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Crisi economica, il Piemonte perde 20mila posti di lavoro: siamo alla stregua del 2009

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Un’impresa su cinque è a rischio liquidità, poche assunzioni e ricavi più che dimezzati nel primo trimestre del 2020: il Piemonte soffre la crisi economica più di altre regioni, ecco perché

Si tirano le fila della crisi economica che ha colpito il Piemonte durante la fase di emergenza sanitaria.

Ricavi calati, assunzioni congelate e interi settori che soffrono. A dirlo è il rapporto elaborato da Bankitalia, insieme al Comitato Torino Finanza della Camera di Commercio, che ha analizzato gli urti subiti dall’economia piemontese nel primo trimestre del 2020.

Quel che è certo è che il virus ha infettato un corpo già debole di per sé: il Piemonte già dava segni di affaticamento e lo conferma il calo delle assunzioni.

È vero che i licenziamenti sono bloccati fino a settembre, ma in questi quattro mesi dovevano essere assunte 20mila persone in tutto il Piemonte che, invece, sono rimaste a casa.

A notare la mancata fioritura sono soprattutto il settore del turismo e quello legato al tempo libero, ma la riduzione delle assunzioni in realtà interessa tutti gli ambiti. E a farne le spese sono, ovviamente, lavoratori a tempo determinato.

Anche le imprese non se la passano bene. Nel report si evidenzia un forte calo dei ricavi nel primo trimestre del 2020. Una media del -20%, contando sia il comparto industriale che quello dei servizi. Ma c’è chi ha perso fino al 60% del fatturato.

A conti fatti, un’azienda su cinque è a rischio liquidità, cioè fanno difficoltà a rispettare gli obblighi di pagamento nei termini di tempo preventivati.

A pesare sulla situazione economica del Piemonte ci pensa anche il calo dei consumi dei cittadini tra marzo e aprile. Almeno in una famiglia su due c’era un lavoratore bloccato a casa per il lockdown senza poter effettuare smartworking.

Se adesso vediamo i segni della crisi economica, il prossimo semestre sarà peggio

Lo studio di Bankitalia non si ferma ad analizzare le perdite e le buche scavate in questa prima parte del 2020, ma vuole delineare i prossimi scenari. Tutt’altro che rosei, purtroppo.

Valutando l’andamento del Pil regionale, il secondo semestre dell’anno potrebbe essere ancora più critico. Per questo motivo dobbiamo ponderare bene le scelte che si effettuano in questa Fase due.

Positiva, sicuramente, la spinta verso il digitale. Ma c’è ancora molto da fare.

Un altro macigno che il Piemonte si porta sulle spalle è il ricorso all’export: questo fa sì che la nostra regione soffra molto di più la crisi rispetto alle altre.

Il settore metalmeccanico, per esempio, costituisce da solo la metà dell’export piemontese, ed è l’ambito più colpito dalla crisi. Basti pensare che in un solo mese ha raggiunto le ore di cassa integrazione per i lavoratori che prima raggiungeva in un anno.

Ora, a più di un mese dalle prime riaperture, la produzione in Piemonte è tornata al 100%.

Le imprese che non hanno ceduto hanno ricominciato la lunga e faticosa marcia verso la vetta. Anche grazie alle misure varate dal governo: sono state 25mila le richieste di prestito al Fondo centrale di garanzia.

E la cifra stanziata è di cinque volte superiore rispetto a quella registrata nel 2019: 923 milioni di euro in tutto.


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