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Dal Valdese all’Amedeo di Savoia, gli ospedali di Torino riaperti per ospitare i casi Covid 19

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Erano destinati a chiudere, alcuni avevano già sbarrato l’entrata, ma sono stati riattivati per l’emergenza Coronavirus: dal Valdese all’Amedeo di Savoia, gli ospedali di Torino che ora salvano vite

L’emergenza Covid 19 ha riattivato alcuni degli ospedali di Torino che da programma erano destinati a chiudere. Tra questi, il caso esemplare dell’Amedeo di Savoia, dove è stato ricoverato il paziente uno del Piemonte. L’attuale sede era destinata a chiudere per trasferirsi chissà dove. E invece il virus l’ha trasformato nel primo centro Covid di riferimento a livello regionale.

Altri due ex ospedali si stanno preparando a riacquisire un ruolo principe nell’emergenza: l’Oftalmico e il Valdese. Due case della salute che nel tempo hanno visto chiudere reparto dopo reparto, ora vedranno riaprire nuovi spazi di degenza per pazienti Covid.

“Gli spazi covid dentro gli ospedali dell’Asl Città di Torino si stanno esaurendo — spiega Dario Sartoris della Cgil al Corriere della Sera — non rimane altra scelta che tornare ad investire su ciò che funzionava e che qualcuno progettava di chiudere”

Piano A: l’Oftalmico

Il presidio dell’Oftalmico, in via Filippo Juvarra a Torino, doveva chiudere nel 2018 per limitare la spesa sanitaria regionale. La realtà dei fatti è che continua ad erogare visite oculistiche e ad effettuare interventi gli occhi.

Ma nel weekend è prevista l’inaugurazione di nuove aree covid per far fronte all’emergenza sanitaria che ancora non si arresta in Piemonte. Per la prossima settimana saranno pronti nuovi posti di terapia intensiva e sub-intensiva nella sala operatoria e nel reparto di lungodegenza. Ancora da reperire il personale sanitario: l’Asl ha chiesto in prestito infermieri e rianimatori alla Città della Salute che a quanto pare ne ha in esubero.

Piano B: il Valdese

Nell’elenco dei presidi sanitari da riaprire anche l’ex ospedale Valdese di via Silvio Pellico a Torino. Una volta polo adibito al tumore al seno, poi riconvertito in casa della salute ambulatoriale, ora in fase di anali per una possibile riapertura a favore dei casi di covid19.

“Spero non sia solo una moda del momento e passata la pandemia buttino via investimenti e sforzi fatti, – commenta Sartoris – perché se ciò accadesse sarebbe l’ennesima insopportabile beffa per i torinesi”.

Piano C: il Maria Adelaide

Un altro presidio in lista è il Maria Adelaide, chiuso dal 2016 in attesa di un’offerta di un privato, è ancora in mano alla Città della Salute di Torino. Nonostante la raccolta firme e la volontà da parte dei cittadini, resta un grande problema: la struttura necessita di importanti interventi di ristrutturazione.

Fonte: Corriere Torino

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