Alberto Cirio: “Essere piemontesi vuol dire amare l’Italia, perché qui tutto ebbe inizio”

Da Alessandro Maldera
Luglio 19, 2025

Oggi 19 luglio 2025 si celebra la Festa del Piemonte, abbiamo intervistato Alberto Cirio, presidente della Regione, per parlare di identità bugianén, storia sabauda, orgoglio territoriale e futuro. Un dialogo che attraversa le montagne dell’Assietta, le piazze di Torino e le colline delle Langhe, fino ad arrivare al cuore di cosa significhi oggi “essere piemontesi”.
La Festa del Piemonte, istituita sotto la sua presidenza, celebra la resistenza dei Bugianén all’Assietta. Che significato ha per Lei questa ricorrenza che porta anche la sua firma?
La Festa del Piemonte è importante perché celebra la nostra regione, che si differenzia da altre perché ha dato i natali all’Italia, che è nata proprio in Piemonte e a Torino.
Di questo siamo molto orgogliosi, così come siamo orgogliosi della nostra storia: ci chiamiamo sabaudi e siamo felici di chiamarci così perché in questo termine c’è tutto l’attaccamento al nostro Piemonte, ma anche il rispetto verso il valore delle istituzioni che vengono sempre prima, prima dei partiti, prima di ogni esigenza di parte.
La figura del Bugianén è spesso stata vista in modo ironico o dispregiativo: il piemontese che “non si muove mai”, rigido, testardo. Eppure, il vero senso storico è l’opposto: “noi da qui non ci spostiamo”. Cosa significa oggi essere un Bugianén, e come si applica questo spirito ai tempi moderni?
Da buoni sabaudi celebriamo la Festa del Piemonte ricordando quegli eroi che sul Colle dell’Assietta vennero elogiati per la capacità di resistere al nemico, un importante gesto che ha fatto sì che venissimo chiamati i bugianén.
Qualcuno ha associato questo termine a una sorta di inattivismo dei piemontesi. È però una lettura profondamente sbagliata, perché questo termine indica il fatto che anche davanti al nemico, anche quando è 10-20-30-50 volte superiore a te, come accadde sul Colle dell’Assietta, tu per amor di patria e per difendere il tuo paese e il tuo popolo non ti muovi e rimani fermo.
Questa è la logica: una logica di resistenza che ci ha anche permesso di vivere da protagonisti la guerra di Liberazione dal nazifascismo, un’altra pagina importante che ha caratterizzato e inorgoglisce la storia del nostro Piemonte.

Quando si trova all’estero o parla con chi non conosce il Piemonte, come racconta la nostra regione? Che immagine cerca di trasmettere della nostra terra?
Mi accade sempre più spesso all’estero di parlare di Piemonte e vedere negli occhi dei miei interlocutori la consapevolezza di cos’è il Piemonte. Questo un tempo non accadeva o accadeva molto meno, ed è il risultato del fatto che molti nostri prodotti sono conosciuti all’estero: i nostri vini che sono i migliori d’Italia, i formaggi, le carni, il gianduiotto, la Nutella, le rubinetterie, i tessuti, la manifattura, l’innovazione.
In questi anni abbiamo promosso la grande manifattura e i prodotti agroalimentari di eccellenza del Piemonte, e sempre più turisti da tutto il mondo vengono a scoprire la nostra regione: abbiamo il 53 per cento di turisti stranieri, un dato più alto della media nazionale.
I piemontesi da quell’estate del 1747 sono cambiati, ma non del tutto. Cosa significa per Lei essere piemontese oggi? E quali aspetti di questa identità restano fondamentali?
Essere piemontesi vuol dire essere italiani. Non dimentichiamo che il primo presidente del Consiglio dell’Italia è stato il piemontese Cavour. Vuol dire incarnare il senso istituzionale di chi ha costruito le istituzioni, e il presidente Mattarella viene spesso in Piemonte perché è qui che sono state fondate le principali istituzioni.

Essere piemontesi è motivo di orgoglio, ma nessuno è perfetto, ahimè neanche noi. Secondo Lei, qual è il nostro difetto maggiore? Cosa farebbe bene a cambiare nel carattere o nei comportamenti dei piemontesi?
Essere piemontesi vuol dire avere una gamba ancorata nelle nostre tradizioni e l’altra pronta ad aprirsi alla modernità, alle tecnologie e all’ingegno umano. Siamo diventati bravi comunicatori, e la nostra riservatezza è diventata un pregio, un simbolo di serietà e di concretezza, perché raccontiamo quello che poi si verifica nei fatti.
Ricordo che il Piemonte è anche una terra di ingegno: il primo computer è stato creato ad Ivrea dall’Olivetti, tanto che la Nasa ne comprò 40 per i calcoli sull’allunaggio. Con la Nutella si è cambiata la prospettiva per gustare il cioccolato: spalmabile e non solo solido. E a Torino nacque Marcel Bich, che partì dalla penna dell’ungherese Biro, la fece trasparente, in modo che si potesse vedere quanto inchiostro c’era ancora, e a forma esagonale in modo che non scivolasse dai banchi di scuola che al tempo erano in pendenza. E fu un enorme successo sul mercato.
In questi anni ha incontrato tante persone, nei paesi, nei mercati, nelle scuole, nei bar. C’è una frase, un volto, un episodio che le è rimasto impresso?
Nel 1995 ero a New York per promuovere la Fiera del Tartufo bianco di Alba e l’allora sindaco mi disse che collocava il Piemonte tra Venezia e Montecarlo, senza particolare precisione. Oggi invece il Piemonte è un luogo ben più localizzato e conosciuto.
Pavese scriveva: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” C’è un pezzo di Piemonte che considera davvero suo, dove si sente legato alla vita più semplice, più essenziale? Un angolo di Piemonte dove si ricorda perché ha scelto questa strada?
La bellezza del Piemonte è la sua diversità. A un turista che passa dal lago Maggiore alle Langhe a Torino e poi va sulle montagne olimpiche sembrerà di aver visto quattro continenti diversi. Evidentemente, io sono legato alla mia terra, a Sinio e a Roddino, alla Valle Talloira, quella che considero la mia casa, dove vado per piacere e dove ritornerò sempre, come ci insegnava Pavese.

Noi, con Mole24, raccontiamo Torino ogni giorno. È la nostra città, il nostro orizzonte quotidiano. Cosa rappresenta per Lei Torino? E che futuro immagina per questa città?
Torino rimarrà sempre per me la capitale d’Italia. Qualche giorno fa parlando a Roma in Campidoglio ho detto che ero felice di intervenire perché venivo dalla prima capitale d’Italia, una città dove nella stessa piazza trovi la storia e l’identità italiana, con Palazzo Madama primo Parlamento, Palazzo Reale casa dei Savoia e il Duomo che costudisce la Sindone, Quindi tre simboli: la storia, le istituzioni civili e, per chi ci crede, quelle religiose. Solo a Torino puoi vedere tutto questo nella stessa piazza.
Un piatto, un profumo e un suono che per Lei sono “il Piemonte”: cosa sceglierebbe?
Il piatto non può che essere il vitello tonnato, che incarna la nostra storia con la carne migliore del mondo, perché la più magra, e che nel tonnato ricorda il legame con la Liguria e lo scambio di prodotti che avveniva percorrendo la Via del Sale. Il profumo è quello del tartufo bianco di Alba, che rappresenta la voglia di vivere di un tesoro che nasce sotto terra e che riesce a farsi sentire e trovare proprio grazie al suo profumo. Il suono è quello della marcia per bande “Monviso”, che viene suonata in tutte le manifestazioni ed è dedicata a quel monte che in provincia di Cuneo chiamiamo papà e che è stata composta del piemontese Massimo Boario.
Se potesse incidere una frase su una panchina sull’Assietta, da lasciare ai piemontesi del futuro, cosa scriverebbe?
Non amo scrivere sulle panchine, ma se dovessi scrivere accanto ad una panchina una scritta evocativa della nostra storia scriverei “Amare il Piemonte significa amare l’Italia, perché qui tutto ebbe inizio”.
Questa intervista è stata realizzata da Mole24 in occasione della Festa del Piemonte 2025. Ringraziamo il presidente Alberto Cirio per il tempo dedicato e per aver condiviso con i nostri lettori una riflessione autentica sul significato profondo dell’identità piemontese.
Alessandro Maldera

Alessandro Maldera
Giornalista, ha collaborato per molti anni con testate giornalistiche nazional e locali. Dal 2014 è il fondatore di mole24. Inoltre è docente di corsi di comunicazione web & marketing per enti e aziende



