e non una data di apertura già fissata.
Il Borgo che riaprirà sarà diverso da quello chiuso nel 2023
La questione, infatti, non riguarda soltanto quando verranno tolte le transenne.
Il progetto punta a modificare anche il modo nel quale il complesso sarà utilizzato.
Sono previsti più laboratori, attività educative, eventi, ristorazione e spazi polifunzionali.
La tradizionale dimensione museale resterà importante, soprattutto nella Rocca, ma non sarà più l’unica funzione del Borgo.
Prima della riapertura prevista nel 2027, vale la pena riscoprire la storia e le particolarità di uno dei luoghi più suggestivi di Torino. Approfondisci la storia del Borgo Medievale del Valentino e dei suoi edifici
Un progetto da 6 milioni di euro
Gli interventi fanno parte del programma “Torino, il suo parco, il suo fiume: memoria e futuro”.
Per il recupero sono stati stanziati 6 milioni di euro attraverso il Piano nazionale complementare al PNRR.
A questa cifra si aggiungono circa 2,8 milioni di euro già investiti in precedenza dal Ministero della Cultura e dal Comune di Torino per lavori di manutenzione straordinaria.
Il recupero complessivo ha quindi già mobilitato risorse importanti prima ancora della futura gestione.
Quali edifici sono stati restaurati
Il cantiere ha interessato diversi immobili storici del complesso.
Sono stati recuperati gli spazi di Casa d’Ozegna e dell’ex ristorante San Giorgio.
Casa di Mondovì è stata invece rifunzionalizzata per accogliere una caffetteria con cucina.
Gli interventi hanno interessato anche Casa di Pinerolo, Casa di Chieri, Casa di Malgrà e Casa di Borgofranco.
Via Maestra ripavimentata
Uno dei lavori più visibili riguarda la via Maestra.
La strada interna è stata ripavimentata utilizzando una finitura in calcestre.
La scelta punta a restituire al percorso un aspetto maggiormente vicino all’impostazione originaria del Borgo.
La via continuerà a essere uno degli elementi principali del percorso, collegando botteghe, case e spazi destinati alle nuove attività.
Nuovi impianti e collegamento alla geotermia
Il restauro non riguarda soltanto quello che il visitatore potrà vedere.
Sono stati rifatti anche diversi impianti tecnologici.
È stata installata una nuova illuminazione ed è stato realizzato il collegamento all’energia geotermica.
L’obiettivo è migliorare sostenibilità, accessibilità ed efficienza energetica senza alterare il carattere storico e architettonico del complesso.
Restaurare gli edifici non basta per riaprire
La parte più complessa inizia proprio quando termina il cantiere.
Un luogo delle dimensioni del Borgo richiede infatti personale, manutenzione, custodia, programmazione culturale e un modello economico che ne permetta l’apertura continuativa.
Per questo il recupero degli edifici e la futura gestione sono strettamente collegati.
Sapere come verranno utilizzati gli spazi è necessario anche per completare gli allestimenti.
Una trattativa che può valere fino a 20 milioni di euro
La partita più importante riguarda adesso una proposta di partenariato speciale pubblico-privato.
Il piano potrebbe mobilitare fino a 20 milioni di euro.
La proposta è stata presentata il 30 aprile 2026 da XKÉ? ZeroTredici, società consortile partecipata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione per la Scuola.
Il Comune ne ha riconosciuto la coerenza generale con l’interesse pubblico e ha avviato il confronto tecnico.
Non esiste ancora un affidamento definitivo
Questo punto è fondamentale.
La proposta non è stata ancora approvata definitivamente.
La presa d’atto del Comune non equivale all’assegnazione della gestione.
L’amministrazione può ancora chiedere modifiche, sospendere il percorso oppure interrompere la procedura.
Il futuro del Borgo rimane quindi legato all’esito della trattativa.
I precedenti tentativi non avevano funzionato
La ricerca di un nuovo modello gestionale era cominciata molto prima.
Alla fine del 2024 erano state definite le linee guida per la rifunzionalizzazione.
Nel gennaio 2025 il Comune aveva quindi avviato una consultazione preliminare di mercato.
La risposta era stata debole.
Una prima procedura non aveva prodotto risultati concreti e successivamente era arrivata una sola proposta, ritenuta troppo distante dagli obiettivi dell’amministrazione.
Nel 2026 è arrivata una nuova proposta
La situazione si è sbloccata con il progetto presentato da XKÉ? ZeroTredici.
Dopo averlo ricevuto, Palazzo Civico ha pubblicato un nuovo avviso per verificare se esistessero altre proposte alternative o migliorative.
Alla scadenza del 12 giugno 2026, però, non si era presentato nessun altro soggetto.
Dal 19 giugno il Comune ha quindi avviato il confronto tecnico con l’unico interlocutore rimasto.
