Articoli HPTerritorio

Torino, positivi lasciati alla deriva, attive solo 2 su 18 unità di assistenza previste dalla legge

31240
Tempo di lettura: < 1 minuto

Torino si appresta a diventare la terza provincia più colpita d’Italia: mancano le Usca e il 90% dei pazienti positivi al covid-19 rimane senza assistenza

Torino sta per raggiungere il podio delle province più colpite d’Italia. Attualmente si trova dopo Milano, Brescia e Bergamo, ma con i ritmi del contagio registrati nel capoluogo piemontese non ci si può sorprendere se a breve raggiungerà il terzo posto.

Secondo l’ultima rilevazione (21 aprile ore 19:30), i positivi a Torino sono 10.699, +380 rispetto al giorno prima. Mentre a Bergamo sono 10.778, +50 nelle ultime 24 ore.

Molti dei positivi al Covid-19 rimangono in isolamento domiciliare in attesa di cure e assistenza che probabilmente non arriveranno. Così chi si aggrava finisce in ospedale ad occupare i pochi posti rimasti liberi.

Il 90% dei torinesi positivi sono senza assistenza domiciliare

Tra le cause di questa delicata situazione c’è sicuramente la carenza di Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale).

Stando alle indicazioni contenute nel dpcm del 9 marzo, le Regioni dovevano istituire delle squadre di operatori sanitari, con tutte le protezioni necessarie, per l’assistenza domiciliare dei pazienti covid.

Quante? Una ogni 50 mila abitanti. Il Piemonte dunque, con i suoi 4,3 milioni di residenti, per legge doveva costituire 86 unità, di cui 18 attive nel capoluogo.

Quante ce ne sono in realtà? 34 su tutto il territorio piemontese e solo 2 a Torino.

Le Regioni avevano dieci giorni di tempo per sistemarsi, quindi entro il 19 marzo. Peccato che la prima Unità torinese sia stata creata il 10 aprile, quasi un mese dopo la scadenza. E la seconda è nata questa settimana.

A comporre il team ci sono 40 medici sottoposti a turni massacranti di 12 ore sette giorni su sette.

Il lavoro delle Usca

Le Usca, in pratica, servono a supportare il lavoro dei medici di base che fanno le segnalazioni dei pazienti positivi. Dovrebbero intervenire con protezioni adatte e attrezzatura medica apposita direttamente nelle abitazioni dei malati in modo da effettuare una diagnosi più accurata possibile.

Ma qualcosa non ha funzionato e i torinesi sono rimasti senza assistenza.

Ora i sindacati inveiscono contro l’Unità di Crisi e i consiglieri regionali chiedono le dimissioni dell’assessore alla sanità Luigi Icardi.

Tag
31240

Related Articles

31240
Back to top button
Close
Close