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Giuseppe Dallamano a Torino e in Piemonte: biografia, opere e importanza del grande quadraturista sabaudo

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Da Alessandro Maldera

Maggio 08, 2026

Giuseppe Dallamano è una figura fondamentale per capire la decorazione barocca tra Torino e il Piemonte del Settecento. Nato a Modena nel 1679, fu però proprio in terra piemontese che costruì la parte più ricca e importante della sua carriera. Dopo il trasferimento a Torino, infatti, lavorò per la corte sabauda, per la nobiltà e per numerose chiese del territorio. Per questo oggi va letto soprattutto come uno degli artisti che contribuirono a definire l’immagine spettacolare del Piemonte barocco.

Timeline di Giuseppe Dallamano

  • Nascita: Giuseppe Dallamano nacque a Modena il 10 luglio 1679
  • Specialità: fu uno dei più importanti interpreti della quadratura prospettica, cioè della pittura che finge architetture e spazi illusori
  • Svolta decisiva: nel 1717 si trasferì a Torino, dove iniziò la fase più intensa della sua carriera
  • Opera torinese più nota: la decorazione del grande salone di Villa della Regina, uno dei suoi risultati più spettacolari
  • Attività in Piemonte: lavorò anche a Rivoli, Carrù, Fossano, Busca, Vicoforte, Cherasco, Racconigi, Savigliano, Caramagna e Virle
  • Famiglia: era figlio del pittore Pellegrino Dallamano e fu affiancato in diverse imprese dal figlio Nicolò
  • Morte: si ritirò a Murazzano, dove morì il 1° gennaio 1758

Chi era Giuseppe Dallamano

Giuseppe Dallamano nacque a Modena il 10 luglio 1679. Era figlio del pittore Pellegrino Dallamano, artista attivo tra pittura devozionale, apparati celebrativi e allestimenti effimeri per la corte estense. Proprio questo ambiente, legato non solo al quadro ma anche alla scenografia e alle macchine decorative, influì probabilmente sulla formazione del figlio.

Giuseppe, descritto come irrequieto e poco incline agli studi, si affermò presto come abilissimo pittore di quadrature prospettiche. In altre parole, era specializzato in quelle decorazioni che, attraverso architetture dipinte, fingono spazi più ampi e complessi di quelli reali. Era una pittura perfetta per chiese, palazzi e residenze di rappresentanza, perché trasformava gli interni in scenari più solenni, teatrali e spettacolari.

Dallamano prima di Torino

Nella fase giovanile e nella prima maturità Giuseppe Dallamano lavorò soprattutto a Modena e nell’area emiliana. Qui si muoveva dentro una tradizione prospettica già forte, alimentata da esperienze precedenti e poi rinnovata, nell’ultimo scorcio del Seicento, dai modelli scenografici e dinamici dei Bibiena.

Le sue prime imprese si collocano soprattutto nel campo della decorazione illusionistica di chiese e palazzi. Molte di queste opere non si sono conservate, ma le fonti ricordano la sua attività in diversi ambienti religiosi e civili, tra soffitti prospettici, finte architetture e apparati ornamentali. Già in questa fase emerge un linguaggio pensato per dilatare lo spazio e per dialogare con gli interni barocchi più ricchi.

Il trasferimento a Torino e la svolta piemontese

La svolta decisiva arriva nel 1717. Dopo la morte della moglie Isabella Galli, da cui aveva avuto tre figli, Dallamano si trasferì in Piemonte, attratto dal clima di mecenatismo promosso da Vittorio Amedeo II. Torino stava diventando sempre più una capitale moderna e regia, capace di richiamare artisti da varie regioni italiane.

Da quel momento la carriera di Dallamano prende una direzione molto chiara. Il Piemonte non fu una parentesi, ma il centro vero della sua maturità artistica. Qui trovò committenze continue, lavorò nelle residenze sabaude, nelle chiese, nelle confraternite e nelle dimore aristocratiche, diventando uno dei decoratori più richiesti del territorio.

Giuseppe Dallamano e Torino

Quando si parla di Giuseppe Dallamano a Torino, il nome che spicca più di tutti è quello di Villa della Regina. Nel salone centrale della residenza sabauda si trova infatti la sua realizzazione più nota e più importante dal punto di vista qualitativo. Qui la quadratura prospettica diventa spettacolo puro: colonne libere, volute, timpani curvilinei, rilievi, mensoloni, inserti naturalistici e illusioni architettoniche ampliano lo spazio in modo scenografico.

Il punto più sorprendente è il modo in cui la pittura finge il proseguimento della balconata, trasformando il confine tra architettura reale e architettura dipinta in un gioco visivo di grande effetto. È uno di quei lavori che spiegano benissimo perché Dallamano sia così importante per la Torino barocca.

La sua attività torinese non si fermò lì. Lavorò anche nel presbiterio della chiesa di San Tommaso e realizzò uno sfondato prospettico nel cortile di casa Villanis. Inoltre, nel 1730 è ricordato operoso anche nel castello di Rivoli, altro tassello significativo della sua presenza nel sistema delle residenze sabaude.

Le opere in Piemonte oltre Torino

Il Piemonte di Dallamano non è solo Torino. Anzi, il suo nome attraversa una porzione molto ampia della regione. Fu attivo nella parrocchiale di Carrù, nella chiesa della Trinità di Fossano tra il 1728 e il 1735, e nella confraternita dell’Annunziata detta La Bianca di Busca, dove sviluppò fantasiose quadrature capaci di dare unità all’intero impianto architettonico.

