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Il Piemonte si prepara alla Fase tre: un Covid-hospital in ogni provincia per bloccare il virus

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La rete ospedaliera piemontese si riorganizza dopo il caos dell’emergenza Coronavirus. La sanità si fa trovare pronta per una seconda ondata dell’epidemia

Il Piemonte si prepara alla Fase tre e la sanità si riorganizza con i Covid-hospital per un’eventuale seconda ondata dell’epidemia.

Ieri la prima riunione tra i primari anestesisti piemontesi. Nei prossimi giorni una vera e propria task force si metterà a lavoro per rimodulare la rete ospedaliera del Piemonte.

Dopo i primi mesi di caos assoluto della Fase uno tra nuove aperture, ospedali intasati e ricorso a strutture private, ora si può pensare con calma a come risanare il sistema sanitario.

Servirà per questa Fase due dell’emergenza, ma soprattutto per la Fase tre con la possibilità – già preventivata – di un nuovo innalzamento della curva contagi.

Un Covid-hospital per ogni provincia del Piemonte

A questo proposito, ogni provincia del Piemonte dovrà dotarsi di un Covid-hospital. Sarà esclusivamente dedicato ai casi positivi al virus e farà da riferimento per l’area circostante.

Ogni struttura dovrà avere un numero minimo di posti letto ordinari, di posti in terapia intensiva e sub-intensiva per rispondere tempestivamente alle necessità dei pazienti.

Secondo un primo piano, sarebbero più di 600 i posti da incrementare per farsi trovare pronti alla nuova ondata. 112 i milioni che dovrebbero arrivare dallo Stato per attivarli.

Torino avrà a disposizione due centri per il Covid. L’Ospedale Amedeo di Savoia, specializzato in malattie infettive, e il nuovo complesso all’interno delle Ogr costruito dai militari.

Un secondo punto – altrettanto importante – riguarda la disponibilità di personale medico specializzato. Le 2mila assunzioni già effettuate in Piemonte potrebbero essere indirizzate proprio per il settore Covid.

Ma un’altra questione che ha fatto scalpore è quella dei 55 milioni a favore del personale sanitario in prima linea contro il Coronavirus tra marzo e aprile. Il 25% della cifra dovrebbe andare ai medici, mentre il 75% a infermieri, oss e tecnici. Una decisione giudicata ingiusta secondo i sindacati che rappresentano la dirigenza medica.

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