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Negli ospedali torinesi i malati di Coronavirus curati con la musica: nuova terapia tra i reparti

2018
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I malati di Coronavirus curati con la musica: novità negli ospedali torinesi per combattere l’epidemia


I malati di Coronavirus curati anche con la musica per superare il contagio.
Si tratta della novità lanciata dagli ospedali torinesi, per la precisione dalle strutture ospedaliere dell’Asl TO3.


Una novità che è stata introdotta in questi giorni, che ha lo scopo di dare una mano nella cura di coloro che hanno contatto il Covid-19.


Questa iniziativa è stata lanciata dopo che i professionisti impegnati sono venuti a conoscenza di un particolare studio, che afferma che, per condurre al meglio la battaglia contro il CoronaVirus, è utile anche impiegare la musica.

Le melodie, infatti, rappresentano un valido strumento per abbassare notevolmente i livelli di ansia e di stress presentati dai malati in rianimazione.

In questo modo, chi si sottopone a questo genere di terapia riesce a migliorare in maniera sensibile la propria tolleranza ai trattamenti.


I dettagli dell’iniziativa negli ospedali dell’Asl TO3


Questo progetto consiste nell’ascolto di musica piuttosto specifica.
Per l’applicazione di questo metodo, infatti, vengono emessi brani basati sull’accordatura a 432 hertz.

Una precisione che si rifà alla necessità di coniugare diversi fattori per produrre suoni efficaci per le cure.


La musica proposta diventa dunque fondamentale non solo per i pazienti, ma anche per il personale.

Gli operatori impegnati tutto il giorno hanno l’opportunità di trarre beneficio da ciò, riuscendo a lavorare in condizioni migliori e con pazienti maggiormente predisposti al miglioramento delle condizioni.


La musica trasmessa negli ospedali è stata composta dal biologo e musicista di origine biellese Emiliano Toso.

La sua produzione musicale sarà disponibile trai reparti delle strutture ospedaliere grazie ai trenta nuovi tablet in dotazione all’Asl TO3. I nuovi apparecchi sono stati donati dalla Società Mutua Piemonte.


Un progetto molto singolare, il cui funzionamento sarà testato sul campo. In caso di successo, si potrebbe pensare a una diffusione negli altri presidi sanitari della città e, perché no, a livello nazionale.

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