Torino fuori dalla classifica LinkedIn 2026 delle città dove il lavoro cresce di più

Da Alessandro Maldera
Agosto 18, 2026

La Torino classifica 2026 migliori città per il lavoro LinkedIn restituisce un risultato poco favorevole al capoluogo piemontese. Torino non compare infatti tra i dieci centri italiani nei quali assunzioni e domanda di lavoro stanno aumentando più rapidamente.
La graduatoria mostra invece l’ascesa di diverse città di medie dimensioni, soprattutto nel Nord e nel Nord-Est. In testa si trova Trento, seguita da Bari e Brescia, mentre il Piemonte non riesce a portare Torino nella top 10.
Classifica LinkedIn 2026: le prime 10 città
2. Bari
3. Brescia
4. Udine
5. Bergamo
6. Vicenza
7. Verona
8. Treviso
9. Bolzano
10. Modena
Torino: fuori dalla top 10
Torino classifica 2026 migliori città per il lavoro LinkedIn: cosa emerge
La graduatoria “Città in Crescita” analizza i centri italiani nei quali il mercato del lavoro mostra una dinamica particolarmente vivace.
Milano e Roma vengono escluse dal confronto, permettendo così di osservare cosa sta accadendo nelle altre realtà urbane italiane.
Il dato principale è evidente: Torino non rientra nelle prime dieci posizioni.
La classifica premia invece soprattutto città di dimensioni intermedie, spesso caratterizzate da un tessuto produttivo molto specializzato.
Trento è prima davanti a Bari e Brescia
La città che guida la graduatoria nazionale è Trento.
Alle sue spalle si trovano Bari e Brescia.
Seguono Udine, Bergamo, Vicenza, Verona, Treviso, Bolzano e Modena.
Il Nord Italia occupa quindi gran parte delle posizioni disponibili, anche se Bari riesce a conquistare il secondo posto e rappresenta la presenza meridionale più alta della top 10.
Torino resta fuori dalle prime dieci
Per il Piemonte, il dato più evidente riguarda proprio il capoluogo.
Torino mantiene un ruolo importante come centro industriale, universitario e tecnologico, ma non compare tra le città nelle quali la crescita occupazionale risulta più rapida secondo gli indicatori utilizzati per la graduatoria.
Questo non significa che a Torino non esistano opportunità di lavoro.
La classifica misura infatti la velocità con cui stanno crescendo assunzioni e domanda professionale nei diversi territori, non il numero assoluto di occupati o di offerte disponibili.
Il caso del Piemonte e il riferimento a Novara
Nel materiale di partenza viene indicata Novara come unico territorio piemontese segnalato tra quelli in crescita.
Tuttavia, Novara non compare nell’elenco delle dieci città della graduatoria nazionale riportata.
Per questo il dato deve essere letto separatamente dalla top 10: Torino resta esclusa dalle prime dieci posizioni, mentre Novara rappresenta l’unica realtà piemontese richiamata positivamente nel quadro più ampio della crescita occupazionale.
Perché stanno crescendo soprattutto le città medie
Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda le dimensioni dei centri premiati.
Le opportunità di lavoro non sembrano più concentrarsi esclusivamente nelle grandi metropoli.
Diversi centri di medie dimensioni stanno infatti attirando professionisti grazie alla presenza di piccole e medie imprese, distretti manifatturieri, università e centri di ricerca.
Inoltre, in queste città il rapporto tra carriera, innovazione e qualità della vita può risultare particolarmente competitivo.
Il lavoro si sposta fuori dalle grandi metropoli
Per molto tempo Milano e Roma hanno rappresentato i principali punti di riferimento per chi cercava opportunità professionali in Italia.
Il quadro sta però diventando più articolato.
Le imprese crescono anche in territori con costi, dimensioni e caratteristiche differenti rispetto alle grandi metropoli.
Di conseguenza, città come Trento, Brescia, Bergamo o Modena possono diventare sempre più interessanti per lavoratori qualificati e aziende.
I settori che stanno trainando le assunzioni
La crescita non riguarda un’unica attività economica.
Tra i comparti più presenti nelle città in classifica figurano consulenza aziendale, servizi informatici e produzione di macchinari.
Sono settori trasversali che possono svilupparsi in contesti produttivi molto diversi.
Accanto a questi emergono però anche specializzazioni strettamente legate alle caratteristiche economiche dei singoli territori.
Ricerca, automotive e manifattura avanzata
Le città meglio posizionate non presentano tutte lo stesso modello economico.
