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Torino, il 30% dei ristoranti rimane chiuso: tra carenza di aiuti e di clienti

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È il giorno delle riaperture di bar, ristoranti e locali, ma non lo sarà per tutti. Uno su tre rimarrà chiuso per sempre o riaprirà più avanti. Gli stellati aspettano giugno

A Torino il 30% dei ristoranti rimane chiuso. Lo dicono i dati dell’Epat – Esercizi Pubblici Associati Torino e provincia – che accompagnano gli esercenti alle porte della Fase due.

Alcuni hanno scelto di aprire più tardi, nonostante il Piemonte sia già in ritardo con le riaperture rispetto al resto d’Italia, ma un briciolo di cautela in più non guasta mai.

È il caso del Ristorante Del Cambio, per esempio, lo storico locale di piazza Carignano, che riaprirà la cucina il 26 maggio. O del Piano 35 al Grattacielo Sanpaolo che si attiverà dal 1 giugno con tavoli distanziati e sparsi per tutta la serra bioclimatica dell’ultimo piano.

Altri, invece, sono certi di non riaprire. Vuoi per mancanza (o ritardo) di aiuti economici da parte delle istituzioni, vuoi per timore di non trovare clienti.

Un timore condiviso anche da chi invece ha scelto di superare le difficoltà e provare a ripartire. Sono circa 3500 caffetterie e 1500 attività ristorative.

Una buona parte di questa categoria, durante il lockdown, ha continuato a mantenere attiva la cucina grazie a servizi di asporto e di delivery. Dovevano solo adeguare l’attività di somministrazione seguendo i nuovi protocolli di sicurezza: sanificazione e distanziamento dei tavoli, dispositivi di protezione individuale per i dipendenti, varie ed eventuali.

Sarà un ritorno contingentato non solo per i clienti ma anche per il personale. Il 75% degli esercizi, secondo il report di Epat, chiamerà a rapporto la metà dei dipendenti che avevano in periodo pre-pandemico. Mentre solo il 25% ripartirà a pieno regime.

Tutto sommato la maggior parte degli esercenti (Il 95%) si dice pronto a ripartire.

E invece i clienti?

A Torino il 30% dei ristoranti rimane chiuso: il 50% clienti non si sente pronto a frequentarli di nuovo

Dal questionario somministrato dall’Associazione di Ascom, solo la metà degli intervistati tornerebbe fin da subito a frequentare i ristoranti. Il 35% vorrebbe aspettare ancora un mese.

Il 90% di loro, inoltre, tornerebbe dai locali di fiducia, mentre più della metà sceglierebbe ristoranti con dehors e spazi all’aria aperta.

Ma il presidente di Confesercenti rimane positivo. Percepisce la voglia della clientela di tornare a frequentare i luoghi abbandonati durante la Fase uno. La voglia di tornare alle abitudini che si avevano prima: ritrovarsi a prendere un caffè, a pranzare fuori, a fare aperitivo al tramonto e godersi una cena con le luci abbaglianti di Torino.

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