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Piemonte, la “fase due” è ancora lontana, scartata l’ipotesi della riapertura dopo Pasqua

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Per il Piemonte la “fase due” è ancora lontana, il picco non è ancora stato raggiunto e non ci sono le condizioni per ripartire: impossibile la riapertura dopo Pasqua

Per la Regione Piemonte la cosiddetta “fase due”, quella di convivenza con il virus, è ancora lontana.

Mentre a livello nazionale si inizia a pensare a una graduale ripresa delle attività produttive in vista del rallentamento del contagio, nella nostra regione è ancora difficile fare una previsione di questo tipo.

La curva dei contagi rallenta, è vero, ma il picco non è ancora stato raggiunto.

L’unico dato relativamente positivo riguarda la stabilità del numero di ricoverati in terapia intensiva (ad oggi 440). Per il resto ci sono alcune cifre su cui è difficile distogliere lo sguardo. Il numero di decessi in un giorno ha di nuovo sfiorato il centinaio, sono 93 per essere precisi. Più dei guariti (72).

Mentre i positivi sono 654 in più rispetto al giorno prima e il totale supera i 13mila.

“Se i numeri sono questi – ha spiegato il presidente Cirio nel suo video-messaggio – la fase due è ancora lontana”.

In Piemonte la “fase due” è ancora lontana

È vero che sono aumentati i tamponi (43mila attualmente), è vero che la popolazione piemontese è mediamente più anziana, ma questo non basta a giustificare il numero ancora troppo alto di contagi. Secondo il comitato tecnico scientifico dell’Unità di Crisi, il ceppo del virus che ha attaccato Lombardia e Piemonte è più aggressivo rispetto a quello rilevato in Veneto e in altre regioni d’Italia dove la mortalità è più bassa.

Il presidente della Regione Alberto Cirio ha espresso la sua volontà a proseguire con la linea dei rigore. “L’emergenza non è finita”, ha detto dall’Unità di Crisi. Avrebbe persino posticipato la scadenza delle misure al 20 aprile, ma si è attenuto alle direttive nazionali.

In ogni caso, rispetto alla Lombardia siamo indietro di dieci giorni per quanto riguarda l’evoluzione del virus ed è difficile pensare ad una ripartenza tra una settimana.

La riapertura dovrà essere necessariamente cauta e graduale per limitare al massimo i rischi in attesa di un vaccino. La paura, espressa anche dal dottor Di Perri dell’Amedeo di Savoia di Torino, è quella di un contagio di ritorno, ancora più aggressivo della prima ondata.

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