Fu poi interpellato per l’ornamentazione della grande cupola del santuario di Vicoforte e lavorò anche a Cherasco, presso le chiese di San Martino e Sant’Ilfredo, oltre che a Racconigi, dove decorò una cappella nel duomo e il presbiterio della chiesa di San Domenico. Altre imprese lo videro attivo a Savigliano, presso la Misericordia e la Pietà, e ancora a Caramagna, Virle (Castello dei conti Asinari poi Asinari Piossasco di None) in numerose dimore nobiliari piemontesi.

In pratica, il suo lavoro contribuì a diffondere in tutto il Piemonte una cultura decorativa illusionistica che univa architettura, scenografia e pittura. Non era quindi un artista di nicchia: era uno dei nomi che giravano davvero, lasciando tracce in molti contesti diversi.

Il suo stile: quadratura, teatro e barocco

Il tratto più riconoscibile di Giuseppe Dallamano è la capacità di trasformare una parete o un soffitto in un’apertura verso uno spazio immaginario. La sua pittura appartiene pienamente alla quadratura prospettica, ma dentro questo genere sviluppa una voce molto personale.

Da una parte c’è l’eredità emiliana e bolognese della prospettiva dipinta. Dall’altra, però, si sente forte il peso della scenografia, degli apparati celebrativi e di una visione teatrale dello spazio. Per questo le sue decorazioni funzionano così bene negli interni barocchi: non aggiungono solo bellezza, ma costruiscono atmosfera, rappresentazione e meraviglia.

La sua maniera è adatta sia alla dimensione trionfale delle chiese sia a quella di rappresentanza delle residenze aristocratiche e sovrane. Inoltre, la sua influenza continuò anche attraverso un seguito di allievi, tra cui viene ricordato Gian Domenico Rossi di Busca. Questo vuol dire che il suo linguaggio non restò isolato, ma contribuì a creare una scuola e una continuità.

La famiglia e il figlio Nicolò

Dal matrimonio con Isabella Galli, morta nel 1716, Giuseppe ebbe tre figli. Il primogenito, Nicolò Dallamano, seguì il padre e lo affiancò in diverse imprese piemontesi. Anche se le fonti lo giudicano meno brillante del padre, la sua presenza conferma l’esistenza di una vera e propria continuità familiare nella pratica della decorazione.

Nicolò morì a Torino nel 1766, segno ulteriore del radicamento ormai piemontese della famiglia Dallamano.

Gli ultimi anni a Murazzano

Giuseppe Dallamano rimase attivo fino al 1756. Negli ultimi anni si ritirò presso i Filippini di Murazzano, nel Cuneese. Anche lì continuò a dipingere, seppur con un ritmo più lento, inevitabilmente segnato dall’età avanzata.

Morì a Murazzano il 1° gennaio 1758. Anche questo dettaglio è importante, perché chiude la sua vicenda non in Emilia ma in Piemonte, la terra in cui aveva trovato le committenze più ricche e in cui aveva lasciato la parte più ampia della sua eredità.

Perché Giuseppe Dallamano è importante per Torino e per il Piemonte

Se si guarda la sua carriera da una prospettiva piemontese, Giuseppe Dallamano appare come una figura decisiva. Non fu soltanto un artista trasferitosi da Modena a Torino per lavorare meglio. Fu uno dei pittori che contribuirono davvero a costruire l’immagine decorativa della Torino sabauda e di una larga parte del Piemonte barocco.

Le sue opere parlano di corte, di chiese, di nobiltà e di spettacolo visivo. Inoltre, aiutano a capire come la decorazione illusionistica sia stata uno strumento centrale per amplificare la solennità degli interni e per dare prestigio agli spazi del potere e della devozione.

Per questo Dallamano merita attenzione anche oggi. Magari il suo nome non è il primo che viene in mente al grande pubblico, però ha lasciato un segno concreto e diffuso. E, in un cluster dedicato agli artisti e ai protagonisti della storia culturale piemontese, è un nome che sta in piedi da solo.

Guida rapida al quadraturista Giuseppe Dallamano

Chi era Giuseppe Dallamano?

Giuseppe Dallamano fu un pittore nato a Modena nel 1679, specializzato nella quadratura prospettica. Dopo il trasferimento a Torino costruì in Piemonte la parte più importante della sua carriera.

Perché Giuseppe Dallamano è importante per Torino?

È importante soprattutto per la sua attività nelle residenze sabaude e, in particolare, per la spettacolare decorazione del salone di Villa della Regina, uno dei lavori più rappresentativi della Torino barocca.

Che cosa significa quadratura?

La quadratura è una pittura illusionistica che usa la prospettiva per fingere architetture e spazi inesistenti, ampliando visivamente gli ambienti reali.

In quali luoghi del Piemonte lavorò Giuseppe Dallamano?

Oltre a Torino e Rivoli, lavorò anche a Carrù, Fossano, Busca, Vicoforte, Cherasco, Racconigi, Savigliano, Caramagna e Virle, oltre che in chiese e dimore aristocratiche piemontesi.

Dove morì Giuseppe Dallamano?

Negli ultimi anni si ritirò presso i Filippini di Murazzano, nel Cuneese, dove morì il 1° gennaio 1758.

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Alessandro Maldera

Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende