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I familiari delle vittime strage della Thyssen incontrano il Governo: semilibertà per i responsabili

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Incontro tra i parenti delle vittime della strage della Thyssen e rappresentanti di Comune e Governo: i responsabili quasi a piede libero

I parenti delle vittime della strage della Thyssen incontrano i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali.

A quasi tredici anni di distanza dalla terribile vicenda dell’acciaieria operativa nel capoluogo piemontese, che ha distrutto per sempre l’esistenza di molte famiglie, la magistratura tedesca ha concesso la semilibertà ad Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager considerati responsabili di questa tragedia. Dovranno restare in cella di notte, mentre durante il giorno sono liberi di muoversi per esigenze lavorative.

Per questo, i familiari dei deceduti, accompagnati dalla Sindaca di TorinoChiara Appendino, incontreranno Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede. Il Premier e il Ministro della Giustizia si confronteranno con i parenti delle vittime su come muoversi in questo contesto.

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Occorrerà dunque fare chiarezza sulla semilibertà concessa, soprattutto alla luce del mandato d’arresto per la sentenza definitiva.

La tragedia del 2007

La tragedia della ThyssenKrupp avvenne bella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, poco dopo l’una di notte, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino. Sette operai vennero travolti da una fuoriuscita di olio bollente, che prese fuoco.

Morì immediatamente Antonio Schiavone, mentre nel corso del mese di dicembre morirono Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino. Una lunga agonia, che ha reso ancora più amaro il destino delle vittime.

Dopo l’incidente, la Thyssen diede la colpa ai lavoratori, salvo poi versare un risarcimento di 13 milioni di euro alle famiglie delle vittime, per evitare la costituzione di parte civile.

L’amministratore delegato Harald Espenhahn, accusato di omicidio volontario, fu condannato a 16 anni e mezzo di reclusione in primo grado. Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di TorinoGerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, furono condannati a 13 anni e 6 mesi per omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e omissione delle cautele antinfortunistiche. Infine, Daniele Moroni, membro del comitato esecutivo dell’azienda, ricevette una condanna a 10 anni e 10 mesi.

I tribunali hanno poi ridotto via via tutte le condanne. Quest’altra manovra della magistratura tedesca non potrebbe fare altro che incrementare il senso di ingiustizia. Un malcontento ulteriormente giustificato dal prosieguo delle carriere lavorative dei dirigenti nella stessa azienda: una serie di condizioni inaccettabili, alle quali bisogna porre rimedio in maniera adeguata.

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