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Traforo del Pino: storia del tunnel tra Torino e Chieri

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Da Alessandro Maldera

Agosto 18, 2026

Il Traforo del Pino nacque per risolvere uno dei principali problemi della viabilità tra Torino, Chieri e il Piemonte orientale. La vecchia strada attraverso la collina era infatti sempre meno adatta al crescente traffico automobilistico e quasi impraticabile per i mezzi pesanti.

Pensato già negli anni Trenta, il nuovo collegamento venne realizzato nel dopoguerra. La galleria, lunga 970 metri, diventò il cuore di una nuova arteria di quasi 6,8 chilometri che ridusse la quota del valico e rese molto più semplice raggiungere Chieri, Asti e Alessandria.

Focus sul Traforo del Pino

Primi studi: anni Trenta
Avvio dei lavori: tra la fine del 1948 e il 1949 secondo le diverse cronologie riportate
Ripresa del cantiere: 1951
Fine dello scavo: 2 maggio 1952
Lunghezza della galleria: 970 metri
Lunghezza della nuova arteria: 6.765 metri
Viadotti: 13, per circa 730 metri complessivi
Inaugurazione: luglio 1956

Perché venne costruito il Traforo del Pino

All’inizio del Novecento il collegamento tra Torino e Chieri passava attraverso una strada collinare tortuosa e sempre meno adatta alle esigenze della mobilità moderna.

Il problema divenne particolarmente evidente con l’aumento del traffico automobilistico e dei mezzi pesanti.

Camion e veicoli di grandi dimensioni incontravano forti difficoltà nell’attraversamento della collina e potevano essere costretti a deviazioni lunghe decine di chilometri.

La nuova galleria avrebbe permesso di superare direttamente il rilievo in corrispondenza della zona di Sassi.

I primi progetti negli anni Trenta

L’idea di attraversare la collina con un tunnel risale almeno ai primi anni Trenta.

Già dal 1932 venne studiato un nuovo percorso capace di evitare parte degli abitati di Pino Torinese e Chieri.

Tra il 1933 e il 1936 furono effettuati ulteriori studi di fattibilità.

Il piano prevedeva non soltanto la galleria, ma una vera nuova arteria capace di migliorare il collegamento tra Torino e la Statale 10.

Il progetto rimase però sulla carta per circa quindici anni.

Il cantiere dopo la Seconda guerra mondiale

La realizzazione concreta iniziò soltanto nel dopoguerra.

Il materiale disponibile colloca l’apertura del cantiere tra novembre 1948 e il 1949.

I lavori si fermarono quasi immediatamente a causa della mancanza di fondi.

Fu necessario attendere il 1951 perché il cantiere potesse ripartire stabilmente.

Da quel momento lo scavo procedette da entrambi i lati della collina.

Il 2 maggio 1952 cade l’ultimo diaframma

Uno dei momenti più importanti arrivò il 2 maggio 1952.

Quel giorno venne abbattuta l’ultima parete che separava i due tronconi scavati rispettivamente dal versante torinese e da quello rivolto verso Chieri.

Il collegamento sotterraneo era finalmente completo.

La galleria raggiungeva una lunghezza di 970 metri.

Per realizzarla fu necessario asportare circa 90 mila metri cubi di materiale.

Tre milioni di ore di lavoro

La costruzione richiese uno sforzo considerevole.

Secondo i dati riportati, per il tunnel furono impiegate complessivamente circa 3 milioni di ore lavorative.

La struttura venne realizzata in cemento impermeabilizzato.

La galleria venne successivamente completata con gli impianti necessari alla sicurezza e alla circolazione.

Tra questi figuravano oltre 91 lampade al sodio destinate all’illuminazione interna.

Non bastava scavare il tunnel

La galleria rappresentava soltanto una parte del progetto.

Era necessario costruire anche le nuove strade di accesso sui due versanti.

Sul lato torinese venne realizzato il collegamento dalla zona di Sassi al traforo.

Dall’altra parte fu costruita la nuova strada verso Chieri, collegata successivamente alla Statale 10.

Il risultato fu un’infrastruttura molto più ampia del solo tunnel.

Una nuova strada lunga 6.765 metri

L’intera arteria raggiunge una lunghezza di 6.765 metri.

Di questi, 970 metri corrispondono al tratto sotterraneo.

Il percorso comprende inoltre 13 viadotti, per una lunghezza complessiva di circa 730 metri.

La carreggiata venne progettata con una larghezza di 10 metri.

Numeri importanti per una strada realizzata negli anni Cinquanta e pensata soprattutto per rispondere alla crescita del traffico automobilistico.

Il valico della collina venne abbassato di quasi 68 metri

Uno dei principali vantaggi del nuovo tracciato riguardò la pendenza.

Con il traforo, il punto di attraversamento della collina venne abbassato di 67,89 metri rispetto al precedente percorso.

Il viaggio tra Torino e Chieri divenne così molto più semplice.

Il miglioramento fu particolarmente importante per il traffico pesante diretto verso Asti e Alessandria, fino ad allora fortemente penalizzato dalle caratteristiche della vecchia strada.

I numeri della nuova strada Torino-Chieri

Lunghezza complessiva: 6.765 metri
Galleria: 970 metri
Viadotti: 13
Lunghezza complessiva dei viadotti: circa 730 metri
Larghezza della carreggiata: 10 metri
Abbassamento del valico: 67,89 metri
Materiale rimosso per il tunnel: circa 90 mila metri cubi

Il costo del Traforo del Pino

Anche sul costo le fonti fornite riportano due cifre diverse, riferite apparentemente a parti differenti dell’intervento.

