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Cappella Anselmetti di Torino: l’ultima traccia della cascina scomparsa di Mirafiori

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Da Alessandro Maldera

Agosto 16, 2026

La Cappella Anselmetti di Torino è l’unica parte ancora esistente dell’antica villa-cascina che per secoli occupò una porzione del Gerbido, nella zona oggi compresa tra Mirafiori Nord e il confine con Grugliasco.

La cascina venne demolita negli anni Settanta, mentre la piccola costruzione religiosa fu conservata e successivamente restaurata. Oggi ospita il Laboratorio di Storia e Storie, diventando uno dei luoghi nei quali viene custodita la memoria del quartiere.

Focus sulla Cappella Anselmetti di Torino

Indirizzo: via Paolo Gaidano 73-75, Torino
Zona: Centro Europa, Mirafiori Nord
Coordinate: 45°02′25.75″N 7°37′18.81″E
Costruzione: tra 1785 e 1790
Stile: barocco
Architetto attribuito: Bernardo Antonio Vittone
Sconsacrazione: primi anni Duemila
Demolizione della cascina: 1977
Restauro della cappella: 2002-2006
Nuova funzione: Laboratorio di Storia e Storie
Inaugurazione: 2 marzo 2007

Dove si trova la Cappella Anselmetti di Torino

La cappella si trova in via Paolo Gaidano 73-75, nella zona Centro Europa di Mirafiori Nord.

Oggi l’edificio è circondato da un paesaggio completamente urbano. Quando nacque, però, questa parte di Torino aveva un aspetto radicalmente diverso.

Il territorio apparteneva all’area del Gerbido, vicino a Grugliasco, ed era caratterizzato da cascine, prati, campi, strade rurali e canali destinati all’irrigazione.

Le origini risalgono alla Torino rurale del Seicento

La storia del luogo precede di molto la costruzione della cappella.

Nella Carta della Montagna di Torino della fine del XVII secolo compare infatti una cascina con pianta a “L”, indicata con il nome di Bocueri.

La proprietà si trovava di fronte alla “Belarde”, identificata con l’attuale Cascina Roccafranca.

Esisteva quindi già nel Seicento un nucleo agricolo dal quale, attraverso successive trasformazioni, sarebbe nato il complesso conosciuto come Anselmetti.

Nel 1730 la Città di Torino vende i terreni del Gerbido

Un nuovo passaggio avvenne nel 1730, quando la Città di Torino cedette i terreni della zona a Bertetti.

Sulla struttura già esistente sarebbe stata costruita una nuova cascina.

La proprietà continuava però ad avere soprattutto una funzione agricola.

Bisognerà attendere la seconda metà del Settecento perché il complesso acquisti anche le caratteristiche di una vera residenza signorile.

Come appariva la cascina nel 1785

Una carta topografica del 1785 registra nell’area una piccola fabbrica indicata come “Bertet”.

La costruzione era composta da due maniche e da una corte racchiusa da muri.

Intorno si estendeva il territorio chiamato Gerbo o Feudo di Roccafranca, denominazione collegata alla vicina cascina.

La campagna comprendeva prati, coltivazioni, strade e diverse diramazioni della bealera di Grugliasco, parte fondamentale del sistema irriguo locale.

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Tra il 1785 e il 1790 nasce la villa Anselmetti

La trasformazione più importante avvenne tra il 1785 e il 1790.

La proprietà passò al banchiere Carlo Vincenzo Anselmetti, che fece realizzare il nuovo edificio padronale.

Alla fine del Settecento il complesso comprendeva ormai una villa moderna, un giardino e una grande cappella adiacente.

Una descrizione del 1790 collocava la proprietà lungo una strada che si staccava dalla direttrice di Orbassano verso la Chiesa del Gerbo, a circa due miglia dalla Torino dell’epoca.

È da questo proprietario che deriva il nome Anselmetti rimasto legato sia alla cascina sia alla cappella.

La costruzione della Cappella Anselmetti

La realizzazione della cappella viene collocata nello stesso periodo della trasformazione della villa, tra 1785 e 1790.

L’edificio è attribuito all’architettura barocca e, nelle schede dedicate al monumento, viene associato a Bernardo Antonio Vittone.

Nonostante appartenesse a un complesso padronale, la sua organizzazione presentava una particolarità significativa.

L’ingresso non guardava verso la corte privata della villa, ma direttamente verso la strada.

Una cappella aperta anche agli abitanti del contado

La posizione dell’ingresso aveva una funzione precisa.

La piccola chiesa poteva infatti essere utilizzata non soltanto dai proprietari della villa, ma anche da viandanti e abitanti delle campagne circostanti.

