Villa Capriglio di Torino: storia della dimora tra la collina, le leggende e l’abbandono

Da Alessandro Maldera
Agosto 15, 2026

Villa Capriglio di Torino è una delle antiche residenze che raccontano la trasformazione della collina torinese tra Settecento e Novecento. Nata come vigna di villeggiatura, nel corso di oltre tre secoli ha attraversato passaggi di proprietà, ampliamenti, perdita di parte del parco e lunghi periodi di abbandono.
Alla storia documentata si sono aggiunte numerose leggende. Presunti incontri segreti della corte sabauda, cunicoli sotterranei, una stanza ottagonale e racconti esoterici hanno contribuito a trasformare Villa Capriglio in uno dei luoghi più misteriosi della collina di Torino.
Villa Capriglio di Torino in breve
Completamento: 1706
Tipologia: antica vigna della collina torinese
Superficie: circa 2.500 metri quadrati
Piani: due livelli fuori terra, sottotetto e sotterranei
Elementi particolari: cappella privata, locali ipogei e stanza ottagonale
Proprietà: Comune di Torino
Condizioni: grave stato di abbandono
Le origini di Villa Capriglio di Torino
La costruzione della villa risale ai primi anni del Settecento.
Nel 1706 la residenza risultava già completata e apparteneva a una famiglia torinese che l’aveva realizzata come luogo di villeggiatura sulla collina.
In quel periodo questo genere di proprietà veniva comunemente definito vigna.
Non si trattava soltanto di una casa di campagna. La residenza era inserita all’interno di un complesso formato da terreni, giardini, alberi, vialetti e spazi agricoli.
Villa Capriglio rappresenta quindi uno degli esempi più antichi del sistema di dimore che avrebbe progressivamente caratterizzato la collina torinese.
Le vigne della collina torinese
Tra il Settecento e i primi decenni del Novecento la collina diventò uno dei luoghi preferiti dalle famiglie nobili e dall’alta borghesia cittadina.
Lontane dal centro ma sufficientemente vicine alla città, le vigne permettevano di trascorrere lunghi periodi in un ambiente più verde e tranquillo.
Alcune erano vere aziende agricole, altre assumevano invece il carattere di eleganti residenze suburbane.
Villa Capriglio apparteneva a questa seconda categoria e nel corso del Settecento diventò una dimora sempre più ricca e rappresentativa.
Il passaggio alla famiglia che diede il nome alla villa
Nel 1736 la proprietà passò agli eredi della famiglia originaria.
Nel 1746 venne poi venduta a una nuova famiglia, inserita negli ambienti economici e successivamente nella corte sabauda.
È da questo momento che iniziò ad affermarsi il nome con il quale l’edificio è ancora conosciuto: Villa Capriglio.
La residenza venne chiamata per un periodo anche Villa Melina.
La crescente vicinanza dei proprietari alla corte contribuì alla nascita delle prime storie misteriose legate alla casa.

La leggenda del legame con Casa Savoia
Una delle tradizioni più persistenti sostiene che Villa Capriglio fosse collegata direttamente alla Casa Savoia.
Secondo questa versione, i proprietari ufficiali avrebbero avuto il compito di custodire una residenza utilizzata in maniera riservata dalla famiglia reale.
La villa sarebbe stata anche teatro di incontri amorosi segreti.
Nel corso del tempo queste storie sono diventate parte dell’immaginario legato all’edificio, ma non esistono elementi sufficienti per trasformarle in fatti storicamente accertati.
Le iniziali ritrovate sul camino
Tra gli elementi utilizzati per sostenere il presunto rapporto con la corte sabauda figuravano alcune iniziali incise su una piastra in ghisa di un camino.
Le lettere vennero interpretate come un riferimento a un sovrano del Settecento.
All’interno della villa era presente anche un dipinto religioso collegato a una figura particolarmente vicina agli ambienti della corte.
Si tratta di indizi interessanti, ma non sufficienti a dimostrare che la villa fosse realmente di proprietà della famiglia reale.
La statua di Ercole proveniente da Venaria
Ancora più singolare era la presenza nel parco di una grande statua di Ercole con la clava.
La scultura proveniva da una fontana dei giardini della Reggia di Venaria ed era considerata uno degli elementi monumentali più importanti della proprietà.
Con il passare del tempo la statua cadde e rimase a lungo spezzata nel terreno della villa.
Fu successivamente trasferita nei depositi museali torinesi.