Alcuni territori sono trainati dalla ricerca scientifica, altri dall’automotive o dalla manifattura avanzata.
È proprio la presenza di specializzazioni forti a rendere diverse città di medie dimensioni competitive sul mercato del lavoro.
Questi ecosistemi possono mettere insieme università, imprese, ricerca e filiere industriali locali.
Torino ha un modello economico diverso
L’assenza di Torino dalla top 10 assume un significato particolare considerando la storia economica della città.
Il capoluogo piemontese è tradizionalmente associato all’industria e, negli ultimi decenni, ha cercato di sviluppare anche settori legati a innovazione, ricerca, università e servizi avanzati.
La graduatoria del 2026 mostra però che altri territori stanno registrando in questa fase una crescita occupazionale più veloce.
Il dato diventa quindi soprattutto un indicatore della capacità delle diverse città di accelerare rispetto al proprio livello precedente.
Crescono anche le offerte di lavoro ibrido
La trasformazione del mercato riguarda anche il modo di lavorare.
Le offerte che permettono di alternare presenza in ufficio e attività da casa continuano infatti a diffondersi.
Tra le città della graduatoria, Bari, Trento e Verona risultano particolarmente forti per la quota di opportunità ibride.
Questo modello può contribuire ad aumentare l’attrattività di centri nei quali aziende e professionisti cercano maggiore flessibilità.
Il lavoro completamente da remoto resta meno diffuso
Diversa è la situazione del lavoro svolto interamente a distanza.
Le opportunità completamente remote continuano ad aumentare, ma rimangono meno diffuse rispetto alle posizioni ibride.
Il modello prevalente sembra quindi essere quello che mantiene un rapporto fisico con la sede aziendale, lasciando però una parte della settimana al lavoro da remoto.
Anche questo fattore sta contribuendo a modificare la geografia professionale italiana.
Qualità della vita e opportunità professionali pesano insieme
Le città medie possono competere con i grandi centri anche grazie ad aspetti non direttamente collegati allo stipendio.
Tempi degli spostamenti, costo della vita, servizi, università e ambiente urbano possono influenzare le decisioni dei professionisti.
Per questo la capacità di attirare talenti non dipende soltanto dalla quantità di aziende presenti.
Sempre più spesso conta l’equilibrio complessivo offerto dal territorio.
Cosa significa l’esclusione di Torino dalla top 10
L’assenza di Torino non equivale a una bocciatura generale del suo mercato del lavoro.
La classifica fotografa soprattutto le città nelle quali gli indicatori occupazionali analizzati stanno crescendo con maggiore rapidità.
Torino può quindi avere un mercato più grande rispetto ad alcuni centri presenti nella top 10 e, contemporaneamente, registrare una crescita percentualmente meno veloce.
Il dato rimane però significativo perché mette il capoluogo piemontese a confronto con territori che stanno aumentando rapidamente la propria capacità di attrarre imprese e professionisti.
Una nuova geografia del lavoro italiano
La classifica 2026 mostra soprattutto un cambiamento strutturale.
Le opportunità professionali si stanno distribuendo in maniera più ampia sul territorio nazionale e le città medie acquistano un peso crescente.
La presenza di distretti produttivi specializzati, università, ricerca e imprese innovative può compensare la minore dimensione urbana.
È un processo che riduce progressivamente il monopolio delle grandi metropoli sulle opportunità di carriera.
La sfida per Torino e il Piemonte
Per Torino il confronto riguarda quindi la capacità di trasformare il proprio patrimonio industriale, universitario e tecnologico in nuova crescita occupazionale.
Il territorio dispone già di molti degli elementi che caratterizzano le città più dinamiche: università, centri di ricerca, industria e competenze specialistiche.
La questione è quanto rapidamente questi fattori riescano a tradursi in nuove assunzioni e domanda di professionalità.
La classifica LinkedIn 2026 segnala che, almeno nella fase analizzata, altre città italiane stanno accelerando di più.
FAQ – Città dove il lavoro cresce di più: il caso Torino
No. Torino non compare nella top 10 della classifica “Città in Crescita” 2026.
Al primo posto si trova Trento, seguita da Bari e Brescia.
Tra i comparti più presenti ci sono consulenza aziendale, servizi IT e produzione di macchinari.
Molte combinano PMI, distretti produttivi, università, ricerca e qualità della vita, aumentando la propria capacità di attirare lavoratori.
Sì, ma le formule ibride risultano più diffuse rispetto alle posizioni completamente da remoto.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