Questo elemento restituisce bene il rapporto tra le grandi cascine settecentesche e la popolazione rurale che viveva intorno a Torino.

La cappella privata diventava così anche un piccolo punto religioso per il territorio.

La facciata barocca

La Cappella Anselmetti di Torino conserva ancora oggi le caratteristiche che permettono di riconoscerne l’origine settecentesca.

La facciata presenta un disegno di gusto barocco concluso superiormente da un timpano triangolare.

Le dimensioni sono relativamente contenute.

Eppure, dopo la scomparsa della villa e degli edifici agricoli, proprio questa piccola costruzione è diventata la testimonianza più evidente dell’intero complesso.

La cascina si ingrandisce durante l’Ottocento

Le mappe storiche mostrano un progressivo sviluppo della proprietà.

Dall’iniziale pianta a “L”, il complesso passò a una configurazione a “C”.

Successivamente fu aggiunta un’altra manica nella parte sud-orientale.

Questa nuova organizzazione è già visibile nelle mappe del Catasto Napoleonico del 1805.

La cascina assumeva quindi dimensioni e funzioni sempre più articolate.

Nel 1820 comprendeva abitazioni, campi, forno e cappella

Il Catasto particellare Gatti del 1820 permette di osservare ancora meglio l’organizzazione della proprietà.

A quel tempo il complesso apparteneva a Gaspare Nigra e comprendeva:

  • una casa civile
  • edifici rustici
  • depositi per attrezzi e prodotti agricoli
  • un forno
  • la cappella
  • un giardino
  • prati
  • campi
  • orti

La componente residenziale e quella agricola convivevano quindi all’interno della stessa proprietà.

Nel 1866 la struttura era ancora sostanzialmente invariata

Il Catasto Rabbini del 1866 non registra importanti modifiche alla planimetria del complesso.

A quella data la proprietà risultava appartenere a Paolo Nigra.

Successivamente la Cascina Anselmetti passò alla famiglia Bellone, quindi al Cottolengo e infine al commendator Marangoni, indicato come ultimo proprietario.

Il complesso attraversò così più generazioni mantenendo ancora la propria presenza nel territorio occidentale di Torino.

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale

La cascina arrivò ancora esistente alla Seconda guerra mondiale.

Durante i bombardamenti che colpirono Torino subì alcuni danni, ma le conseguenze vengono descritte come limitate.

Non è indicata con precisione la data nella quale il complesso venne colpito.

Gli edifici riuscirono comunque a superare il conflitto e continuarono a esistere per circa altri trent’anni.

La Cascina Anselmetti viene demolita nel 1977

Il momento decisivo arriva negli anni Settanta.

La demolizione viene collocata nel 1977, anche se alcune ricostruzioni utilizzano più genericamente l’espressione “metà degli anni Settanta”.

La villa, gli edifici agricoli e gran parte del complesso scomparvero.

Vennero invece conservate la cappella e la sacrestia annessa.

Da quel momento la piccola costruzione religiosa rimase isolata, privata del complesso architettonico del quale era stata parte per quasi due secoli.

Perché la cappella non fu demolita

La Cappella Anselmetti fu tutelata per il suo valore storico e architettonico.

Nel nuovo Piano regolatore generale venne classificata come edificio di particolare interesse storico appartenente alla classe I, quella riservata alle costruzioni di maggiore pregio.

Il suo valore era reso ancora maggiore da una caratteristica particolare.

La cappella risultava infatti l’unica costruzione settecentesca superstite del quartiere.

Un frammento della vecchia Mirafiori rurale

Il piccolo edificio è oggi circondato dalla città contemporanea.

Nel Settecento, invece, intorno alla cappella si estendeva una campagna attraversata da canali e punteggiata da cascine.

La crescita urbanistica di Torino ha progressivamente cancellato gran parte di quel paesaggio.

La Cappella Anselmetti permette quindi di osservare materialmente una fase precedente alla costruzione della Mirafiori moderna.

È un frammento della cintura agricola che per secoli circondò la città.

La sconsacrazione nei primi anni Duemila

Dopo la demolizione della cascina, la cappella attraversò un lungo periodo nel quale rimase sostanzialmente priva di una funzione stabile.

All’inizio degli anni Duemila l’edificio venne sconsacrato.

Nel frattempo era però maturato un progetto per recuperare la struttura e trasformarla in un luogo destinato alla memoria e alla didattica.

La nuova funzione sarebbe stata molto diversa da quella religiosa originaria.

Il restauro dal 2002 al 2006

Il recupero della Cappella Anselmetti venne realizzato tra il 2002 e il 2006.

I lavori furono sostenuti attraverso i fondi del programma comunitario Urban 2, che interessò diversi interventi di rigenerazione nella zona.