Alla sola galleria viene attribuita una spesa di circa 1 miliardo e 50 milioni di lire.

Per l’opera complessiva viene invece indicato un investimento di 2 miliardi e 600 milioni di lire.

I costi furono sostenuti soprattutto dagli enti pubblici territoriali, con una partecipazione anche del Comune di Chieri.

Un cantiere segnato da un incidente mortale

La costruzione non fu priva di rischi.

Nel settembre del 1955 un giovane operaio di 25 anni morì in seguito al crollo di una parete rocciosa all’interno del cantiere.

L’incidente avvenne quando la parte principale dello scavo era già stata completata, ma proseguivano gli interventi necessari per terminare l’infrastruttura.

La vittima venne ricordata anche durante la successiva inaugurazione.

L’inaugurazione nel luglio 1956

Il Traforo del Pino entrò ufficialmente nella storia della viabilità torinese il 6 luglio 1956.

L’apertura avvenne comunque alla presenza delle autorità politiche, provinciali e comunali.

Dopo la cerimonia al tunnel venne inaugurato anche il nuovo percorso di circonvallazione verso Chieri.

Il nuovo collegamento con Chieri

Una volta superato il tunnel, la nuova strada proseguiva verso Chieri e permetteva di evitare parte del precedente attraversamento urbano.

Il percorso raggiungeva il collegamento con la Statale 10.

La nuova arteria alleggerì quindi contemporaneamente il traffico della vecchia strada e quello diretto verso il Piemonte orientale.

Per gli anni Cinquanta rappresentò una trasformazione considerevole nella mobilità dell’area metropolitana torinese.

La vecchia strada Sassi-Pino

Prima della costruzione del tunnel, il percorso tra Sassi e Pino Torinese seguiva la vecchia strada collinare.

Il tracciato era tortuoso, ma proprio queste caratteristiche lo avevano reso interessante anche per le competizioni automobilistiche dell’epoca.

Le curve e le pendenze della collina costituivano infatti un terreno adatto alle corse in salita.

La costruzione del nuovo traforo modificò radicalmente il ruolo di questa strada.

La corsa Sassi-Traforo del Pino

Nel 1956, proprio nell’anno dell’apertura del tunnel, si disputò anche la corsa automobilistica Sassi-Traforo del Pino.

Nella competizione una vettura Lancia da 2.500 cc ottenne il primo posto nella propria categoria, mentre un’altra automobile della stessa cilindrata raggiunse il terzo posto di categoria.

L’episodio mantiene un legame curioso tra la nuova infrastruttura e la tradizione delle corse automobilistiche sulla collina torinese.

Il traforo cambia la viabilità tra Torino e Chieri

Il principale risultato dell’opera fu la semplificazione del collegamento tra le due città.

La nuova strada permise di:

– ridurre le pendenze della vecchia viabilità collinare
– rendere più facile il transito dei camion
– alleggerire il traffico lungo il precedente tracciato
– velocizzare i collegamenti verso Chieri
– migliorare la direttrice verso Asti e Alessandria

Il Traforo del Pino divenne così una delle infrastrutture più importanti per attraversare la collina torinese.

Gli interventi successivi sul tunnel

Dopo l’apertura del 1956, la galleria è stata interessata da diversi lavori di manutenzione e ristrutturazione.

Le esigenze di sicurezza stradale sono infatti cambiate profondamente rispetto agli standard utilizzati negli anni Cinquanta.

Nel tempo sono stati quindi studiati interventi per migliorare impianti, strutture e condizioni di percorrenza.

Sono stati inoltre sviluppati progetti relativi a un possibile raddoppio del traforo e al suo adeguamento alle normative contemporanee.

Nel materiale fornito questi interventi vengono però indicati ancora come progetti e non come opere completate.

Dal progetto degli anni Trenta al tunnel sotto la collina

La storia del Traforo del Pino attraversa quasi un quarto di secolo.

L’idea nacque nei primi anni Trenta, quando diventò evidente la necessità di migliorare la strada tra Torino e Chieri. Guerra e difficoltà economiche rallentarono però a lungo la realizzazione.

Solo nel dopoguerra il progetto ripartì concretamente.

Lo scavo completato nel 1952, la costruzione delle strade di accesso, i viadotti e gli impianti permisero infine l’apertura nel luglio del 1956.

Da allora i 970 metri sotto la collina sono diventati parte integrante della viabilità tra Torino, Pino Torinese e Chieri.

FAQ – Traforo del Pino: tutto quello che c’è da sapere

Quanto è lungo il Traforo del Pino?

La galleria misura 970 metri, mentre l’intera nuova arteria realizzata all’epoca raggiunge 6.765 metri.

Quando fu costruito il Traforo del Pino?

Il progetto risale agli anni Trenta. Il cantiere iniziò nel dopoguerra, riprese nel 1951 e lo scavo venne completato nel 1952.

Quando venne inaugurato?

Il traforo fu inaugurato il 6 luglio 1956.

Perché venne costruito?

Per rendere più semplice il collegamento Torino-Chieri e consentire anche ai mezzi pesanti di attraversare più facilmente la collina.

Quanta terra venne rimossa per scavare la galleria?

Durante la costruzione furono asportati circa 90 mila metri cubi di materiale.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende