Ambiente

Lo scioglimento dei ghiacciai del Piemonte procede rapidamente: l’allarme di Arpa

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Lo scioglimento dei ghiacciai del Piemonte sta avvenendo a una velocità piuttosto preoccupante.

L’allarme è stato lanciato da Arpa Piemonte, che ha condotto degli interessanti studi e analisi sui monti della nostra regione e della confinante Valle d’Aosta. Dalle indagini dell’ente è emerso che i ghiacciai delle due regioni stanno attraversando un periodo particolarmente complicato. Il loro restringimento però non è dovuto soltanto agli avvenimenti degli ultimi tempi, ma a un periodo che va avanti ormai da diversi anni.

A ben vedere, le caratteristiche dei ghiacciai si stanno definendo in un determinato modo negativo. È evidente come le porzioni si stiano rimpicciolendo in altezza e lunghezza e, di conseguenza, stanno perdendo gran parte della loro consistenza.

Le analisi di Arpa sullo scioglimento dei ghiacciai in Piemonte

Gli operatore di Arpa hanno avuto modo di analizzare 22 ghiacciai. Di questi, 11 si trovano nel Canavese. Parliamo di Ciamarella (Balme), Bessanese (Balme), Basei (Ceresole Reale), Carro Ovest (Ceresole Reale), Nel (Ceresole Reale), Mulinet Sud (Groscavallo), Sea (Groscavallo), Roccia Viva (Locana), Noaschetta Est (Noasca), Noaschetta Ovest (Noasca) e Croce Rossa (Usseglio).

Le analisi condotte hanno evidenziato come le dimensioni dei ghiacciai stiano gradualmente diminuendo. Questi si stanno rapidamente ridimensionando, non soltanto per il cambiamento climatico e per l’innalzamento delle temperature, ma anche per il cambiamento della conformazione del terreno. Questo fenomeno è dovuto, invece, allo sgretolamento delle rocce e al cambio delle superfici. A tal proposito, le analisi di Arpa sono indirizzate dagli alpinisti e degli scalatori che spesso e volentieri si trovano a calcare quelle aree.

Gran parte delle segnalazioni sono giunte a causa della pericolosità dei percorsi che vengono proposti agli alpinisti e agli escursionisti. Per questo motivo numerosi itinerari sono stati modificati, per permettere lo svolgimento delle attività in totale sicurezza e per intervenire sul territorio. Già a settembre si era parlato del problema di un’altra realtà locale, il Gran Paradiso, che aveva perso circa il 65% della sua superficie glaciale. Uno dei tanti segnali negativi che si sono sommati ultimamente, e che hanno reso sempre più prioritaria una presa di coscienza.

Insomma, numerosi studi sono stati indotti dai suggerimenti offerti da coloro che girano abitualmente nelle zone interessate. Nel corso dei prossimi mesi occorrerà adottare delle contromisure per adattarsi al cambiamento dei ghiacciai e del territorio e per preservarne l’esistenza.

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