Tra questi rientrò anche la vicina Cascina Roccafranca.

Il restauro permise di recuperare l’edificio dopo un lungo periodo di abbandono e di prepararlo alla nuova destinazione.

Il progetto Nuovi Committenti

Il recupero si inseriva nel più ampio progetto Nuovi Committenti.

L’esperienza era nata in Francia per iniziativa della Fondation de France e successivamente era stata portata in Italia attraverso la Fondazione Adriano Olivetti.

L’idea alla base del progetto era coinvolgere direttamente le comunità nella realizzazione di interventi artistici e culturali capaci di rispondere alle esigenze del territorio.

Nel caso della Cappella Anselmetti, un ruolo importante fu svolto proprio dalle scuole della zona.

Le scuole chiedono uno spazio per la memoria del quartiere

Il progetto rispondeva alle esigenze espresse da insegnanti di diversi istituti scolastici.

Furono coinvolte la scuola dell’infanzia e primaria Franca Mazzarello, la secondaria di primo grado Corrado Alvaro-Amedeo Modigliani e il liceo scientifico Ettore Majorana.

L’obiettivo era realizzare uno spazio nel quale conservare, studiare e raccontare le trasformazioni del quartiere.

Il vecchio edificio religioso diventava così un nuovo strumento didattico.

L’intervento per la nuova funzione

Nel materiale relativo alla cappella viene indicato anche Massimo Bartolini per l’intervento legato al cambio di destinazione d’uso.

La trasformazione non riguardava infatti soltanto il recupero architettonico.

Bisognava rendere utilizzabile una piccola costruzione settecentesca per attività didattiche, archivistiche e culturali.

Il risultato fu un luogo capace di conservare la propria identità storica assumendo contemporaneamente una nuova funzione.

Nasce il Laboratorio di Storia e Storie

Dopo il recupero la cappella divenne sede del Laboratorio didattico di Storia e Storie.

Lo spazio funziona anche come archivio permanente.

È destinato alle scuole del quartiere e della città, ma è aperto anche ai cittadini.

Documenti, testimonianze e attività didattiche permettono di approfondire la storia e le trasformazioni di questa parte di Torino.

L’inaugurazione il 2 marzo 2007

La nuova Cappella Anselmetti venne inaugurata ufficialmente il 2 marzo 2007.

La data segna l’inizio della seconda vita dell’edificio.

Per oltre due secoli era stata una cappella collegata a una grande proprietà rurale e signorile.

Dopo la scomparsa della cascina è diventata invece uno spazio pubblico dedicato proprio alla conservazione della memoria.

Cappella Anselmetti e Cascina Roccafranca

La vicinanza con la Cascina Roccafranca permette di leggere ancora meglio la storia dell’antico Gerbido.

Le due proprietà compaiono già nelle cartografie più antiche.

Alla fine del Seicento la cascina Bocueri, dalla quale sarebbe nato il complesso Anselmetti, risultava infatti di fronte alla “Belarde”, corrispondente proprio a Roccafranca.

Secoli dopo, entrambe le strutture sono state coinvolte nei programmi di recupero urbano dell’area.

Una cappella che racconta oltre tre secoli di Torino

La Cappella Anselmetti di Torino è oggi un edificio minuscolo rispetto alla città che la circonda, ma racchiude una storia molto più grande.

Racconta il Gerbido agricolo del Seicento, la trasformazione settecentesca delle cascine in residenze padronali, l’espansione della proprietà nell’Ottocento, i bombardamenti della guerra e la crescita urbana del Novecento.

Poi arrivarono la demolizione della cascina, l’abbandono e infine il recupero.

Il risultato è quasi simbolico: l’unico edificio rimasto dell’antica proprietà è diventato proprio il luogo nel quale viene conservata la memoria del territorio scomparso.

FAQ – Cappella Anselmetti di Mirafiori: storia e restauro

Dove si trova la Cappella Anselmetti di Torino?

Si trova in via Paolo Gaidano 73-75, nella zona Centro Europa di Mirafiori Nord.

Quando venne costruita?

La realizzazione della villa padronale e della cappella viene collocata tra il 1785 e il 1790.

Che cosa rimane della Cascina Anselmetti?

Dopo la demolizione degli anni Settanta sono sopravvissute la cappella e la sacrestia annessa.

Quando è stata demolita la cascina?

Una ricostruzione indica il 1977, mentre altre fonti parlano più genericamente della metà degli anni Settanta.

Che cosa ospita oggi la cappella?

Dal recupero degli anni Duemila ospita il Laboratorio di Storia e Storie, spazio didattico e archivio permanente aperto alle scuole e ai cittadini.


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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende