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Le mascherine piemontesi in tessuto non sono adeguate: l’allarme del Politecnico di Torino

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Le mascherine piemontesi in tessuto sono poco efficaci: l’allarme del Politecnico di Torino

Le mascherine piemontesi in tessuto non sono adeguate per proteggere pazienti e operatori sanitari dal Coronavirus.

È questo l’allarme lanciato dal Politecnico di Torino, che ha fornito spiegazioni tecniche circa la funzionalità dei dispositivi di protezione attualmente diffusi.

Al momento, infatti, le maschere protettive prodotte nella nostra regione non sono certificate e non garantiscono un filtraggio sufficiente. Dunque, in ambienti poco sicuri e in cui si è fortemente esposti al rischio del contagio, non è possibile fare affidamento con sicurezza su queste protezioni.

Le più sicure sono quelle chirurgiche, che sono riconosciute e che hanno un filtraggio del 95%. Si tratta però di mascherine disponibili in quantità limitata e ne servirebbero decine di milioni per tutti i piemontesi per poter tornare a lavorare entro inizio maggio.

Il Politecnico ha dunque proposto un’altra soluzione, decisamente più praticabile.

La proposta del Politecnico di Torino

L’ateneo torinese ha suggerito, come possibile chiave di questo problema, la produzione di mascherine in un altro modo.

L’idea è quella di fare ricorso al “Tnt“, il cosiddetto “tessuto non tessuto”. Si tratta di un particolare materiale, che molte aziende piemontesi sarebbero già in grado di trattare rapidamente e con qualità. La nostra regione vanta già decine di realtà che hanno convertito la loro produzione per la realizzazione di mascherine, per combattere la diffusione del contagio.

Le mascherine prodotte lavorare con questo tessuto dovrebbero poi essere riconosciute dall’Istituto Superiore di Sanità, visto che sarebbero in grado di garantire un filtraggio dell’80%. Andrebbero dunque utilizzate in ambienti più sicuri, in cui l’esposizione è minore. Bisognerebbe inoltre incentivare ancora per diverso tempo lo smart working, per far bastare le mascherine.

Una soluzione, questa, che potrebbe rappresentare la svolta per il Piemonte, per ripartire lavorativamente, nel rispetto della salute di tutti.

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