Castello di Luserna San Giovanni: dal castrum del 1096 al Forte di San Michele, alle rovine di oggi

Da Alessandro Maldera
Gennaio 19, 2026

Il Castello di Luserna San Giovanni non è un castello “da foto facile”: oggi è soprattutto un sistema di mura e bastioni che racconta una storia dura. Infatti qui si intrecciano documenti medievali, ricostruzioni sabaude e distruzioni di guerra. Inoltre, anche se il sito è in proprietà privata, sul terreno si distinguono ancora tracce concrete: murature, un taglio che sembra un fossato e pietre posate “a lisca di pesce”.
Dal castrum al torrazzo: i passaggi chiave
Dove si trovava il castello e cosa c’era dentro il castrum
Il castello stava sul monte adiacente al borgo, in posizione dominante. Quindi controllava accessi e passaggi della valle. Già dall’XI secolo si parla di una Luserna cinta da mura con torrioni. Inoltre, all’interno del perimetro fortificato si collocavano elementi chiave: il palazzo dei conti, la cappella di San Michele e vari edifici di funzione militare.
Secondo una descrizione ottocentesca, la “villa” aveva anche quattro porte:
- porta di Bibiana
- porta del Pontetto verso il Pelice
- porta di Francia sul canapale
- porta di San Marco verso Rorata
Origini: suggestioni romane, ma la prima prova è medievale
Per tradizione erudita si è ipotizzata perfino un’origine romana delle fortificazioni. Tuttavia la prima menzione solida del castello non è “romana”: è documentaria.
La svolta sta nel 28 marzo 1096. In quell’atto una certa Maria (figlia del fu Ugone), moglie di Gosvino detto Merlo, dona un manso a Roletto al monastero di Santa Maria di Pinerolo, e l’atto viene rogato “in castro quod Lucerna vocatur”. Quindi il castello esiste ed è nominato. Inoltre, quel Gosvino appare come possibile progenitore dei signori di Luserna, segno che castello e casata camminano insieme.
La demolizione del 1549: quando il castello viene “azzerato”
C’è poi un punto di rottura netto: il 1549. In quel contesto, durante le guerre che coinvolgono il Piemonte tra Carlo V e Francesco I, arriva un ordine di demolizione che colpisce anche i castelli della valle (si citano pure Bobbio Pellice, Torre Pellice e Bricherasio). Perciò il castello di Luserna entra nella fase delle rovine.
Eppure non finisce lì: alcune parti della cinta muraria restano, oppure vengono ripristinate in seguito. Quindi la storia diventa una sequenza di cadute e ricostruzioni.
Dal castello al “forte”: il Torrazzo di San Michele e il 1663
Dopo la prima grande distruzione, la vicenda prosegue. Prima ancora del 1663, i francesi di Lesdiguières conquistano Luserna e riedificano i resti del castello e delle fortificazioni. Tuttavia la situazione si ribalta: Carlo Emanuele di Savoia riconquista l’area tramite il conte Carlo Manfredi di Luserna, che poi rafforza ulteriormente il sistema difensivo.
Nel 1663 si parla di un vero rilancio: si restaura e si fortifica il complesso sul monte (indicato come Monte Ombroso), e lo si denomina Forte di San Michele o Torrazzo di San Michele, richiamando la cappella omonima più in basso. Inoltre, è verosimile che ormai non si tratti più di un “semplice castello”, ma di un complesso fortificato.
Un dettaglio pesa: il forte viene descritto come una piccola cittadella, con una cinta importante e almeno nove torri (dato ricavabile da rendicontazioni comunali richiamate nelle ricostruzioni). Perciò può ospitare anche numeri notevoli: nel 1664 viene citata la presenza di una truppa di 4.000 uomini inviata per contenere le scorrerie dei ribelli valdesi.
1690: la stagione che spazza via mura e fortificazioni
Il 1690 è l’anno che “chiude” davvero la storia del castello/forte. I francesi prendono la Val Pellice a inizio luglio ma vengono ricacciati; poi, rinforzati e guidati da Catinat dopo la battaglia di Staffarda (18 agosto 1690), saccheggiano Barge, Bibiana e Luserna.
In seguito tornano ancora. Prima a novembre; poi tra dicembre 1690 e inizio 1691. In particolare, la notte del 16 dicembre partono da Pinerolo e sorprendono Luserna: le muraglie sono già atterrate, e un battaglione non si aspetta un attacco in stagione così rigida. Quindi non viene fatto quartiere. L’azione è così pesante che il borgo resta disabitato per un anno e mezzo: quasi tutto è distrutto e i difensori (rifugiati protestanti) vengono passati a fil di spada.
Da qui il punto finale: cinta muraria e fortificazioni vengono rase al suolo. Inoltre, da quel momento, mancano fonti capaci di descrivere in modo completo ciò che era stato il castello e poi il forte.
Cosa resta oggi (e cosa aspettarsi davvero sul posto)
Oggi il “Castello di Luserna” è leggibile soprattutto come traccia. Perciò conviene andarci con l’occhio giusto: non cerchi sale o torri visitabili, ma segni nel terreno.
Sul colle si riconoscono ancora:
- murature che definiscono la forma del bastione più elevato
- spalti e tratti rivolti verso il borgo
- pietre posate “a lisca di pesce”, tipiche di costruzioni medievali
- un ampio taglio nella collina, fatto per separare il castello dal resto del monte, cioè un fossato “scavato” che si distingue ancora
Si sale dalla Strada al Castello / via al Castello, che si inerpica fino alla vetta. Tuttavia la cima è in proprietà privata e sul terreno, in epoca recente (si cita anche una costruzione degli anni ’60), è stata realizzata una struttura moderna. Quindi: si osserva, si legge il paesaggio, e ci si ferma dove è possibile farlo senza invadere.
FAQ – Prima di salire: quello che conviene sapere
Sul colle sopra il borgo, lungo la Strada al Castello (salita verso la vetta)
La prima menzione documentaria è del 28 marzo 1096, con l’atto rogato “in castro quod Lucerna vocatur”
Perché nel tempo il castello viene ripristinato e trasformato in complesso fortificato, e nel 1663 è indicato come Forte/Torrazzo di San Michele, legato alla cappella omonima
È l’anno della grande demolizione ordinata in stagione di guerre: il castello entra nella fase delle rovine, anche se in seguito alcune strutture vengono riprese o riedificate
Soprattutto mura e bastioni, pietre disposte a lisca di pesce e un taglio nella collina che funziona da fossato; tuttavia la vetta è in parte privata, quindi si osserva con rispetto dei limiti

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



