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Il Tribunale di Torino nega la scarcerazione ai boss della ‘ndrangheta che hanno paura del contagio

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Respinte le richieste dei domiciliari per trenta detenuti legati alla mafia calabrese. Il giudice: “Le condizioni di salute sono compatibili con il regime carcerario”

Il Tribunale di Torino nega la scarcerazione ai boss della ‘ndrangheta che hanno richiesto i domiciliari per paura del contagio da Coronavirus.

Sono trenta le istanze presentate al giudice, tutte quante respinte. Protagonisti della vicenda i principali imputati coinvolti nelle ultime operazioni contro la mafia calabrese presente in Piemonte.

Le famiglie di Vibo Valentia che operavano a Carmagnola, la cosca di Sant’Onofrio che agiva su Moncalieri o la ‘ndrina attiva su Volpiano dagli anni ’70.

Insieme a loro una serie di affiliati all’organizzazione criminale, appena intercettati grazie alle operazioni anti-mafia, che hanno chiesto misure alternative al carcere.

La motivazione? Sfuggire al rischio contagio.

Ma dal giudice delle indagini preliminari arriva solo una pioggia di rifiuti. Secondo il Tribunale di Torino, le condizioni di salute degli imputati sono compatibili con la detenzione carceraria. Inoltre, nessuno è affetto da gravi patologie che necessitano di cure straordinarie.

La paura del contagio nelle carceri

Come gestire, invece, i possibili rischi futuri? Le questioni in materia di prevenzione, in realtà, non spettano al gip, bensì all’amministrazione penitenziaria e al servizio sanitario nazionale.

I protocolli per la gestione di malattie infettive, oltre tutto, sono inclusi nell’articolo 11 dell’ordinamento penitenziario. Secondo la legislazione, infatti, “nel caso di diagnosi anche sospetta di malattia contagiosa, vengono messi in atto tutti gli interventi di controllo per evitare l’insorgenza di ulteriori casi, compreso l’isolamento”.

Così è successo, per esempio, con un boss risultato positivo al Coronavirus, anche se asintomatico. Il carcere in cui è detenuto è stato giudicato idoneo nella gestione dell’epidemia in sicurezza. E per questo motivo il gip ha negato la richiesta di scarcerazione.

L’ennesima istanza che si accoda alle tante altre arrivate dai penitenziari di tutta Italia.

La stessa sorte toccherà ai mafiosi che si trovano detenuti nel carcere di Torino. Dovranno scontare la pena in carcere, con o senza Coronavirus.

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