Dopo essere stata restaurata, nel 2015 è tornata nei giardini della Reggia di Venaria.
La grande trasformazione del 1788
Alla fine del Settecento Villa Capriglio raggiunse probabilmente il momento di massimo splendore.
Nel 1788 venne avviato un importante programma di lavori che interessò tanto l’edificio quanto il parco.
Vennero costruiti muri destinati a contenere il terreno, sistemati i canali per le acque e ridisegnati diversi percorsi esterni.
Il giardino fu arricchito con statue, colonne, sedute, vasi di marmo e filari di alberi.
Anche i vialetti vennero sistemati e ricoperti di ghiaia.
Una lapide collocata nell’edificio ricordava l’importanza di questi interventi.

Gli interni vengono arricchiti
I lavori non interessarono soltanto l’esterno.
Le sale furono decorate con stucchi e affreschi, mentre la cappella privata venne rinnovata e impreziosita.
La villa acquisì così un carattere maggiormente rappresentativo.
La ricchezza degli interni e la sistemazione scenografica del parco permettono di comprendere quanto fosse importante il complesso alla fine del XVIII secolo.
L’architettura ispirata al grande barocco piemontese
Le caratteristiche della villa hanno portato nel tempo ad accostare la sua architettura alle grandi opere realizzate in Piemonte nella prima metà del Settecento.
È stata avanzata anche l’ipotesi di un coinvolgimento diretto di uno dei più importanti architetti attivi nella Torino sabauda.
La vicinanza con la basilica di Superga e alcuni elementi stilistici hanno alimentato questa teoria.
Non esistono tuttavia, nel materiale disponibile, prove che consentano un’attribuzione certa.
È quindi più prudente parlare di un edificio influenzato dal linguaggio architettonico juvarriano.
Il passaggio al Regio Demanio
Nel 1793, con la scomparsa degli ultimi eredi della famiglia settecentesca, Villa Capriglio entrò nel patrimonio del Regio Demanio.
Anche questo episodio alimentò ulteriori racconti sui rapporti tra l’edificio e la Casa Reale.
Una delle interpretazioni sosteneva infatti che il passaggio al patrimonio pubblico potesse permettere di continuare a utilizzare la villa in maniera riservata.
Anche questa ricostruzione appartiene però soprattutto alla tradizione nata intorno alla dimora.
I proprietari dell’Ottocento
Durante il XIX secolo Villa Capriglio attraversò diversi passaggi di proprietà.
Nel 1838 venne acquistata da un importante esponente del mondo universitario torinese.
Circa quarant’anni più tardi la proprietà venne trasmessa alla figlia e quindi alla famiglia del marito.
Questa fu l’ultima famiglia privata a possedere stabilmente la villa.
Con l’estinzione degli eredi, alla fine degli anni Quaranta del Novecento, l’immobile passò al Comune di Torino.
La strada del Traforo del Pino mutila il parco
Il Novecento cambiò radicalmente il rapporto tra Villa Capriglio e il paesaggio circostante.
La costruzione della nuova viabilità verso il Traforo del Pino rese necessario utilizzare una parte consistente dei terreni della proprietà.
Il parco davanti alla villa venne drasticamente ridotto.
Scomparvero anche numerosi alberi centenari che erano stati disposti lungo i vialetti durante la sistemazione settecentesca.
Fu una delle trasformazioni più pesanti subite dalla villa.
L’edificio rimase, ma perse una parte essenziale del giardino che ne aveva definito per secoli l’identità.
Una nuova viabilità per la collina
La trasformazione era legata alle nuove esigenze della mobilità automobilistica.
Il collegamento tra Torino e Chieri richiedeva infatti una strada più moderna e adatta anche ai mezzi pesanti.
La realizzazione del percorso verso il traforo modificò profondamente diversi punti della collina.
Villa Capriglio pagò questa trasformazione con la perdita di una parte considerevole della propria area verde.
Le principali trasformazioni di Villa Capriglio
– Grande sistemazione del parco nel 1788
– Passaggio al patrimonio pubblico alla fine del Settecento
– Diversi proprietari durante l’Ottocento
– Acquisizione da parte del Comune nel Novecento
– Riduzione del parco con la nuova strada del Traforo del Pino
– Primo tentativo di restauro nel 1971
– Utilizzo culturale tra il 1999 e il 2009
– Nuovo abbandono negli anni successivi
Il tentativo di recupero del 1971
Nel 1971 venne avviato un intervento per recuperare l’edificio.
