Porta Po, l’ingresso monumentale scomparso di Torino

Da Alessandro Maldera
Agosto 17, 2026

La Porta Po, il vecchio ingresso di Torino, sorgeva nell’area oggi occupata da piazza Vittorio Veneto. Progettata da Guarino Guarini nella seconda metà del Seicento, rappresentava l’accesso orientale più elegante e scenografico della città.
La porta accoglieva chi arrivava dal fiume e dalle strade dirette verso il Piemonte orientale. Fu demolita nel 1813 insieme alle fortificazioni torinesi, mentre parte dei suoi marmi venne riutilizzata nella costruzione del ponte sul Po.
Focus sulla vecchia Porta Po
– Era conosciuta anche come Porta Eridana
– La facciata fu progettata da Guarino Guarini
– Venne costruita tra il 1675 e il 1680 circa
– Nel Settecento fu aggiunta una seconda apertura per i carri
– Entrambe le porte e le fortificazioni furono demolite nel 1813
Porta Po, il vecchio ingresso orientale di Torino
L’edificio si trovava sul lato orientale della Torino fortificata. La sua posizione corrispondeva indicativamente alla parte terminale dell’attuale piazza Vittorio Veneto, vicino all’esedra formata dagli edifici porticati.
Era chiamata anche Porta Eridana, dal nome antico del fiume Po. Attraversarla significava lasciare la città racchiusa dalle mura e raggiungere la campagna che si estendeva verso il corso d’acqua.
La porta non svolgeva soltanto una funzione difensiva. Era anche un ingresso rappresentativo, costruito per sorprendere i viaggiatori e offrire un’immagine solenne della capitale sabauda.
Durante il Settecento diventò uno degli accessi più importanti della città. Da qui transitavano persone, merci, carri e parte del traffico proveniente dalle strade orientali.
La costruzione della porta durante l’ampliamento verso il Po
La facciata monumentale venne realizzata tra il 1675 e il 1680 circa.
L’intervento rientrava nel progetto di ampliamento della città verso il fiume. Torino stava infatti estendendo il proprio tessuto urbano oltre i precedenti confini, creando nuovi isolati e rafforzando le fortificazioni orientali.
Il progetto della porta fu affidato a Guarino Guarini, uno dei principali protagonisti dell’architettura barocca torinese.
L’architetto non si limitò a creare un semplice passaggio nelle mura. Disegnò una struttura capace di dialogare con i bastioni, i fossati e le opere militari che proteggevano l’ingresso.
Oltre la porta non esisteva ancora l’attuale piazza Vittorio Veneto. Il paesaggio era aperto e caratterizzato dalla campagna, dalle strade dirette verso il Po e dalle strutture difensive della città.
L’architettura progettata da Guarino Guarini
La parte più originale della Porta di Po era la facciata.
Guarini le conferì un andamento mosso e sinuoso, costruito attraverso superfici concave e convesse. Il settore centrale avanzava verso l’esterno, creando un forte movimento architettonico.
La composizione ricordava alcune soluzioni utilizzate dallo stesso architetto per Palazzo Carignano. Anche in quel caso, infatti, la facciata non era concepita come una superficie piatta, ma come una struttura capace di modificarsi attraverso curve, rientranze e sporgenze.
Questa scelta rendeva la porta immediatamente riconoscibile. Chi arrivava a Torino si trovava davanti un ingresso monumentale, molto diverso dalle più semplici aperture militari presenti lungo le mura.
L’architettura univa quindi due funzioni: la protezione della città e la rappresentazione del suo prestigio.
Il rivellino davanti alla Porta di Po
La porta era protetta da un grande rivellino, un’opera fortificata costruita davanti alle mura principali.
Il rivellino occupava parte del fossato e serviva a impedire un attacco diretto contro l’ingresso. Chi voleva raggiungere la porta doveva attraversare un sistema articolato di ponti e strutture difensive.
