Luigi Prinotti: biografia, opere più famose e ruolo nell’ebanisteria piemontese del Settecento

Da Alessandro Maldera
Maggio 08, 2026

Luigi Prinotti fu uno degli ebanisti più raffinati attivi nel Piemonte del Settecento. Nato a Cissone intorno al 1685 e morto a Torino il 22 aprile 1780, lavorò nel contesto della corte sabauda e si distinse per mobili riccamente intarsiati, eseguiti con grande precisione tecnica. Inoltre, il suo nome è legato a opere oggi conservate o riferite a luoghi centrali della storia artistica torinese, come Palazzo Reale, Palazzo Madama, Venaria e Stupinigi.
Un nome da ricordare nell’ebanisteria piemontese
- Nascita e morte: Luigi Prinotti nacque a Cissone intorno al 1685 e morì a Torino il 22 aprile 1780
- Mestiere: fu un ebanista italiano e uno dei nomi più interessanti del mobile piemontese del Settecento
- Ambiente di lavoro: operò nel contesto della corte sabauda ed è documentato a Torino almeno dal 1721
- Materiali usati: lavorava con noce, bois de rose, altri legni da frutto, avorio e madreperla
- Opera simbolo: la scrivania a ribalta del 1723 con scene dell’assedio di Torino del 1706
- Luoghi collegati al suo nome: Palazzo Reale, Palazzo Madama, Venaria e Stupinigi
- Stile: una sintesi di raffinatezza rococò, precisione tecnica e tradizione piemontese
Chi era Luigi Prinotti
Luigi Prinotti fu un ebanista italiano, considerato uno degli interpreti più interessanti del gusto Luigi XV piemontese. La sua attività si colloca nel pieno della stagione in cui Torino consolidava il proprio ruolo di capitale sabauda anche attraverso le arti decorative.
La sua bottega era specializzata nella produzione di mobili finemente intarsiati, realizzati con legno di noce di diverse tonalità, bois de rose, altri legni da frutto, madreperla e avorio. Proprio questa attenzione al dettaglio e alla qualità dei materiali rese i suoi arredi particolarmente apprezzati. Inoltre, Prinotti era noto per la capacità di lavorare tarsie anche di dimensioni minime, senza perdere precisione ed eleganza.
Luigi Prinotti e la corte sabauda
Luigi Prinotti è segnalato a Torino nel 1721, anno in cui il suo nome compare per la prima volta nei registri di pagamento del Palazzo Reale di Torino. Questo dato è importante, perché lo colloca nella capitale sabauda in una fase già matura della sua attività.
Aveva quindi una bottega ben avviata e produceva arredi di grande raffinatezza destinati a una committenza di alto livello. Inoltre, la sua presenza nei registri di corte lo lega direttamente all’ambiente sabaudo, nel quale operò anche in rapporto con altri maestri del mobile. Tra questi viene ricordata anche la collaborazione con Pietro Piffetti per l’esecuzione di mobili intarsiati destinati al palazzo reale.
La scrivania con l’assedio di Torino
L’opera per cui Luigi Prinotti è oggi ricordato più spesso è una scrivania a ribalta intarsiata in avorio, realizzata nel 1723 per il Palazzo Reale di Torino, probabilmente per uso esclusivo del re.
Questo scrittoio è particolarmente celebre perché negli intarsi compaiono episodi legati all’assedio di Torino del 1706, con il richiamo al sacrificio del soldato Pietro Micca. Nell’apparato figurativo è rappresentato anche lo scontro tra l’esercito franco-spagnolo e quello piemontese-austriaco, vittorioso sotto il comando del generale imperiale Wirich Philipp von Daun, con la collaborazione del principe Eugenio di Savoia per conto di Vittorio Amedeo II di Savoia.
Si tratta quindi di un mobile che non ha solo valore decorativo, ma anche una forte dimensione simbolica e storica.
Le altre scrivanie e i mobili più noti
Accanto a questo capolavoro, Luigi Prinotti realizzò anche una seconda scrivania a ribalta, databile tra il 1723 e il 1725, decorata con scene campestri e vedute di caccia. Quest’opera è collegata al Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama, a Torino.
Un terzo scrittoio, con più cassetti, viene invece descritto come intarsiato con palissandro, ebano e inserti in avorio raffiguranti feste familiari e scene campestri. Questo mobile è datato tra il 1720 e il 1725 e viene talvolta collegato a un possibile disegno di Pietro Domenico Olivero.