Il progetto si chiama “Borgo ritrovato”
La proposta porta il nome di “Borgo ritrovato”.
L’obiettivo è superare l’idea di un luogo esclusivamente museale.
Il Borgo dovrebbe diventare una sorta di “luogo terzo”, nel quale convivano cultura, formazione, natura, socialità, artigianato e attività economiche.
Non soltanto museo, quindi, ma neppure centro commerciale o semplice estensione del parco.
La riapertura dovrebbe avvenire in tre fasi
Il progetto prevede un ritorno graduale del pubblico.
La prima fase, ipotizzata per la primavera 2027, comprenderebbe via Maestra, anfiteatro, primi laboratori e punto di ristoro.
Successivamente dovrebbero tornare accessibili il Giardino delle Delizie e gli spazi esterni della Rocca.
L’ultima fase riguarderebbe invece la componente museale e il completamento delle altre funzioni.
Nessun cronoprogramma definitivo a giugno 2026
La gradualità rende ancora più importante distinguere tra previsione e data certa.
Alla fine di giugno 2026 non era ancora stato presentato in Consiglio comunale un cronoprogramma definitivo.
La primavera 2027 rappresenta quindi l’obiettivo della prima apertura prevista nel progetto.
Tutto dipenderà però dalla chiusura della trattativa, dall’organizzazione della gestione e dagli allestimenti necessari.
Le botteghe torneranno, ma con una funzione diversa
Uno degli elementi più caratteristici del Borgo sono le antiche botteghe lungo la via Maestra.
Il progetto punta a farle rivivere attraverso laboratori dedicati alla “cultura del fare”.
Dovrebbero quindi ospitare artigianato contemporaneo, attività manuali e trasmissione dei saperi.
L’intenzione è evitare che si trasformino semplicemente in negozi di souvenir.
Laboratori per bambini e studenti
Una parte importante dell’offerta dovrebbe essere dedicata alle attività educative.
Sono previsti laboratori rivolti soprattutto ai bambini tra zero e tredici anni.
I temi comprenderanno natura, biodiversità, ecosistemi fluviali, scienza e rapporto con il Po.
Il Borgo diventerebbe così anche uno spazio per conoscere il territorio naturale che lo circonda.
Il Po entra nel racconto del nuovo Borgo
Nella nuova impostazione il fiume dovrebbe avere un ruolo molto più evidente.
Il Po non sarebbe soltanto lo scenario paesaggistico della fortezza.
Dovrebbe diventare uno degli elementi centrali delle attività educative e scientifiche.
Il Borgo potrebbe quindi assumere la funzione di collegamento tra città, Valentino e ambiente fluviale.
La Rocca resterà il cuore museale
La trasformazione non dovrebbe cancellare la componente storica.
La Rocca conserverebbe la propria funzione museale.
Gli ambienti, gli arredi e le ricostruzioni rimarrebbero il cuore della visita, ma potrebbero essere affiancati da nuovi strumenti multimediali e da una nuova curatela scientifica.
L’obiettivo sarebbe raccontare non soltanto il Medioevo rappresentato dal Borgo, ma anche l’Ottocento che lo ha progettato.
Il San Giorgio torna alla ristorazione
Anche l’ex ristorante San Giorgio dovrebbe avere una nuova funzione.
Il progetto prevede un punto di ristoro stabile insieme alla possibilità di ospitare eventi e iniziative.
Queste attività avrebbero anche una funzione economica.
Ristorazione ed eventi possono infatti contribuire a sostenere i costi di manutenzione e gestione di un complesso molto esteso.
Il difficile equilibrio tra cultura e sostenibilità economica
Ed è proprio qui che emerge una delle questioni più delicate.
Utilizzare il Borgo per eventi e ristorazione può generare risorse indispensabili.
Allo stesso tempo, un eccesso di attività commerciali potrebbe cambiare profondamente la natura del luogo.
La sfida sarà quindi trovare un equilibrio tra redditività e tutela culturale.
Il rischio di trasformare un monumento in una location
I documenti insistono sulla funzione pubblica e sulla necessità di conservare il carattere storico del Borgo.
Questo non elimina però tutte le domande.
Molto dipenderà da quanto spazio verrà assegnato a museo, ricerca e attività educative rispetto a eventi, ristorazione e concessioni.
La riapertura sarà quindi anche un test sulla capacità di rendere economicamente sostenibile un bene culturale senza trasformarlo in una semplice scenografia.
Il Borgo dentro un nuovo sistema culturale del Valentino
La proposta guarda oltre il perimetro delle mura.
Il Borgo dovrebbe entrare in un sistema culturale collegato alla futura Biblioteca Civica Centrale, al Teatro Nuovo, all’Orto Botanico, agli spazi del Politecnico e alle attività dell’Università.
Il Valentino diventerebbe così un’area nella quale istituzioni differenti potrebbero collaborare attraverso iniziative condivise.
Percorsi nel verde, cultura, scienza e attività per le famiglie dovrebbero far parte dello stesso ecosistema.
Per capire il futuro bisogna tornare al 1884
Il Borgo Medievale ha più di 140 anni.
Ma non è medievale.
Non è il resto di un villaggio sopravvissuto dal Quattrocento né una fortificazione autentica nata nel Medioevo.
È una ricostruzione ottocentesca, realizzata per l’Esposizione Generale Italiana del 1884.
E proprio questa origine lo rende un monumento eccezionale.
L’idea nasce nel 1882
Il progetto prese forma nel 1882.
La commissione incaricata della sezione di storia dell’arte dell’Esposizione decise di abbandonare l’idea di una rappresentazione tradizionale dell’evoluzione artistica italiana.
Scelse invece di costruire un vero borgo quattrocentesco.
L’obiettivo era permettere ai visitatori di entrare fisicamente in una ricostruzione del passato.
Alfredo d’Andrade e il progetto del Borgo
La figura centrale fu Alfredo d’Andrade, pittore, architetto e studioso portoghese profondamente interessato all’architettura medievale.
Intorno a lui lavorarono ingegneri, pittori, decoratori, studiosi e artigiani.
La direzione dei lavori fu affidata inizialmente all’ingegnere Riccardo Brayda, affiancato da Carlo Nigra e successivamente dallo stesso d’Andrade.
Il loro obiettivo non era inventare un Medioevo fantastico.
Il Borgo Medievale nasce anche dalla visione di Alfredo d’Andrade, protagonista della cultura neomedievale torinese di fine Ottocento. Approfondisci la storia di Alfredo d’Andrade e il suo legame con Torino
Un Medioevo ricostruito attraverso studi e rilievi
Gli studiosi visitarono castelli, case, torri, chiese e cortili del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Misurarono edifici, realizzarono disegni e fotografie e analizzarono decorazioni e strutture.
Successivamente presero elementi differenti e li riunirono in un unico complesso.
Il risultato è quindi un mosaico di architetture realmente esistenti, reinterpretate per creare un paese ideale del Quattrocento piemontese.
Da Bussoleno alla Manta: da dove arrivano le ispirazioni
Le case del Borgo riprendono elementi osservati in località come Bussoleno, Alba e Mondovì.
La torre di avvistamento con le bertesche deriva da esempi presenti a San Giorio di Susa.
La cucina della Rocca richiama invece il castello di Issogne.
Gli affreschi della sala baronale prendono spunto dal castello della Manta.
Il Borgo non copia quindi un solo paese, ma riunisce in pochi metri frammenti di molti luoghi differenti.
Una copia diventata documento storico
Questo carattere ha acquisito ancora più valore con il passare del tempo.
Alcuni degli edifici studiati nell’Ottocento sono infatti scomparsi oppure sono stati profondamente modificati.
Di conseguenza, alcune ricostruzioni del Borgo conservano caratteristiche che negli originali non sono più leggibili.
La copia è quindi diventata, paradossalmente, anche una testimonianza di ciò che è andato perduto.
La prima pietra nel dicembre 1882
La prima pietra venne posata il 12 dicembre 1882.
I lavori procedettero rapidamente per arrivare pronti all’Esposizione.
Il complesso fu inaugurato il 27 aprile 1884 alla presenza di re Umberto I e della regina Margherita.
Era nato come costruzione temporanea.
Avrebbe dovuto sopravvivere soltanto per il periodo della manifestazione.
Nel 1884 oltre 216mila persone visitarono il Borgo
L’Esposizione rimase aperta fino al 31 ottobre.
Secondo i dati dell’epoca, i visitatori complessivi furono 2.934.332.
Di questi, 216.506 entrarono nel Borgo Medievale.
Per il pubblico ottocentesco attraversare la porta fortificata, osservare le botteghe e raggiungere la Rocca significava vivere una forma di esperienza immersiva ante litteram.
Non era soltanto una scenografia
Dietro alla ricostruzione c’era un preciso progetto culturale.
L’Ottocento guardava al Medioevo con fascino romantico, ma anche con una crescente attenzione scientifica verso architettura, arti decorative e patrimonio.
Il Borgo risentiva inoltre del clima culturale internazionale legato a figure come Eugène Viollet-le-Duc e William Morris.
Recuperare gli antichi mestieri significava anche reagire agli effetti dell’industrializzazione.
Un museo nel quale imparare camminando
Il Borgo proponeva una concezione molto moderna della divulgazione.
Il visitatore non aveva bisogno di conoscere prima date, dinastie o movimenti artistici.
Poteva imparare semplicemente attraversando gli ambienti.
Le abitazioni, i cortili, le botteghe e la Rocca trasformavano la storia in un’esperienza concreta.
È un principio che, curiosamente, ritorna oggi nell’idea della nuova “cultura del fare”.
Il Borgo doveva essere demolito
Come molti padiglioni costruiti per le grandi esposizioni, anche il Borgo era destinato a scomparire.
Non accadde.
Il successo fu tale che la giuria dell’Esposizione lo considerò un’opera d’arte e ne chiese la conservazione.
Torino decise così di non demolirlo.
Quello che era nato come una struttura temporanea cominciò a trasformarsi in un vero patrimonio cittadino.
Dal 1911 ai Musei Civici
Il Borgo tornò a essere utilizzato in occasione dell’Esposizione del 1911.
Successivamente venne acquisito dalla Città insieme alla Rocca.
Nel 1942 entrò ufficialmente nel sistema dei Musei Civici.
Proprio negli stessi anni, però, la Seconda guerra mondiale arrivò anche dentro il Valentino.
I bombardamenti della Seconda guerra mondiale
Il complesso subì danni durante i bombardamenti.
Le bombe incendiarie distrussero un locale utilizzato come ristorante e tre alloggi.
Altre esplosioni provocarono danni a tetti, serramenti e abitazioni.
La ricostruzione medievale realizzata nell’Ottocento diventò così anche testimone diretta della guerra del Novecento.
I restauri e il Giardino Medievale
Dopo la guerra il Borgo venne restaurato e continuò a essere frequentato.
Nel corso dei decenni furono recuperate diverse strutture e tornarono anche le botteghe artigiane.
Nel 1998 venne realizzato il Giardino Medievale.
Dal 2003 la gestione passò alla Fondazione Torino Musei, per tornare direttamente alla Città nel 2018.
Per generazioni di torinesi era semplicemente “il Borgo”
Il valore del luogo non deriva soltanto dalla sua storia architettonica.
Generazioni di famiglie torinesi lo hanno frequentato durante le passeggiate al Valentino.
Per molti bambini era semplicemente un castello, senza particolare distinzione tra ricostruzione storica e Medioevo autentico.
Questa familiarità ha contribuito a trasformarlo in uno dei luoghi più riconoscibili dell’immaginario cittadino.
Un importante esempio di cultura neomedievale
Proprio questa popolarità ha talvolta nascosto il suo vero valore.
Il Borgo è infatti uno degli esempi più significativi della cultura neomedievale europea di fine Ottocento.
Racconta il Quattrocento che cerca di riprodurre, ma ancora di più racconta l’epoca che lo ha costruito.
Dentro le sue mura convivono romanticismo, ricerca storica, fiducia nella documentazione e critica all’industrializzazione.
Perché il Borgo è stato chiuso
Con il passare del tempo, però, gli edifici e gli impianti hanno accumulato problemi.
Interventi limitati non erano più sufficienti.
Da qui è nata la necessità di un recupero complessivo.
Il Borgo è stato quindi chiuso al pubblico alla fine del 2023 e il grande cantiere è iniziato nei primi mesi dell’anno successivo.
La vera sfida inizierà dopo il restauro
Adesso i lavori si stanno avvicinando alla conclusione.
Ma questo non significa che la parte difficile sia terminata.
La riapertura richiederà un modello capace di rendere il Borgo accessibile, vivo e finanziariamente sostenibile.
E nello stesso tempo bisognerà evitare di snaturare proprio ciò che lo ha reso speciale per oltre un secolo.
Primavera 2027: non soltanto quando, ma come riaprirà
Le tempistiche riapertura Borgo Medievale di Torino indicano quindi la primavera 2027 come primo possibile traguardo.
Ma la domanda non riguarda soltanto il calendario.
Il Borgo che riaprirà avrà nuove funzioni, nuovi laboratori, nuovi servizi e probabilmente anche un pubblico più ampio.
Via Maestra, botteghe e Rocca resteranno. A cambiare sarà il modo nel quale verranno utilizzate.
La vera sfida sarà riuscire a modernizzare il complesso senza perdere quella capacità, coltivata per oltre 140 anni, di far dimenticare per qualche momento al visitatore di trovarsi nel cuore di Torino.
FAQ – Borgo Medievale: lavori, gestione e futuro
La prima riapertura è ipotizzata per la primavera del 2027, ma non esiste ancora un cronoprogramma definitivo.
Il cantiere ha superato il 90% dell’avanzamento. Gli ultimi interventi sono previsti nell’estate 2026, poi servirà il collaudo.
La prima fase dovrebbe comprendere via Maestra, anfiteatro, laboratori e un punto di ristoro.
Il progetto attuale dispone di 6 milioni di euro, ai quali si aggiungono circa 2,8 milioni già investiti in precedenza.
Il progetto prevede più laboratori, attività educative, artigianato, ristorazione ed eventi, mantenendo la Rocca come principale spazio museale.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