Il progetto non fu però portato a termine.
Proprio in questa fase iniziarono a circolare con maggiore insistenza le storie legate agli ambienti sotterranei.
I sopralluoghi avrebbero infatti portato alla scoperta o alla riscoperta di una rete di locali ipogei.
I sotterranei di Villa Capriglio
Nel piano interrato esistono ambienti costruiti con volte in mattoni, depositi e spazi destinati originariamente a funzioni di servizio.
A questi si aggiungono passaggi descritti come cunicoli sotterranei.
Le ricostruzioni disponibili attribuiscono almeno una parte di questi ambienti all’Ottocento.
La loro funzione non è sempre chiara.
È proprio l’assenza di spiegazioni certe ad aver favorito la proliferazione di racconti e interpretazioni.
La stanza ottagonale
L’ambiente più curioso è una stanza a pianta ottagonale.
Non è conosciuto con certezza l’utilizzo originario di questo vano.
La particolare geometria ha però attirato l’attenzione degli appassionati di esoterismo, perché l’ottagono possiede numerosi significati simbolici nella storia dell’arte, dell’architettura e delle religioni.
Da qui nacquero racconti sempre più suggestivi sulla possibile funzione segreta dei sotterranei.
Le storie sui presunti riti esoterici
Con il tempo si diffuse anche la voce che alcuni ambienti sotterranei fossero stati utilizzati per riti esoterici o satanici.
Alcune tracce ritrovate nei locali vennero interpretate in questo senso.
Non è però possibile stabilire se si trattasse realmente di pratiche rituali o di attività molto più recenti, eventualmente compiute in maniera goliardica dopo l’abbandono della struttura.
Questo elemento è essenziale per distinguere i fatti documentabili dalle numerose leggende sorte attorno alla villa.
Perché viene chiamata Casa del Diavolo
Proprio le storie sui sotterranei hanno portato Villa Capriglio a essere conosciuta anche come Casa del Diavolo.
Il soprannome si è consolidato nel tempo insieme ai racconti di presenze misteriose e fenomeni soprannaturali.
La villa è diventata così uno dei luoghi della collina torinese maggiormente associati a storie di fantasmi e misteri.
Si tratta tuttavia di tradizioni popolari, non di eventi dimostrati storicamente.
Gli anni dell’abbandono
Dopo il tentativo di restauro degli anni Settanta, Villa Capriglio rimase inutilizzata per un lungo periodo.
L’assenza di una funzione stabile favorì il progressivo deterioramento della struttura e del parco.
La vegetazione tornò a occupare una parte consistente degli spazi esterni.
Anche gli interni iniziarono a risentire sempre più dell’incuria.
La rinascita culturale dal 1999
Una nuova fase iniziò nel 1999.
Il Comune affidò temporaneamente la villa a un’associazione culturale che utilizzò gli ambienti per esposizioni e attività dedicate soprattutto ai giovani artisti.
Villa Capriglio tornò quindi a essere frequentata dopo circa trent’anni di sostanziale abbandono.
Durante questo periodo vennero tentati anche alcuni lavori di recupero sia all’interno dell’edificio sia negli spazi esterni.
L’esperienza proseguì fino al 2009.
La nuova chiusura
Terminata la gestione culturale, la villa venne nuovamente chiusa.
Le ricostruzioni disponibili non coincidono completamente sulle successive date.
La chiusura viene collocata tra il 2009 e il 2010, mentre il percorso di vendita avviato dal Comune risulta indicato in alcune fonti già in quegli anni e in altre come attivo dal 2016.
In ogni caso, nessuna delle iniziative successive ha portato a un recupero definitivo.
Vandalismi e degrado
Il nuovo periodo di abbandono ha favorito ulteriori danneggiamenti.
La struttura ha subito atti vandalici, mentre l’assenza di una manutenzione continua ha aggravato le condizioni di diverse parti della villa.
Il problema riguarda sia gli elementi architettonici sia le decorazioni interne.
Un edificio che conserva ancora testimonianze del Settecento continua quindi a essere esposto al deterioramento.
Come è fatta Villa Capriglio
Villa Capriglio si trova immersa nella vegetazione della collina, a circa una decina di chilometri dal centro di Torino.
L’edificio ha una pianta rettangolare e si sviluppa principalmente su due piani fuori terra.