Questi pezzi mostrano bene il tratto distintivo di Prinotti: eleganza, precisione, ricchezza decorativa e una capacità rara di trasformare il mobile in un oggetto narrativo.
Le opere di Luigi Prinotti a Palazzo Madama
Il nome di Luigi Prinotti è legato anche ad altre opere conservate o riferite a Palazzo Madama. Tra queste spicca una cornice in legno intarsiata in madreperla, firmata e datata 1722, che contiene un’Annunciazione dipinta su seta da Claude Girard.
Sempre nello stesso ambito viene ricordato un medagliere del 1730, intarsiato in ebano, palissandro, madreperla e avorio. Inoltre, Palazzo Madama ha acquisito nel 2001 un tabernacolo in legno intagliato, dorato e intarsiato in avorio e madreperla, proveniente dalla cappella della villa La Vernea di Nichelino.
Anche questi oggetti confermano che Prinotti non si occupava solo di mobili civili, ma lavorava con altissimo livello anche su arredi sacri e oggetti di rappresentanza.
Il cassettone del 1736 e il coro del 1740
Tra le opere attribuite a Luigi Prinotti compare anche un cassettone a quattro tiretti, datato 1736, con le Storie di San Bruno e dell’Ordine dei Certosini, oggi in collezione privata.
Molto interessante è poi il coro di 28 stalli del 1740, realizzato in collaborazione con lo scultore Giuseppe Marocco e con il minusiere Giacomo Filippo De Giovanni. Quest’opera ha avuto una vicenda lunga e complicata, perché risultò scomparsa dall’Italia per circa duecento anni, prima di essere restaurata recentemente dalla Venaria Reale. Della sua collocazione originaria, però, non si conosce con certezza la sede iniziale.
Luigi Prinotti tra Venaria e Stupinigi
Il nome di Luigi Prinotti è legato anche al sistema delle residenze sabaude. In particolare, un inginocchiatoio del 1762, un trumeau a ribalta con alzata a specchio e una scrivania detta di Diana sono indicati tra le opere presenti negli appartamenti del Re e della Regina a Stupinigi.
Questi riferimenti aiutano a capire bene il peso della sua figura. Prinotti non fu un autore laterale, ma un artigiano d’élite che lavorò in ambienti centrali della rappresentazione sabauda, lasciando tracce in luoghi ancora oggi fondamentali per il patrimonio artistico piemontese.
Lo stile di Luigi Prinotti
Lo stile di Luigi Prinotti si muove dentro il gusto rococò, ma resta legato alla tradizione del mobile piemontese. I suoi arredi si distinguono per la ricchezza delle tarsie, per l’uso di materiali preziosi e per una qualità esecutiva molto alta.
Le sue opere sono fastose, ma non eccessive. C’è un senso di misura, anche quando il mobile è ricco di dettagli. Inoltre, il suo lavoro mostra una notevole padronanza dell’intarsio narrativo, cioè della capacità di trasformare superfici funzionali in veri spazi di racconto figurativo.
Perché Luigi Prinotti è importante per Torino e per il Piemonte
Parlare di Luigi Prinotti significa raccontare una parte importante della storia artistica piemontese. Le sue opere aiutano infatti a capire come il mobile, l’intarsio e l’ebanisteria abbiano contribuito alla costruzione dell’immagine di prestigio della Torino sabauda.
Il suo nome, pur meno popolare di altri, resta centrale per chi vuole leggere davvero il patrimonio delle arti decorative del Settecento. E proprio qui sta il punto: Prinotti non è un nome da museo polveroso, ma una figura che aiuta a leggere da vicino il rapporto tra arte, corte, artigianato di lusso e identità culturale del Piemonte.
FAQ – Le domande più utili su Luigi Prinotti
Luigi Prinotti fu un ebanista piemontese del Settecento, attivo a Torino e legato alla corte sabauda, noto per mobili intarsiati di grande qualità tecnica e decorativa.
Nacque a Cissone intorno al 1685 e morì a Torino il 22 aprile 1780.
L’opera più nota è la scrivania a ribalta del 1723 con intarsi che raffigurano episodi dell’assedio di Torino del 1706, realizzata per il Palazzo Reale.
Le sue opere sono collegate soprattutto a Palazzo Reale di Torino, Palazzo Madama, Venaria Reale e Stupinigi.
Nelle sue opere utilizzava noce, bois de rose, altri legni da frutto, oltre a avorio e madreperla, materiali che contribuivano alla ricchezza degli intarsi.

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