In questa zona il fossato poteva essere riempito utilizzando l’acqua della Dora. Era una caratteristica particolare delle fortificazioni torinesi, possibile soltanto in quel settore della città.
Guarini sfruttò la presenza del rivellino per aumentare l’imponenza scenografica dell’intero complesso.
La porta non appariva quindi isolata. Era inserita in una sequenza formata da fossati, ponti, bastioni e costruzioni militari, che accompagnavano gradualmente il viaggiatore verso l’ingresso urbano.
Un monumento capace di stupire i viaggiatori
La Porta di Po acquistò rapidamente una grande notorietà.
Nel 1758 il viaggiatore e incisore francese Charles Nicolas Cochin visitò Torino e rimase colpito dalla sua architettura. La porta venne descritta come una delle costruzioni più sontuose e particolari incontrate durante il viaggio.
L’impressione era favorita anche dalla posizione.
Chi arrivava dalla campagna vedeva emergere la facciata monumentale davanti alle mura. Dietro la porta si apriva invece la città barocca, con le sue strade regolari e i nuovi edifici costruiti durante l’espansione verso il Po.
Per questo Porta di Po divenne l’accesso più rappresentativo della Torino settecentesca.
I danni subiti durante l’assedio del 1706
La struttura subì alcuni danni durante l’assedio di Torino del 1706.
Le fortificazioni orientali furono coinvolte nelle operazioni militari e la facciata esterna della porta dovette essere successivamente modificata.
Il suo aspetto settecentesco non corrispondeva quindi completamente al progetto originario di Guarini.
Alcune ricostruzioni attribuiscono parte degli interventi successivi a Filippo Juvarra. Non esiste però una certezza definitiva sull’ampiezza e sulla natura del suo eventuale contributo.
La porta continuò comunque a conservare l’impostazione barocca e il movimento curvilineo pensato nel Seicento.
Il traffico crescente verso la Porta di Po
Nel corso del Settecento aumentò il numero di persone e merci che attraversavano l’ingresso orientale.
Il sistema dei trasporti fluviali e stradali convogliava verso Porta di Po una quota crescente del traffico civile e commerciale.
Carri, viaggiatori e mercanti si concentravano davanti all’accesso, creando difficoltà nella gestione dei passaggi.
La porta monumentale non era più sufficiente a sostenere tutto il movimento. Per questo, intorno alla metà del secolo, diventò necessario realizzare una seconda apertura destinata soprattutto ai carri.
La seconda porta costruita per i carri
La nuova apertura venne costruita accanto al fianco sinistro della caserma di guardia.
Anche questa porta era collegata al sistema difensivo esterno. Per raggiungerla era necessario attraversare un ponte levatoio e due ponti fissi sostenuti da pilastri.
I ponti superavano i fossati collocati davanti alle fortificazioni.
Si creò così una configurazione insolita, formata da due ingressi affiancati: la porta monumentale e il passaggio destinato al traffico dei carri.
La disposizione è documentata in una planimetria realizzata nel 1792 dall’architetto Carlo Rana. Il disegno è conservato presso l’Archivio Storico della Città di Torino.
La mappa permette di comprendere la complessità raggiunta dal sistema di accesso alla fine del Settecento.
La demolizione di Porta di Po nel 1813
Porta di Po sopravvisse fino ai primi anni dell’Ottocento.
Durante l’occupazione napoleonica venne deciso l’abbattimento delle mura e delle fortificazioni di Torino. L’obiettivo era eliminare il sistema difensivo che aveva racchiuso la città per secoli.
Nel 1813 furono demolite entrambe le porte di Po, il rivellino e le opere militari collegate.
La scomparsa della porta modificò completamente l’aspetto della zona orientale. Gli spazi occupati da bastioni e fossati poterono essere progressivamente trasformati nella grande piazza aperta verso il fiume che conosciamo oggi.
Della costruzione progettata da Guarini non rimase alcuna parte visibile.
L’abbattimento di Porta Po rientrò nella più ampia trasformazione della città avviata durante il periodo napoleonico. La demolizione delle fortificazioni contribuì alla nascita di nuovi viali, di piazza Vittorio Veneto e del ponte sul Po. Scopri cosa resta dell’eredità di Napoleone a Torino
I marmi riutilizzati per il ponte sul Po
I materiali recuperati dalla demolizione non andarono completamente perduti.
I marmi seicenteschi della facciata vennero riutilizzati durante la costruzione del nuovo ponte sul Po che adesso si chiama Vittorio Emanuele I. In particolare, furono impiegati nelle fondazioni dei pilastri.
Il ponte venne realizzato su progetto dell’ingegnere francese Claude La Ramée Pertinchamp.
In questo modo, una parte materiale della vecchia Porta di Po rimase nello stesso luogo, anche se nascosta all’interno della nuova infrastruttura.
Il monumento scomparso e il ponte risultano quindi legati non soltanto dalla vicinanza geografica, ma anche dal riutilizzo delle pietre provenienti dalla demolizione.
Da Porta Po a piazza Vittorio Veneto
Dopo l’abbattimento delle fortificazioni, l’area iniziò una profonda trasformazione urbanistica.
Il vecchio ingresso militare lasciò spazio a un collegamento più aperto tra la città e il fiume. Nei decenni successivi prese forma la grande piazza porticata oggi conosciuta come piazza Vittorio Veneto.
La posizione della porta è generalmente collocata verso la parte orientale della piazza, vicino alla conclusione dell’esedra formata dagli edifici.
Osservando lo spazio attuale è difficile immaginare la presenza delle mura, del fossato, del rivellino e dei ponti levatoi.
Le illustrazioni e le planimetrie storiche rimangono quindi gli strumenti principali per ricostruire l’aspetto dell’antico ingresso.
Cosa resta oggi della Porta di Po
Non sono sopravvissute strutture visibili della porta.
La sua memoria è affidata a disegni, incisioni, mappe e ricostruzioni realizzate sulla base dei documenti conservati negli archivi.
Alcuni fotomontaggi hanno provato a collocare la facciata e il rivellino all’interno dell’attuale piazza Vittorio Veneto. Queste immagini aiutano a comprendere le dimensioni del monumento e il rapporto con lo spazio contemporaneo.
Anche il ponte sul Po conserva indirettamente una parte della costruzione, grazie al riuso dei marmi nelle fondazioni.
Porta di Po resta così uno dei principali esempi dell’architettura torinese perduta durante la demolizione delle fortificazioni.
Perché Porta Po era importante per Torino
La porta rappresentava molto più di un passaggio attraverso le mura.
Era il punto di incontro tra la città, il fiume, le strade commerciali e il territorio esterno. Inoltre, costituiva il primo elemento urbano incontrato da molti viaggiatori provenienti da est.
La qualità del progetto trasformava un’infrastruttura militare in un monumento barocco.
Attraverso la facciata, Torino mostrava la propria capacità di unire difesa, funzionalità e rappresentazione architettonica.
La sua demolizione eliminò uno degli ingressi più spettacolari della città. Allo stesso tempo, permise la nascita di un nuovo rapporto urbano tra il centro, piazza Vittorio Veneto e il Po.
Porta Po: cosa sapere sull’ingresso scomparso
La porta sorgeva nell’area dell’attuale piazza Vittorio Veneto, indicativamente vicino alla parte terminale dell’esedra porticata verso il fiume.
La facciata monumentale era un progetto di Guarino Guarini e realizzata tra il 1675 e il 1680 circa.
Nel Settecento il traffico civile e commerciale aumentò notevolmente. Per facilitare il passaggio dei carri si aprì, quindi, quindi aperto un secondo ingresso accanto alla caserma di guardia.
Le due porte e le fortificazioni collegate furono demolite nel 1813, durante l’abbattimento del sistema difensivo torinese.
Una parte dei marmi recuperati venne riutilizzata nelle fondazioni dei pilastri del nuovo ponte sul Po.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende


