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Piemonte, è boom di sierologici: i positivi assediano i pronto soccorso per avere il tampone

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La situazione sta degenerando e preoccupa i medici di base che non sanno come comportarsi

In Piemonte è boom di test sierologici.

Da quando la Regione ha dato il via libera ai comuni cittadini di effettuare l’esame presso cliniche private abilitate, le richieste si sono impennate. Pagando un massimo di 55 euro e senza avere la ricetta del medico, chiunque si può presentare al centro e sottoporsi al prelievo di sangue.

La successiva analisi decreta la presenza di un determinato tipo di immunoglobuline. In pratica, ti dice se sei entrato in contatto con il virus nei giorni, nelle settimane o nei mesi scorsi, però non ti dice se il virus è ancora attivo.

Ma il vero problema arriva dopo. E cioè per tutti coloro che sono risultati positivi alla presenza di immunoglobuline nel sangue.

I medici di base sono stati tempestati di telefonate: i positivi ora vogliono avere la controprova del tampone, anzi la pretendono.

E chi non conquista il lasciapassare del medico di famiglia si presenta direttamente in pronto soccorso. Oltretutto, mettendo a rischio la salute di medici e pazienti.

Spesso vengono rimbalzati dagli operatori del triage, dicendo che non fanno il tampone e che devono mettersi in isolamento domiciliare. Stando alle testimonianze dei medici, la maggior parte delle volte finisce così.

Ci sono casi, invece, in cui il positivo al sierologico vuole avere maggiori conferme e tira fuori l’elenco di sintomi riconducibili al Covid-19. Sintomi troppo vaghi e soggettivi per capire realmente se si tratta di malattia o pura suggestione.

A quel punto qualche tampone, in casi specifici, viene anche effettuato. Ma i medici mettono le mani avanti e lanciano l’allarme.

Finché si tratta di casi sporadici la situazione è ancora gestibile, ma se tutta la popolazione in Piemonte si rivolge ai sierologici e poi assilla dottori e ospedali per avere i tamponi sarebbe il caos.

In Piemonte tante richieste di sierologici e tamponi: si rischia di mandare all’aria il sistema sanitario

È per questo che nella giornata di ieri si è riunito l’Ordine dei medici con la Task force di esperti guidati dal dottor Ferruccio Fazio: servono linee guida uniche per tutto il territorio.

Di fatti, per i positivi al sierologico non esiste un protocollo definito e i medici di famiglia non sanno come comportarsi.

Prassi vuole che il tampone venga richiesto all’apposito portale dopo un’attenta diagnosi di un caso sospetto covid. E che il paziente insieme alla sua famiglia nel frattempo rimanga in isolamento.

Ma per quelli che si rivolgono al sierologico senza consultare il medico?

Su questo punto il Sisp ha già detto che manderà un’informativa a tutti i privati che eseguono il test per avvertire preventivamente l’utente che va a fare il sierologico. È bene sapere che non si tratta di un esame diagnostico né si è certi della sua attendibilità, in quanto gli studi sono ancora in progressione.

Il timore è che ci sia una richiesta di tamponi molto più alta del numero massimo di test che i laboratori possono processare. A quel punto il sistema sanitario potrebbe andare in tilt.

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