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Il Po resta coperto di alghe a Torino: cosa succede nell’agosto 2026

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Da Alessandro Maldera

Agosto 03, 2026

Le alghe nel fiume Po a Torino continuano a occupare ampi tratti delle sponde anche all’inizio di agosto 2026. Cinque settimane di lavori hanno permesso di rimuovere circa 200 tonnellate di vegetazione acquatica, senza però eliminare completamente le distese verdi.

Le zone più critiche si trovano ai Murazzi e nei tratti dove la corrente rallenta. Qui caldo, acqua bassa e vegetazione galleggiante favoriscono cattivi odori, insetti e accumuli di rifiuti.

Alghe nel Po a Torino nonostante cinque settimane di lavori

L’intervento avviato dal Comune l’11 giugno 2026 è proseguito fino al 17 luglio. Una successiva operazione è stata effettuata alla fine del mese davanti a piazza Vittorio Veneto.

Per la pulizia è stata utilizzata una chiatta dotata di due pale meccaniche. I mezzi hanno raccolto le piante acquatiche presenti nel fiume, poi prelevate e smaltite da Amiat.

L’operazione è costata circa 100 mila euro e ha consentito di rimuovere complessivamente 200 tonnellate di materiale vegetale. Il risultato è visibile soprattutto nella parte centrale del Po, tornata in gran parte percorribile dalle imbarcazioni.

L’intervento non ha però eliminato le alghe superficiali rimaste vicino alle rive. La loro consistenza rende difficile la raccolta con i mezzi meccanici utilizzati durante l’estate.

La pulizia del Po nell’estate 2026

Inizio dei lavori: 11 giugno 2026
Prima fase conclusa: 17 luglio 2026
Durata: oltre cinque settimane
Vegetazione rimossa: circa 200 tonnellate
Costo dei mezzi: circa 100 mila euro
Metodo utilizzato: chiatta con due pale meccaniche
Intervento successivo: raccolta manuale lungo le sponde

Perché i mezzi non riescono a raccogliere tutte le alghe

I lavori hanno rimosso le principali piante radicate sul fondo del fiume. Le macchie ancora visibili sono formate soprattutto da alghe e residui vegetali galleggianti concentrati lungo le sponde.

Questa vegetazione è difficile da afferrare con pale e bracci meccanici. I mezzi impiegati sono infatti più efficaci sulle formazioni compatte e sulle piante ancorate al letto del Po.

Le alghe superficiali tendono invece a sfuggire agli strumenti, a frammentarsi oppure a spostarsi con la corrente. Per questo motivo la fase finale della pulizia deve essere svolta in parte manualmente.

La Protezione civile raccoglie le alghe a mano

Alla fine di luglio il Comune ha previsto interventi settimanali della Protezione civile. Gli operatori raggiungono le zone interessate a bordo di un’imbarcazione e raccolgono manualmente la vegetazione rimasta in superficie.

Si tratta di un lavoro di contenimento, utile soprattutto nei punti in cui le alghe si accumulano vicino ai locali e alle passeggiate lungo il fiume.

Una parte del problema potrebbe essere ridotta da piogge sufficienti ad aumentare la portata e la velocità della corrente. Le temperature elevate registrate alla fine di luglio hanno però mantenuto condizioni favorevoli alla proliferazione.

Il bollettino Arpa del 30 luglio indicava a Torino una temperatura percepita massima di 38 gradi, con un forte disagio bioclimatico.

I Murazzi sono il tratto più colpito

La situazione più evidente riguarda i Murazzi del Po. Le chiazze verdi si concentrano lungo le rive, in particolare nel tratto più vicino alla diga Michelotti.

La presenza della diga rallenta il movimento dell’acqua. Quando la corrente perde velocità, alghe, rami e rifiuti rimangono più facilmente intrappolati lungo le sponde.

Tra la vegetazione si accumulano:

  • bottiglie e lattine;
  • sacchetti e involucri di plastica;
  • cartacce;
  • rami secchi;
  • altri rifiuti trasportati dall’acqua.

Il caldo accelera inoltre la decomposizione del materiale organico. Ne derivano odori sgradevoli e una maggiore presenza di insetti, soprattutto nelle ore serali.

Disagi per i locali affacciati sul fiume

La situazione crea problemi anche alle attività presenti ai Murazzi. I dehors più vicini all’acqua si affacciano direttamente sui punti dove si concentrano alghe e rifiuti.

I clienti dei locali hanno segnalato cattivi odori e una forte presenza di zanzare. Secondo la responsabile del ristorante nippo-brasiliano Bomaki, Camilla Pasca, in alcuni momenti neppure i repellenti distribuiti ai tavoli sono sufficienti a evitare il disagio.

La criticità più seria resta però l’odore prodotto dalla vegetazione ferma lungo le rive. Il fenomeno sarebbe risultato più intenso rispetto all’estate precedente, anche a causa dell’eccezionale ondata di caldo del 2026.

Le macchie verdi arrivano oltre ponte Isabella

Le alghe non interessano soltanto i Murazzi. Le formazioni verdi sono visibili lungo buona parte del tratto urbano del Po, fino a ponte Isabella e oltre.

Rispetto alla situazione osservata due mesi prima, la parte centrale del fiume risulta però più libera. La vegetazione non crea più gli stessi ostacoli ai tesserati dei circoli canottieri e si concentra soprattutto vicino alle rive.

Questo mostra che la rimozione meccanica ha prodotto un risultato, anche se non ha restituito al fiume un aspetto completamente libero dalla vegetazione.

L’acqua bassa impedisce di intervenire oltre la diga Michelotti

Un’altra criticità riguarda il tratto successivo alla diga Michelotti. Qui il livello del Po è talmente basso da impedire il passaggio e il funzionamento dei mezzi utilizzati per la pulizia.

Davanti al Murazzi Student Zone sono comparsi piccoli isolotti. Dalla passerella pedonale situata all’altezza del monumento a Fausto Coppi, in corso Casale, si possono osservare chiazze verdi ancora più estese.

In questa zona non è stato possibile intervenire proprio per la mancanza d’acqua. Anche eventuali nuove imbarcazioni elettriche avrebbero difficoltà a operare se il livello del fiume dovesse rimanere così basso.

Nel Po sono state censite una decina di specie vegetali

Durante le verifiche sono state individuate circa dieci specie di piante acquatiche. Alcune sono autoctone, mentre altre provengono da ecosistemi differenti.

Tra le specie più problematiche figura l’Elodea nuttallii, una pianta acquatica originaria del Nord America. Nel tratto torinese del Po la sua presenza è diventata particolarmente evidente a partire dal 2022.

L’Elodea cresce completamente sommersa e può formare masse molto dense. La sua diffusione viene favorita dalla corrente lenta, dalle temperature elevate e dalla presenza di tratti con acqua quasi ferma.

È classificata come specie esotica invasiva e richiede interventi mirati. Una rimozione indiscriminata o la dispersione dei frammenti potrebbe infatti facilitarne la propagazione verso altri tratti del fiume.

Il precedente dell’estate 2025

La vegetazione invasiva aveva già interessato il tratto urbano del fiume durante l’estate precedente. Leggi cosa era successo con le alghe nel Po a Torino nel luglio 2025.

Caldo e poca corrente favoriscono la vegetazione

La proliferazione osservata nell’estate 2026 è collegata soprattutto a tre fattori:

  • temperature eccezionalmente elevate;
  • livello ridotto del Po;
  • minore velocità della corrente.

Il problema diventa più evidente vicino alle dighe e alle traverse fluviali. In questi punti l’acqua rallenta e crea condizioni favorevoli alla crescita delle piante sommerse e all’accumulo delle alghe galleggianti.

Le temperature elevate accelerano inoltre i processi biologici e la decomposizione del materiale vegetale raccolto lungo le sponde.

Il piano del Comune per il 2027

Per il 2027 il Comune intende modificare sia i tempi sia gli strumenti utilizzati per la pulizia del Po.

I primi controlli dovrebbero partire già nel mese di febbraio, mentre gli interventi di rimozione potrebbero cominciare tra marzo e aprile. L’obiettivo è agire prima che il caldo favorisca una crescita difficile da contenere.

È allo studio anche l’impiego di imbarcazioni elettriche capaci di estirpare la vegetazione con modalità differenti. La soluzione permetterebbe di ridurre l’impatto ambientale delle operazioni e di raggiungere più facilmente alcuni tratti del fiume.

L’anticipo dei lavori sarà importante anche in vista del previsto ritorno dei battelli turistici sul Po. Resta però il limite rappresentato dalla profondità dell’acqua: nessuna imbarcazione può lavorare efficacemente nelle zone diventate troppo basse.

FAQ – Dal caldo alla pulizia: le domande sulle alghe nel Po

Perché il Po a Torino è ancora coperto di alghe?

I mezzi hanno rimosso le piante radicate e le formazioni più compatte. Lungo le rive restano alghe superficiali difficili da raccogliere meccanicamente.

Quanta vegetazione è stata rimossa?

Tra giugno e luglio 2026 sono state raccolte circa 200 tonnellate di vegetazione acquatica.

Quanto è costata la pulizia del Po?

Il noleggio dei mezzi utilizzati per l’intervento è costato circa 100 mila euro.

Perché la situazione è più critica ai Murazzi?

La vicinanza alla diga Michelotti rallenta la corrente. Alghe, vegetazione e rifiuti tendono quindi ad accumularsi lungo le sponde.

La vegetazione impedisce ancora il passaggio delle barche?

La parte centrale del fiume è stata liberata e la situazione dei circoli canottieri è migliorata. Le macchie verdi si concentrano ora soprattutto vicino alle rive.

Che cos’è l’Elodea nuttallii?

È una pianta acquatica invasiva originaria del Nord America. Nel Po torinese è presente almeno dal 2022 e può formare estese masse sommerse.

Come continuerà la pulizia?

La vegetazione superficiale viene raccolta manualmente dalla Protezione civile. Per il 2027 sono previsti controlli anticipati e si valuta l’impiego di imbarcazioni elettriche.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende