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Greta Thunberg non sarà presente al meeting dei Fridays for Future a Torino

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Greta Thunberg, nota attivista svedese e simbolo del movimento dei Fridays for Future, non sarà presente a Torino al meeting europeo del movimento.

La ragazza parteciperà comunque all’evento, collegandosi online.

Fridays for Future: Greta Thunberg si collegherà online con Torino

Ѐ per ragioni logistiche che Greta Thunberg, dal 2018 volto dei Fridays for Future, non potrà raggiungere Torino per la prima riunione plenaria del movimento.

Lo spiegano gli organizzatori dell’evento alla conferenza stampa del primo giorno del Climate Social Camp.

La diciannovenne, che da anni lotta contro il cambiamento climatico, nonostante fosse attesa in città, non riuscirà ad intervenire in presenza a questo importante appuntamento.

Nonostante ciò, Greta riuscirà comunque a partecipare all’evento, collegandosi online con il Climate Social Camp ed intervenendo a distanza

Al via oggi il meeting europeo dei Fridays for Future

Il meeting europeo del movimento Fridays for Future, partito oggi lunedì 25 luglio, continuerà fino a venerdì 29.

Quello che si terrà in questi giorni sarà il secondo meeting europeo del movimento dopo quello di Losanna del 2019.

Il Climate Social Camp, organizzato dal movimento nel parco della Colletta, sarà animato per cinque giorni da confronti e dibattiti volti a sensibilizzare sui temi del riscaldamento globale e della sostenibilità ambientale.

All’evento verrà affiancato lo European Meeting che avrà luogo negli spazi messi a disposizione del movimento dal Campus Einaudi, riservato a relatori e delegati che arriveranno da vari paesi.

Assenti alla riunione, però, saranno diversi rappresentanti dei Fridays for Future provenienti dal Sudan e da altri Paesi del Sud del Mondo.

Il problema, chiariscono gli organizzatori, sarebbe stato la mancata concessione dei visti necessari per raggiungere la città della Mole.

Climate Social Camp: il fulcro dell’evento

Al Climate Social Camp della Colletta è previsto l’arrivo di moltissimi giovani.

Sono proprio loro, infatti, i primi che hanno capito quanto sia importante spendersi per fare in modo che ci sia un cambiamento reale.

Saranno tra i mille e le duemila quelli che in questi giorni pianteranno la loro tenda nel parco torinese.

La maggior parte dei dibattiti si terranno nel tendone da circo allestito alla Colletta che può contenere fino a 600 partecipanti

Qui, fino a venerdì, saranno all’ordine del giorno discussioni sul tema dell’ambiente e della crisi climatica, nasceranno nuove idee e si concorderanno azioni comuni.

L’ultimo appuntamento, previsto per il 29 luglio, sarà il corteo: i Fridays, infatti, sfileranno per la città partendo dal parco ed arrivando in piazza Castello.

Torino: una delle più inquinate città d’Europa

Gli organizzatori del Fridays for Future hanno spiegato che la scelta di Torino non è stata casuale.

Il capoluogo piemontese, infatti, risulta essere la città europea con il più alto tasso di inquinamento atmosferico.

La città, infatti, è costantemente al di fuori dei parametri di legge che regolano la concentrazione delle polveri sottili.

Una situazione che può causare gravi problemi di salute, in particolare a soggetti già fragili come i diabetici, i cardiopatici e chi soffre di patologie polmonari.

Le due cause principali che rendono l’aria di Torino una coltre di smog sono in primo luogo il traffico (70%), subito seguito dal riscaldamento di edifici residenziali ed industriali.

Il Comitato Torino Respira, una realtà locale impegnata nella salvaguardia della salute dei cittadini, ha rilevato, grazie ad uno studio, dati preoccupanti.

Infatti, da un’indagine condotta su 130 scuole della città, è emerso che il livello di inquinanti supera i limiti di legge nel 90% dei casi esaminati.

L’evento organizzato dal movimento si inserisce perciò in un contesto che dovrebbe essere molto sensibile alle battaglie che i Fridays stanno cercando portare avanti. 

Una proposta per migliorare la situazione della città, che arriva dal Comitato Torino Respira, è quella di inserire delle zone a 30 km/h, assieme a tratti interamente pedonali.

Quello su cui bisogna spingere, sostengono dal Comitato, è rendere meno conveniente l’uso delle auto private, facendo risultare mezzi pubblici, biciclette e spostamenti a piedi più appetibili.

Asja D’Arcangelo

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