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Vaccino anti-influenzale obbligatorio per quest’anno: la proposta delle Regioni

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Le Regioni mandano la lettera al Ministro della Salute: per la Fase tre è necessario distinguere l’influenza dal Coronavirus

Vaccino anti-influenzale obbligatorio per quest’anno. Questa la richiesta delle Regioni appena presentata al Ministro della Salute Roberto Speranza, su proposta del dottor Luigi Icardi, assessore alla Sanità piemontese e coordinatore della Commissione Salute.

Le istituzioni pensano alla Fase tre dell’emergenza Coronavirus e mettono in conto il ritorno dell’epidemia e un nuovo innalzamento della curva del contagio verso settembre.

Secondo gli esperti, per rendere più facile l’identificazione dei casi Covid, sarebbe necessario sottoporre a vaccino anti-influenzare determinate categorie di persone. In particolare gli over 60, ma anche le forze dell’ordine e chi lavora in ospedale.

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Servirebbe a tal proposito una modifica straordinaria da fare a livello normativo, valida solo per il contesto emergenziale in cui ci troviamo. Driblando in questo modo i problemi affrontati nella Fase uno che hanno affossato il sistema sanitario, e cioè il ricorso troppo frequente al pronto soccorso.

In pratica, facendo diventare il vaccino anti-influenzale obbligatorio, molti pazienti non avrebbero bisogno di cure ospedaliere. E si eviterebbe così la saturazione dei posti letto nelle strutture se il contagio dovesse riprendere a ritmi sostenuti.

Insomma, si punta tutto sulla prevenzione. E se il vaccino per il Covid non è ancora pronto, tanto vale giocarsi quello anti-influenzale che abbiamo a disposizione. Un modo efficace per non incorrere nell’equivoco che i sintomi influenzali possano essere scambiati per infezione da Coronavirus.

O addirittura si potrebbe rendere obbligatorio anche il vaccino anti-pneumococco, un batterio molto diffuso che causa febbre e polmonite, soprattutto nei bambini.

Le Regioni cercano di giocare d’anticipo per poter acquistare le dosi utili a coprire il territorio nazionale, ma deve ancora arrivare il responso del Ministero della Salute.

Basterà a mantenere efficienti gli ospedali in caso di seconda ondata?

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