A questi si aggiungono sottotetto e locali interrati.
La superficie complessiva è di circa 2.500 metri quadrati.
La facciata principale
L’esterno presenta forme relativamente sobrie.
La facciata principale è scandita da otto paraste e da cornici orizzontali che separano visivamente i diversi livelli dell’edificio.
Al centro si trova un timpano che evidenzia l’ingresso principale.
In origine davanti al portale era presente una scalinata.
Una nicchia posta sopra l’ingresso ospitava inoltre una scultura decorativa oggi perduta.
Gli abbaini sul tetto
Un altro elemento caratteristico è rappresentato dai sei abbaini in muratura.
Quattro si trovano sul prospetto principale.
La loro presenza suggerisce che il sottotetto non fosse utilizzato semplicemente come deposito, ma disponesse anche di locali abitabili.
È probabile che questi ambienti fossero destinati alla servitù che lavorava nella grande residenza.
La cappella privata
Sul lato sinistro della costruzione è ancora riconoscibile un campanile a vela.
La struttura segnala la presenza originaria di una cappella privata.
L’ambiente religioso faceva parte integrante della villa e consentiva alla famiglia proprietaria di assistere alle funzioni senza lasciare la residenza.
Nel periodo di massimo splendore anche la cappella era riccamente decorata.
Il grande salone
All’interno della villa un atrio conduce verso uno scalone in muratura che permette di raggiungere il piano superiore.
Al pianterreno si trova un grande salone con camino.
Sono ancora presenti parti dell’antico apparato decorativo.
Particolarmente importanti risultano gli stucchi e gli affreschi delle volte, testimonianza della ricchezza raggiunta dalla dimora durante il Settecento.
Le altre stanze
Attorno al salone si distribuiscono ulteriori ambienti e locali destinati alle differenti esigenze della residenza.
Il piano superiore presenta invece una sequenza di stanze organizzate lungo un corridoio rettilineo.
La struttura permette ancora di leggere la tradizionale organizzazione di una grande dimora collinare, con spazi di rappresentanza, ambienti privati e locali di servizio.
Il giardino storico
Il parco rappresentava originariamente una delle parti più importanti di Villa Capriglio.
Alla fine del Settecento disponeva di vialetti alberati, statue, colonne, panchine, vasi di marmo e sistemazioni delle acque.
Il terreno collinare richiedeva inoltre muri di contenimento e opere per regolare il deflusso dei canali.
La nuova viabilità del Novecento cancellò però una parte consistente di questo impianto.
Quello che rimane oggi è molto meno esteso rispetto al parco originario.
Villa Capriglio e il patrimonio della collina torinese
Villa Capriglio non è importante soltanto per la sua architettura.
La sua storia permette di osservare oltre tre secoli di trasformazioni della collina.
Racconta l’epoca delle vigne nobiliari, i rapporti con la corte sabauda, la crescita della città, l’arrivo delle nuove infrastrutture stradali e infine il difficile problema del recupero delle grandi dimore storiche abbandonate.
La villa è stata inserita anche nel sistema dell’Ecomuseo Urbano della zona.
Una villa divisa tra storia e leggenda
Il fascino di Villa Capriglio di Torino nasce proprio dall’unione tra elementi reali e racconti tramandati nel tempo.
Sono documentati la residenza settecentesca, il grande giardino, gli interventi del 1788, la cappella, gli ambienti sotterranei, la perdita di parte del parco e i successivi tentativi di recupero.
Molto più incerti sono invece gli incontri segreti della corte, i rituali esoterici e le presenze soprannaturali.
Le leggende hanno contribuito alla notorietà dell’edificio, ma la vera emergenza rimane oggi la conservazione di un patrimonio storico di circa 2.500 metri quadrati che continua a portare i segni di decenni di abbandono.
FAQ – Villa Capriglio tra storia e misteri: domande e risposte
La dimora risale ai primi anni del XVIII secolo ed era già completata nel 1706.
Il soprannome nasce dalle leggende sui cunicoli sotterranei, sulla stanza ottagonale e su presunti rituali esoterici.
Sì. Nel piano interrato sono presenti locali con volte in mattoni, spazi di servizio e un particolare ambiente ottagonale.
La superficie complessiva dell’edificio è di circa 2.500 metri quadrati.
La villa è di proprietà del Comune di Torino ed è stata interessata nel tempo da diversi tentativi di recupero e vendita.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



